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| News - Fino al
01/09 le news saranno aggiornate in modo saltuario |
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| 25/10/2012 Sudan: Drammatico appello del vescovo di Kadugli |
Il vescovo sudanese di Kadugli nel Sud Kordofan, mons. Andudu Adam Elnail, ha rivolto un drammatico appello alla comunità internazionale per aiuti urgenti alla martoriata popolazione dello Stato conteso tra il Nord e il Sud Sudan. “Abbiamo più di 11mila bambini non scolarizzati e chiediamo alla comunità internazionale di aiutare questi bambini ad andare a scuola. Abbiamo bisogno di cibo e medicine, perché stiamo perdendo tre bambini al giorno. La gente cerca di coltivare la terra, ma viene bombardata”, ha dichiarato mons. Elnail, citato dall’agenzia cattolica africana Cisa. Secondo gli ultimi dati dell’Onu, sarebbero ormai più di 900mila le persone sfollate o colpite dai violenti combattimenti tra le truppe governative sudanesi e le milizie ribelli del Movimento di Liberazione Popolare del Sudan-Nord (da non confondere gli ex ribelli del Movimento di liberazione del popolo sudanese – Spla). L’unico ostacolo agli aiuti umanitari, denuncia mons. Elnail, è oggi rappresentato dal Governo sudanese: “Le difficoltà di comunicazione sono superabili. Le agenzie umanitarie sono pronte, hanno il cibo, hanno i soldi e non possono aspettare, perché la gente sta morendo”, ha detto il presule. Nonostante un accordo raggiunto lo scorso agosto con la mediazione delle Nazioni Unite e dell’Unione Africana, dopo più di 16 mesi di trattative, nessun agente umanitario è riuscito finora ad entrare nelle aree controllate dal Splm-N attraverso il Sudan e nessun aiuto è stato distribuito. Lo scontro armato nel Sud Kordofan, è scoppiato alla vigilia dell’indipendenza del Sud Sudan il 9 luglio 2011. L’area è contesa dai Governi di Khartum e di Juba per i suoi ricchi giacimenti petroliferi. * Lisa Zengarini - Radio Vaticana |
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| 24/10/2012 Benin: Fallisce tentato avvelenamento del presidente Boni Yayi |
Il presidente Thomas Yayi Boni sarebbe stato oggetto di un tentativo di avvelenamento orchestrato da esponenti del suo entourage. Tre di loro – Zoubérath Kora-Séké, una sua nipote che lavorava per la presidenza, Mudjaidou Soumanou, ex ministro del Commercio e dell’Industria, e Ibrahim Mama Cisse, medico personale del capo dello Stato – sono stati arrestati domenica con l’accusa di aver tentato di ucciderlo sostituendo i suoi abituali medicinali con pillole avvelenate. La versione dei fatti è stata esposta dal procuratore della Repubblica, Justin Gbenameto ,che accusa un uomo d’affari, Patrice Talon, in conflitto con Yayi Boni di essere il mandante. Talon avrebbe riunito gli altri tre promettendo ad ognuno un cospicuo compenso per mettere a segno l’uccisione. Attualmente l’uomo si trova all’estero. Due dei tre individui arrestati, secondo il procuratore, avrebbero confessato.* Celine Camoin - Atlasweb |
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| 24/10/2012 Egitto: Una tv per i cattolici per mostrare la ricchezza spirituale della Chiesa |
Il suo nome sarà “Salam”, che in arabo vuol dire “pace”. Vedrà la luce entro il 2013, ma la fase progettuale è già entrata nel vivo. Sarà la prima rete televisiva cattolica egiziana, voce catodica del pluriforme cattolicesimo che vive e opera nel grande Paese ora guidato politicamente dai Fratelli Musulmani. Il progetto era in incubazione da tempo. “Ma qui - spiega all'agenzia Fides il vescovo Adel Zaki, vicario apostolico di Alessandria - ci sono 7 riti cattolici. Per intenderci e organizzare tutto a nome della Chiesa cattolica nel suo complesso sono stati necessari un po' di tempo e di pazienza”. Le ultime perplessità sono state accantonate solo da poche settimane, quando mons. Zaki ha ottenuto dall'assemblea dei vescovi cattolici d'Egitto la delega a portare avanti il progetto a nome di tutta la compagine cattolica nazionale, a condizione di non pesare sui bilanci delle Chiese locali. La rete televisiva avrà una sede in affitto in un edificio del Cairo a ridosso dell'episcopio latino. Un'agenzia specializzata è stata incaricata di elaborare un progetto della futura Tv che ne evidenzi le finalità e i costi. Si prevede che per la fase iniziale sarà necessario disporre di un budget di 5 milioni di euro. “Ma il progetto in allestimento - spiega il vescovo Zaki - dovrà indicare anche i costi ordinari, una volta che l'iniziativa sarà entrata a regime. Solo presentando un piano dettagliato e sostenibile potremo rendere operativa anche la ricerca di finanziamenti”. Gli interlocutori principali per la raccolta di fondi sono le Conferenze episcopali di Italia, Germania e Stati Uniti, coi rispettivi organismi per il sostegno alle altre Chiese. Ma il vescovo Zaki conta soprattutto “sulla provvidenza del Signore, che certo metterà sulla nostra strada qualcuno disposto ad aiutarci. Ci sono già egiziani facoltosi che dagli Stati Uniti o dall’Australia si sono detti entusiasti del progetto, e hanno assicurato il loro sostegno”. Sono cominciati i primi incontri con operatori televisivi già attivi su altri network, per selezionare lo staff incaricato di far partire l'impresa. Si inizierà con l'emissione di trasmissioni per due ore al giorno, per poi allargare progressivamente il palinsesto. “Ovviamente - spiega il vicario apostolico di Alessandria - siamo partiti cercando collaboratori all'interno della nostra comunità, e speriamo di attivare presto sinergie con le emittenti cattoliche di altri Paesi. Ma il primo criterio nella selezione del personale sarà la competenza. Potranno essere coinvolti anche copti ortodossi e musulmani”. Se molti dettagli operativi e finanziari del progetto appaiono ancora da definire, sono ben chiare le sue motivazioni ideali: “Anche il Sinodo in corso a Roma” avverte il vescovo Zaki” ha riconosciuto che i media, volenti o nolenti, sono diventati uno strumento per far arrivare alle persone l'annuncio del Vangelo. In Egitto la nostra identità cattolica spesso non viene distinta da quelle dei copti ortodossi e dei protestanti, che dispongono di parecchi network mediatici. Nell'attuale situazione egiziana, ci sembra utile avere uno strumento per mostrare a tutti la ricchezza dello sguardo cattolico, anche sul terreno della dottrina sociale. É un piccolo sogno che vogliamo realizzare in tutta umiltà, come contributo all'unità dei cristiani e di tutti gli egiziani”. (R.P.) - Radio Vaticana |
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| 24/10/2012 Libia: Milizie filogoverno prendono Bani Walid, ma resistenza continua |
"Bani Walid è sotto il nostro totale controllo". Così l'agenzia di stampa ufficiale libica Lana, citando il portavoce delle milizie filogovernative, Mohammed al-Kandouz, ha annunciato la presa della roccaforte dei lealisti di Muammar Gheddafi. Secondo quanto riferisce da Tripoli il capo di Stato maggiore dell'esercito libico, Youssef al-Mankoush, le operazioni nella città sono terminate, ma le forze sono ancora sulle tracce di alcune sacche di resistenza di lealisti. In seguito ai feroci scontri, nel centro della città i negozi sono chiusi e le strade deserte. Una stazione di servizio risulta distrutta, mentre il principale ospedale non funziona e tra i feriti c'è anche un medico. Mohammed al-Taib, comandante delle milizie progovernative, ha riferito ad Associated Press che le sue forze controllano il centro della città, ma i combattimenti continuano in altre zone. Colonne di fumo nero si sono viste salire nei pressi dell'aeroporto dove i miliziani stanno incontrando resistenza. Omar Boughdad, comandante della milizia di Misurata, spiega che le sue forze rimarranno in città fino a quando i lealisti di Gheddafi non saranno cacciati. "I lealisti - ha dichiarato - sono fuggiti nelle valli, ma noi ripuliremo questi luoghi e non li lasceremo un'altra volta". Bani Walid era diventata un bastione dei gheddafiani durante e dopo la guerra civile che ha portato alla morte del raìs e alla caduta del regime. La città è stata occupata dai ribelli, ma a gennaio i lealisti hanno ripreso vigore riconquistando l'area. La nuova offensiva del governo arriva in seguito al rapimento, la tortura e l'uccisione di un combattente avvenuti lo scorso mese sembra per mano dei residenti. Il Congresso generale nazionale, eletto di recente, ha emesso un mandato di arresto per gli uomini accusati dell'omicidio, ma i tentativi di giungere a una soluzione pacifica della disputa con i rappresentanti locali sono falliti. Secondo il portavoce del governo, Nasser al-Manei, 50 persone dalla parte del governo sono rimaste uccise e altre centinaia sono state ferite nel corso dell'offensiva. Circa cento dei ricercati, ha aggiunto, sono stati invece arrestati, mentre 13 civili detenuti dai combattenti sono stati liberati. Il governo non ha però diffuso dati sulle vittime tra le fila dei lealisti. Da quanto riferisce Mohammed al-Harari, ministro dell'amministrazione locale, tuttavia, in seguito all'offensiva, circa 10.300 famiglie sono state costrette a lasciare la propria casa. Il presidente ad interim Mohammed El-Megarif ha espresso sostegno all'operazione in un discorso trasmesso in televisione. "Questo - ha dichiarato - non è un attacco a una regione, a una tribù o a civili disarmati, ma a dei fuori legge. È volto a imporre uno stato di legittimità". - LaPresse/AP |
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| 24/10/2012 Libia: 28enne fermato in Tunisia per attacco a consolato Usa di Bengasi |
Un ragazzo di 28 anni tunisino, sospettato di avere legami con l'attacco condotto l'11 settembre scorso contro il consolato Usa in Libia, a Bengasi, è stato preso in custodia. Secondo quanto riferisce il portavoce del ministero dell'Interno tunisino, Tarrouch Khaled, il giovane si chiama Ali Harzi. "Il suo caso - ha dichiarato Khaled ad Associated Press - è nelle mani della giustizia". A Washington il dipartimento di Stato Usa non ha per ora commentato. A inizio mese, il segretario alla Difesa Leon Panetta aveva detto che gli Stati Uniti stavano tenendo sotto osservazione gli arresti di due tunisini fermati in Turchia che sembravano avere connessioni con l'attacco al consolato. Nell'assalto persero la vita l'ambasciatore Christopher Stevens e altri tre diplomatici americani. - LaPresse/AP |
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| 24/10/2012 Nigeria: Esercito lancia allarme, Boko Haram progetta attacchi durante festivita' |
L'esercito nigeriano ha scoperto un piano della setta islamista Boko haram che intenderebbe compiere una serie di attentati coordinati nel nord est del Paese, in coincidenza con le prossime festivita' islamiche. Lo ha riferito un portavoce dei militari, il colonnello Sagir Musa, spiegando che "Boko Haram intende lanciare degli attacchi massicci contro obiettivi militari e civili nello stato di Borno, durante e dopo la festivita' di Eid al-Adha". Boko Haram, inoltre, avrebbe chiesto il sostegno di altri gruppi terroristici provenienti dall'estero, ma il portavoce militare non ha voluto specificare da quale Paese per "non compromettere le misure di sicurezza in atto". - Adnkronos/Dpa |
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