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11/10/2012 Sierra Leone: Pesca illegale, l’europa sotto accusa

Nove su dieci delle imbarcazioni coinvolte in episodi di pesca illegale al largo delle coste della Sierra Leone esportano i loro prodotti nei mercati dell’Unione Europa con l’autorizzazione di Bruxelles: lo denuncia un rapporto fondato sulle testimonianze di 23 comunità che vivono in riva al Golfo di Guinea. Lo studio è frutto di un’inchiesta durata 18 mesi, coordinata dall’organizzazione non governativa inglese Environmental Justice Foundation. Grazie all’azione di monitoraggio effettuata dalle comunità costiere, sono state rilevate 250 infrazioni che vanno dalla pesca in zone protette all’utilizzo di attrezzature vietate. Nel rapporto si sottolinea che la gran parte degli illeciti sono commessi da imbarcazioni che utilizzano bandiere di convenienza e sono autorizzate a consegnare il pescato nei porti europei. “Come principale importatore di pescedenuncia Environmental Justice Foundation – l’Unione Europea ha una responsabilità cruciale nel contrasto alla pesca illegale, clandestina e non regolata”. Le comunità costiere sottolineano che spesso i pescherecci stranieri si rifiutano di pagare le multe, corrompono gli ufficiali o si spostano nelle acque territoriali dei paesi vicini per evitare sanzioni. Secondo stime correnti, la pesca illegale sottrae ogni anno ai paesi affacciati sul Golfo di Guinea l’equivalente di un miliardo e 160 milioni di euro. - Misna

 

 
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11/10/2012 Somalia: Arresti a Mogadiscio, in manette sostenitori Al Shabaab

Le forze di sicurezza somale hanno arrestato circa 300 persone a Mogadiscio sospettate di legami con l’insurrezione Al Shabaab. Si tratta del più esteso arresto di massa mai effettuato nella capitale somala dall’inizio del conflitto, parte di una più estesa operazione di “messa in sicurezza della città” come l’ha definita il generale Mohamed Hassan Maalin, capo della polizia della regione di Benadir. Gli arrestati, riferiscono le emittenti radiofoniche somale, per lo più giovani tra i 20 e i 25 anni, sono detenuto presso il carcere di Hodon e sono attualmente sottoposti ad “interrogatorio”. Intanto, nella città di frontiera di Luq, nella regione di Gedo al confine con l’Etiopia il governo di Addis Abeba sta ammassando truppe in vista di quello chesecondo la stampapotrebbe rivelarsi un attacco contro postazioni di al Shabaab. Numerosi civili in fuga starebbero abbandonando la città in queste ore. - Misna

 

 
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11/10/2012 Sudafrica: Miniere d'oro: minatori rifiutano proposte accordo

I minatori in sciopero delle miniere d'oro sudafricane hanno rifiutato gli aumenti salariali proposti dalla Camera delle Miniere (Padronato, ndr) per porre fine al conflitto che paralizza il settore da diverse settimane. Lo ha reso noto un responsabile del Sindacato nazionale dei minatori (Num), il principale della categoria. "Abbiamo sottoposto le proposte ai minatori in sciopero e hanno detto 'no'", ha riferito all'Afp Kenneth Buda, coordinatore del Num, aggiungendo che le parti sociali si incontreranno di nuovo lunedì o martedì. La Camera delle Miniere e il Sindacato nazionale dei minatori ieri erano riusciti a concordare una serie di aumenti salariali. Il Sudafrica è teatro da due mesi di una ondata di scioperi selvaggi che ha preso il via, anche in modo sanguinoso, alla miniera di platino di Marikana, nei pressi di Rustenburg, nel nord del Paese, prima di estendersi a tutto questo bacino minerario, poi alle miniere d'oro e in misura minore, di cromo e di carbone. I minatori contestano proprio il Num, giudicato troppo arrendevole, e chiedono significativi aumenti di salario. (con fonte Afp) - TMNews

 
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11/10/2012 Zimbabwe: Arrestato Il ministro dell'Energia

Il ministro dell'Energia dello Zimbabwe, Elton Mangoma, e' stato arrestato dalla polizia per ''avere insultato'' il presidente Robert Mugabe. La vicenda, riferisce la stampa locale, e' stata resa nota dal partito di Mangoma, il Movimento per il cambiamento democratico (Mcd), e dagli avvocati dello stesso ministro. Mangoma si troverebbe ancora nella centrale della polizia della capitale dello Zimbabwe, Harare. L'episodio si sarebbe svolto nel corso di una riunione del Mcd svoltasi a Bindura. - Ansa

 
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10/10/2012 Africa: Onu: quasi 900 milioni di persone a rischio denutrizione

Ottocentosettanta milioni di persone sono state o sono ancora a rischio di denutrizione cronica nel periodo 2010-2012. Lo denuncia l’ultimo rapporto delle Nazioni Unite, pubblicato ieri congiuntamente dal Fondo per lo Sviluppo Agricolo, quello per l’Alimentazione e l’Agricoltura e il Programma Alimentare Mondiale. La grande maggioranza delle persone che soffrono la fame, per un totale di 852 milioni, vive nei paesi in via di sviluppo, mentre i restanti 18 milioni abitano nei paesi sviluppati. Il numero totale delle persone denutrite è sceso del 18,6 dagli anni novanta a oggi nei PVS, rendendo gli Obiettivi del Millennio 2015 sempre meno lontani. Tra il 1990 e il 2007 il numero degli affamati è diminuito rapidamente. Tra il 2007 e il 2008, invece, i progressi hanno subito un rallentamento, ma allo stesso tempo si sono stabilizzati. “In questo mondo di possibilità tecniche senza precedenti è inaccettabile che più di 100 milioni di bambini sotto i cinque anni siano sottopeso”, scrivono nella prefazione Josè Graziano da Silva, Kanayo F. Nwanze e Ertharin Cousin, rispettivamente a capo di FAO, IFAD e PAM. Il rallentamento segnalato dal 2007 in poi è stato causato dalla crisi economica globale, dinanzi alla quale i governi non sono riusciti a contrastare l’urto dell’aumento generale del prezzo dei beni alimentari, che ha colpito principalmente le categorie più vulnerabili.
Più nello specifico, l’Asia è il paese che conta il maggior numero di denutriti. A livello regionale la denutrizione è calata nell’area del Pacifico di quasi il 30% negli ultimi venti anni, portando il numero degli affamati da 739 milioni a 563. Tuttavia la crescita della popolazione ha causato un aumento della denutrizione a livello globale in questi ultimi anni. In America Latina e ai Caraibi dagli anni novanta a oggi si contano 15 milioni in meno di affamati, mentre il livello di denutrizione è sceso dal 14,6% all’8,3%. L’Africa è l’unica regione in cui il numero delle persone affamate è aumentato: quasi 20 milioni nel corso degli ultimi venti anni.
Sorpresa anche nelle regioni ricche, dove il numero di persone che soffre la fame è aumentato da 13 milioni nel 2004-2006 a 16 milioni nel 2010-2012. La relazione mette in evidenza che la crescita globale è necessaria ma non sufficiente a ridurre la fame, mentre è fondamentale la crescita agricola, perché la maggior parte dei paesi poveri dipendono economicamente dalle attività connesse ai campi. Fondamentali – continua il rapportosono i sistemi di protezione sociale per rassicurare i paesi più vulnerabili. Misure come i trasferimenti di denaro, i buoni pasto e l’assicurazione sanitaria sono necessari per le persone più deboli che spesso non possono beneficiare direttamente delle opportunità della crescita. Attenzione massima sui bambini, infine, perché migliorare la loro alimentazione, in termini di quantità e qualità, significa non solo combattere la malnutrizione ma anche investire su generazioni future più forti e istruite.  - Atlasweb

 
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10/10/2012 Libia: Bani Walid, 'bombardati con gas'

Almeno 30 feriti a Bani Walid, la roccaforte a sudest di Tripoli degli ex fedelissimi di Muammar Gheddafi, per un bombardamento con "il gas": lo affermano fonti ospedaliere nella citta'. Tra i feriti un bimbo di 12 anni e una di 16. I filogovernativi avrebbero sparato il gas utilizzando i missili Grad, con cui hanno attaccato la citta' negli ultimi due giorni. Vogliono vendicare la morte di la morte di di Omran Shaban, il ribelle che aveva individuato Gheddafi a Sirte.  - Ansa

 
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10/10/2012 Libia: Avvocato Saif al-Islam: Processo in patria sarà atto vendetta

La reputazione della Corte penale internazionale (Cpi) sarà danneggiata se il tribunale permetterà alla Libia di processare Saif al-Islam, il figlio di Muammar Gheddafi accusato di crimini contro umanità. Lo ha detto Melinda Taylor, uno degli avvocati di difesa di Saif nominati dalla Cpi, nel secondo giorno di udienza mirata a decidere da chi sarà gestito il caso del figlio dell'ex raìs. Il processo in Libia, ha detto la Taylor, "non sarà motivato dal desiderio di fare giustizia, ma di portare avanti una vendetta". L'anno scorso la Cpi aveva formulato accuse nei confronti di Saif al-Islam, ma quest'ultimo rimane in custodia in Libia. La Corte dell'Aia potrebbe condannare l'uomo a una pena massima dell'ergastolo, mentre il sistema giudiziario libico prevede la pena di morte. Dai documenti presentati alla Corte da avvocati di Saif risulta che lui stesso vuole essere processato dal tribunale internazionale. - LaPresse/AP

 
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10/10/2012 Libia: Casa Bianca, a Bengasi sicurezza fu insufficiente

La sicurezza al consolato americano di Bengasi e' stata "insufficiente". Lo ha detto oggi il portavoce della Casa Bianca Jay Carney rispondendo alle domande dei giornalisti sull'assalto in cui morirono quattro diplomatici, fra cui l'ambasciatore Chris Stevens. "Abbiamo perso quattro americani - ha affermato Carney- non vi e' dubbio che la sicurezza sia stata insufficiente a prevenire quanto e' accaduto". Il presidente Obama, ha aggiunto, "e' assolutamente impegnato a seguire gli sviluppi, ovunque conducano... dobbiamo fare i passi necessari per capire cosa e' successo e perche'". - Adnkronos

 
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10/10/2012 Mali: ONU, due terzi paese in mano a ribelli

"I due terzi del Mali sono in mano ai ribelli": lo ha detto il vice segretario generale dell'ONU per i diritti umani, Ivan Simonovic, durante una conferenza stampa al Palazzo di Vetro. Simonovic ha lanciato l'allarme per le violazioni dei diritti umani nel Paese africano, che ormai sono "sistematiche", e per la situazione umanitaria, sempre più drammatica. Il vice segretario generale, di ritorno da una visita di quattro giorni nel Nord del Mali - la regione controllata da gruppi fondamentalisti islamici - ha denunciato la pratica dei bambini-soldato, spiegando che uno di loro costa 600 dollari, o anche meno. - Swissinfo

 
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10/10/2012 Mali: Francia presenta bozza su appoggio Onu a forza militare nel nord

La Francia ha fatto circolare all'Onu ha una bozza di risoluzione che prevede l'appoggio delle Nazioni unite a una forza militare internazionale che aiuti l'esercito del Mali a riprendere il controllo del nord del Paese, conquistato nei mesi scorsi da militanti islamici. La bozza, ottenuta da Associated Press, al segretario generale Ban Ki-moon trenta giorni di tempo per avanzare "raccomandazioni dettagliate e fattibili" per riprendere i territori occupati. A settembre, l'Ecowas (Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale) e il governo ad interim del Mali avevano chiesto al Consiglio di sicurezza di autorizzare un intervento militare. In risposta, l'organismo dell'Onu ha chiesto a sua volta all'Ecowas di preparare un piano "fattibile" con "opzioni dettagliate" per una forza militare, e di coordinarsi con altri Paesi africani e con l'Unione europea.
La crisi. Il presidente del Mali Amadou Toumani Touré è stato rovesciato a marzo da un colpo di Stato. La giunta militare che ha preso il potere accusava le dirigenze di non aver fatto abbastanza per combattere la ribellione scoppiata nel nord a inizio gennaio. Dopo il golpe, i tuareg si sono approfittati del vuoto di potere e nel giro di poche settimane sono avanzati nel nord, aiutati da gruppi islamici che poi hanno preso il sopravvento, schiacciando il dominio delle formazioni laiche. Il documento presentato all'Onu accoglie con favore la nomina di un governo di unità nazionale guidato dal presidente ad interim Dioncounda Traoré e chiede di accelerare gli sforzi per rafforzare le istituzioni democratiche e ripristinare l'ordine costituzionale con elezioni credibili. Chiede quindi alle forze armate del Mali di fermare ogni interferenza nel lavoro del governo di transizione.
Stop a legami con gruppi terroristici. La bozza francese domanda ai gruppi ribelli di tagliere i legami con le organizzazioni terroristiche, specialmente con al-Qaeda nel Maghreb islamico. Chiede inoltre a tutti i gruppi attivi nel nord di fermare gli abusi sui diritti umani e le violazioni delle leggi umanitarie, tra cui gli attacchi contro i civili, le violenze sessuali e il reclutamento di bambini soldato. La bozza esprime quindi la disponibilità del Consiglio "ad adottare sanzioni mirate contro quei gruppi ribelli che non mettono fine a tutti i legami con le organizzazioni terroristiche". Esorta poi le autorità del governo di transizione e i gruppi ribelli a "intraprendere prima possibile un processo di negoziazione credibile che vada alla ricerca di una soluzione politicamente sostenibile" alla crisi.
La nomina di Prodi. Ieri il segretario dell'Onu Ban Ki-moon ha investito ufficialmente l'ex presidente del Consiglio Romano Prodi del ruolo di inviato speciale per il Sahel, regione che include appunto anche il Mali. Ban Ki-moon, ha fatto sapere il portavoce dell'Onu Martin Nesirky, auspica che la leadership di Prodi aiuti a formare e mobilitare una efficace risposta internazionale alla crisi. La Francia nella bozza accoglie con favore la nomina dell'ex primo ministro italiano, sostenendo che Prodi debba "impegnarsi attivamente nella definizione dei parametri di una soluzione globale alla crisi del Mali". - Twitter @ilyleccardi - LaPresse/AP

 

 

 
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