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| News - Fino al
01/09 le news saranno aggiornate in modo saltuario |
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| 18/09/2012 Gambia: Presidente annuncia moratoria sulle esecuzioni capitali |
Il presidente Yahya Jammeh ha annunciato una moratoria sulle esecuzioni capitali che la giustizia nazionale avrebbe dovuto portare a termine entro la metà di settembre, aggiungendo tuttavia che il paese non si sarebbe piegato alle pressioni straniere. Jammeh è stato diffusamente criticato per aver annunciato a metà agosto che le persone detenute nei bracci della morte delle prigioni del Gambia sarebbero state tutte giustiziate. Secondo il principale esponente dell’opposizione, Ousainou Darboe, la moratoria alle esecuzioni è stato “il risultato della fortissima pressione internazionale ed è giusto che il governo abbia risposto in modo maturo alle proteste”. Darboe, il cui partito è stato sconfitto dalla formazione politica guidata da Jammeh durante le elezioni dello scorso anno, ha tuttavia detto in una conferenza stampa che il governo dovrebbe fare di più e commutare le condanne capitali in sentenze di ergastolo. Il presidente ha commentato dicendo che nessuno può dirigere la politica del paese attraverso le pressioni dall’estero. Nella notte tra il 23 e il 24 agosto nove detenuti della prigione centrale Mile 2 sono stati giustiziati. Tra i detenuti in attesa dell’esecuzione figurano anche diversi prigionieri politici come un ex capo dell’esercito, uno alto responsabile dei servizi di sicurezza e un ex capo della polizia. L’amministrazione Jammeh viene anche criticata per non rispettare i diritti umani e le libertà politiche. Le forze di sicurezza gambiane sono accusate di torture, esecuzioni extragiudiziali e arresti arbitrari. Jammeh è stato rieletto lo scorso novembre in seguito ad elezioni descritte dal Dipartimento di Stato americano “né libere né giuste”. * Michele Vollaro - Atlasweb |
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| 18/09/2012 Mali: Crisi nel nord: dalla Cedeao impegni generici, sfiducia a Bamako |
Si è conclusa con un generico impegno a “sostenere e incoraggiare il Mali nei suoi sforzi per la riconquista legittima della sua integrità territoriale” la riunione dei ministri della Difesa e degli Esteri della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Cedeao/Ecowas) che si è tenuta ieri ad Abidjan, la capitale economica della Costa d’Avorio. “Il compito è immenso ma non impossibile” ha dichiarato al termine delle discussioni Daniel Kablan Duncan, capo della diplomazia della Costa d’Avorio, il paese che ha la presidenza di turno dell’organizzazione regionale. Per il presidente della Commissione della Cedeao, Kadré Désiré Ouédraogo, anche se “si spera ancora in una soluzione pacifica e negoziata della crisi è scaduta l’ora delle tergiversazioni” e “bisogna agire in modo concertato contro criminali di ogni tipo che occupano il Nord del Mali”. Ora le proposte stilate dai capi di Stato maggiore degli eserciti dei paesi dell’Africa occidentale saranno presentate dai rispettivi ministri della Difesa e degli Esteri ai presidenti degli Stati membri della Cedeao. Attraverso il rappresentante ivoriano presso l’Onu, Youssoufou Bamba, l’organismo regionale ha anche chiesto formalmente al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite “importanti mezzi militari, anche aerei, per partecipare a duri scontri e aiutare le forze del Mali a riconquistare il Nord controllato da movimenti islamici”. Il piano preparato dalla Cedeao prevede un intervento in tre fasi, ma solo nell’ultima, come chiesto dal presidente maliano Dioncounda Traoré, potrebbero partecipare truppe straniere. Anche per mancanza di mezzi, Cedeao e Unione Africana (UA) devono ottenere il via libera formale dell’Onu per attuare il proprio intervento. Finora i 15 Stati membri del Consiglio di sicurezza hanno chiesto maggiori dettagli prima di dare il loro consenso. “Qui a Bamako - dice alla MISNA padre Thimoté Diallo, curato della cattedrale della capitale - la gente continua a non vedere di buon occhio un dispiegamento di soldati inviati dalla Cedeao, anche perché l’organizzazione regionale non gode di grande credibilità. In molti criticano la sua impotenza, la lentezza nel prendere decisioni concrete. Da mesi si susseguono costose riunioni senza che, di fatto, nulla sia stato deciso per sbloccare la situazione del Nord”. Ad alimentare il malcontento ha contribuito la decisione della Cedeao di bloccare ad Abidjan e Conakry ingenti quantità di armamenti ordinati da Bamako in vista di un’operazione delle sue truppe nelle regioni settentrionali. “Al di là dell’impazienza nel vedere risolta la ferita del Nord – aggiunge padre Diallo – nella capitale c’è un clima di paura più accentuato dopo l’uccisione due settimane fa di 16 predicatori della setta Dawa. La gente teme rappresaglie e di dover pagare il prezzo alto per l’errore che potrebbero avere commesso i nostri soldati. Sicuramente il fatto che la linea di conflitto si sia spostata verso il centro del paese, a Douentza, e potrebbe spingersi ancora di più verso sud non aiuta gli abitanti delle regioni meridionali a vivere sereni”. Lo scorso 1° settembre la città strategica di Douentza è stata conquistata dal Movimento per l’unità e il Jihad in Africa occidentale (Mujao), uno dei gruppi armati islamici che da cinque mesi hanno il potere nelle regioni di Kidal, Gao e Timbuctù. - Misna |
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| 18/09/2012 Nigeria: Boko Haram: uccisi procuratore e direttore carceri |
Il procuratore generale dello Stato settentrionale di Borno e un ex direttore generale delle carceri federali: sono le ultime due vittime di agguati attribuiti al gruppo armato Boko Haram circa 24 ore dopo l’uccisione di un suo presunto portavoce durante un’operazione dell’esercito. In un comunicato diffuso oggi dal ministero della Giustizia di Borno, uno Stato del nord-est della Nigeria considerato la roccaforte di Boko Haram, si riferisce che nella notte tra ieri e oggi il procuratore generale Zanna Malam Gana è stato ucciso con un colpo d’arma da fuoco alla testa nella sua città natale di Bama. L’ex direttore generale delle carceri Alhaji Ibrahim Jarma è stato invece assassinato nello Stato di Bauchi, sempre nel nord-est della Nigeria. Nella sua edizione online, il quotidiano This Day ricorda che negli ultimi giorni in questa zona della Nigeria agguati e scontri a fuoco tra soldati e presunti militanti di Boko Haram avevano causato altre nove vittime. - Misna |
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| 18/09/2012 Sudafrica: Riaprono alcune miniere, ma la protesta dei minatori prosegue |
Sono state riaperte ieri la miniera di platino di Kroondal e quella di cromo di Xstrata, entrambe di proprietà del colosso Anglo American Platinum, le cui attività erano state interrotte dalla società per timore degli scioperi indetti dai minatori in lotta. Nel fine settimana le forze di polizia e l’esercito hanno disperso le manifestazioni indette dai minatori di Marikana e dei loro colleghi in sciopero, sparando gas lacrimogeni e proiettili di gomma. La decisione di disperdere con la forza le manifestazioni, secondo i quotidiani sudafricani, rappresenta l’ovvia conseguenza dell’annuncio da parte del governo di non voler tollerare gli scioperi selvaggi, come quello preventivato per domenica dai rappresentanti dei minatori di Marikana e gli esponenti dell’Association of Mineworkers and Construction Union (Amcu). L’ondata di protesta è cominciata nella prima metà di agosto presso la miniera di Marikana, dove i lavoratori chiedevano un aumento dei salari fino a 12.500 rand (circa 1200 euro), ma si è estesa progressivamente anche in altri siti dopo la strage che il 16 agosto è costata la vita a 34 minatori. Le richieste dei lavoratori prevedono adesso, oltre all’aumento dei salari a 12.500 rand, anche una serie di indennità che porterebbero lo stipendio medio mensile a circa 16.000 rand (poco meno di 1500 euro). La crisi che paralizza il settore minerario sudafricano rappresenterà il principale argomento di discussione tra i delegati che partecipano da ieri a Johannesburg al congresso annuale del Cosatu, la confederazione legata al partito di governo dell’African National Congress (Anc) che riunisce i principali sindacati nazionali, tra cui anche la National Union of Mineworkers (Num), considerata fino a prima dell’inizio della protesta di Marikana la più importante organizzazione dei lavoratori del settore. Secondo alcune stime pubblicate dai media sudafricani, dall’inizio della protesta la Lonmin, la società proprietaria della miniera di Marikana, avrebbe perso tra i 114 e i 130 milioni di euro a causa della mancata produzione di platino. A causa della diminuzione del valore delle azioni societarie in borsa, le perdite complessive potrebbero ammontare complessivamente a circa 225 milioni di euro. Il quotidiano sudafricano ‘The Indipendent’ ha inoltre evidenziato che i blocchi della produzione mineraria potrebbero portare ad un calo del rating del Sudafrica da parte delle agenzie finanziarie internazionali. Nel 2011, il settore estrattivo a contribuito per il 9,6% alla formazione del prodotto interno lordo complessivo. * Michele Vollaro - Atlasweb |
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| 18/09/2012 Sudan: Darfur: scissione tra ribelli, spiragli per negoziato di pace |
Un numero consistente di comandanti del Movimento per la giustizia e l’uguaglianza (Jem) ha annunciato la ‘temporanea scissione’ dal movimento guidato dal Gibril Ibrahim, e la possibilità di aderire a un negoziato di pace con Khartoum per risolvere il conflitto in Darfur. “Questo non vuol dire che firmeremo un accordo di pace con Khartoum che, come gli accordi di Doha, non sarà onorato” ha precisato Mohammed Bashr Ahmed, portavoce della fazione dissidente. Secondo il portavoce, “nonostante i buoni propositi dei mediatori, Doha non ha sancito la fine delle sofferenze per il popolo del Darfur, con sfollati che non hanno potuto fare ritorno alle loro case, indennizzi non versati e l’aviazione sudanese che continua a bombardare le città e i villaggi”. Il gruppo guidato da Bakheit Abdallah Abdel Karim (Dabajo) – riferisce il quotidiano Sudan Tribune – ha intenzione di convocare inoltre una conferenza generale incaricata di eleggere una nuova leadership del Jem. Sui motivi che li hanno spinti alla scissione, Ahmed ha detto che si è trattato di una necessità “vista la mancanza di trasparenza e l’immobilismo” in cui è sprofondato il Movimento in seguito alla morte di Khalil Ibrahim e l’elezione di suo fratello Gibril. Il rappresentante della fazione dissidente ha precisato che il gruppo mantiene stretti legami con il portavoce del Jem Tahir el Faki, con cui “stiamo studiando un modo per risolvere la vicenda”. In sostanza, i comandanti fedeli ad Abdel Karim Dabajo chiedono la rimozione di Gibril Ibrahim dalla guida del Movimento e la nomina di una nuova rappresentanza politica. Ahmed ha smentito ogni legame della fazione dissidente con il Movimento per la liberazione e la giustizia (Ljm) firmatario degli accordi di Doha nel luglio 2011. - Misna |
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| 18/09/2012 Uganda: Bus finisce fuori strada, morti 20 passeggeri |
Almeno 20 persone sono morte in un incidente stradale a Marongo, in Uganda, nel distretto di Lwengo, nella parte occidentale del paese. Secondo quanto riferito dall'edizione on line del quotidiano locale "Africa Review" dal capo della polizia provinciale, Simon Peter Wafana, l'incidente ha coinvolto un bus di linea su cui viaggiavano le vittime, 15 delle quali morte sul colpo. L'autobus, partito in tarda mattinata da Goma, era diretto verso Kampala e lungo la strada Masaka - Mbarara è finito fuori strada. Nel terribile impatto ha perso la vita anche l'autista del mezzo. - Swissinfo |
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| 18/09/2012 Zimbabwe: I cinesi investono nell’energia, a condizioni di favore |
Una società cinese è pronta a investire tre miliardi e mezzo di dollari, circa due miliardi e 670 milioni di euro, nella costruzione della centrale elettrica più grande dello Zimbabwe: lo scrive oggi il quotidiano The Herald, sottolineando che il “deficit di energia” costituisce uno degli ostacoli alla ripresa economica del paese. Dell’investimento si è discusso ad Harare durante un incontro tra i dirigenti del ministero per la Pianificazione economica e Mu Yong, il direttore generale della Guangdong Bureau of Coal Geology. Di recente, il governo dello Zimbabwe ha approvato un piano energetico che prevede entro il 2040 un aumento della produzione di elettricità dagli attuali 1320 a circa 10.000 megawatt. Nell’ambito di questa politica, l’ente pubblico che regolamenta il settore energetico ha approvato 11 nuovi progetti potenzialmente in grado di garantire una produzione di 5400 megawatt. Secondo The Herald, black out e dipendenza da importazioni sempre più costose sono diventati “un grave ostacolo alla ripresa dell’economia” avviata dopo le violenze elettorali del 2008 e la nascita di un governo di unità nazionale. Il giornale riferisce anche delle dichiarazioni del ministro per la Pianificazione economica, Tapiwa Mashakada, secondo il quale alla società cinese potrebbero non essere applicate le norme di una nuova legge sulla proprietà nazionale delle imprese di medie e grandi dimensioni. Il riferimento è alla Indigenisation and Empowerment Act, un testo in vigore dall’anno scorso che prevede la cessione di quote azionarie di controllo a persone fisiche o giuridiche originarie dello Zimbabwe. “Applichiamo la legge – ha detto Mashakada – in modo flessibile”. Parole che sembrano confermare le previsioni di chi riteneva probabili trattamenti di favore a Pechino, un alleato decisivo anche per via delle sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti e dai paesi europei nei confronti del presidente Robert Mugabe e dei suoi alleati. - Misna |
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| 17/09/2012 Africa: Europa: una legge sulla trasparenza nel settore minerario e degli idrocarburi |
Le grandi aziende europee dell’industria estrattiva, minerarie o petrolifere, potrebbero presto essere costrette a rendere pubbliche le somme versate ai governi dei paesi in cui operano. Una legge sulla trasparenza sarà sottoposta al vaglio della Commissione degli affari giuridici del Parlamento di Strasburgo il prossimo 18 settembre. La legge, già paragonata alla Dodd-Frank statunitense, vuole essere uno strumento di lotta alla corruzione in un settore sensibile e molto lucrativo, in cui le regole del buon governo, della trasparenza, persino dei diritti umani, sono spesso infrante. Secondo alcune fonti, il provvedimento potrebbe addirittura non limitarsi alle aziende quotate in borsa ed estendersi alle compagnie dell’industria forestale. Per le associazioni di lotta alla corruzione che lavorano con l’Africa, si tratta di un passo avanti importante, che aiuterebbe anche a frenare il commercio di cosiddetti “minerali insanguinati”, ossia estratti in aree di conflitto sotto gli occhi, a volte con la complicità, di tali aziende. Tuttavia – sottolineano le associazioni – alcuni paesi come la Gran Bretagna stanno esercitando alcune pressioni per limitare gli obblighi di trasparenza. Nell’ambito della Riforma di Wall Street del 2010, anche nota come Legge Dodd-Frank, da poco entrata in vigore, il Congresso statunitense ha imposto a tutte le aziende dell’industria estrattiva (petrolio, gas, minerali) quotate in borsa di pubblicare, a partire dal 2013, i versamenti effettuati ai pesi in cui operano. Anche Hong-Kong osserva delle regole in tal senso. * Celine Camoin - Atlasweb |
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| 17/09/2012 Mali: Riunione su intervento militare africano, ancora confusione |
E’ prevista per oggi ad Abidjan una riunione di emergenza dei ministri degli Esteri e della Difesa della Comunità economica dell’Africa occidentale (Cedeao), dopo due giorni di incontri tra capi di stato maggiore degli eserciti dei paesi della regione. In agenda c’è la stesura del progetto di dispiegamento di una forza internazionale nel Nord del Mali, da cinque mesi sotto il controllo di gruppi armati islamici e tuareg. Due settimane fa il presidente di transizione del Mali, Dioncounda Traoré, ha formalmente chiesto alla Cedeao un sostegno per aiutare Bamako a riconquistare le regioni settentrionali e recuperare l’integrità territoriale del paese. In un’altra lettera indirizzata al segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha sollecitato “sostegno e accompagnamento per far fronte alla peggior crisi della storia, per rafforzare le proprie capacità in materia di assistenza umanitaria, di negoziato e di riforma delle forze di sicurezza”. Dopo mesi di stallo politico, la doppia richiesta fatta da Traoré ha dato luogo a incomprensioni e dubbi sulla natura esatta di un intervento militare esterno in Mali: Bamako non contempla il dispiegamento di truppe sul proprio territorio ma si aspetta soltanto un sostegno logistico e aereo. La precisazione è venuta fuori dopo un accesso dibattito interno, guidato da chi, a cominciare dall’ex giunta militare di Amadou Haya Sanogo, non vuole soldati stranieri in patria ed è convinto che l’esercito maliano da solo può farcela. Eppure da mesi la Cedeao si era detta pronta a inviare 3300 soldati forniti dagli eserciti nazionali di alcuni paesi membri dell’organismo regionale. La divergenza di opinioni tra i responsabili maliani si ripresenta all’interno stesso della Cedeao, tra paesi pro intervento e quelli, come Senegal e Ghana, che non intendono fornire truppe. “Il successo di un intervento in Mali dipenderà dalla chiarezza degli accordi presi, dalla coerenza politica e militare tra la Cedeao e le autorità di Bamako” ha dichiarato Kadré Désiré Ouédraogo, presidente in carica della Commissione Cedeao alla vigilia della riunione. Prima di votare una risoluzione di via libera all’intervento militare, anche il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha precisato aspettarsi “una richiesta chiara e precisa” dalla Cedeao. L’occasione buona per sbloccare la crisi del Nord potrebbe arrivare il 26 settembre, quando a New York si terrà una conferenza internazionale sul Sahel presieduta da Ki-moon. Intanto dal Nord del Mali è giunta la notizia della distruzione da parte di ribelli islamici di un’importante mausoleo, quello di Cheik El Kebir, a 330 chilometri a nord di Gao. La responsabilità del fatto viene attribuita al Movimento per l’unità e il Jihad in Africa occidentale (Mujao). Il mausoleo in questione rappresenta un punto di riferimento per la comunità dei Kounta, considerata quella dei marabutti arabi presenti anche in Algeria, Mauritani e Niger. A luglio era stato il gruppo armato di Ansar Al Din ad aver distrutto alcuni mausolei di Timbuctù, città patrimonio mondiale dell’umanità. - Misna |
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