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21/12/2012 Corno d'Africa: Abidjan, nuovi attacchi alle forze di sicurezza

Uomini armati hanno attaccato nella notte una sede della polizia militare ad Abidjan e una caserma dell’esercito a nord della capitale economica del paese causando almeno un morto e due feriti. Lo riferiscono fonti locali secondo cui la gendarmeria dei Tetti rossi, un settore del quartiere di Yopougon, è stata attaccata verso le tre del mattino da uomini armati non identificati che hanno aperto il fuoco sui dormitori. Nell’attaccocondotto con granate e lanciarazzi – un detenuto è stato ferito a morte, i locali della sede sono stati saccheggiati e sette veicoli dati alle fiamme. I residenti nella zona hanno raccontaTo che il combattimento è durato più di due ore. In un altro episodio ad Agbaou, circa 100 chilometri a nord di Abidjan, un gruppo armato ha assaltato una caserma delle Forze repubblicane (Frci) ferendo due militari. La missione Onu nel paese (Onuci) ha dispiegato rinforzi in entrambe le località. Gli attacchigli ultimi di una lunga serie, di cui il presidente Alasanne Ouattara ha accusato a più più riprese le forze legate all’ex capo di Stato Laurent Gbagboavvengono nonostante la giustizia ivoriana abbia accordato la libertà provvisoria a otto collaboratori del precedente governo. Tra loro, l’ex primo ministro Gilbert Ake Ngbo, detenuto in seguito alla crisi post elettorale che, da dicembre 2010 ad aprile 2011 ha causato più di 3000 morti. - Misna

 
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21/12/2012 Egitto: Referendum, scontri ad Alessandria

 

Sfocia in violenza ad Alessandria, in Egitto, la manifestazione indetta dai Fratelli Musulmani per difendere la Costituzione alla vigilia dell’ultima tornata referendaria di sabato. Lungo la costa della città portuale, migliaia di seguaci del Partito di Morsi e di militanti salafiti si sono scontrati a colpi di pietre con centinaia di sostenitori dell’opposizione. Gli agenti hanno lanciato gas lacrimogeni per disperdere la folla che ha ha cercato di forzare la barriera. Le violenze si sono verificate davanti alla grande moschea di Al Qaed Ibrahim, già teatro di tafferugli la settimana scorsa. “Con questa manifestazione vogliamo dire alla Costituzione – dice Abass Abbary, avvocato. In secondo luogo, vogliamo dimostrare il valore accordato dai Musulmani alle moschee e ai capi religiosi. Quello che è successo venerdì scorso, con l’attacco alla moschea, non può essere accettato sia da Musulmani che dai non Musulmani.” Il testo è stato già votato in 10 delle province più popolose, tra cui il Cairo e Alessandria. Altri 25 milioni voteranno sabato nelle restanti 17, tra cui Giza e zone del Delta. L’opposizione è pronta a bocciare alle urne la Costituzione. - Euronews

 
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21/12/2012 Egitto: Intervista a leader dell’opposizione Amr Moussa

 

Il nostro inviato ha incontrato Amr Moussa, ex segretario della Lega Araba e leader del Fronte di salvezza nazionale, che riunisce le principali forze di opposizione al presidente egiziano Mohammed Morsi. Mohammed Shaikhibrahim, euronews: -  Voi avete costituito il Fronte di salvezza nazionale a seguito dell’impossibilità di raggiungere un accordo con il presidente Morsi. Qual è il vostro obiettivo?
Amr Moussa, leader del Fronte di salvezza nazionale: - Il Fronte coordina i gruppi, i partiti, le figure politiche che la pensano allo stesso modo. In Egitto stiamo vivendo un brutto momento. La Dichiarazione costituzionale rilasciata dal Presidente Morsi lo scorso 21 novembre, che ha rappresentato l’inizio della crisi, è stata respinta dall’opposizione in Egitto perché considerata anti-democratica.
euronews: Pensa che i Fratelli Musulmani intendano arrivare ad un totale controllo dello Stato?
Moussa: Qualsiasi partito che vince le elezioni cerca di piazzare i suoi uomini in posizioni cruciali e questo è comprensibile, che sia qui o in qualsiasi altro Stato, anche in America. Ma c‘è differenza tra il piazzare i propri sostenitori e il cercare di cambiare il volto dello Stato.
euronews: Perché non permettete al presidente di attuare la sua agenda politica?
Moussa: È suo diritto avere questa possibilità, è stato eletto presidente. Il problema è che non abbiamo visto nessun programma politico da parte sua. D’altra parte, non siamo noi ad aver chiesto un referendum costituzionale, non siamo noi ad aver redatto questa costituzione. Siamo dei semplici cittadini uniti in gruppi e movimenti politici. È il presidente che ha l’autorità, che prende le decisioni. Ci siamo soltanto schierati contro alcune sue scelte, in particolare contro la bozza di costituzione. Non vogliamo rovesciarlo, anzi: l’opposizione è disposta ad aiutarlo, per fare in modo che il progetto democratico abbia successo. Non importa se il presidente è espressione dei Fratelli musulmani o di altre forze politiche.
euronews: Il presidente egiziano vi ha invitato ad avviare un dialogo nazionale. Perché lo avete rifiutato?
Moussa: Questo non è ciò che vogliamo. Il nostro obiettivo è trattare i temi specifici di cui parlavo poco fa, non partecipare a colloqui inutili. Rispettiamo questa volontà di riconciliazione, ma essa non sarà possibile se non si troverà una soluzione a questi problemi. Non abbiamo mai detto di essere contrari al dialogo, ma rigettiamo la rapidità con cui sono state presentate le cose all’opposizione, che impone decisioni veloci. Ma questo non ci dà il tempo sufficiente per pensare.
euronews: L’opposizione sta puntando alla caduta del presidente? È questo ciò che chiedete?
Moussa: Ciò non è stato chiesto, non è voluto e non è stato preso in considerazione dal Fronte di salvezza nazionale. Non puntiamo a questo. Ma ci sono slogan e dimostrazioni in piazza; ci sono persone ormai in preda alla disperazione, che non vedono alcuna luce in fondo al tunnel perché il potere non offre loro alcuna prospettiva.
euronews: Nonostante la sua contrarietà a questo referendum, buona parte dell’opposizione ha comunque deciso di votare, non è così?
Moussa: Ho votato anch’io. Bisognava prendere una decisione: boicottare il referendum, oppure andare ai seggi e votare per il no. La maggior parte dell’opposizione ha deciso di partecipare e di votare no, e io ero tra quelli che la pensavano così. Partecipare e opporsi è molto importante per costruire la democrazia di cui l’Egitto ha bisogno per andare avanti. Volevamo che la nostra partecipazione servisse a smuovere le cose. Se l’opposizione sarà nuovamente messa con le spalle al muro, se verranno annunciate altre decisioni che rischiano di nuocere al paese, come questa bozza di costituzione, allora la nostra reazione sarà ancora più dura di quella in passato. Spero che tutti capiscano. L’Egitto non lo tollererà.
euronews: Chi governa in questo momento in Egitto: il presidente egiziano Mohammed Morsi o il leader dei Fratelli Musulmani, come dice l’opposizione?
Moussa: Penso che siano i Fratelli Musulmani a governare. Il presidente Mohammed Morsi è uno dei loro leader. Ma penso anche che egli governi, che non resti nel suo uffcio ad aspettare gli ordini. Questo è ciò che immagino, non ho una laurea sulle modalità di governo dei Fratelli Musulmani… Non ho però dubbi che i Fratelli Musulmani vogliano imporre in Egitto un regime del partito unico: un partito che si chiama Giustizia e Libertà e che vuole governare da solo con il presidente. - Euronews

 
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21/12/2012 Kenya: Almeno 30 morti per un assalto ad un villaggio nel Tana River District

 

È di almeno 30 morti il bilancio di un nuovo attacco legato agli scontri tra pastori e agricoltori nel Distretto del Fiume Tana (Tana River District), in Kenya. secondo quanto comunicato dalla Croce Rossa locale; tra le vittime ci sono 5 donne e 5 bambini. Il massacro è avvenuto quando un gruppo armato appartenente alla tribù di Pokomo (agricoltori) ha attaccato un villaggio di Orma, pastori semi-nomadi. Un responsabile della polizia ha affermato che gli assalitori erano armati di lance e fucili d’assalto AK 47 (Kalashnikov). Negli ultimi mesi si sono accentuati gli episodi violenti tra i due gruppi tribali che si disputano il controllo delle risorse del territorio, terreni e acqua in particolare. Tra agosto e settembre almeno 110 persone sono morte in scontri tra Pokomo e Orma. Dopo la scoperta nella regione di una fossa comune con più di 100 corpi, vittime dei massacri, il Cardinale John Njue, Arcivescovo di Nairobi, aveva chiesto un intervento deciso delle autorità per mettere fine alle violenze e soprattutto per risolvere le cause degli scontri inter-comunitari (vedi Fides 19/9/2012). I conflitti tra pastori semi-nomadi e agricoltori stanziali non sono nuovi in Kenya, come in altre parti dell’Africa. Negli ultimi tempi però, gli scontri si sono fatti più violenti e mortali a causa delle crescente disponibilità di armi da guerra. Si teme che i tradizionali contrasti agro-pastorali siano strumentalizzati a fini politici, in vista delle elezioni del 2013. - Ag. Fides

 
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21/12/2012 Mali: Gruppi armati MNLA e Ansar Dine, stop a ostilità

 

I gruppi armati del nord del Mali, Ansar Dine ed MNLA, hanno annunciato oggi ad Algeri di essersi impegnati a cessare le ostilità e ad aprire negoziati con le autorità di Bamako. Lo hanno reso noto fonti locali al termine di una riunione che si è tenuta nella capitale algerina. I rappresentanti di Ansar Dine, uno dei gruppi di fondamentalisti armati del nord del Mali e della ribellione tuareg del Movimento nazionale di liberazione dell'Azawad (MNLA), si sono detti d'accordo di "sospendere ogni tipo di azione che possa condurre a ostilità nelle loro zone e di fare rispettare questo tipo di intesa", si legge nel testo dato ai giornalisti al termine della riunione ad Algeri. I due movimenti si sono anche impegnati a "far liberare tutti gli ostaggi sequestrati nelle loro aree". MNLA e Ansar Dine hanno poi criticato la risoluzione adottata ieri dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che autorizza l'invio di una forza militare internazionale in Mali al fine di assistere l'esercito nazionale e liberare i territori del Nord del Paese. - Swissinfo

 
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21/12/2012 Mali: Il Consiglio di sicurezza autorizza la missione militare nel nord

 

Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha autorizzato ieri la missione militare per restituire al governo di Bamako le regioni settentrionali del Mali sotto controllo ribelle dallo scorso aprile. La misura è stata decisa all’unanimità dai 15 membri del Consiglio che hanno approvato un mandato di un anno per una missione che avrà lo scopo di eliminare “gruppi terroristici, estremisti e armati”. Il voto favorevole del Consiglio è arrivato nonostante le perplessità pubblicamente espresse dal segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon. La forza militare sarà composta da 3300 soldati messi a disposizione dai paesi della Cedeao, l’organizzazione che riunisce i paesi della regione. La risoluzione autorizza inoltre l’Unione Europea e altri Stati membri dell’Onu a cooperare con il Mali per la ricostruzione del suo esercito. - Atlasweb

 
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21/12/2012 Marocco: A Rabat il primo Istituto di formazione cristiana

 

Si chiama Al Mowafaqa, che vuol dire l’Intesa, ed è il primo Istituto di formazione cristiana che d’ora in avanti potrà formare i nuovi “capi e responsabili di comunità” in Marocco. Ai promotori dell’iniziativamons. Vincent Landel, vescovo cattolico di Rabat, e il pastore protestante Samuel Avedrol’ultima autorizzazione necessaria è stata concessa dal governo di Abdelilah Benkirane. Al Mowafaqa, scrive il quotidiano cattolico La Croix, sarà articolata in due poli di formazione: un dipartimento di teologia e uno di dialogo tra culture e religioni. Gli insegnamenti, riporta l’agenzia Misna, saranno dati in lingua francese e gli studenti saranno soprattutto rappresentati da giovani originari di Paesi dell’Africa subsahariana residenti in Marocco. L’iniziativa, sottolineano i promotori, “va al di fuori di qualunque logica di proselitismo nel rispetto della legislazione marocchina”. Esso, ha detto monsignor Landel, “risponde al bisogno di giovani che siano in grado di animare una comunità in un momento in cui i sacerdoti non possono essere dappertutto”. Direttore dell’Istituto è stato nominato il pastore Bernard Coyault, il cui mandato durerà due anni e sarà rinnovabile; la sede è stata individuata in un immobile di Rabat di proprietà della Chiesa cattolica. I finanziamenti sono stati messi a disposizione da diverse istituzioni, in particolare europee. - Radio Vaticana

 
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21/12/2012 Repubblica Centrafricana: I ribelli sospendono le operazioni militari; vertice sulla crisi dei Paesi dell’Africa centrale

 

Nella Repubblica Centrafricana i ribelli della coalizione Seleka hanno deciso di sospendere le operazioni militari per “dare una possibilità al dialogo”, mentre nella capitale del Ciad, N’Djamena, si apre oggi, 21 dicembre, un vertice dei Capi di Stato della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Centrale (CEEAC) interamento dedicato alla crisi centrafricana. La CEEAC ha dispiegato in Centrafrica una forza di pace (MICOPAX), il cui mandato è in scadenza. A seguito dell’offensiva ribelle, il Ciad ha inviato truppe in Centrafrica, ma secondo uno dei responsabili di Seleka, i militari ciadiani avrebbero il compito di interporsi tra i ribelli e l’esercito di Bangui e non di appoggiare quest’ultimo. Il Ciad ha offerto la sua disponibilità a mediare tra il governo di Bangui e i ribelli di Seleka, ma al momento non ci sono loro rappresentanti invitati al vertice di N’Djamena. Poco prima dell’annuncio della sospensione delle operazioni militari, i ribelli di Seleka avevano conquistato la città di Batangafo, 300 km a nord della capitale, Bangui. La coalizione Seleka è formata da tre gruppi armati che hanno firmato nel 2007-2011 gli accordi di pace con il governo di Bangui. La coalizione chiede il rispetto di queste intese. - Ag. Fides

 
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21/12/2012 R. D. Congo: Nord Kivu: sospesi colloqui tra M23 e governo

Sono stati sospesi e rinviati a gennaio i colloqui in corso a Kampala tra il governo della Repubblica democratica del Congo e i ribelli del Movimento del 23 Marzo. Lo ha riferito oggi il ministro della Difesa ugandese, Crispus Kiyonga, che sta mediando le trattative. Cominciati lo scorso 9 dicembre, i colloqui non hanno finora portato a significativi passi avanti a un reale avvicinamento delle posizioni. Secondo lo stesso Kiyonga nessuna delle due parti ha finora affrontato la sostanza del problema e gli elementi di contrapposizione. I negoziati dovrebbero riprendere a gennaio ma le discussioni di oggi si sono concluse senza un accordo sul programma, ha detto il ministro ugandese. I ribelli contestano la mancata applicazione degli accordi di pace tra Kinshasa e i ribelli del Cndp (di cui l’M23 è diretta emanazione) firmati il 23 marzo del 2009. Una contestazione che ha assunto i caratteri di una avanzata militare fino al capoluogo del Nord Kivu, Goma, conquistato e poi abbandonato lo scorsodicembre. Il governo denuncia invece interferenze straniere e sostiene che l’M23 non si è ancora ritirato da Goma. - Misna

 
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21/12/2012 Sudan: Stampa: complotto a Khartoum, nuovi arresti nell’esercito

 

Più di sei ufficiali dell’esercito sono stati arrestati in questi giorni a Khartoum con l’accusa di aver partecipato ad un complotto volto a rovesciare il governo di Omar Hassan al Bashir. Lo riferisce il quotidiano egiziano Al Masry Al Youm, secondo cui nella mira dei servizi di sicurezza ci sarebbe, tra gli altri, il colonnello Al Tayeb al Sayed, considerato una delle eminenze grigie della fallita cospirazione. Secondo il quotidiano egiziano indipendente, Al Sayed avrebbe ammonito i capi dell’intelligence che “a meno che non vengano portati cambiamenti significativi ai vertici, che aiutino a regolare i problemi del paese, ogni giorno scopriranno nuovi complotti, poiché ci sono decine di noi che continueranno a tentare”. Il portavoce dell’esercito colonnello Al Sawarmi Khalid Sa’ad ha smentito le informazioni riferite dalla stampa a proposito di un nuovo tentativo di colpo di stato, attribuendole a “interessi stranieri” che mirano a “destabilizzare il paese”. La vicenda si verifica a meno di un mese dall’arresto di alti ufficiali e personalità di spicco, tra cui l’ex capo degli apparati di Intelligence (Niss) Salah Gosh, coinvolti in quello che le autorità hanno definito un “complotto” volto a rovesciare il governo di Khartoum e sventato dalle forze di sicurezza. La mancanza di informazioni esaustive e le voci incontrollate circolate sulla stampa sudanese e straniera tuttavia hanno delineato uno scenario di spaccatura interna al partito e agli apparati stessi di governo che avrebbe coinvolto anche la base islamica più rigorosa tra le fila dell’esercito. Nonostante le dichiarazioni rese ai giornali, comunque, alle persone finora arrestate non sono state notificate accuse formali. Personalità di spicco in seno al governo, tra cui lo stesso consigliere presidenziale Nafie ali Nafie, hanno ipotizzato nei giorni scorsi legami tra i complottasti ed elementi dell’opposizione, come il Partito nazionale della Umma (Nup) e il movimento dei ribelli darfuriani per la giustizia e l’uguaglianza (Jem). Il tutto avviene mentre si moltiplicano voci sulle condizioni di salute del presidente Bashir, sottoposto ad un intervento in Arabia Saudita per un presunto tumore alle corde vocali e il paese si trova ad affrontare una grave crisi economica, causata della perdita delle rimesse petrolifere conseguente all’indipendenza del nuovo Sud Sudan. - Misna

 
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