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30/11/2012 Tunisia: Marce e sit-in a sostegno degli abitanti di Siliana

 

Manifestazioni a sostegno delle rivendicazioni degli abitanti di Siliana si sono svolte tra ieri e oggi in diverse importanti città tunisine, compresa la capitale Tunisi, dove alcune centinaia di persone riunite nel centrale viale Bourghiba hanno intonato cori contro il governo. Marce di solidarietà si sono tenute tra gli altri posti a Sfax, ad Al Kaf e a Kairouan. A Siliana, dopo giorni di violenze e scontri tra manifestanti e poliziotti, anche oggi c’è un clima di tensione. Secondo fonti della stampa tunisina, gli abitanti di questa città del nord della Tunisia si sono organizzati in comitati di quartiere per vigilare nel corso della notte e fronteggiare eventuali incursioni delle forze dell’ordine. Una parte degli abitanti si è inoltre diretta a Tunisi per portare la protesta davanti ai centri di potere. Che le vicende di Siliana, capoluogo dell’omonima regione tra le più povere della Tunisia, abbiano ormai travalicato i confini locali lo dimostrano le ripercussioni politiche che ne stanno derivando. Ieri, il primo ministro Hamad Jebali ha annunciato la creazione di una commissione d’inchiesta indipendente (sono stati almeno 250 i feriti negli scontri, quasi tutti tra i manifestanti) e si è impegnato a individuare e risolvere le cause profonde del malessere sociale. Oggi parlamentari dell’opposizione hanno abbandonato l’aula mentre erano in corso gli interventi di esponenti del governo sui fatti di Siliana. E tra qualche ora è atteso un discorso del capo dello Stato, Moncef Marzouki. “A Siliana la rivoluzione non ha cambiato nullascrive oggi il quotidiano La Presseperché i poveri sono diventati più poveri e il tasso di disoccupazione è rimasto fermo al 23%. Siliana, o come la chiamano alcuni il granaio di Roma…, è oggi dimenticata dal governo centrale”. Da qui, prosegue il giornale, le proteste degli abitanti che chiedono le dimissioni del governatore e nuove politiche economiche in grado di risollevare le sorti di questa parte del paese. – Misna

 
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29/11/2012 Egitto: Morsi assicura: Rinuncerò a poteri eccezionali

"Stiamo imparando a essere liberi": così ha dichiarato il presidente egiziano Mohamed Morsi in una intervista al magazine americano Time, ribadendo che rinuncerà ai poteri eccezionali che si è attribuito quando il suo paese avrà una nuova costituzione. "Stiamo imparando. Stiamo imparando a essere liberi. Non lo abbiamo mai provato prima. Stiamo imparando a discutere, ad avere opinioni differenti, a diventare una maggioranza o una minoranza", ha detto Morsi al settimanale Time. "Quando avremo una costituzione, tutto quello che ho fatto o detto la settimana scorsa si fermerà", ha aggiunto il presidente egiziano. "Quando avremo una costituzione, tutte le decisioni che ho preso (recentemente) perderanno efficacia immediatamente". Proprio oggi l'Assemblea costituente, che sta redigendo il nuovo testo costituzionale, voterà una bozza del documento, che dovrà comunque essere sottoposto a referendum prima della sua entrata in vigore. L'assemblea è dominata dai Fratelli musulmani e da altri islamisti che appoggiano il presidente Morsi, ed è stata boicottata da altri membri. Ieri il presidente dell'Assemblea, Hossam al-Gheriani, ha invitato ieri i membri liberali, di sinistra e copti che hanno abbandonato i lavori a "tornare e completare le discussioni giovedì". - TMnews

 
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29/11/2012 Egitto: In Parlamento inizia l’esame del contestato decreto costituzionale

Più che la calma sembra essere l’attesa, a dominare su Piazza Tahrir, al Cairo. Le proteste contro il progetto del presidente Morsi di accrescere i propri poteri hanno finito per accelerare l’iter della riforma costituzionale. Oggi il parlamento comincerà l’esame del testo, anche se in piazza il clima rimane decisamente ostile al capo dello stato. “Non riconosciamo Morsi in quanto presidente perché non lo approviamo sin dall’inizio. Ma gli egiziani hanno qualche problema con le loro emozioni riguardo alla religione, e questo è ciò che ha spinto finora molti egiziani a ignorare piazza Tahrir. Stavolta la gente ha capito chi sono davvero i Fratelli musulmani, cosi come hanno capito chi sono i politici. E quindi non faranno lo stesso errore per la seconda volta”. “Siamo arrivati a un punto molto difficile, siamo tristi per ciò che accade in Egitto”. Il presidente Morsi annuncia per il pomeriggio un suo intervento alla televisione nazionale, per spiegare – ha detto una fonte della presidenza – le ragioni per le quali è stato emanato il contestatissimo decreto costituzionale. - Euronews

 
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29/11/2012 Egitto: Morsi, non faro' marcia indietro su dichiarazione costituzionale

Il presidente egiziano Mohamed Morsi non fara' nessuna marcia indietro riguardo il decreto con cui giovedi' scorso si e' attribuito nuovi poteri e ha stabilito che le sue decisioni sono inappellabili. Lo ha ribadito lo stesso Morsi durante un'intervista alla tv di Stato egiziana mentre in Egitto infuriano le polemiche per la contestata dichiarazione costituzionale e l'Assemblea costituente e' impegnata nel voto sugli articoli della bozza della nuova costituzione. - Adnkronos/Aki

 
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29/11/2012 Egitto: Oggi discorso di Morsi alla nazione sul decreto presidenziale

Ancora una notte di manifestazioni in Egitto, alla vigilia dell’intervento di Mohamed Morsi. Oggi il Presidente egiziano terrà un discorso alla nazione per difendere la ragioni del decreto all’origine di una settimana di proteste e scontri costati la vita a due persone e che hanno causato centinaia di feriti. Un discorso pronunciato nello stesso giorno in cui l’assemblea costituente dovrebbe votare il testo della nuova carta fondamentale. Una tempistica che l’opposizione laica e liberale del Paese legge come una prova di forza da parte del Capo dello Stato appoggiato dalla maggioranza dei Fratelli Musulmani. E mentre sono continuati gli scontri al Cairo che hanno avuto come controcanto delle manifestazioni pro-Morsi ad Alessandria, i Fratelli Musulmani e diversi gruppi salafiti hanno lanciato un appello per una nuova, grande manifestazione in sostegno del Presidente per sabato. Il decreto presidenziale sancisce l’inappellabilità delle decisione del Capo dello Stato e limita i poteri della magistratura, mobilitata contro la misura voluta da Morsi. - Euronews

 
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29/11/2012 Madagascar: Presunte violenze dei militari nel sud, aperta inchiesta

L’apertura di un’inchiesta indipendente congiunta tra governo e istituzioni internazionali per fare piena luce sulla controversa operazione di sicurezza in corso nel Sud dell’isola: lo ha annunciato il primo ministro Omer Beriziky al corpo diplomatico in carica ad Antananarivo. La decisione delle autorità malgascie giunge a pochi giorni dalla pubblicazione di un rapporto da parte dell’organizzazione Amnesty International che ha mosso pesanti accuse – esecuzioni sommarie di civili, violenze indiscriminate, distruzione di villagginei confronti delle forze di sicurezza impegnate dalle scorso settembre nell’operazione ‘Tandroka’ (corno in lingua locale) per lottare contro il furto di zebù nelle regioni sud-orientali di Anosy e Atsimo-Atsinana. Secondo il documento, anche le ‘forze di intervento speciale’ si sarebbero rese responsabili dell’uccisione di 11 civili e della distruzione di 95 abitazioni nel comune Elonty mentre nella zona di Fort-Dauphin dall’inizio dell’anno 250 persone hanno perso la vita in circostanze oscure. Il bilancio fornito ieri dal capo del governo fa soltanto riferimento all’arresto di 79 presunti ladri di zebù, noti come ‘dahalos’, mentre altri 40 sarebbero stati uccisi. “Inchieste indipendenti saranno eseguite nei luoghi dove avvengono gli attacchi in modo che non ci siano dubbi interrogativi su quanto sta accadendo e sulle azioni del governo. Le Nazioni Unite sono l’istituzione più indicata per svolgerle” ha dichiarato Beriziky. A coordinare le inchieste sul terreno potrebbe essere chiamato l’Alto commissario Onu per i diritti umani“Nel sud del Madagascar non c’è stato alcun massacro genocidio. Le azioni intraprese dalle forze di sicurezza malgascie sono legali e legittime ma anche necessarie per porre fine agli attacchi di massa commessi da banditi armati” si legge in una dichiarazione a firma dei più alti responsabili militari destinata agli ambasciatori. Pochi giorni fa il comandante della gendarmeria nazionale, Richard Ravalomanana, aveva respinto le conclusioni del rapporto di Amnesty considerato “poco credibile, frutto di un’inchiesta svolta in fretta e senza andare sul terreno”. Per l’ambasciatore dell’Unione Europea a Madagascar, Leonidas Tezapsidis, nell’isola “c’è ancora una serie di problemi che influenza negativamente i progetti di cooperazione (…) speriamo che una soluzione venga presto trovata”. Dopo la contestata presa di potere nel marzo 2009 da parte dell’attuale uomo forte Andry Rajoelina buona parte dei progetti di assistenza e cooperazione bilaterale è stata sospesa, ma dopo la firma di una serie di accordi per la risoluzione della crisi politico-istituzionale negli ultimi mesi le autorità di Antananarivo stanno riallacciando relazioni diplomatiche la comunità africana ed internazionale. Sulla base di quei accordi elezioni presidenziali sono state convocate per il prossimo 8 maggio, con l’obiettivo di concludere il periodo di transizione che sta avendo con ripercussioni negative sulla vita socio-economica di cittadini già poveri. - Misna

 
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29/11/2012 Mali: Ban ki-moon avverte su rischi umanitari

Il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon ha messo in guardia sulle conseguenze negative che un intervento militare nel nord del Mali potrebbe avere sulla situazione umanitaria e i diritti dell'uomo, in un rapporto indirizzato al Consiglio di Sicurezza. "Sono consapevole del fatto che se un intervento militare nel nord del paese non è ben organizzato ed eseguito potrebbe aggravare la situazione umanitaria già estremamente fragile e portare a gravi violazioni dei diritti dell'uomo" scrive Ban Ki-moon. - Swissinfo

 
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29/11/2012 Mali: Crisi nel nord: Ansar al Din avanza, dubbi onu su intervento

Hanno conquistato Léré, località strategica a poca distanza dal confine con la Mauritania, i combattenti di Ansar al Din, uno dei gruppi ribelli che dallo scorso aprile controllano il nord del Mali. A fare le spese di questa avanzata è stato ancora una volta il Movimento di liberazione nazionale dell’Azawad (Mnla), formazione di matrice tuareg, protagonista delle prime offensive contro l’esercito di Bamako e poi ridimensionato dalle più organizzate e apparentemente meglio armate milizie islamiche di Ansar al Din e Mujao. Un portavoce dell’Mnla ha minimizzato l’episodio parlando di un ritiro da Léré verso una base più a nord. Questi ulteriori “aggiustamenti” negli equilibri che stanno regolando le vicende delle regioni settentrionali, fanno da sfondo ai preparativi intanto in corso per una missione militare interafricana che ha lo scopo dichiarato di restituire al governo maliano l’autorità sull’intero territorio nazionale. In un rapporto al Consiglio di sicurezza, il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ieri ha detto che l’intervento militare sembra ormai necessario ma ha anche avvertito che, per quanto esso possa essere ben organizzato, “rischia di aggravare una situazione umanitaria già estremamente fragile”. L’intervento, ha poi aggiunto, “rischia di eliminare la possibilità di una soluzione negoziata della crisi che resta la migliore opzione per garantire la stabilità a lungo termine del Mali”. Il segretario generale dell’Onu ha anche espresso dubbi su alcune questioni fondamentali relative alla forza di intervento in particolare sulla catena di comando, sull’addestramento delle truppe, sugli equipaggiamenti e sul finanziamento. - Misna

 

 
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29/11/2012 Repubblica Centrafricana: Scontri nel nord tra militari e ribelli, civili in fuga

Violenti scontri tra i militari centrafricani e un non meglio precisato gruppo armato si sono verificati tra il 26 e il 27 novembre nel nord del paese, nei pressi di Kabo, sulla strada che conduce verso il Ciad. Secondo informazioni riferite dall’emittente locale Radio Ndekeluka gli scontri avvenuti il 26 a 100 chilometri da Kabo avrebbero causato dieci morti, otto miliziani e due militari regolari. Secondo le autorità militari della regione i miliziani coinvolti negli scontri potrebbero essere ex combattenti della ribellione del ciadiano Baba Ladé, che nelle scorse settimane aveva raggiunto un accordo di pace ed era tornato in Ciad, alleati con un’altra ribellione locale, il Fronte democratico del popolo centrafricano di Abdoulaye Miskine, firmatario di accordi di pace globali siglati nel 2008. Secondo l’emittente francese Rfi un attacco – non è chiaro se si tratti dello stesso episodio riferito dalla radio Ndekelukasi sarebbe verificato ieri a 15 chilometri da Kabo, con un bilancio di almeno 4 militari uccisi e un numero ignoto di vittime tra i ribelli. I combattimenti hanno spinto numerosi civili alla fuga verso le località di Kaga-Bandoro e Batangafo. Da anni la vita delle popolazioni del nord è segnata dalla violenza dei gruppi ribelli e dei militari. * Celine Camoin  - Atlasweb

 
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29/11/2012 Sierra Leone: Maggioranza assoluta in Parlamento per il partito del presidente Koroma

Il partito del rieletto presidente Ernest Bai Koroma, l’All People’s Congress (Apc), ha ottenuto la maggioranza assoluta alle elezioni del 17 novembre conquistando 67 seggi su 112. Lo ha annunciato la Commissione elettorale nazionale, dando notizia dei risultati ufficiali delle elezioni parlamentari. La lista guidata dal principale avversario di Koroma alle presidenziali, il Sierra Leone People’s Party (Slpp) di Julius Maada Bio ha conquistato invece 42 seggi. Nei restanti tre seggi, non è stato annunciato il vincitore poiché in un caso uno dei candidati è deceduto e in altri due sono in corso accertamenti di tipo giudiziario. Il Parlamento di Freetown è composto poi anche da altri 12 membri non eletti direttamente dai cittadini, ma assegnati ai capi delle comunità locali eletti mediante elezioni a livello provinciale, i cui vincitori non sono stati ancora dichiarati ufficialmente. Il processo elettorale è stato denunciato come fraudolento dagli esponenti del Slpp, che hanno contestato i risultati del voto, benché la quasi totalità degli osservartori nazionali ed internazionali abbiano giudicato tutto sommato positivo il loro svolgimento. Le elezioni sono state le terze della fine della guerra civile combattuta in Sierra Leone tra il 1991 e il 2002 * Michele Vollaro  - Atlasweb

 
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