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01/12/2012 Algeria: Corte USA conferma condanna violenza ad ex capo CIA

Nessuno sconto di pena, da parte di una corte federale americana, per l'ex capo della CIA ad Algeri, Andrew Marvin Warren, che, nel marzo di quest'anno era stato condannato a 65 mesi di reclusione per avere, nel febbraio del 2008, drogato e violentato due ragazze negli uffici dell'agenzia di spionaggio della capitale nordafricana. La corte federale non ha quindi tenuto in nessun conto la linea di difesa approntata da Warren e dal collegio di avvocati che lo ha assistito, secondo cui quanto accaduto, ed ammesso dall'ex 007, era da mettere in relazione allo stress post-traumatico attribuibile alla quotidiana tensione causata dal lavoro, oltre che dalla dipendenza dalla droga. Warren, dopo che il caso era scoppiato, era stato "invitato" dalla CIA a lasciare la sede di assegnazione e a rientrare negli Stati Uniti. Tra le accuse contestategli anche quella di avere consumato abitualmente cocaina, spesso impugnando la sua pistola, una Glock calibro 9, la "pistola delle spie". Andrew Marvin Warren, 42 anni, è stato licenziato dalla CIA nel marzo del 2009, pochi mesi dopo il suo rientro forzato negli Stati Uniti, quando il caso della violenza alle due ragazze - la cui identità non è mai stata resa nota - è esploso. A sua giustificazione, l'ex 007 ha detto di avere avuto con le due ragazze dei rapporti sessuali, ma nell'ambito di relazioni sentimentali. La vicenda, come naturale, ha generato un fitto scambio di mail tra i vari uffici della CIA, "puntualmente" venuti fuori con il caso WikiLeaks. - Swissinfo

 
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01/12/2012 Egitto: Morsi indice referendum costituzionale: il 15 dicembre

Il presidente egiziano Mohammed Morsi ha indetto il referendum costituzionale per il 15 dicembre. Lo ha annunciato durante un discorso trasmesso dalla televisione del Paese, in occasione della consegna della bozza finale della Carta da parte di membri dell'Assemblea costituente. Morsi ha chiesto agli egiziani di partecipare al referendum, definendolo un mattone nell'esperienza democratica del Paese. Intanto, oggi più di centomila suoi sostenitori sono scesi in strada in diverse città egiziane a sostegno dell'entrata in vigore della nuova Costituzione, la cui bozza è stata votata ieri dalla costituente a maggioranza islamista. Si tratta delle più vaste manifestazioni degli islamisti da quando Morsi è salito in carica a giugno. Arrivano dopo le proteste di massa dell'opposizione contro il decreto con cui il presidente si è arrogato poteri pressoché assoluti e contro l'accelerazione sulla redazione della Costituzione. Sventolando bandiere egiziane e alzando immagini del capo di Stato, migliaia di persone si sono raccolte vicino all'Università del Cairo, urlando "Il popolo appoggia le decisioni del presidente" e mostrando cartelli come ' alla legge islamica'. Altre grandi manifestazioni si sono svolte ad Alessandria. - LaPresse/AP

 
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01/12/2012 Egitto: 200. 000 manifestanti pro-Morsi, ma no scontri

Sono stati almeno duecentomila i manifestanti pro-islamisti concentratisi oggi in piazza Nahda, vicino all'Universita' nel cuore del Cairo, per rispondere all'oceanica manifestazione di ieri in piazza Tahrir. Protesta contro il presidente egiziano Mohamed Morsi, il controverso decreto con cui si e' ampliato a dismisura i poteri e l'appena approvata bozza della nuova Costituzione, che mantiene come fonte primaria di diritto le norme della sharia, la legge coranica. Guidati dai militanti del Partito Liberta' e Giustizia, braccio politico dei Fratelli Musulmani, e da attivisti salafiti, uomini con lunghe barbe e indosso la 'galabiya', la tradizionale tunica araba, sono scesi nelle strade del centro fianco a fianco con donne dal volto velato e ricoperte da capo a piedi, intonando slogan a favore del capo dello Stato. Nel frattempo, con l'arrivo di altri contestatori laici e liberali, continuava ad aumentare la folla assiepata da giorni in piazza Tahrir: decine di migliaia i presenti, tra i quali Mohamed ElBaradei, ex direttore dell'Agenzia Internazionale Onu per l'Energia Atomica, e Amr Moussa, gia' segretario generale della Lega Araba, oltre a uno dei candidati presidenziali sconfitti da Morsi, il nasseriano Hamdeen Sabbahi .- Agi

 
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01/12/2012 Libia: Monito a studenti, basta occupare ambasciate estero

Il ministero degli Esteri libico e' intervenuto per condannare le ripetute manifestazioni di suoi cittadini davanti alle ambasciata in vari Paesi per protestare contro i tagli delle borse di studio. Nell'ultimo caso, in Malaysia, 14 studenti avevano occupato per 50 giorni l'ambasciata a Kuala Lumpur, prima di essere arrestati dalla polizia su indicazione del governo di Tripoli. Analoghe proteste erano avvenute davanti all'ambasciata ad Ankara, con due tentativi di entrare con la forza da parte dei dimostranti che avevano portato prima a 15 e poi a 70 arresti. In un comunicato il ministero degli Esteri ha avvertito che quanti si sono macchiati di danneggiamenti e altri reati saranno perseguiti dalla giustizia libica, e ha invitato gli studenti a seguire le procedure amministrative e i canali legittimi per le proprie rivendicazioni, avvertendo che le proteste ostacolano il lavoro delle istituzioni libiche e danneggiano la reputazione del Paese e le sue relazioni internazionali. - Agi

 
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30/11/2012 Burkina Faso: Domenica alle urne per legislative e locali

 

Si conclude alla mezzanotte di oggi la campagna elettorale per le elezioni legislative e locali che si svolgeranno domenica, un atteso appuntamento con le urne caratterizzato da alcune novità. Per la prima volta nella storia del Burkina Faso i due scrutini si terranno contemporaneamente; poi ci saranno 127 seggi da assegnare invece dei 111 del parlamento uscente. Inoltre i circa 4,3 milioni di aventi diritto sono stati iscritti nei registri dopo una lunga procedura di censimento biometrico, richiesta dall’opposizione che da tempo accusa il partito al potere di frodi su vasta scala. Si tratta anche della prima prova elettorale per il presidente Blaise Compaoré e il suo Congresso per la democrazia e il progresso (Cdp) dopo la crisi socio-politica che tra febbraio e giugno 2011 ha destabilizzato il paese guidato dal 1987, anno del colpo di stato ai danni di Thomas Sankara. L’anno scorso, quattro mesi di crisi nel settore della sicurezza – con successive ondate di ammutinamenti che hanno coinvolto anche la guardia presidenzialehanno causato una ventina di morti e centinaia di feriti. Hanno protestato anche normali cittadini per denunciare il carovita e l’impunità e la corruzione diffusa sia nelle forze di sicurezza che nel mondo politico. Nell’assemblea uscente il Cdp, che negli ultimi mesi ha conosciuto profonde riorganizzazioni interne, occupava 73 seggi. Domenica si misurerà con due forze politiche in ascesa: il Raggruppamento democratico africano (Adf/Rda) di Gilbert Ouédraogo, che nel parlamento uscente contava 14 seggi, e l’Unione per la Repubblica (Upr) di Abel Coulibaly Toussaint, finora a quota sette. All’opposizione, il Partito per la democrazia e il socialismo (Pds/Metba), una coalizione di quattro partiti di sinistra creata lo scorso marzo, cercherà di confermare il successo ottenuto alle presidenziali del 2010. Inoltre il panorama politico è in parte cambiato con l’entrata in scena di una nuova forza, l’Unione per il progresso e il cambiamento (Upc) di Zéphirin Diabré, noto uomo d’affari. “La campagna si è svolta in un clima sereno e con grande partecipazione dei cittadini. Nonostante la crisi del 2011 il partito al potere dovrebbe riconfermarsi come prima forza in parlamento, ma non sono da escludere alcune sorprese. Ci sono alcune formazioni che rischiano di far perdere seggi al Cdp, il partito al potere attraversato da rivalità e tensioni” dice alla MISNA Parfait Silga, giornalista del noto quotidiano burkinabe ‘Le Pays’. Le urne rimarranno aperte dalle 6 alle 18 mentre per i risultati “potrebbero arrivare più rapidamente rispetto al passato grazie all’introduzione di documenti elettorali biometrici e al sistema informatizzato che dovrebbero anche far diminuire frodi e potenziali contestazioni” conclude il giornalista burkinabe. - Misna

 
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30/11/2012 Egitto: A piazza Tahrir nuove manifestazioni contro Morsi

 

Nuove manifestazioni sono state convocate oggi in Egitto per protestare contro alcuni provvedimenti con valore costituzionale presi la scorsa settimana dal presidente Mohamed Morsi. Dopo le massicce proteste di martedì, quelle di oggi secondo gli organizzatori attireranno a piazza Tahrir, al Cairo, ancora più persone. A promuovere le proteste sono tra gli altri il Movimento 6 aprile, il Fronte nazionale per la giustizia e la democrazia, il Partito social democratico, il Partito Egitto libero e molte altre sigle. In un comunicato congiunto, le varie formazioni coinvolte nell’iniziativa hanno invitato gli egiziani a unirsi alla protesta contro il decreto “autoritario” firmato da Morsi che tra le altre cose concede al presidente ampi poteri, tali da porlo al di sopra di qualunque altra figura. L’opposizione sottolinea come neanche Hosni Mubarak avesse goduto dei poteri di cui adesso dispone il capo dello Stato. Da parte sua, Morsi sostiene che si tratta di una misura temporanea in attesa della nuova Costituzione. Quest’ultima, nella forma che dovrebbe poi essere sottoposta a un referendum, potrebbe essere pronta a giorni. – Atlasweb

 
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30/11/2012 Egitto: ElBaradei attacca Morsi: Un golpe contro democrazia

 

Mohamed ElBaradei, figura di spicco dell'opposizione in Egitto, ha duramente attaccato il presidente Mohamed Morsi e la commissione dominata dagli islamisti, che hanno approvato una nuova bozza di costituzione. "Il presidente e la sua assemblea costituente stanno attualmente organizzando un colpo di stato contro la democrazia. La legittimità del regime si sta erodendo rapidamente", ha scritto sul suo profilo Twitter l'ex direttore generale dell'Aiea (Agenzia internazionale per l'energia atomica). La bozza, approvata dall'assemblea costituente dopo una sessione fiume notturna boicottata da liberali e cristiani, solleva serie preoccupazioni sulla tutela dei diritti umani compresa la libertà di religione, hanno denunciato gli attivisti. Decine di migliaia di manifestanti hanno protestato al Cairo oggi in cortei iniziati poche ore dopo l'approvazione della bozza di costituzione. "Abbasso l'assemblea costituzionale", cantava la folla che gremiva piazza Tahrir, epicentro della rivolta che portò alla caduta di Hosni Mubarak nel 2011. Diverse figure di spicco dell'opposizione hanno partecipato alle proteste, compresi ElBaradei e l'ex leader della Lega araba Amr Moussa. - TMnews

 
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30/11/2012 Mali: Ansar al Din conquista altra città, sempre più marginalizzati i Tuareg

 

I combattenti del gruppo di matrice islamista Ansar al Din hanno preso il controllo di Léré, località strategica a poca distanza dal confine con la Mauritania, respingendo gli indipendentisti del Movimento di liberazione nazionale dell’Azawad (Mnla), già sconfitti nei giorni scorsi a Menaka dai combattenti del Mujao, alleato di Ansar al Din. Un portavoce dell’Mnla, impegnato in trattative con Bamako e con la comunità internazionale per un’uscita negoziata della crisi, ha confermato che i suoi uomini si sono ritirati da Léré verso una base più a nord. Mnla, Ansar al Dine, Mujao e Al Qaeda nel Maghreb islamico si spartiscono il territorio maliano, ambito per la sua posizione strategica sulle rotte del Sahel, di cui hanno strappato il controllo al governo di Bamako. Tra le ipotesi di risoluzione della crisi parte della comunità internazionale, Parigi in testa, preme per un intervento armato di truppe neutrali africane. In un rapporto al Consiglio di sicurezza, il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ieri ha sottolineato che l’intervento militare sembra ormai necessario ma ha anche avvertito che, per quanto esso possa essere ben organizzato, “rischia di aggravare una situazione umanitaria già estremamente fragile”. L’intervento, ha poi aggiunto, “rischia di eliminare la possibilità di una soluzione negoziata della crisi che resta la migliore opzione per garantire la stabilità a lungo termine del Mali”. Il segretario generale dell’Onu ha espresso dubbi su alcune questioni fondamentali relative alla forza di intervento in particolare sulla catena di comando, sull’addestramento delle truppe, sugli equipaggiamenti e sul finanziamento. * Celine Camoin - Atlasweb

 
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30/11/2012 R. D. Congo: La guerra nell’Est fa aumentare i prezzi fino a Kinshasa

 

Sta avendo pesanti ripercussioni sul commercio interno alla regione orientale congolese la crisi in atto tra la ribellione del Movimento 23 marzo, che vuole prendere con le armi i comandi del Nord-Kivu, e le forze governative. Da quando i ribelli sono entrati a Goma lo scorso 20 novembre, è paralizzato il traffico di merci sul Lago Kivu, tra Goma e Bukavu, entrambi capoluoghi di province e importanti snodi per il commercio. In entrambe le città si sentono già gli effetti di questa situazione, con aumenti vertiginosi dei prezzi. A Bukavu, capitale del Sud-Kivu, un sacco di 50 chili fagioli che costava 35 dollari la scorsa settimana ne costa oggi 50. Generalmente sette imbarcazioni attraversano ogni giorno il lago con circa 300 tonnellate di viveri. Secondo la stampa locale l’aumento dei prezzi si fa sentire persino a Kinshasa, la capitale a 1500 chilometri più a ovest, dove arrivano viveri provenienti dalle fertili terre dell’Est. Nel tentativo di trovare una via d’uscita alla crisi una nuova riunione dei paesi dei Grandi Laghi è stata convocata per domani: in questa occasione i capi di stato maggiore degli eserciti dei paesi membri “verificheranno il rispetto degli accordi di smilitarizzazione dentro e attorno a Goma”. *Celine Camoin –Atlasweb

 
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30/11/2012 Sudan: Complotto a Khartoum, ricoverato ex capo dei servizi segreti

 

È stato trasferito in ospedale in seguito a quello che i medici definiscono “un grave attacco cardiaco” l’ex capo degli apparati di Intelligence sudanesi (Niss) Salah Gosh, arrestato nei giorni scorsi assieme ad altre 12 personalità di spicco dell’esercito e delle istituzioni per il presunto “complotto” volto a rovesciare il governo di Khartoum e sventato dalle forze di sicurezza. Lo riferisce oggi la stampa sudanese secondo cui Gosh è stato ricoverato all’ospedale al Amal della capitale, dove questa mattina sono state autorizzate a visitarlo la moglie e le due figlie. Fino all’anno scorso uno dei più stretti collaboratori del presidente Omar Hassan al Bashir, responsabile del coordinamento con la Cia per le operazioni di anti-terrorismo, Gosh era stato sollevato dal suo incarico dopo aver cercato di promuovere – in concerto con l’assistente presidenziale Nafie Ali Nafie – un dialogo con i partiti di opposizione. Fonti interne al partito del Congresso nazionale (Ncp) di maggioranza suggeriscono che non avesse niente a che fare con il complotto sventato il 22 novembre, indicando il vero autore della cospirazione nel movimento islamico dissidente ‘Al Saihoon’ (letteralmente ‘i vagabondi alla ricerca di Dio’ dal Corano, ndr). A convalidare la tesi, un documento pubblicato dallo stesso movimento la scorsa settimana in cui si definiscono alcuni dei presunti complottisti arrestati “la valvola di sicurezza della rivoluzione del 1989” in cui Bashir prese il potere. Nel comunicato si accusa inoltre l’attuale ministro della Difesa Abdel Rahim Mohammed Hussein “di essere responsabile dei recenti fallimenti sul campo di battaglia ad Heglig” e degli “attacchi aerei israeliani sul territorio sudanese”. Il riferimento, nel primo caso è ai giacimenti petroliferi lungo il confine meridionale di cui l’esercito del Sud Sudan aveva preso possesso in aprile, mentre nel secondo va al bombardamento del complesso militare di Yarmouk, lo scorso 24 ottobre. Le contraddizioni in seno al Movimento islamico sudanese – base ideologica dell’Ncperano divenute manifeste nel corso dell’ultima Conferenza svoltasi a Khartoum nei giorni scorsi dove alcuni partecipanti avevano invitato il governo a intraprendere un percorso di riforme istituzionalicontrastare la corruzione dilagante. Alcuni si erano spinti fino ad auspicare un rinnovamento della classe dirigente, ‘colpevole’ ai loro occhi degli accordi di pace del 2005 che hanno portato lo scorso anno all’indipendenza del Sud Sudan. Ieri le autorità sudanesi hanno impedito agli avvocati della difesa dei 13 imputati di tenere una conferenza stampa prevista a Khartoum. Fonti del Niss hanno riferito al Sudan Tribune che i risultati preliminari delle investigazioni in corso in questi giorni saranno resi noti domenica. - Misna

 
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