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05/10/2012 Libia: Si prepara attacco a Bani Walid

 

Oltre mille uomini armati circondano Bani Walid, la roccaforte degli ex fedelissimi di Muammar Gheddafi a sudest di Tripoli, e si preparano a lanciare domani mattina l'assalto alla città. Lo riferiscono i media locali. In quattro accampamenti che circondano la città, posta su una altura in pieno deserto, sono affluiti combattenti da tutta la Libia: vogliono vendicare la morte di Omran Shaban, il giovane ribelle che aveva individuato a Sirte Gheddafi, morto in Francia per le torture subite proprio a Bani Walid. Invia questo articolo Stampare questo articolo

Libia: si prepara attacco a Bani Walid Oltre mille uomini armati circondano Bani Walid, la roccaforte degli ex fedelissimi di Muammar Gheddafi a sudest di Tripoli, e si preparano a lanciare domani mattina l'assalto alla città. Lo riferiscono i media locali. In quattro accampamenti che circondano la città, posta su una altura in pieno deserto, sono affluiti combattenti da tutta la Libia: vogliono vendicare la morte di Omran Shaban, il giovane ribelle che aveva individuato a Sirte Gheddafi, morto in Francia per le torture subite proprio a Bani Walid. - Swissinfo

 
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05/10/2012 Malawi: Sospesi negoziati con Tanzania per disputa confini

 

Il Malawi ha deciso di interrompere i negoziati bilaterali con la Tanzania sulla disputa relativa al confine tra i due paesi nel lago Malawi/Nyasa. Ad annunciarlo è stata la stessa presidente del Malawi, Joyce Banda, specificando che la Tanzania non avrebbe rispettato l’accordo assunto informalmente nel corso dei colloqui fin qui intercorsi e avrebbe inviato delle imbarcazioni dell’esercito sul lago per fare dei controlli a pescatori del Malawi e pubblicato una nuova mappa geografica con il confine in mezzo al lago. La disputa si è accesa dopo l’annuncio del Malawi nel settembre 2011 di aver concesso un’autorizzazione alla società britannica Surestream per effettuare prospezioni petrolifere e di gas naturale sui fondali del lago Malawi/Nyasa. Secondo Lilongwe, in base ai trattati coloniali tutto il lago apparterrebbe al Malawi, mentre la Tanzania respinge questa interpretazione sostenendo che la linea di confine passerrebbe in mezzo alle acque del lago, in modo di poter usufruire anch’essa dei giacimenti di petrolio e gas nei suoi fondali. Secondo i media della Tanzania, il ministero degli Affari esteri di Dar es Salaam sostiene di non aver ricevuto ancora nessuna comunicazione ufficiale della volontà di sospendere i negoziati e di non poter perciò commentare la notizia. * Michele Vollaro - Atlasweb

 
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05/10/2012 Mali: Droni, Washington pronta a intervenire in Mali?

 

Una forza militare africana ben pianificata e ben equipaggiata chiamata a intervenire nel nord del Mali per contenere la presenza di gruppi armati ricondotti o riconducibili al terrorismo internazionale piace a Washington. Le dichiarazioni a riguardo sono state rilasciate all’agenzia francese da Johnnie Carson, responsabile delle politiche africane al dipartimento di Stato e sembrano confermare le indiscrezioni diffuse ieri dal quotidiano Washington Post. Secondo il giornale della capitale americana, che cita fonti anonime del governo americano, la Casa Bianca avrebbe organizzato negli ultimi mesi (ancor prima dell’attacco a Bengasi contro il consolato) una serie di riunioni tra alti funzionari del ministero degli Esteri, della Difesa, della Cia per discutere una strategia per contrastare il movimento noto come Al Qaida nel Maghreb Islamico (Aqmi) e gruppi simili presenti nell’area a cavallo del Sahara. Secondo il Washington Post, tra le misure figurerebbe anche un intervento diretto degli Stati Uniti con l’utilizzo (così come accaduto negli anni scorsi in Somalia o Yemen) di droni con i quali condurre attacchi missilistici preventivi. Quanto scritto dal Washington Post smentisce le dichiarazioni del capo di Africom (il comando militare Usa per l’Africa), Carter Ham, che venerdì scorso durante una visita in Marocco aveva dichiarato che gli USA “non avevano alcun progetto di un intervento diretto” in Mali. L’amministrazione Obama, comunque, sottolinea il quotidiano della capitale americana, preferirebbe sostenere azioni condotte da forze militari dei paesi della regione, come Mauritania e Niger. Non a caso, a Luglio, l’amministrazione avrebbe aumentato l’aiuto militare ai due paesi vicini del Mali: sbloccando  7 milioni di dollari alla Mauritania e 12 milioni al Niger, rifornito anche di due aerei utili sia per ricognizione che per trasporto truppe. Sempre lo scorso luglio, il Pentagono aveva poi dispiegato 600 soldati americani per dirigere le manovre congiunte con gli eserciti di vari paesi dell’Africa occidentale, mentre, dalla sua base in Burkina Faso, Africom prosegue i suoi voli di ricognizione in tutta l’area. * Massimo Zaurrini - Atlasweb

 
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05/10/2012 Marocco: Respinta dalle autorità la nave degli aborti

 

La nave degli aborti è costretta a fare dietrofront, dopo l’approdo nel primo Paese musulmano. Le autorità del Marocco hanno respinto in acque internazionali l’imbarcazione olandese di “Women on Waves” riuscita, con un colpo di scena, a entrare nel porto settentrionale di Smir, dove è stata accolta tra le proteste: “Credo che i marocchini la ritengano una provocazione – dice Fadwa Tribak della lega giovanile del partito di governo Giustizia e Sviluppo- . Devono fermarsi e pensare che tutti i marocchini sarebbero d’accordo con me”. Per eludere i controlli, gli organizzatori del progettoche puntano ad attirare l’attenzione sui metodi sicuri di abortohanno annunciato l’arrivo della nave solo alcuni giorni dopo: “La nave – spiega Rebecca Gomperts di Women on Waves – può aiutare simbolicamente alcune donne, possiamo navigare in acque internazionali per aiutare alcune donne ma quello che la nave fa in questo caso è prima di tutto cercare di attirare l’attenzione sul fatto che si può abortire in sicurezza”. Oltre all’interruzione di gravidanza attraverso la pillola – non oltre le 6 settimane e mezzo – la nave punta a informare. Anche questo era lo scopo dichiarato per il Marocco, dove si stima che ogni giorno tra le 600 e le 800 donne tentino di abortire in modo illegale, spesso con conseguenze nefaste. - Euronews

 
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05/10/2012 Niger: Soldi al nord per evitare un altro Azawad

 

Un nuovo piano di sviluppo del valore di circa 2,5 miliardi di dollari è stato annunciato dal governo di Niamey per il nord del Niger, nel timore che la regione, abitata in prevalenza da popolazioni Tuareg, possa subire un destino simile a quello del nord del Mali. Il Piano, noto come SDS/Sahel-Niger, è stato reso noto lunedì dal primo ministro Brigi Raffini, lui stesso un Tuareg, e prevede, in sintesi, di spendere il denaro per: rafforzare il controllo del territorio e dei confini, migliorare i servizi sociali di base e le infrastrutture nelle sei regioni più a nord (dove in passato il sottosviluppo ha portato a ribellioni come quella maliana), aumentare la partecipazione della comunità Tuareg alla vita del paese. Secondo gli annunci, almeno la metà del piano sarà finanziata dal governo di Niamey, mentre l’Unione Europea ha promesso ulteriori 91 milioni di euro, secondo documenti visti dall’agenzia di stampa inglese Reuters, la quale evidenzia come non sia chiaro da chi arriveranno gli altri soldi. Divenuto recentemente un produttore di petrolio, il Niger è una delle principali fonti di uranio del pianeta e ospita progetti minerari del gigante dell’energia nucleare francese Areva e investimenti dell’Azienda nucleare nazionale cinese. - Atlasweb

 
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05/10/2012 Nigeria: Massacro degli studenti. Mons. Kaigama: “Ogni indizio punta su Boko Haram” dice

“Ogni indizio indica che si tratta di un’azione di Boko Haram” dice all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Ignatius Ayau Kaigama, Arcivescovo di Jos e Presidente della Conferenza Episcopale della Nigeria, commentando la strage del 2 ottobre, quando un gruppo di uomini armati ha fatto irruzione nell’università di Mubi, nello Stato di Adamawa, nel nord-est della Nigeria, uccidendo almeno una quarantina di studenti. I criminali hanno radunato gli studenti ed hanno identificato per nome le loro vittime prima di ucciderle. La polizia non si è ancora pronunciata ufficialmente sugli autori del massacro, che però, secondo Mons. Kaigama, “ha tutta l’aria di essere stato perpetrato dai membri di Boko Haram, perché è simile ad altre azioni commesse da loro di recente”.
Nelle ultime settimane anche moschee e leader musulmani sono stati vittime di attentati commessi da Boko Haram. “Boko Haram è una setta criminale separata dal resto dell’Islamsottolinea mons. Kaigama -. I suoi membri sono criminali che non fanno distinzione tra cristiani e musulmani. Le motivazioni delle loro violenze vanno oltre la religione”. “I nostri servizi di sicurezza devono scoprire cosa c’è dietro gli attacchi di Boko Haram” aggiunge l’Arcivescovo di Jos. “Mi chiedo se ci sia una forza politica con una sua strategia dietro tutto questo. Ma non è il mio compito scoprirlo. Io sono un leader religioso, non è il mio mestiere, è compito del governo e delle forze di sicurezza”. Il 4 ottobre il Presidente Goodluck Jonathan ha annunciato la nomina di un nuovo Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate. “Può essere un modo di rispondere alla situazione, perché la popolazione diventa più furiosa di giorno in giorno, di fronte al massacro di innocenti uccisi senza ragione. Penso quindi che sia giunto il momento che il Presidente faccia quello che deve fare, incluso un avvicendamento dei vertici della sicurezza” conclude Mons. Kaigama.  - Ag. Fides

 
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05/10/2012 Nigeria: Strage al politecnico: escluso il coinvolgimento di studenti

 

Il politecnico di Mubi in Nigeria esclude che all’origine dell’attacco da parte di uomini armati al campus universitarionel quale sono rimaste uccise una quarantina di personeci sia una rivalità tra studenti. In un primo momento le autorità avevano invocato due ipotesi: la tensione tra studenti cristiani e musulmani, o il coinvolgimento del gruppo islamico Boko Haram. - Euronews

 
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05/10/2012 Nigeria: Corruzione, 5 anni a 2 agenti tangente di 500 euro

 

Due agenti della Efcc, l'Agenzia governativa incaricata di contrastare i crimini finanziari e la corruzione, sono stati condannati in via definitiva a cinque anni di carcere per aver intascato dal presidente di un consiglio provinciale una tangente di 500 euro. I due, spiega la stessa Efcc in una nota, furono arrestati nel 2010 per aver chiesto al politico (e ottenuto) il pagamento della somma in cambio della distruzione di alcuni documenti e della chiusura di un'inchiesta contro di lui, indagato per vari reati tra cui peculato, appropriazione indebita, frode ai danni dello Stato.   Il presidente della Nigeria, Goodluck Jonathan, nel discorso alla nazione pronunciato il primo ottobre in occasione del giorno dell'indipendenza, ha affermato che le priorita' del suo esecutivo sono il contrasto al terrorismo e alla corruzione. Secondo le analisi degli organismi internazionali competenti, la Nigeria risulta essere tra le nazioni piu' corrotte al mondo: in un recente studio della Banca mondiale si leggeva che il Paese ha dilapidato in circa 50 anni, ovvero nel periodo della sua indipendenza, qualcosa come 400 miliardi di dollari di rendite petrolifere, il bene che contribuisce al 95 per cento dell'export complessivo. Un altro studio pubblicato ieri sempre dalla Banca mondiale afferma che la Nigeria ha riserve petrolifere per altri 41 anni ai livelli produttivi del 2011, pari cioe' a circa due milioni di barili al giorno. (AGI) .

 
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05/10/2012 R. D. Congo: Chi ha fatto fallire il vertice sul Kivu?

“Non è pensabile che una sola persona, rappresentante di un regime sempre più dispotico e dittatoriale, riesca a far fallire un incontro internazionale per la pace nella Repubblica Democratica del Congo” afferma un editoriale inviato all’Agenzia Fides dai missionari di “Rete Pace per il Congo” in riferimento al mini vertice convocato dal Segretario Generale Ban Ki Moon, in occasione dell’ultima Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, sulla situazione nel Kivu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo (RDC), regione sconvolta dalle azioni di diverse formazioni armate ed in particolare dal gruppo M23. “Tutti i partecipanti all’incontro, tranne uno - afferma la nota - si sono trovati daccordo nel condannare le violenze commesse dall’M23 (occupazione militare del territorio di Rutchuru, nel Nord-Kivu, instaurazione di un’amministrazione parallela a quella dello Stato, imposizione di tasse illegali, reclutamento coatto anche di minorenni, stupri, saccheggi…). Tutti, tranne uno, si sono trovati daccordo nel condannare l’appoggio che l’M23 continua a ricevere dall’esterno. Anche se si esprimono in un linguaggio eccessivamente diplomatico - non si cita espressamente il nome - tutti sanno che l’appoggio ricevuto dall’M23 proviene dal Rwanda che continua a smentire la sua implicazione nel conflitto, nonostante l’ampia documentazione che la comprova. Messo alle strette, il presidente rwandese Paul Kagame ha addirittura lasciato la sala dell’incontro, bloccando, in tal modo, la possibilità di arrivare a un accordo per un comunicato finale comune” La Rete Pace per il Congo si chiedi quindi se non sia il caso di adottare sanzioni internazionali contro il Rwanda, come ad esempio decretare un embargo sull’acquisto e sulle importazioni di armi, interrompere ogni forma di collaborazione militare, sospendere l’acquisto di minerali provenienti dal Rwanda, in quanto fra essi ci sono anche minerali di origine congolese, esportati di contrabbando e etichettati in Rwanda; bloccare i finanziamenti destinati al governo, la cui interruzione non pregiudichi la popolazione civile più povera. Questo potrà avvenire solo se varranno meno le complicità internazionali delle quali il regime rwandese ha finora goduto e sulle quali ricadono “la terribile responsabilità delle 800.000 vittime del genocidio rwandese del 1994 e dei 6.000.000 – 8.000.000 di vittime congolesi cadute nelle diverse fasi della guerra iniziata nel 1996” conclude la nota. - Ag. Fides

 
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05/10/2012 Sudafrica: Rustenburg: licenziati migliaia di minatori

 

Dodicimila lavoratori sono stati licenziati oggi dalla multinazionale Anglo American Platinum per aver aderito a uno sciopero in corso da tre settimane in alcune miniere nella regione di Rustenburg, nel Sudafrica nord-orientale: lo riferiscono i mezzi di informazione nazionali, dall’emittente televisiva Sabc al portale News24. “Circa 12.000 lavoratori non si sono presentati alle riunioni dei consigli disciplinari e quindi sono stati licenziati” ha detto un portavoce della multinazionale, primo produttore al mondo di platino. La decisione rischia di alimentare le tensioni in una fase di forte conflittualità sociale, che dalle miniere rischia di estendersi ad altri settori dell’economia. È di oggi la notizia della sospensione delle consegne di benzina ai distributori da parte della Royal Dutch Shell nella regione di Johannesburg; la società anglo-olandese ha motivato la scelta con problemi di sicurezza legati a uno sciopero degli autotrasportatori in corso da due settimane. - Misna

 
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