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| News - Fino al
01/09 le news saranno aggiornate in modo saltuario |
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| 27/07/2011 R. D. Congo: Il difficile cammino della RDC verso le elezioni di novembre |
Ferve il dibattito politico nella Repubblica Democratica del Congo in vista delle elezioni presidenziali e legislative del 28 novembre. In una nota inviata all’Agenzia Fides, la Rete “Pace per il Congo”, promossa da missionari che operano nel Paese, afferma che dopo che la promulgazione della legge elettorale e della formazione delle liste elettorali da parte della Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI) “tutti sperano che tali elezioni possano svolgersi in un clima politico sereno e pacato. Ma le numerose irregolarità rilevate nel corso dell’iscrizione degli elettori sulle liste elettorali sembrano mettere a dura prova tale speranza”. “La CENI- continua la nota - dovrà porvi rimedio al momento del controllo finale delle liste elettorali, perché il successo delle elezioni e l’accettazione dei risultati dipenderanno in gran parte dal grado di trasparenza in cui si svolgerà tale operazione”. I missionari ricordano inoltre che “all’Est del Paese, anche se non si parla più di scontri armati, né di guerra aperta, tuttavia l’insicurezza non fa che aumentare. Attacchi a villaggi e autoveicoli, furti nelle case private, stupri collettivi, scomparse di persone, omicidi e soprusi di ogni tipo continuano a far parte della vita quotidiana. Contemporaneamente, si assiste all’arrivo di persone sconosciute e di stranieri, che si presentano come rifugiati congolesi di ritorno in patria. La gente del posto, tuttavia, dice apertamente che si tratta di rwndesi. Gli uomini del Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo (CNDP) e del Raggruppamento Congolese per la Democrazia (RCD), ex movimenti politico militari filoruandesi e ora partiti politici riconosciuti legalmente, controllano il comando dell’esercito, gran parte dell’amministrazione locale e la quasi totalità del commercio minerario”. “La popolazione del Kivu è pronta ad avere rapporti di collaborazione con i Paesi limitrofi, tra cui il Ruanda e ad accogliere, in condizioni regolari, qualsiasi immigrato, anche ruandese. Ciò che la popolazione locale non accetterà mai è un’occupazione ruandese del suo territorio mediante la violenza, l’imposizione e l’infiltrazione clandestina” sottolinea la nota. Ultimamente, la protesta contro l’insicurezza ha preso la forma del boicottaggio delle celebrazioni del 51° anniversario dell’indipendenza, come è successo il 30 giugno scorso a Bukavu (Sud Kivu) e a Butembo (Nord Kivu), perché “non si può celebrare una tal ricorrenza, quando la popolazione è sistematicamente uccisa, brutalmente violentata e derubata delle sue ricchezze”. La nuova legge elettorale ha introdotto un unico turno per l’elezione del Presidente. Nell’eventualità di una notevole dispersione di voti tra i candidati implicati, il rischio del turno unico è quello di dare al Paese un Presidente con una legittimità fondata su una base sociale estremamente ridotta. Nel caso di risultati simili, ogni candidato potrebbe impugnare questi risultati per dare inizio ad una contestazione” scrivono i missionari che paventano in questo caso una destabilizzazione della RDC a partire dalle regioni dell’est, definite “il ventre molle del Paese. Per questo si chiede “la massima trasparenza” da parte della Commissione Elettorale Indipendente. (L.M.) - Fides |
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| 27/07/2011 Somalia: Partito il primo ponte umanitario del Pam |
Il Programma alimentare mondiale (Pam) ha annunciato che è partito oggi pomeriggio il primo ponte aereo di aiuti alimentari destinati alla Somalia, il Paese del Corno d'Africa più colpito dalla carestia. Da parte sua, la commissaria Ue agli aiuti umanitari Kristalina Georgieva, di ritorno dalla missione in Kenya e Somalia, ha definito la situazione una crisi “senza precedenti”. Per questo Bruxelles ha deciso di sbloccare immediatamente aiuti per 27,8 milioni di euro, a cui seguiranno altri 60 milioni che saranno resi disponibili in seguito oltre ai 70 già stanziati. La rappresentante europea ha riferito come a Daadab, in Kenya, "oltre 400mila persone vivono in un campo previsto per accogliere solo 90mila rifugiati", mentre ogni giorno più di 3mila somali fuggono dal loro Paese alla ricerca di cibo e sicurezza. Intanto l’organizzazione non governativa italiana Medici con l'Africa Cuamm ha affermato che in Uganda e in Etiopia si registra il più alto tasso di malnutrizione infantile dell'Africa sub-Sahariana, cioè il 48% dei bambini al di sotto dei 5 anni. Il direttore, don Dante Carraro, spiega che presso l'ospedale di Matany nella regione ugandese di Karamoja e presso l'ospedale di Wolisso in Etiopia nel febbraio 2010 è stato inaugurato proprio un reparto dedicato alla cura dei bambini malnutriti che in questi giorni è sottoposto ad un enorme carico di richieste di aiuto. Nel Corno d'Africa la carestia, la peggiore degli ultimi 60 anni, colpisce circa 12 milioni di persone, soprattutto bambini. Oggi a Nairobi è prevista la Conferenza dei Paesi donatori. (…) - Radio Vaticana |
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| 26/07/2011 Corno d'Africa: Caritas: anche Sud Sudan rischia carestia. A rischio pure Uganda e Tanzania |
Secondo la Caritas, la carestia nel Corno d'Africa, la peggiore degli ultimi 60 anni, che colpisce oltre 11 milioni di persone - soprattutto bambini - in Etiopia, Eritrea, Somalia, Kenya potrebbe coinvolgere anche anche l'Uganda, soprattutto il Nord, la Tanzania e il Sud Sudan. In particolare per quanto riguarda il Sud Sudan, alcune zone del Paese - Lakes, Northern Bahr El Ghazal, Eastern Equatoria, Warrap - e alcune parti nel Cental Equatoria hanno avuto piogge irregolari con ripercussioni sui raccolti. Inoltre il Sud Sudan, importatore da sempre di derrate alimentari dai Paesi limitrofi del Corno d'Africa, rischia fortemente la riduzione degli approvvigionamenti e l'innalzamento dei prezzi delle poche derrate disponibili a causa dalla carestia in corso nel Corno d'Africa. La Caritas del Sudan ha lanciato un appello affinché si intervenga subito, prima della prossima stagione delle piogge, per prevenire il precipitare della situazione che significherebbe il collasso del nascente Paese. - TMnews |
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| 26/07/2011 Corno d'Africa: Si sta spegnendo un'intera generazione di somali |
Si aggrava di ora in ora la situazione nel Corno d’Africa messo in ginocchio da una delle peggiori siccità degli ultimi decenni. L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Acnur) stima che nel mese di luglio oltre mille persone al giorno hanno raggiunto la capitale somala Mogadiscio per fuggire dalla carestia. Un’emergenza di fronte alla quale deve aumentare la mobilitazione internazionale, come chiesto ieri dal direttore generale della Fao, Jacques Diouf, nella riunione straordinaria dell’agenzia Onu svoltasi ieri a Roma. “Nell'ultimo mese, circa 40mila sfollati dalla siccità e la carestia sono giunti a Mogadiscio in cerca di cibo, acqua, rifugio ed altre forme di assistenza. Altri 30mila sono arrivati in campi a 50 km dal centro della città. E in tutto, si stima che la capitale somala ha ricevuto fino a 100mila sfollati interni negli ultimi due mesi, con arrivi quotidiani di mille al giorno in luglio”. I numeri drammatici dell’emergenza in Somalia sono stati aggiornati oggi dalla portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Vivian Tan. Tuttavia si tratta solo di una piccola parte di quei 12 milioni di persone a rischio in tutto il Corno d’Africa stimati dalle Nazioni Unite. Situazione approfondita nella riunione d’emergenza della Fao di ieri. Il Paese più colpito resta la Somalia con 3,7 milioni di persone coinvolte, ma si contano milioni in difficoltà anche in Kenya, Gibuti, Etiopia e Uganda. Durante il vertice è stata esortata la mobilitazione di tutta la comunità internazionale e la creazione immediata di corridoi umanitari per distribuire gli aiuti. Si è parlato anche di fondi: a otto mesi dall'allarme lanciato dall’Onu è stato raccolto un miliardo di dollari, ma ne mancano altrettanti per affrontare l'emergenza. La Banca Mondiale ha promesso più di 500 milioni che saranno investiti in progetti di lungo periodo destinati agli allevatori della regione, mentre 12 milioni verranno spesi per l'assistenza immediata. Intanto il Programma Alimentare Mondiale ha avviato già oggi un ponte aereo per la distribuzione di aiuti su Mogadiscio, nella città etiope di Dolo e a Wajir, nel nord del Kenya. Al via anche una campagna di vaccinazione dell’Oms nel campo profughi di Dadaab nel nord del Kenya. Ma in quali condizioni si trovano gli sfollati che cercano di raggiungere i campi profughi? Antonella Palermo ne ha parlato con Laura Boldrini, portavoce in Italia dell’Alto Commissariato dell’Onu per i Rifugiati: Molte di queste persone soffrono di malnutrizione acuta, il 50 per cento dei bambini che arriva soffre di malnutrizione acuta e questa è una percentuale elevatissima, veramente preoccupante. Inoltre stanno aumentando i decessi nei campi di rifugiati perché purtroppo, specialmente i bambini, nelle 48 ore successive che vengono messi in terapia alimentare, non riescono a superare la crisi e muoiono. Quindi è una situazione i cui numeri sono spaventosi, che merita tutta l’attenzione da parte del mondo, perché veramente stiamo vedendo un’intera generazione di giovani somali che si sta spegnendo e bisogna assolutamente intervenire prima che sia troppo tardi. D. – E’ vero che come è stato detto è la crisi umanitaria in questa regione più grave negli ultimi 60 anni? R. – E’ sempre molto antipatico fare una graduatoria nelle crisi umanitarie più disperate, perché per chi le vive ognuna di queste crisi è la peggiore. Sicuramente quella somala oggi è la crisi umanitaria più grave nella storia del Paese, su questo purtroppo non ci sono dubbi. Io ricordo che il Kenya e l’Etiopia stanno ricevendo ogni giorno 1.500 persone. Bisogna sostenere lo sforzo di questi Paesi, che ottemperino agli obblighi internazionali lasciando le frontiere aperte, ma non possono essere lasciati soli a gestire questa situazione. (bf) - Radio Vaticana |
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| 26/07/2011 Egitto: Scontri a Ismailiya tra scioperanti e polizia militare: almeno 38 feriti |
I manifestanti stavano protestando per chiedere un aumento salariale. Nei pressi di una base militare è intervenuta la polizia militare Sono almeno 38 i feriti negli scontri che scoppiati questa mattina nella città di Ismailiya, sulla riva occidentale del Canale di Suez, dove circa cinquemila persone, in gran parte operai, stanno scioperando per chiedere un aumento salariale. Secondo quanto riferito dagli attivisti sui social network, quando i manifestanti hanno cercato di marciare nei pressi di una grande base militare della zona, la polizia militare egiziana sarebbe intervenuta attaccandoli e provocando lo scontro. - Peacereporter i |
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| 26/07/2011 Gambia: Appello dei giornalisti per la libertà di espressione |
Un appello per il rispetto della libertà di espressione, e in particolare per la scarcerazione di un ex presidente del sindacato della stampa del Gambia, è stato rivolto dalla Federazione internazionale dei giornalisti e dalla Federazione dei giornalisti africani. Nell’appello le due organizzazioni denunciano come prive di fondamento le accuse di “tradimento” e “sedizione” a carico di Ndey Tapha Sosseh, definito “un difensore della libertà di espressione”. La presa di posizione segue di alcuni giorni l’incriminazione a Banjul di Sosseh, dell’ex ministro per le Comunicazioni Amadou Scattered Janneh e di alcuni dirigenti di opposizione. L’accusa nei loro confronti è aver coordinato un tentativo di colpo di Stato nel maggio scorso. Secondo le organizzazioni firmatarie dell’appello “giornalisti, esponenti della società civile e chiunque provi a denunciare violazioni dei diritti umani da parte del governo del Gambia si trova in una situazione pericolosa”. Yahya Jammeh, al vertice dello Stato dal 1994, è già candidato alle elezioni presidenziali di novembre. - Misna |
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| 26/07/2011 Libia: Mons Martinelli: “Con quale diritto si colpiscono i depositi alimentari?” |
“Si stanno colpendo obiettivi civili come i depositi alimentari” denuncia all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, Vicario Apostolico di Tripoli. “Pochi giorni fa, aerei della NATO hanno colpito un deposito alimentare poco fuori Tripoli, che conteneva olio, pasta, salsa di pomodoro. Un fiume di olio veniva fuori dal capannone distrutto. So che hanno colpito pure un centro sociale. Ma a che titolo si bombarda un centro alimentare?” si chiede il Vescovo. “Inoltre, ma la notizia l’ho saputa in maniera indiretta e non l’ho verificata di persona, vi sarebbero delle manifestazioni sulle montagne nei dintorni di Tripoli a favore di Gheddafi. Anche in questo caso vi sarebbero stati dei bombardamenti. Non ho notizie di vittime, e non credo ve ne siano, ma è chiaro che si vuole incutere paura alla gente bombardando nei pressi delle loro manifestazioni” afferma Mons. Martinelli che riferisce anche della pressione psicologica alla quale è soggetta la popolazione, a causa “dei continui sorvoli degli aerei della NATO, specie la notte”. “I libici dimostrano però riconoscenza nei confronti della Chiesa. Due giorni fa un gruppo di donne è venuto a ringraziarci per le preghiere che abbiamo pronunciato in favore della pace. Ieri ho ricevuto un altro segno, semplice ma toccante, della gratitudine dei libici nei confronti della Chiesa: un signore ci ha regalato una cesta di fichi dicendo ‘questi fichi sono per voi, perché voi siete un segno di amicizia’” conclude Mons. Martinelli. (LM) - Fides |
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