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| News - Fino al
01/09 le news saranno aggiornate in modo saltuario |
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| 11/07/2012 Madagascar: Lemuri a rischio per deforestazione e caccia |
Da quando, nel 1754, Linneo ne comincio' la classificazione dopo averne scoperto i resti di un esemplare in un museo della Scandinavia, i lemuri sono un piccolo enigma per gli studiosi, non per il loro attuale habitat (l'isola del Madagascar), quanto per come l'hanno raggiunto, dato per scontato che la loro origine sia qualche luogo dell'estremo oriente, da cui furono scacciati da altri primati, le scimmie. Ma il lemure ha scelto il Madagascar grazie a quello che l'isola gli ha offerto, in termini di luoghi dove vivere e di occasioni per nutrirsi. Un paradiso (in parte duplicato nelle Comore, dove pero' questi animali potrebbero essere stati portati dall'uomo) che pero' ora e' a rischio, sotto la spinta, innanzitutto, della deforestazione e poi anche della caccia. Un grido d'allarme e' stato lanciato dal gruppo di studio sui primati del Madagascar, in occasione di un seminario in corso ad Antananarivo, la capitale. Sulle 102 specie di lemuri censite sull'isola, ben il 15 per cento e' oggi a rischio sparizione. Le cause sono molteplici, a cominciare dall'aggresisone selvaggia che viene fatta a danno delle foreste e dei loro legni pregiati. C'e' poi l'azione diretta dell'uomo che caccia i lemuri per venderne le pelli o anche per farne del cibo. Le cifre che spiegano questa caccia a fini alimentari sono chiarificatrici. Sui mercati all'aperto delle citta' malgasce un lemure, del peso di circa 10 chilogrammi, puo' costare l'equivalente di cinque dollari, mentre un pollo (che di chili ne pesa molti di meno) costa tre dollari. Quindi, con un lemure una famiglia si nutre per alcuni giorni, con un pollo riesce a sfamarsi per uno. Quindi, ed e' stato questo in sostanza l'appello che il centro studi sui primati del Mafagascar ha lanciato, occorre un grande sforzo, anche internazionale, per impedire l'estinzione di gran parte delle specie di lemuri presenti, anche grazie ad una opera di sensibiizzazione della popolazione a modificare, anche pure parzialmente, le sue abitudini alimentari. I lemuri sono animali dalle diverse abitudini, a seconda delle specie, e quindi in Madagascar sono sia animali notturni (in prevalenza) che diurni (come accade per i catta, i piu' grandi e quindi i piu' ricercati). Con la conseguenza che la caccia e' a ciclo continuo, quasi senza soluzione di continuita'. Il governo di Antananarivo si e' sempre dimostrato sensibile davanti ai problemi dell'ecosistema e dei suoi abitanti, ma la sfida per salvare i lemuri appare ardua, oltre che obiettivamente complicata. Ora la speranza e' che le conclusioni del seminario di Antananarivo possano essere compendiate in una ricerca/appello da proporre in agosto, in occasione della Conferenza internazionale degli studiosi dei primati (in programma in Messico) per andare quindi a caccia, questa volta di finanziamenti. * Diego Minuti - Ansi |
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| 11/07/2012 Mali: Dopo sfregi islamisti, residenti Timbuctu' creano ronde |
Timbuctu' sfida gli integralisti islamici di Ansar al-Dine, i 'Difensori della fede'. La comunita' locale ha deciso di creare delle ronde per proteggere gli antichi mausolei della citta' carovaniera, finiti nel mirino della furia iconoclasta dei qaedisti. L'ultimo sfregio e' avvenuto martedi', quando gli integralisti hanno distrutto due tombe dell'antica moschea di Djingareyber, una delle tre piu' grandi della 'perla del deserto' del Mali. "Abbiamo costituito una brigata di vigilanza in modo che nessuno tocchi i mausolei di Araouane e Gasser-Cheick", ha comunicato Ould Sidy, capo della squadra. "Siamo armati e siamo parecchi", ha aggiunto. "Non permetteremo a gente che non sa nulla dell'Islam di venire a distruggere i nostri tesori. Io ho studiato in Mauritania e Arabia Saudita, nel Corano non si dice da nessuna parte di distruggere le tombe". La scorsa settimana i miliziani qaedisti che hanno occupato il nord del Mali avevano divelto l'entrata di un'altra rinomata moschea di Timbuctu', quella di Sidi Yahya. Nei giorni precedenti si erano accaniti sul mausoleo di Cheick el-Kebir. Fautori di una rigida applicazione delle legge coranica, gli islamisti considerano haram (proibito) ogni forma di adorazione che metta accanto ad Allah altri santi. - Agi |
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| 11/07/2012 Mali: Ansar Dine continua distruzione di siti Unesco a Timbuctù |
Gli estremisti islamici della setta Ansar Dine hanno distrutto altri due mausolei presso una moschea di 700 anni fa nella città maliana di Timbuctù, proseguendo così la distruzione dei siti del patrimonio culturale dall'Unesco. Lo ha fatto sapere Salem Ould elhadj, ricercatore dell'Istituto Ahmed Baba di Timbuctù, secondo cui gli estremisti hanno attaccato le tombe dei due studiosi considerati santi, Baba Babadje e Mahamane Foulane. I loro mausolei si trovano in un cimitero collegato alla pittoresca moschea Djingarey ber, realizzata in fango simile a uno ziggurat mesopotamico. Ansar Dine ha dichiarato di avere "l'ordine divino" di distruggere ogni tomba che sia alta più di 20 centimetri poiché, come spiegato dal portavoce Oumar Ould Hamaha, i residenti di Timbuctù pregano sulle tombe confondendo i santi con Allah. - LaPresse/AP |
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| 11/07/2012 Mozambico
: L'Eldorado, paradiso per pochi |
Enormi giacimenti di carbone, oro, graffite, uranio e la dissennata distribuzione di concessioni per l'estrazione in favore di società e nazioni straniere. La baraonda di corruzioni che arricchisce una piccola parte della popolazione. Solo lo scorso anno 60.000 km quadrati di terre agricole sono stati ceduti, a prezzi irrisori a "coloni" brasiliani. Gli enormi giacimenti di carbone nella provincia di Tete hanno attratto investimenti, imprese di appoggio, di servizi, di costruzioni. Tra il 2009 e il 2011 sono state date 112 concessioni minerarie a compagnie straniere; gli investimenti tra il 2005 e il 2011 sono stati di circa 20 miliardi di euro. Ora il governo ha messo uno stop a nuove concessioni, aprendo la possibilità anche a compagnie mozambicane. Il volano della corruzione. E non c'è solo il carbone. Abbondano anche oro, uranio, grafite, tantalite, pietre preziose. Da sempre i garimpeiros (i cercatori di oro e diamanti) sono al lavoro: basta ricordare le miniere dell'impero di Monomotapa, che tanto alimentarono la leggenda e la brama dei primi coloni portoghesi, fino a identificarlo con il mitico regno di Ofir. In tutto questo carosello di concessioni, la corruzione regna sovrana, sotto le mentite spoglie di partnership e imprese miste. Tutto è concordato a Maputo, sotto l'occhio vigile del Frelimo. La svendita delle terre a coloni brasiliani. Anche le concessioni agricole obbediscono alla stessa logica di partito. Dal 2004 al 2009 sono stati dati in concessione 2,5 milioni di ettari di terre fertili. Lo scorso anno 60.000 km2 di terre agricole sono stati ceduti, a prezzi irrisori e per 50 anni, a "coloni" brasiliani nelle province di Nampula, Niassa e Zambezia, per coltivare soia da mettere sul mercato cinese; 40.000 ettari a imprese vietnamite e 60.000 alla brasiliana Vale nella provincia di Nampula. Le foreste, invece, sono appannaggio di imprese cinesi: l'esportazione massiccia di legname serve a pagare le grandi opere che la Cina sta facendo per il governo (stadio nazionale, aeroporto di Maputo, strade, edifici pubblici e altro). Il landgrabbing dilaga. Il paese è sotto attacco con la pratica del land grabbing, che mette a rischio gran parte della popolazione rurale, obbligata a lasciare le terre o a reimpiegarsi in monocolture per biocombustibili. Al confine con la Tanzania, nel bacino del fiume Rovuma e al largo delle coste, si sono installate imprese petrolifere con le loro piattaforme: la Galp portoghese, l'americana Anadarko, l'italiana Eni. È di pochi mesi fa l'annuncio da parte dell'Eni dell'esistenza di enormi giacimenti di metano: il gas dai campi di Temane e Pande, nella provincia di Inhambane, è già convogliato verso il Sudafrica, in un metanodotto che lambisce Maputo, ma che non ne lascia nel paese nemmeno un metro cubo. Ma all'erario entra meno dell'1%. Da questo "Eldorado" cosa ricava lo stato? Notizia del 9 gennaio scorso: secondo il Supremo tribunale amministrativo, nel 2011 i megaprogetti hanno contribuito per meno dell'1% alle entrate dell'erario. Ogni anno, il governo di questo "Eldorado", diventato ormai un vero paradiso fiscale per le imprese multinazionali, prepara la lista della spesa per i paesi donatori. Questi, però, cominciano a stufarsi e a storcere il naso, davanti a tutto questo ben di Dio che lascia il Mozambico esentasse. Interessa sapere com'è finita la protesta degli abitanti di Cateme? Sono stati presi a manganellate dalle Forze di intervento rapido (Fir), che li hanno dispersi e rincorso fin dentro le loro case fatiscenti. - * L'articolo di Giacomo Palagi è tratto dal sito web di Nigrizia : http://www.nigrizia.it/sito/notizie_pagina.aspx?Id=11988&IdModule=1 – Ripreso da: la Repubblica |
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| 11/07/2012 Nigeria: I militari complici nell’assalto al cimitero nello Stato di Plateau? |
Emergono nuovi particolari sul massacro commesso domenica 8 luglio nel cimitero di Matsi (comune di Barkin Ladi, nello Stato nigeriano di Plateau, vedi Fides 10/7/2012) durante i funerali delle vittime degli assalti del 7 luglio ad alcuni villaggi dell’area. Il deputato Simon Mwadkon, che era presente ed è scampato al massacro, ha reso una testimonianza al quotidiano Nigerian Tribune, in base alla quale sembrano emergere possibili complicità tra gli assalitori e i militari della Joint Task Force (JTF) incaricati di garantire la sicurezza dei presenti. In particolare si afferma che un mezzo militare ha chiuso l’unica via di fuga dal cimitero prima dell’inizio dell’attacco. Al momento dell’assalto, i soldati di guardia si sono dileguati, lasciando un solo poliziotto a guidare i civili nella fuga, che è stata ostacolata dalla presenza del mezzo militare. Dalla testimonianza raccolta dal quotidiano nigeriano emergono anche ritardi nei soccorsi ai due importanti esponenti politici, il senatore federale Gyang Dantong e il capo della maggioranza al Parlamento dello Stato di Plateau, Gyang Fulani, rimasti uccisi nell’assalto. Secondo le autorità locali, i due politici non sono stati colpiti dagli assalitori ma sono morti nella calca durante la fuga precipitosa causata dalla sparatoria. Secondo l’On. Mwadkon i recenti massacri compiuti dai Fulani, pastori in maggioranza di fede islamica, rientrano “nell’agenda dei Fulani fin dalla jihad di Usman Dan Fodio, che l’ha dichiarata al fine di islamizzare l’intero nord. È in agenda fin dal 1804, quando i jihadisti non riuscirono ad impossessarsi della regione del Middle Belt (della quale fa parte lo Stato di Plateau), che intendono usare come trampolino di lancio per catturare il sud. Ritengono infatti che una volta assoggettate le minoranze del nord, queste diventeranno docili strumenti per la conquista del sud”. (L.M.) - Ag. Fides |
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| 11/07/2012 Nigeria: Vertice su sicurezza a Jos, altri 2 villaggi attaccati |
In Nigeria e' in programma per oggi un vertice nazionale sulla sicurezza tra rappresentanti del governo centrale e i presidenti degli stati confederali riuniti nell'influente Nigeria Governors Forum, Ngf (il Paese piu' popoloso del continente e' una Repubblica costituita da 36 stati federati piu' il Distretto autonomo della capitale, Abuja). Il summit e' stato organizzato dopo le violenze degli ultimi giorni nello stato centro-settentrionale di Plateau che hanno provocato un centinaio di vittime, tra cui un politico locale e un senatore nazionale. Nello stato di Plateau, l'epicentro nazionale della confittualita' a sfondo interreligioso, e' tuttora in vigore un coprifuoco, adesso ridotto dalle 19 alle sei del mattino. Nell'area piu' colpita dall'ultima ondata di violenze, a Riyom, poco lontano dal capoluogo Jos, altri due villaggi sono stati attaccati nella giornata di martedi', ma senza causare vittime. "Gli abitanti sono oramai in agitazione e in allerta costante", ha spiegato un testimone alla stampa locale, "quindi sono riusciti a vedere in tempo gli assalitori arrivare dalle colline circostanti e sono riusciti a mettersi in salvo. Nulla pero'", ha concluso il testimone, "e' rimasto in piedi nei due villaggi", di norma un pugno di casupole in argilla e tetti di lamiera, senza strade asfaltate, e tantomeno luce corrente, rete idrica e fognaria. Alcuni dei recenti attacchi sono stati rivendicati da Boko Haram, il gruppo terroristico islamico di matrice islamica che sostiene ufficialmente di voler islamizzare l'intera nazione. "Non e' vero", dice all'Agi una fonte delle forze dell'ordine nigeriane, "in questo tipo di violenze il terrorismo, cosi' come l'appartenenza religiosa, non c'entra nulla". Gli inquirenti nigeriani confermano che "i sospettati delle ultime stragi nello stato di Plateu sono alcuni gruppi di Fulani", tribu' di pastori nomadi diffusa nel nord della Nigeria a maggioranza islamica. I villaggi colpiti, nell'ancestrale lotta per la conquista di pascoli e risorse idriche, sono invece abitati da gruppi etnici stanziali e autoctoni della regione, come i Birom, a maggioranza cristiana. - Agi |
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| 11/07/2012 Nigeria: 800 donne incinte muoiono al giorno, record mondo |
La Nigeria e' la nazione al mondo con i peggiori tassi di mortalita' infantile e materna. Nel Paese piu' popoloso del continente (160 milioni di abitanti) il numero di bimbi che muore al momento del parto e' di 545 ogni 100mila nati vivi. Tra le madri, in base ai risultati di uno studio delle Nazioni Unite elaborato su dati del 2010, ben 75 ogni mille muore al momento del parto: tradotto in cifre assolute significa che in Nigeria ogni giorno muoiono 800 donne durante il parto o, piu' in generale, per complicazioni durante la gravidanza, "e molto spesso per cause che potrebbero essere facilmente prevenute", denuncia Babatunde Oshotimehin, funzionario nigeriano delle Nazione Unite. - Agi |
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| 11/07/2012 R. D. Congo: Oltre 220.000 sfollati interni per ammutinamento dei militari |
Oltre 220.000 persone sono sfollate nell’est della Repubblica Democratica del Congo da quando un gruppo di militari disertori delle forze armate nazionali congolesi (FARDC) ha dato vita ad una nuova formazione di guerriglia, l’M23. Il dato è riportato dell’agenzia IRIN, promossa dall’ufficio ONU per il coordinamento degli affari umanitari, secondo la quale gli sfollati interni nella regione hanno superato i due milioni, per la prima volta dal 2009. Circa 20.000 congolesi, tra cui 600 soldati delle FARDC, hanno cercato rifugio in Uganda e in Rwanda. Quest’ultimo Paese è però accusato di appoggiare l’M23 da un rapporto di Human Rights Watch, pubblicato all’inizio di giugno, e da una relazione aggiuntiva al rapporto del Gruppo di esperti sulla RDC (vedi Fides 27/6/2012). L’appoggio rwandese consisterebbe, secondo il documento ONU, nel rifornimento di armi, nel trasporto di uomini ed equipaggiamenti dell’M23 attraverso il territorio rwandese, e nel reclutamento di rwandesi e congolesi che vivono in Rwanda da inserire nelle file del movimento. Il documento afferma inoltre che il Rwanda appoggerebbe altri 6 gruppi armati attivi nella regione. Le accuse sono state respinte del governo di Kigali. Il Rwanda afferma che il suo unico interesse nell’est della RDC deriva dalla presenza nell’area delle Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda (FDLR), un gruppo formato inizialmente dalle milizie hutu responsabili dei massacri rwandesi del 1994 che hanno trovato rifugio nell’allora Zaire. Ma il rapporto ONU afferma che tra le persone reclutate dal governo rwandese per rimpolpare i ranghi dell’M23 vi sarebbero pure ex appartenenti alle FDLR che si erano arresi e si erano ristabiliti in Rwanda. Come più volte denunciato da più parti, compresi i missionari e gli stessi Vescovi congolesi, l’instabilità dell’est della RDC è funzionale alla predazione delle enormi ricchezze naturali dell’area. I Vescovi hanno ribadito la loro netta opposizione alla “balcanizzazione del Paese” (vedi Fides 10/7/2012), che potrebbe iniziare proprio dall’est, staccando le due province del Kivu dal resto del Paese. (L.M.) - Ag. Fides |
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| 11/07/2012 Tunisia: Scioperi, proteste e scontri |
Proteste sempre più violente in Tunisia per i licenziamenti decisi da alune imprese. A Kasserine scontri tra forze dell’ordine e manifestanti, dopo che questi ultimi hanno costretto numerosi commercianti a chiudere i negozi e appiccato roghi per le vie della città. La difficile situazione va avanti dal 2 luglio. - Euronews |
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| 10/07/2012 Africa: Pesca illegale e sovrasfruttamento minacciano milioni di persone |
Si pesca illegalmente e senza regole in molti mari del mondo, al largo delle coste dell’Africa occidentale e nel Corno d’Africa per esempio, con perdite che oscillano tra i 10 e i 23 miliardi di dollari l’anno. Lo denuncia l’ultimo rapporto dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Agricoltura e l’Alimentazione (FAO) sulla pesca e l’acquacoltura, SOFIA 2012. La gran parte del pesce viene pescato nelle acque dei paesi in via di sviluppo, senza controlli né adeguati sistemi di monitoraggio che possano prevenirne lo sfruttamento. Di solito sono le grandi navi da pesca, spesso anche prive di autorizzazione, che solcano i mari ‘rubando’ il pesce alle piccole piroghe dei pescatori locali e rendendo, di fatto, le comunità più vulnerabili. Sovra-sfruttamento e povertà infatti sono due facce di una stessa medaglia. Il pesce pescato dai pescatori locali, a differenza di quello preso dalle grosse navi, influisce direttamente sulla vita di oltre 357 milioni di persone, il che significa che più del 90% dei pescatori del mondo gioca un ruolo determinante per la sicurezza alimentare e la povertà. Toglierlo a loro per destinarlo alla grande distribuzione significa destabilizzare l’economia di società che dalla pesca su piccola scala traggono grandi vantaggi. Il rapporto della FAO denuncia numeri allarmanti: oltre il 30% delle acque viene eccessivamente sfruttato, il 57% è pienamente sfruttato, e solo il 13% è poco sfruttato. Per gli autori del dossier, l’unico rimedio è la prevenzione. Vietare la pesca tutti i giorni, per esempio, ridimensionare le flotte, scoraggiare o vietare pratiche di pesca dannose, riservare alla costa solo la pesca su piccola scala. Così, si ripopolerebbero le aree marine devastate dalla pesca sfrenata. Le Filippine, per esempio, continuamente “minacciate” dalle flotte cinesi nel Mar Cinese Meridionale, stanno cercando di affrontare il problema del sovra-sfruttamento grazie a una serie di accordi tra gli enti locali, per vietare la pesca su larga scala. La conseguenza più grave del sovra-sfruttamento è lo spreco quotidiano di pesce. Ogni giorno infatti, o perché si deteriora, o perché non riesce a raggiungere il mercato nei tempi previsti, un’enorme quantità di pesce, già pescato, finisce nella spazzatura. Nel solo 2010, sono stati pescati 128 milioni di tonnellate di pesce destinati al consumo, una media di 18,4 kg a testa. L’Asia ne ha consumati i due terzi, cioè 85,4 milioni, mentre l’Africa ne ha consumato una quantità esigua, solo 9,1 milioni di tonnellate. Molti paesi produttori come il Sudafrica, il Malawi, il Congo, il Gabon, hanno addirittura ridotto il consumo di pesce, perché la quantità prodotta non si è adeguata alla crescita della popolazione. Dal 2009 fino alla fine del 2011, inoltre, complice la crisi economica, anche le importazioni ittiche africane erano diminuite. Ma i primi mesi del 2012 hanno dato segni di un risveglio, nonostante i prezzi del pesce siano aumentati a causa di un’impennata dei costi dell’energia elettrica. E per il futuro immediato, nessuna speranza di sconti. * Serena Grassia - Atlasweb |
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REDAZIONE AFRICA
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C.P. 61
24047 Treviglio (BG)
Tel. 0363.44726
Fax 0363.48198
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