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| News - Fino al
01/09 le news saranno aggiornate in modo saltuario |
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| 10/11/2012 Sudafrica: 40 anni di carcere a trafficante corni rinoceronte |
Un trafficante di corni di rinoceronte thailandese è stato condannato oggi in Sudafrica a 40 anni di carcere. Lo hanno riferito i media nazionali, ricordando che Chumlong Lemtongthai, 44 anni, si era dichiarato colpevole di caccia di frodo contro i rinoceronti per rivenderne i corni sul mercato nero della medicina tradizionale asiatica. La condanna, estremamente severa, rispecchia la preoccupazione del Sudafrica per l'incremento del traffico di corni di rinoceronti registrato nell'ultimo anno: nei parchi frequentati dai turisti, la caccia di frodo è diventata un'attività molto redditizia, con almeno 488 rinoceronti uccisi tra gennaio e ottobre 2012, di cui oltre 300 nel famoso parco Kruger, al confine con il Mozambico. "Siamo molto soddisfatti per il verdetto - ha detto alla France presse un portavoce della procura generale - riteniamo possa mandare un messaggio molto forte: noi sudafricani faremo il possibile per tutelare il nostro patrimonio". (fonte Afp) - TMNews |
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| 10/11/2012 Sudan: Appello dai Monti NubaAppello dai Monti Nuba |
I residenti di Kauda nei Monti Nuba hanno lanciato un appello alla comunità internazionale perché eserciti pressioni sul governo sudanese al fine di fermare i bombardamenti sui civili. I Monti Nuba fanno parte del Sud Kordofan, stato del Sudan, al confine con il Sud Sudan, dove i ribelli dello SPLM-N (Movimento di Liberazione del Popolo Sudanese, Nord) si battono contro l’esercito di Khartoum. Gli aerei sudanesi bombardano obiettivi civili nelle aree controllate dai ribelli dello SPLM-N dallo scoppio della guerra, nel giugno del 2011. Un abitante del posto, parlando con il Sudan Catholic Network ha detto che i bombardamenti aerei casuali hanno lo scopo di terrorizzare la popolazione prendendo di mira scuole, aziende agricole e mercati. Egli ha aggiunto che il governo di Khartoum vuole distruggere il popolo dei Monti Nuba. Un altro abitante ha aggiunto che le bombe hanno ucciso migliaia di vite innocenti, distrutto diverse fattorie e bruciato le colture. - Ag. Fides |
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| 08/11/2012 Algeria: Ucciso mentre consegna pane a militari |
Un uomo è morto ed un altro è rimasto gravemente ferito, ieri sera, in un attentato dinamitardo che ha preso di mira i due dipendenti di un panificio che, a bordo di un veicolo, stavano per fare delle consegne ad un accampamento militare a Aït Yahia Moussa. Il comune si trova a circa 25 chilometri da Tizi Ouzou, la più importante città della Cabilia. La bomba è stata fatta esplodere con un comando a distanza al passaggio del veicolo con i due operai, che sono stati immediatamente soccorsi dagli stessi soldati e trasferiti nell'ospedale Krim Belkacem di Draâ El Mizan. Uno dei due feriti è deceduto subito dopo il ricovero. I soldati dell'accampamento obiettivo dell'attentato hanno fatto scattare una operazione di rastrellamento. - Swissinfo |
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| 08/11/2012 Burundi: Rifugiati di ritorno dalla tanzania, il nodo della terra |
Risolvere il nodo della terra per facilitare il rientro in patria di centinaia di burundesi rifugiati dagli anni della guerra civile nella vicina Tanzania: è la sfida che tocca alle provincie meridionali di Makamba e Bururi, zona di cui molti di loro sono originari. L’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), i governi di Bujumbura e Dar es Salaam hanno annunciato che entro la fine dell’anno dovrebbe essere rimpatriata la maggioranza dei 35.000 burundesi scappati nel 1993, all’inizio del conflitto conclusosi dieci anni dopo. “Il governo farà il possibile per risolvere il problema della proprietà dei terreni che sta riguardando i rifugiati rientrati in patria a partire dal 2005” ha dichiarato il ministro per la Solidarietà, Clotilde Nizigama. Un problema particolarmente sentito nel comune di Rumonge, nella provincia di Bururi, che ha accolto centinaia di cittadini rifugiati fino a pochi mesi fa nei campi tanzaniani di Mtabila, Mutambara, Busembwa e Buzimba. La maggior parte dei titoli di proprietà individuali sono stati rilasciati dalle autorità nel 1972, all’epoca di un altro conflitto etnico tra hutu e tutsi combattuto all’indomani dall’indipendenza dal Belgio. Oltre alle rivalità per l’accesso alla terra, i rifugiati si sono lamentati per l’insicurezza e i pregiudizi subiti una volta di ritorno nei comuni di origine. All’inizio del mese più di 150 rifugiati, di cui 85 bambini, hanno lasciato il campo tanzaniano di Mtabila e sono stati accolti sul sito di Mabanda prima di rientrare nei villaggi nativi. Hanno usufruito di tre mesi di cure e di due anni di istruzione gratuita per i propri figli ma anche di sei mesi di servizi amministrativi senza pagamento per il rilascio di documenti e certificati. Nel campo di Mtabila sono ancora stabiliti decine di migliaia di rifugiati ai quali le autorità di Dar es Salam avevano chiesto di lasciare il paese al più tardi entro il 31 ottobre del 2012. L’instabilità seguita alle elezioni contestate del 2010, con un clima segnato da numerosi episodi di violenza, casi di sparizioni forzate e omicidi, ha influenzato la scelta di molti rifugiati burundesi di rimandare il ritorno in patria. - Misna |
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| 08/11/2012 Mali: Intervento militare, cedeao accelera e ribelli frenano |
Si riuniranno domani ad Abuja i ministri degli Esteri e della Difesa dei paesi dell’Africa occidentale, in preludio al vertice dei capi di Stato che si terrà l’11 novembre: lo ha annunciato dalla capitale nigeriana Sunny Ugoh, portavoce della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Cedeao). Ha poi precisato che, dopo la sua approvazione, il piano di intervento militare africano nel Nord del Mali sarà trasmesso tramite l’Unione Africana (UA) al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite prima del 15 novembre, giorno in cui scade il termine di 45 giorni stabilito dalla risoluzione approvata il mese scorso. Il 12 ottobre la massima istituzione Onu ha dato il suo consenso unanime al testo presentato dalla Francia, chiedendo ai paesi della Cedeao di precisare i piani in vista di un intervento armato nelle regioni settentrionali. Ieri a Bamako i capi di stato maggiore dell’Africa occidentale hanno approvato il piano in questione per riconquistare i due terzi del territorio maliano passato sette mesi fa sotto il controllo di gruppi armati islamici e tuareg, locali e stranieri. “Siamo molto soddisfatti. E’ un piano ambizioso che coinvolgerà più di 4000 uomini. Ci siamo messi d’accordo sulla composizione della forza, il suo finanziamento e i mezzi necessari” ha dichiarato il colonnello-maggiore maliano Ibrahim Dembélé. Inoltre i capi di stato maggiore hanno chiesto alla Cedeao, in collaborazione con l’UA, di mettere in piede un comitato ristretto di personalità competenti per precisare ulteriormente il piano militare e organizzare una conferenza di donatori. Finora nessuna informazione è stata diffusa in merito al costo della forza armata regionale né sugli eventuali finanziatori della ‘Missione internazionale di sostegno al Mali’ (Misma), nome dato dalla Cedeao. Intanto a Ouagadougou proseguono colloqui avviati la scorsa settimana dalla mediazione burkinabe con alcuni gruppi ribelli maliani, tra cui i tuareg del Movimento nazionale di liberazione dell’Azawad (Mnla). Da canto suo Mohamed Ag Aharid ha messo in guardia la comunità regionale sul fatto che “in caso di intervento straniero è tutta la regione che rischia di infiammarsi, non solo il Mali”. Il portavoce degli islamici di Ansar Al Din ha poi “condannato la scelta di risolvere il problema con la forza”, aggiungendo che “se siamo obbligati ad andare in guerra, faremo la guerra (…) poi alla storia rimarrà che una coalizione internazionale si è mossa contro il popolo tuareg”. Se ha formalmente respinto ogni forma di terrorismo e di estremismo, Ag Aharid non ha precisato la natura dei rapporti intrattenuti con Al Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi) “la cui forza è la mobilita, per cui non si può pensare di attaccarlo in un luogo piuttosto che in un altro. E’ ovunque in territorio maliano e nel Sahel”. Il mese scorso testimoni locali e fonti di sicurezza maliane hanno riferito dell’arrivo nel Nord del Mali di centinaia di jihadisti giunti dal Sudan e dal Sahara occidentale. Notizie delle ultimi giorni parlano di numerosi africani ma anche di europei che cercano di raggiungere il Mali transitando per il Niger. - Misna |
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| 08/11/2012 Mozambico
: Istituita la più grande riserva marina del continente |
Il governo del Mozambico ha annunciato la creazione di una riserva naturale marina estesa per 10.400 chilometri quadrati al largo della costa di Angoche, nella provincia settentrionale di Nampula. La riserva, che rappresenta la più grande area marina protetta in tutto il continente africano, comprende l’arcipelago di Primeiras e Segundas, una catena di dieci isole scarsamente abitate e due barriere coralline situate tra la costa mozambicana e l’isola del Madagascar. A darne notizia è stato il vice ministro della Giustizia e portavoce del governo di Maputo, Alberto Nkutumula, sottolineando come la creazione della riserva consentirà la protezione di numerose specie di animali in via d’estinzione, come tartarughe marine e dugonghi. Le autorità governative, secondo i media nazionali, stanno discutendo un piano per la gestione dell’area protetta, che dovrebbe essere approvato a breve e garantirà la promozione di un turismo ambientale sostenibile e la creazione di nuovi posti di lavoro per gli abitanti della regione. * Maria Scaffidi - Atlasweb |
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| 08/11/2012 Niger: Inondazioni, a Diffa e’ emergenza umanitaria |
A poche settimane dalle inondazioni causate dallo straripamento del Komadougou Yobé, un corso d’acqua la cui fonte è nella vicina Nigeria, nella regione sud-orientale di Diffa decine di villaggi sono ancora sott’acqua. Ma l’emergenza umanitaria potrebbe presto riguardare anche il capoluogo di Diffa, minacciato dall’insolito rialzamento del corso d’acqua che in pochi giorni ha raggiunto i quattro metri, il livello più alto degli ultimi 60 anni. In Nigeria da luglio lo stesso fiume ha già mietuto almeno 363 vittime e 2,1 milioni di sfollati. L’ultimo bilancio diffuso a Niamey dall’Ufficio dell’Onu per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha) fa riferimento a migliaia di persone senza tetto, 91 villaggi e più di 2000 risaie e terreni agricoli inondati. Gli sfollati vivono in condizioni precarie sotto tende in campi allestiti in modo improvvisato, come quello sorto nel comune di Chetimari, dove scarseggiano medicinali e acqua potabile e si temono epidemie di colera e malaria. Un migliaio di disastrati è stato evacuato verso la confinante Nigeria grazie all’intervento delle forze armate, della protezione civile e della Croce Rossa del Niger. Negli ultimi mesi le autorità di Niamey hanno invece dovuto fare i conti con un nuovo ciclo di siccità e carestia, in un paese dove la maggioranza dei bambini di meno di cinque anni soffre di malnutrizione cronica. Inoltre crescono i timori per la sicurezza del territorio nazionale, già teatro in passato di una ribellione tuareg, come conseguenza della guerra civile in Libia del 2011 e dell’attuale crisi nel vicino Nord del Mali. Dieci giorni fa migliaia di persone sono scese in piazza nella capitale per protestare contro il carovita, in particolare il recente rincaro del prezzo del carburante nonostante l’inaugurazione un anno fa della raffineria di Zinder, la prima in funzione in Niger. - Misna |
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| 08/11/2012 Nigeria: Boko Haram: salta il mediatore, trattativa più lontana |
L’ex capo di Stato Muhammadu Buhari ha respinto una proposta di svolgere un ruolo di mediatore in una possibile trattativa tra il governo e Boko Haram, un gruppo armato radicato nel nord della Nigeria: lo riferiscono oggi diversi quotidiani, dal This Day al Daily Trust. Buhari, una figura influente nonostante la sconfitta alle elezioni vinte nell’aprile scorso dal presidente Goodluck Jonathan, ha parlato ad Abuja durante una conferenza stampa del suo Congresso per il cambiamento progressivo. Le sue dichiarazioni seguono una proposta avanzata nel corso di una conferenza stampa telefonica da un portavoce di Boko Haram, secondo il quale il negoziato si sarebbe dovuto tenere in Arabia Saudita. Dopo aver sostenuto che né lui né il suo partito hanno rapporti con esponenti di Boko Haram, Buhari ha detto: “Come posso rappresentare persone che non conosco e che combattono per una casa nella quale non credo? Come posso lavorare per un governo che ha fallito nel compito di proteggere le vite e le proprietà dei nigeriani nonostante avesse l’esercito e tutte le risorse necessarie?” Alle ultime elezioni, Buhari ha ottenuto la maggioranza dei voti in gran parte degli Stati del nord semiarido e a maggioranza musulmana della Nigeria, le regioni dove Boko Haram ha le sue roccaforti e dove i suoi attentati sono più frequenti. Il gruppo sostiene di battersi per l’applicazione della legge islamica in tutto il paese, non solo nel nord ma anche nelle regioni del sud petrolifero e per lo più cristiano delle quali è originario Jonathan. Secondo stime diffuse dall’esercito nigeriano, dal 2009 le violenze riconducibili a Boko Haram hanno causato 3000 vittime. - Misna |
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| 08/11/2012 Somalia: L’Onu rinnova il mandato alle forze di pace |
Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha esteso di quattro mesi, fino al 7 marzo 2013, il mandato della forza africana di pace l’Amisom in Somalia e rinnovato, per lo stesso arco di tempo, l’embargo sulle armi, al centro di un acceso dibattito negli ultimi giorni, come riporta l’agenzia Misna. Diplomatici delle Nazioni Unite hanno spiegato che la decisione di rinnovare il mandato di soli quattro mesi, invece dei soliti 12, risponde alla necessità di aggiornare le regole di ingaggio – vista la mutata situazione sul terreno. Il Consiglio di Sicurezza aveva decretato l’embargo sulle armi nel Paese nel 1992, nel tentativo di bloccare l’afflusso di rifornimenti ai signori della guerra che l’anno precedente avevano rovesciato il governo del presidente Siad Barre. L’embargo sull’esportazione di carbone da Porto di Kisamyo, principale fonte di reddito per gli insorti al Shabaab, risale invece al febbraio scorso. Allo stato attuale sono 17.600 i soldati di Amisom, per lo più ugandesi e burundesi, presenti in Somalia. Il recente rapporto di esperti in cui il governo di Kampala e quello di Kigali (Rwanda) sono accusati di sostenere e armare una ribellione nell’Est del Congo, rischia di avere ripercussioni sui delicati equilibri somali – spiega l’agenzia Misna- poiché l’Uganda ha minacciato di ritirare il suo contingente se le accuse verranno formalizzate. Intanto, sul piano politico, procede il percorso di transizione sancito nella “road map” e culminato con l’elezione del presidente Hassan Sheikh Mohamud. Questi ha presentato lunedì una lista di nomi per il nuovo governo che dovrà presentarsi nei prossimi giorni in Parlamento per il voto di fiducia. (C.S.) - Radio Vaticana |
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