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13/11/2012 Africa: Le donne, le “Primavere Arabe” e la politica

Mabrouka M’barek ha 32 anni, due bambini piccoli e gli occhi ancora pieni di stupore. E’ tunisina ed è una delle donne nominate l’anno scorso all’Assemblea Costituente. La nuova Costituzione nascerà anche dalla sua mente e dalla sua anima. Mi sento una “madre fondatrice” ha raccontato all’International Herald Tribune, “perché non avrei mai pensato di contribuire alla scrittura del documento che indicherà la strada alla Tunisia del futuro”. La presenza maschile è ridondante, quasi schiaccia la politica post-rivoluzionaria, ma le donne, sempre più istruite, a fatica si stanno ritagliando spazi decisionali importanti. In Tunisia, in Egitto, in Libia, in Yemen e in Siria, sono state in prima linea durante le rivoluzioni, che non saranno mai del tutto realizzate finché le donne non avranno un ruolo nella vita politica ed economica. In questa loro lentezza a entrare nella vita pubblica le Nazioni Unite hanno scorto i motivi dell’instabilità dei loro paesi. Ma per fortuna oggi alcuni leader stanno riconoscendo la necessità di un cambiamento. Il mese scorso in Libia Mohamed Sowan vantava che la sua “Fratellanza Musulmana”, affiliata al partito Giustizia e Sviluppo, ha eletto il maggior numero di donne in parlamento. In Tunisia, Rachid al-Gannouchi, la forza intellettuale di Ennahda, si aspetta che alle prossime elezioni la metà dei candidati sia donna. Oggi all’Assemblea Costituente siedono 49 donne su 217 seggi e la grande maggioranza di loro, 42, appartengono a Ennahda. In Libia ne siedono 33 su 200.
Ma i numeri non fanno la storia. A Tripoli le donne sono in Parlamento ma le loro istanze sono subordinate ai problemi di sicurezza di un paese che ancora trema tra colpi di pistole e ritorsioni. D’altro canto nel mondo arabo le donne continuano a subire pressioni a non intraprendere carriere di successo, spiega Alaa Murabit, fondatrice della ONG “La voce delle donne libiche”. Il consiglio nazionale siriano, gruppo di opposizione in esilio, non è riuscito a nominare neanche una donna nella conferenza di Qatar di giovedì scorso. In Egitto la strada è così pericolosa per le donne che i poliziotti stanno seguendo un corso specifico per proteggerle dai molestatori. La giornalista americana Mona Eltahawy, che l’anno scorso fu picchiata dalle forze dell’ordine egiziane durante le elezioni, arriva addirittura a dire che gli arabi odiano le donne.
Le nuove costituzioni a questo punto giocheranno un ruolo chiave nell’emancipazione femminile, e questo spiega perché i dibattiti in assemblea a volte sono molto accesi. In Egitto, i 100 membri dell’Assemblea Costituente litigano su una manciata di problemi, ma tra questi spiccano i diritti delle donne. Martedì scorso hanno eliminato una disposizione sul matrimonio e l’eredità dal sapore di Sharia, ma i salafiti, ultraconservatori, fanno pressioni perché non si esageri con i diritti femminili: i due sessi devono essere distinti e le donne devono essere velate. Persino in Tunisia, più laica per tradizione, da quando la rivoluzione è finita le donne scendono in piazza di continuo perché hanno paura per le conquiste ottenute con la Costituzione del 1956. Gli islamisti pretendevano di togliere dalla Carta la parità dei sessi e di sostituirla con la complementarietà, ma dopo una lunga discussione i laici ed Ennahda hanno garantito i diritti universali. Anche se finché la Costituzione non sarà ufficialmente varata nessuna si sente al sicuro.
Eppure la Primavera Araba ha permesso alle donne di sognare in grande. “Le ragazze si immaginano un futuro da ministro o presidente e prima questo non era possibile”, racconta Murabit. “Ma sancire i diritti in una Costituzione e renderli effettivi è una sfida difficile. La rivoluzione è fatta di due passaggi: rompere e costruire. Abbiamo rotto e adesso dobbiamo costruire”, conclude Murabit. * Serena Grassia - Atlasweb

 
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13/11/2012 Egitto: Fermati terroristi legati ad assalto missione Usa Bengasi

Le autorità egiziane hanno smantellato un'organizzazione terroristica legata al gruppo libico responsabile dell'attacco al consolato Usa di Bengasi del settembre scorso. E' quanto riporta oggi il quotidiano egiziano 'Bawabat all Wafd' (Portale di al Wafd", partito laico). Secondo il quotidiano, citato da al Arabiya, le forze di sicurezza egiziane hanno trovato un documento intitolato 'La Conquista dell'Egitto: proclamazione del Califfato d'Egitto', che sarebbe stato diffuso nelle ultime due settimane alle 22 cellule dell'organizzazione presenti in tutto il Paese. Il piano prevedeva l'assassinio del Presidente della Repubblica, del Papa dei copti e di numerose altre personalità del mondo politico, della sicurezza e dei media; attentati in simultanea contro strutture sensibili; presa di controllo delle principali strade che collegano la capitale alle principali province del paese; e conquista dei punti di controllo della rete di telecomunicazione interna. (segue) Sim/Fth 131352 nov 12 - TMNews

 
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13/11/2012 Guinea Bissau: Militari e presunti mercenari nella regione di Gabu

La presenza di mercenari sarebbe alla base del grande dispiegamento di uomini e di mezzi che l’esercito ha disposto da alcuni giorni nella regione di Gabu, nell’estremo est del paese. Nei giorni scorsi il portavoce dello stato maggiore dell’esercito, Dabana na Walna, aveva sostenuto che mercenari si stavano preparando in un paese vicino con lo scopo di destabilizzare la Guinea Bissau A una domanda rivoltagli ieri su questo argomento da un giornalista di Radio Sol Mansi, il portavoce del governo di transizione ha preferito glissare confermando smentendo. Sulla base di informazioni riferite da Radio Sol Mansi, le forze armate della Guinea Bissau sono attualmente in stato di massima allerta e un numero considerevole di soldati è stato dispiegato a Gabu, in particolare lungo la frontiera con la Guinea Conakry. La stretta dell’esercito è palpabile anche a Bissau e in altre zone del paese dove sono stati disposti numerosi posti di blocco. In realtà, non è chiaro cosa stia avvenendo nel piccolo paese dell’Africa occidentale che deve ancora trovare i giusti equilibri in seno alla transizione seguita al colpo di Stato dello scorso 12 aprile. L’esercito resta tuttora in pieno controllo della situazione mentre il paese sembra sempre di più subire gli effetti dei trafficanti internazionali di stupefacenti che qui hanno trovato protezioni e basi logistiche nella rotta tra America latina ed Europa. - Misna

 
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13/11/2012 Kenya: Nairobi, via dal traffico sul nuovo treno pendolari

Un nuovo treno pendolari collegherà il congestionato centro di Nairobi con la periferia. A inaugurarloriferisce la stampaè stato un primo passeggero d’eccellenza, il presidente Emilio Mwai Kibaki a bordo del quale il convoglio ha percorso i 16 chilometri che separano la cittadina di Syokimau, nell’est, con il cuore pulsante della capitale. “Il treno riesce a percorrere il tragitto in appena 15 minuti, mentre in macchina, nell’ora di punta, possono volerci anche due ore” spiega l’emittente Kenya broadcasting television (Kbc) mostrando le immagini della nuova stazione di Syokimau, dotata di obliteratrici automatiche e tornelli su cui spiccano grandi schermi digitali con l’orario aggiornato delle corse in arrivo e in partenza. Il treno pendolari costituisce già il mezzo più economico per raggiungere il centro di Nairobi, ad un costo di 2 dollari e mezzo la corsa e rientra nell’ambito di Vision 2030, ambizioso progetto del governo per il rinnovo delle infrastrutture della capitale. Tra gli altri progetti in corso c’è l’autostrada a otto corsie che collega la città con il nuovo e residenziale sobborgo di Thika, a circa 40 chilometri e un’altra linea ferroviaria che collegherà Nairobi alla zona periferica di Kayole. - Misna

 
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13/11/2012 Kenya: Lamu, Mombasa e Lago Vittoria, nascono le zone economiche speciali

Il governo di Nairobi ha approvato la legge che istituisce nel paese tre ‘Zone economiche speciali’, volte a favorire una più rapida industrializzazione grazie all’esenzione per gli investitori del pagamento di numerose tasse. Secondo i media keniani, le tre zone economiche speciali saranno realizzate alla periferia della città di Kisumu, dove si trova un importante porto sul lago Vittoria, e nelle città costiere di Lamu e Mombasa. In base al comunicato diffuso dal governo, le tre zone che si estenderanno complessivamente su una superficie di 3400 chilometri quadrati favoriranno la creazione di nuovi posti di lavoro e contribuiranno rapidamente alla ricchezza del paese. Situate in prossimità dei più importanti centri portuali del paese e dotate di buone infrastrutture di trasporto, le tre zone economiche speciali dovrebbero attrarre investimenti dall’estero per la creazione di impianti industriali. Critiche sono giunte da alcuni esponenti politici per il timore che la produzione dei futuri impianti sia destinata esclusivamente all’esportazione e che le agevolazioni fiscali possano nascondere una disparità di trattamento salariale e sindacale per i lavoratori che vi saranno impiegati.* Michele Vollaro - Atlasweb

 
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13/11/2012 Kenya: Diffusione di armi e preoccupazioni per le prossime elezioni

È di 42 poliziotti uccisi l’ultimo bilancio della strage avvenuta il 10 novembre nella località di Baragoi, nel nord del Kenya, dove da diverso tempo le razzie di animali tra gruppi di pastori Samburu e Turkana provocano decine di morti. “La polizia era intervenuta in forze, con più di 100 uomini, per cercare di mettere ordine nell’area e recuperare il bestiame rubato, al fine di impedire che le razzie di bestiame provocassero un altro bagno di sangue come quello accaduto due mesi fa nel Distretto del Fiume Tana, dove oltre 100 persone furono uccise (vedi Fides 13/9/2012)” dice all’Agenzia Fides una fonte della Chiesa locale che per motivi di sicurezza chiede l’anonimato. “I poliziotti si sono però trovati di fronte a banditi meglio armati di loro che gli hanno teso un agguato massacrandoli”. “Questo episodio è allarmante perché il prossimo anno in Kenya si terranno le elezioni parlamentari. Si teme che si riproducano le violenze post-elettorali del 2007-2008, che provocarono migliaia di morti” afferma la fonte di Fides. Nel Paese si parla da tempo di reti terroristiche che stanno importando grandi quantitativi di armi dalla Somalia e da altri Paesi vicini, al fine di provocare violenze in occasione delle elezioni con conseguenze peggiori di quelle precedenti. Negli scontri del 2007-2008 sono state usate frecce e lance, adesso si teme che verranno usati fucili d’assalto e bombe”. Questo allarme però non sembra essere stato accolto con sufficiente attenzione dalle autorità, nemmeno dopo la strage di decine di poliziotti, perché, come spiega la nostra fonte “siamo già in campagna elettorale, i politici e la stampa non hanno dato grande risalto al massacro dei poliziotti perché mette in luce la debolezza dello Stato”. - Ag. Fides

 
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13/11/2012 Libia: Ex amazzone Gheddafi uccisa al Cairo, e' crimine d'onore

Una delle amazzoni dell'ex leader libico Muammar Gheddafi e' stata assassinata nel suo appartamento di Nasr City, un distretto del Cairo, dove si era rifugiata assieme ad altri membri della sua famiglia dopo la caduta del regime di Tripoli. La donna, Zahra al-Bougheishi, e' stata colpita da dieci coltellate in tutto il corpo e trovata riversa sul pavimento in un lago di sangue. A rinvenire il cadavere, come si legge sul sito della tv araba 'Al-Arabiya', e' stata la sorella di Zahra, che dopo aver tentato invano per giorni di contattarla telefonicamente, si e' recata di persona all'appartamento, dove e' stata costretta a sfondare la porta con l'aiuto di alcuni vicini. - Adnkronos/Aki

 
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13/11/2012 Libia: Arrivano ministri francesi per sostegno e affari

Vuole segnare il “sostegno” della Francia al “processo di transizione democratica” e alle nuove autorità la visita del ministro degli Esteri francese Laurent Fabius ieri in Libia. Accompagnato dal ministro per la Regolazione delle attività produttive Arnaud Montebourg, la visita di Fabius assume sia un carattere politico che economico. Si attende dal ministro degli Esteri un intervento dinanzi al Congresso eletto lo scorso 7 lugliosarà il primo di un rappresentante di un paese estero, secondo il Quai D’Orsay – e colloqui con il presidente Mohamed Megarief, il primo ministro Ali Zeidan e i responsabili della Cooperazione, dell’Industria e del Petrolio. Montebourg accennerà alle autorità libiche la possibilità di un’alleanza tra i due fondi sovrani nazionali, il Libyan Investment Authority e il Fonds stratégique d’investissement, in vista della ripresa di una raffineria in Francia, la Petroplus a Petit-Couronne, vicino Rouen, nella circoscrizione dove Fabius è stato eletto per trent’anni. “La Francia non è estranea alla liberazione della Libia…Chiederò al tribunale del Commercio di esaminare la possibilità che i nostri amici libici investano eventualmente in questa raffineria” ha detto Montebourg, riferendosi alla Petroplus, in liquidazione giudiziale. “Tale impegno sul suolo francese – ha precisato il ministro Montebourgpotrebbe trovare una reciprocità in Libia”.* Celine Camoin - Atlasweb

 
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13/11/2012 Mozambico : Oltre 130 mila famiglie vittime di carestia nella provincia di Tete

Oltre 130 mila famiglie stanno vivendo una grave carestia nella provincia nordoccidentale mozambicana di Tete. L’emittente locale Radio Mozambique ha riferito che la situazione è particolarmente grave nel distretto di Cahora Bassa, dove la gente è costretta a nutrirsi di frutti di bosco e radici. Tete è ricca di mais, ma l’ultima campagna agricola non ha prodotto nulla nel distretto. Le autorità della provincia hanno esortato i residenti a vendere il loro bestiame così da poter acquistare cibo per sopravvivere. La carestia è stata causata dalla forte siccità che ha colpito il paese. Altri distretti che stanno subendo questo fenomeno dall’inizio dell’anno sono Magoe, Mutarara, Zumbo e Moatize. L’insicurezza alimentare è leggermente migliorata quest'anno, ma sono state segnalate diverse aree ancora a rischio nelle province meridionali di Gaza, Maputo e Ingambane, nella provincia centrale di Sofala e in quella settentrionale di Nampula. Circa due mesi fa il governo ha lanciato una campagna agricola per una maggiore produzione di cibo per sfamare quelli che ne hanno bisogno. Inoltre, per raggiungere questo obiettivo, saranno distribuite agli agricoltori migliaia di tonnellate di sementi. Oltre 1.000 esperti di agricoltura sono impegnati ad aiutare gli agricoltori a produrre maggiori quantità di generi alimentari nell’ex colonia portoghese. - Ag. Fides

 
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13/11/2012 R. D. Congo: Usa: Makenga in lista nera, "orrori su vasta scala"

Gli Stati Uniti hanno deciso di iscrivere il capo dei ribelli congolesi del M23, Sultani Makenga, nella lista nera delle persone sanzionate per il loro coinvolgimento nel conflitto della Repubblica democratica del Congo. Il dipartimento del Tesoro americano accusa Makenga di essere il "responsabile di orrori su vasta scala contro la popolazione e in particolare di aver reclutato bambini soldato e di aver compiuto stragi di civili". Gli eventuali beni di Makenga negli Stati Uniti sono congelati e viene fatto divieto a chiunque di avere rapporti commerciali con il ribelle congolese. - TMNews

 
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