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03/09/2012 Sudan: Sudan-Sud Sudan: accordo per ripresa esportazioni di petrolio sud sudanese

 

Saranno necessari dai quattro ai sei mesi prima di poter ricominciare ad estrarre il petrolio greggio agli stessi ritmi precedenti alla decisione unilaterale presa a gennaio di interrompere la produzione in risposta alla disputa sulle tariffe che per mesi ha opposto Juba e Khartoum. Lo ha detto il ministro del Settore petrolifero e minerario del Sud Sudan, Stephen Dhieu Dau, in una conferenza stampa nella capitale sud-sudanese e organizzata per annunciare il raggiungimento di un accordo con il Sudan sulla questione. Dau ha aggiunto che l’accordo sarà presumibilmente firmato ufficialmente entro il 22 settembre e prevede che il Sud Sudan esporterà il proprio petrolio attraverso gli oleodotti sudanesi ottenendo per essi 25 dollari (circa 20 euro) a barile. L’accordo con il Sudan prevede il pagamento da parte del governo sud-sudanese di una somma forfettaria di tre miliardi di dollari (circa 2,4 miliardi di euro) l’anno più ulteriori 9,48 dollari (circa 7,5 euro) per ogni barile eccedente la quantità di greggio pattuita tra i due governi (il cui ammontare esatto non è stato però reso noto). Il petrolio vale circa il 98% del bilancio pubblico del Sud Sudan e buona parte di quello del Sudan. Khartoum controlla gli oleodotti che consentono le esportazioni del greggio del Sud verso il Mar Rosso e i mercati internazionali. Con il blocco della produzione, il contenzioso sulle tariffe ha determinato un improvviso aggravamento delle condizioni economiche di entrambi i paesi. - Atlasweb

 
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02/09/2012 Angola: Ua, elezioni libere ma migliorare accesso partiti a tv

 

Il presidente degli osservatori dell'Unione Africana inviati in Angola per monitorare le elezioni presidenziali le ha definite "libere, giuste, trasparenti, credibili e realizzate nel rispetto dei principi di elezioni democratiche in Africa", ma ha suggerito di "migliorare la copertura e l'accesso di tutti i candidati ai mezzi di informazione pubblici". La dichiarazione e' stata resa dal presidente della missione, Pedro Pires, durante una conferenza stampa tenuta a Luanda nel pomeriggio. Le elezioni in Angola si sono svolte il 31 agosto e i dati, ancora provvisori, mostrano il presidente uscente e leader del Mpla, Jose' Eduardo Dos Santos, in testa con il 72,8% dei voti.
  Isaias Samakuva, suo maggiore avversario, leader dell'opposizione e del partito Unita, ha ottenuto il 18,2% dei voti. Riguardo alle procedure di voto il rappresentante dell'Unione Africana ha aggiunto che "la campagna elettorale e' stata libera e i partiti sono stati liberi di fare comizi nelle varie province. Non ci sono stati casi di violenza e il processo elettorale e' stato pacifico e senza alcuna costrizione". L'Unione Africana ha criticato la presenza di bandiere di partito nelle vicinanze dei seggi elettorali e ha dato alcuni consigli al governo: "Migliorare il processo di accredito dei osservatori dei partiti e internazionali, il sistema di finanziamento pubblico ai partiti, l'educazione civica ed elettorale e migliorare infine la copertura e accesso alle emittenti pubbliche di tutti partiti e candidati". Infine l'esponente dell'Unione Africana si e' complimentato con gli elettori e i partiti "per la maturita' politica dimostrata e la forma pacifica con cui hanno condotto le elezioni". - Agi

 
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02/09/2012 Angola: La stampa locale scrive: Dos Santos ha vinto le presidenziali

 

In Angola, secondo la stampa locale, il partito del presidente uscente, José Eduardo Dos Santos, ha vinto le elezioni presidenziali di due giorni fa. Il Journal de Angola, considerato un quotidiano filo governativo, parla di una netta vittoria dell’Mpla. La formazione del presidente, al potere dal 1979, avrebbe riportato più del 74% dei voti sulla base del 72% delle schede scrutinate. Il suo maggior avversario, Isaias Samakuva, leader dell'Unita, avrebbe ottenuto solo il 17,8% dei voti. Dopo aver denunciato irregolarità nel processo elettorale, ieri Samakuva ha annunciato l’intenzione di impugnare il risultato. - Radio Vaticana - Radio Vaticana

 
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02/09/2012 Egitto: Incitò a uccisione Morsi: a processo proprietario tv

 

Si è aperto oggi al Cairo il processo nei confronti di Tawfiq Okasha, presentatore e proprietario della televisione Al-Faraeen (I Faraoini) accusato di aver incitato all'omicidio del presidente egiziano Mohammed Morsi. Intervenendo in aula, Okasha ha respinto le accuse e ha dichiarato che il processo nei suoi confronti è parte di una disputa politica. Secondo quanto riporta l'agenzia di stampa Mena, la procura ha accusato l'uomo di aver usato il suo programma televisivo a luglio e agosto per incitare l'uccisione del presidente e per insultarlo, chiamandolo "leader illegittimo e bugiardo". Se condannato rischia tre anni di carcere. Parlando con i giornalisti, il proprietario dell'emittente anti-islamista ha dichiarato che i suoi commenti sono stati presi fuori contesto e che in quel momento stava semplicemente rispondendo alle accuse ricevute da lui e dalla madre. I giudici hanno rinviato il processo al 3 ottobre. Entrando in aula, il Okasha è stato accolto dai suoi sostenitori che cantavano: "Ti difendiamo con la nostra anima e il nostro sangue". Nel corso dell'udienza si sono registrati anche alcuni momenti di tensione, dopo che un gruppo di persone si è arrampicato sulle finestre della sala per assistere al procedimento dall'esterno. Gli avvocati difensori hanno chiesto che venga convocato lo stesso presidente Morsi per discutere del caso. Il presentatore è diventato negli ultimi mesi una delle personalità più popolari dell'Egitto, dopo essersi scagliato contro quasi tutte le parti sociali, a partire dai protagonisti delle sommosse che hanno costretto Hosni Mubarak alle dimissioni, poi i giovani manifestanti, l'esercito, i massoni e per ultimi gli islamisti. Da quando ad agosto è stata presentata una querela nei suoi confronti, l'emittente Al-Faraeen non ha più potuto trasmettere. - LaPresse/AP

 
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02/09/2012 Egitto: Una giornalista ''velata'' conduce il tg alla tv di stato

 

Per la prima volta una giornalista con il velo - l'hijab - ha presentato il telegiornale su una tv pubblica egiziana, mettendo fine a un divieto in vigore sotto il regime dell'ex presidente Hosni Mubarak. Dal giugno scorso il nuovo presidente è Mohamed Morsi, esponente dei fratelli musulmani. Fatma Nabil ha presentato il telegiornale dell'ora di pranzo sul primo canale della tv egiziana indossando un vestito nero e un velo color crema che le copriva la testa e il collo. Sotto il regime di Mubarak alle donne con il velo non era permesso apparire in tv. Potevano lavorare nella tv di stato, ma senza apparire sugli schermi. Il nuovo ministro dell'informazione, Salah Abdel Maqsood Metwalli, ha dichiarato a una tv privata che non ci sono ragioni per un divieto simile. – la Repubblica

 
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02/09/2012 Etiopia : Migliaia ad Addis Abeba per funerali premier Meles Zenawi

 

Migliaia di persone si stanno radunando nei pressi della piazza principale di Addis Abeba, in Etiopia, per dare l'ultimo saluto al primo ministro Meles Zenawi, morto il 20 agosto in un ospedale belga. Il premier aveva 57 anni e da 21 guidava il Paese africano. Alle esequie partecipano anche funzionari e rappresentanti di diversi Paesi, tra cui molti leader africani. La Casa Bianca ha fatto sapere di aver inviato una delegazione guidata da Susan Rice, ambasciatrice statunitense alle Nazioni unite. Presente tra gli altri anche il ministro degli Esteri svedese Carl Bildt. Attualmente, l'incarico di primo ministro è stato preso dal vice di Meles Zenawi, Hailemariam Desalegn, anche se non è ancora chiaro quando quest'ultimo assumerà l'incarico ufficialmente. Il funerale di Meles Zelawi fa seguito a due settimane di lutto nazionale. Manifesti, fotografie e frasi attribuite al leader scomparso sono visibili in ogni angolo della capitale etiope. Dopo il funerale, che si tiene in piazza Meskel, una processione condurrà il feretro per la sepoltura nella chiesa della Santà Trinità, dove riposano già molti personaggi illustri. Nato l'8 maggio 1955, Meles è diventato presidente nel 1991, dopo aver aiutato a rovesciare la giunta militare comunista che era al potere. Nel 1995 è stato nominato primo ministro, carica che in Etiopia pone alla guida sia del governo federale che delle forze armate. Forte alleato degli Usa nella regione, Meles ha appoggiato negli anni lo stazionamento dei velivoli militari americani nel Paese. Nell'ultimo decennio l'Etiopia ha conosciuto una forte crescita economica, ma il governo di Meles Zelawi è stato anche criticato dai gruppi per i diritti umani per il forte controllo del governo specialmente sulla stampa e sui gruppi politici indipendenti. - LaPresse/AP

 
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02/09/2012 Libia: Autobomba a Bengasi uccide colonnello ex regime

 

Un colonnello dei servizi di sicurezza durante il regime di Muammar Gheddafi è rimasto ucciso nell'esplosione di un'autobomba oggi nel centro di Bengasi. Lo riferisce il viceministro libico dell'Interno Ounis al-Charef, affermando che il militare "è stato assassinato". L'auto è esplosa nel primo pomeriggio nel cuore di Bengasi. Questo tipo di attentati sono generalmente attribuiti a islamisti radicali, duramente repressi durante il regime e che adesso agirebbero per vendetta. - Swissinfo

 
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02/09/2012 Madagascar: Alberi di baobab a rischio, governo corre ai ripari

 

Il governo di Antananarivo corre ai ripari per salvare il baobab, minacciato dalle attività di deforestazione che negli ultimi anni ha distrutto quasi il 90% degli alberi del Paese. I baobab sono da secoli un simbolo del Madagascar, l'isola tropicale al largo della costa sud-orientale dell'Africa che vanta un ecosistema unico al mondo. Un simbolo, ma anche una fonte di sostentamento per la popolazione di uno dei Paesi più poveri al mondo: i suoi frutti sono commestibili, le sue foglie sono usate per scopi medici e i suoi tronchi vengono scavati per ottenere rifugi e depositi di acqua durante i periodi di secca. Tuttavia, lo stupefacente ecosistema della cosiddetta isola rossa è oggi messo in grave pericolo dalla crescente industria turistica. Si stima così che negli ultimi anni il Madagascar abbia perso il 90% dei suoi alberi a causa della deforestazione. Una situazione che ha spinto le autorità del Paese ad avviare una serie di iniziative per tutelare le sue preziose foreste, quale quella di designare molte regioni del Paese come parchi nazionali, favorendo così l'ecoturismo, e di lanciare diversi progetti di conservazione e di riforestazione. Iniziative ritenute però insufficienti dagli ambientalisti, secondo cui bisogna fare di più per salvaguardare il futuro dei baobab e le specie rare di foreste presenti sull'isola: "Il governo vuole incrementare la superficie delle aree protette. Ha fatto un grande sforzo, ma al momento non penso sia sufficiente per il baobab", ha denunciato alla Cnn Jimmy Razafitsalama. - TMNews

 
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02/09/2012 Mali: Ucciso diplomatico algerino rapito 5 mesi fa

 

Il ministero degli Esteri algerino ha confermato l'uccisione del vice console algerino rapito cinque mesi fa nel nord del Mali da un gruppo estremista ribelle, il Movimento di Unita' e Jihad in Africa Occidentale (Mujao). La conferma e' giunta dopo che alcuni siti avevano riportato la notizia della morte di Tahar Touati, vice console a Gao, nel nord del Mali, annunciata dai ribelli del Mujao. - Adnkronos/Xinhua

 
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02/09/2012 R. D. Congo: Kivu. Stupri di massa e business umanitario

Le Nazioni Unite hanno monitorato un traffico d’armi “straordinario” tra i diversi paesi dei Grandi Laghi verso il Kivu. Armi leggere e pesanti. Compreso il pene che, a queste latitudini, da diversi anni ad oggi, compie stupri di massa. Le prime notizie ufficiali, stando ai rapporti Onu, risalgono al febbraio 2006 mentre entrava in vigore la nuova costituzione della Repubblica Democratica del Congo (Rdc) ed il paese adottata la nuova bandiera. Mentre a Kinshasha si festeggiava, ad oriente del paese migliaia di ragazze venivano stuprate dallo stesso esercito congolese o da diversi genocidari di professione. Il mese seguente Thomas Lubanga Dyilo fu il primo “signore della guerra” ad essere incriminato dalla Corte penale internazionale dell’Aia. S’è servito di bambini soldato e li ha seviziati. Indifferentemente; maschi e femmine.
Nell’agosto 2009 il segretario di stato americano, Hillary Clinton, visita Goma e promette 17 milioni di dollari in aiuto alle vittime di stupro. Da allora è proliferato il “circo umanitario” delle Ong (organizzazioni non governative) “da sempre dedite alle donne che hanno subìto violenza”. Molte hanno lavorato bene ma non sono da nascondere i centri di Santé, le ginecologie e le strtture improvvisate che hanno gonfiato i numeri per garantirsi un surplus di denaro. Intendiamoci. Il problema c’è ed è grave. Peraltro culturalmente la donna che viene violentata, spesso davanti ai propri familiari, è costretta ad allontanarsi dalla propria famiglia ma la speculazione lo è altrettanto. La giustizia internazionale muove ulteriori passi solo nel novembre 2010; le agenzie Onu riportano di stupri sistematici durante le espulsioni in massa di immigrati illegali dall’Angola verso la Rdc; l’ex vicepresidente della Rdc, Jean-Pierre Bemba, famoso per il cannibalismo verso i pigmei, venne condotto davanti alla Corte penale internazionale dell’Aia accusato di aver consentito alle sue truppe di stuprare e uccidere nella Repubblica Centrafricana tra il 2002 e il 2003. A seguire nuove visite di capi di Stato internazionali e nuovi aiuti in denaro ad agenzie non governative che talvolta si improvvisavano “esperte in ….”
Lo scorso anno, nel gennaio 2011 venne cambiata la costituzione (si dice per favorire il presidente Kabila alle elezioni). Nell’art. 15 della stessa c’è scritto nero su bianco che in caso di necessità “bisogna arrangiarsi” (débrouiller). Ciò ha legittimato non poco i poveri militari dell’armata congolese con meno di 50$ al mese a chiedere cibo ai contadini se non un tetto od una donna. Questi soldati che vagano nei villaggi senza organizzazione e senza meta sono dei “poveri cristi”. Spesso scappano dai ribelli M23 che dovrebbero combattere. Unica cosa che riesce bene è minacciare i propri cittadini con un fucile scarico. Forti con i deboli. Lo stesso colonnello Makenga, capo dei ribelli M23, è rimasto impressionato della quantità di condom (usati e non) che trova ogni volta che conquista una postazione di soldati congolese. Altro che munizioni.
I soldati congolesi più anziani rimpiangono i tempi di Mobutu Sese Seko ove avevano il doppio dello stipendio – 100$ mese (allora) più latte, zucchero e riso. Se ammalati avevano cure mediche garantite e gratuite. Ora li vedi a mendicare un quaderno per il figlio che deve andare a scuola. I congolesi si chiedono come possono esser difesi da dei mendicanti spesso ubriachi già al mattino. Ciò peraltro spiega come l’esercito Rwandese, ben equipaggiato, addestrato ed ordinato si possa facilmente infiltrare nella regione del Kivu pur essendo il Rwanda nei confronti della Rdc poco più di San Marino in Italia. Intendiamoci. I soldati che vanno con una donna (consenziente) è la cosa più naturale al mondo. Non significa affatto che vi sia stupro. Ma la domanda del mestiere più antico del mondo si moltiplica in Kivu anche con la presenza di un contingente di 17.000 caschi blu, per lo più pakistani. Prima della guerra nelle città che attorniano il Kivu la prostituzione era poco conosciuta mentre oggi è la principale industria, levando peraltro la premiership alla Primus – la birra locale. Alla sera si va al liceo....che, come avete ben capito, non ha nulla a che vedere con gli studi superiori. Attenzione. Il controllo dei bordelli, come in tutte le guerre, è un’occasione unica per “avere informazioni” sui criminali di guerra, sull’M23, sui ribelli o sulle mosse degli eserciti ora nemici ma che a queste latitudini possono un domani diventare amici; ma non crediamo che i nostri poveri soldati congolesi arrivino a tanta strategia.
Luci ed ombre sui caschi blu. I più rimangono spesso asserragliati nei loro campi ben protetti; in tarda mattinata vanno al mercato ed in serata in “libera uscita”; la gente locale ci scherza sopra: “chi avete preso oggi?” Essi prendono lo stesso stipendio di chi, dei loro colleghi, va a stanare il feroce Kony nelle foreste ugandesi o a rallentare la marcia verso Kinshasha del sempre più forte col. Makenga nella R.d. del Congo. Ma è grazie a questi pochi soldati, poco dediti al bivaccamento, che è stato possibile prima catturare e poi condannare, nel febbraio 2011, il col. Kibibi Mutware. Sentenza: 20 anni di carcere per stupri di massa nelle zone orientali del paese. La lezione purtroppo non fu d’esempio. Nel giugno dello stesso anno uomini armati stuprano 170 donne presso Fizi (nel Nord Kivu) ma a luglio il col. Nyiragire Kulimushi, denominato Kifaru, accusato di aver ordinato stupri di massa nell’est del paese, si consegna stremato alle autorità con 116 soldati.
Nel luglio 2012 il “signore della guerra” Thomas Lubanga è la prima persona a essere condannata dalla Corte penale internazionale, in 10 anni di attività, in via definitiva: 14 anni di carcere per aver usato bambini soldati nel 2002 e 2003. E, come potete capire, non solo in azioni di guerra.  Ad ascoltare le ostetriche dell’ospedale di Bukavu vi sono storie inenarrabili compiute da questi “signori della guerra” od altri poveracci come l’accanimento di 15 militari sulla stessa madre di famiglia dopo che quest’ultima è stata costretta a legare marito e figli obbligati a guardare nella stessa stanza. Altra tragedia è l’obbligo d’incesto sotto minaccia armata di soldati in preda all’alcool e ci fermiamo qui per “amor nostro” ma pensare che alcune organizzazioni non governativi stiano speculando su questa tragedie gonfiando i bilanci delle donne visitate e curate oppure inventandosi competenze che non hanno è un dramma nel dramma che è tipico del circo umanitario. Più scusabili sono le povere donne mai stuprate che denunciano il sopruso per avere anche loro un tozzo di pane. Un aiuto. Art. 15 della Costituzione: Dèbrouiller. * Fabio Pipinato - Unimondo

 
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