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| News - Fino al
01/09 le news saranno aggiornate in modo saltuario |
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| 19/11/2012 R. D. Congo: I ribelli M23 alle porte di Goma. Il governo rifiuta le trattative |
Intensi scontri sono in corso nei pressi della periferia di Goma, nella Repubblica democratica del Congo. A fronteggiarsi le forze armate regolari (Fardc) e ribelli del Movimento ribelle M23. L'esercito avrebbe bombordato anche il Rwanda. Sul terreno la situazione rimane confusa, il governo ha rifiutato l’ultimatum dei rivoltosi che chiedevano negoziati e la smilitarizzazione della città di Goma. Lucia Fiore ha intervistato Giusy Baglioni, esperta della questione congolese. R. – Il governo congolese ha negato trattative perché sostiene che l’M23 è semplicemente un burattino nelle mani del Ruanda, e preferisce trattare direttamente con il Ruanda. E’ chiaro che è una provocazione. Quindi, a questo, punto vedremo nelle prossime ore come si comporterà il movimento ribelle, che potrebbe davvero prendere la città di Goma. D. – In questo clima di intensi scontri qual è la situazione dei civili? R. – E’ di forte tensione, non ci sono informazioni, non si capisce cosa accadrà nelle prossime ore, nei prossimi giorni. C’è forte preoccupazione e paura. Poi ci sono migliaia di sfollati che si sono riversati a Goma e hanno grandi difficoltà nell’approvvigionamento di viveri che normalmente vengono dall’entroterra, dove adesso si combatte. D. – Dalla nascita della nuova ribellione del movimento del 23 marzo, sette mesi fa diversi rapporti dell’Onu hanno evidenziato la responsabilità diretta del Ruanda e dell’Uganda, Paesi confinanti con l’est congolese, che fornirebbero sostegno politico, militare e logistico, al movimento… R. – Queste responsabilità in realtà sono acclarate già da tempo. Le Nazioni Unite stanno, da anni, producendo documenti dettagliatissimi che dimostrano in maniera inconfutabile il coinvolgimento del Ruanda, in particolare in questo conflitto. Il problema è che finora questi documenti sono rimasti lettera morta. Ora, forse, sembra intravedersi qualche piccolo cambiamento nell’atteggiamento internazionale. Martedì scorso, il capo del movimento ribelle, Sultani Makenga, è stato messo sulla lista nera dagli Stati Uniti. Questa è una mossa che fa intravedere, forse, un cambio di strategia a livello internazionale, ma non è ancora sufficiente: sia il Ruanda sia l’Uganda andrebbero sanzionati e dovrebbero essere intraprese azioni molto più incisive. - Radio Vaticana |
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| 19/11/2012 R. D. Congo: Nord kivu: combattimenti a Goma, colpi di mortaio sul Rwanda |
“Siamo chiusi in casa, non sappiamo cosa stia accadendo fuori. Di sicuro, da qualche ora a questa parte ci sono combattimenti per le strade e i colpi di arma da fuoco si susseguono con crescente intensità”: è la drammatica testimonianza che Tomas d’Aquin Muiti, presidente della società civile del Nord Kivu affida alla MISNA da Goma, dove i ribelli del Movimento 23 marzo sarebbero entrati nel pomeriggio di oggi. “Un colpo di obice ha colpito oggi la città, uccidendo tre persone. E le nostre fonti a Gisenyi, dall’altro lato della frontiera ruandese ci hanno riferito che anche lì si sono prodotte forti esplosioni. Pensiamo che l’esercito abbia risposto al fuoco” dice D’Aquin Muiti secondo cui le voci in circolazione “riferiscono anche di saccheggi in corso nella parte est della città, un brutto segnale che potrebbe significare che alcuni quartieri sono ormai fuori controllo”. Altre fonti sul posto riferiscono di colpi d’arma da fuoco anche nei pressi dell’aeroporto cittadino, ma la situazione al momento “appare molto confusa e non ci sono informazioni certe su quanto sta accadendo”. In un comunicato diffuso poco fa, il governo di Kinshasa ha rifiutato l’offerta di negoziato presentata dalla ribellione. Come pre-condizione al dialogo i ribelli avevano sollecitato la smilitarizzazione di Goma e dell’aeroporto e la riapertura del confine di Bunagana, chiuso senza preavviso la scorsa settimana dal governo ugandese. Dal canto suo, la Francia ha annunciato che presenterà una risoluzione al Consiglio di Sicurezza dell’Onu in cui si chiede il rafforzamento delle sanzioni internazonali contro i ribelli del M23 che hanno “completamente e deliberatamente ignorato” la richiesta dell’organismo di fermare immediatamente l’avanzata verso Goma. - Misna |
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| 19/11/2012 R. D. Congo: Nord Kivu, ribelli M-23 arrivano a Goma |
Sta precipitando il conflitto nel Nord-Kivu, dove i ribelli del Movimento 23 marzo (M23) sono arrivati ieri alle porte del capoluogo Goma dopo tre giorni di combattimenti contro le forze regolari congolesi (Fardc), appoggiate da elicotteri della missione Onu, la Monusco. Colpi d’artiglieria pesante provenienti dall’area di Kibati, 17 chilometri a nord di Goma, sono stati uditi ieri mattina dal centro della città, seminando il panico tra la popolazione e spingendo alcune organizzazioni non governative internazionali a cominciare l’evacuazione del proprio personale. Diverse fonti giornalistiche riferiscono persino della fuga di alcuni militari ed esponenti delle autorità civili, mentre il governatore della provincia, Julien Paluku, sabato aveva assicurato che “le Fardc stanno combattendo per garantire la sicurezza di Goma”. Una fonte di Atlas contattata in serata proprio a Goma precisa che “il grosso della truppa è rimasto in città, ma pare che a scappare siano stati alcuni degli ufficiali di rango più elevato. Ho visto con i miei occhi, comunque, rinforzi provenienti da sud dirigersi verso la zona degli scontri”. Secondo la ricostruzione della giornata effettuata dalla fonte di Atlas la situazione è stata particolarmente tesa fino al pomeriggio. “La mattina intensi combattimenti sono avvenuti a nord di Goma tra le Fardc e i ribelli dell’M-23. Questi ultimi sono riusciti ad avere la meglio e ad avanzare verso Goma. Ma nel pomeriggio i caschi blu dell’Onu sono intervenuti con gli elicotteri per difendere l’aeroporto. I ribelli erano arrivati a pochi chilometri dalla pista” precisa la fonte. Secondo le informazioni raccolte, nella loro avanzata i ribelli avrebbero anche fatto ingresso in un campo dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur/Unhcr), spingendo i rifugiati a fuggire verso sud. “Nel nostro compound ne abbiamo ospitati circa 300 oggi. Fortunatamente sono in buone condizioni” aggiunge la fonte, confermando (ieri notte, 22:00 ora italiana, ndr) che la città si trova sotto il controllo delle forze governative e smentendo le informazioni su una presa di Goma da parte dei ribelli del M-23. Intervistato dalla stampa internazionale, il portavoce militare dell’M23, il colonnello Vianney Kazarama, ha sostenuto ieri sera che i suoi uomini stavano a soltanto due chilometri dalla città, ma che non avevano intenzione di farla cadere. Alcune testimonianze di residenti riferiti da emittenti locali parlano di persone terrorizzate e barricate in casa. Un quadro confermato dalle voci raccolte in città da Atlas che hanno parlato di strade vuote e “città fantasma” nella quale si muovevano solo militari e caschi blu. Dopo la tregua informale si riaccende la guerra - La situazione è precipitata dal 15 novembre scorso dopo una tregua de facto che reggeva da un paio di mesi tra l’M23 e le Fardc, mentre altri gruppi armati perpetravano violenze su civili in particolare nei territorio di Masisi, Rutshuru e Walikale. Sabato scorso gli M23 avevano attaccato e preso il controllo del nord della località di Kirumba, i cui abitanti sono fuggiti in massa. Le Fardc appoggiate dagli elicotteri di combattimento della Monusco, la forza Onu presente in Congo, hanno lanciato una controffensiva senza tuttavia riuscire a fermare l’avanzata dei ribelli. La nuova emergenza è stata al centro, sabato, di una riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che ha condannato la progressione dei ribelli e chiesto la fine di ogni “sostegno esterno” fornito ai ribelli. Gli ultimi rapporti di esperti dell’Onu hanno messo in luce connivenze tra ufficiali ruandesi e la ribellione, nata lo scorso aprile con l’ammutinamento di militari ex ribelli che erano stati integrati all’esercito nel 2009. La regione del Nord-Kivu, che confina con il Rwanda e l’Uganda, è contesa per le sue ricchezze minerarie, agrarie e in idrocarburi. Da oltre 15 anni è teatro di ribellioni cicliche e terreno di gruppi armati senza scrupoli che cambiano alleanze in base agli interessi. La città di Goma, affacciata sul Lago Kivu, seppur importante nodo commerciale al confine con il Rwanda, subisce appieno le conseguenze dei venti di guerra aggravati dal malgoverno, dalla corruzione e dal peso delle crisi umanitarie dovute alla violenza. * Celine Camoin - Atlasweb |
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| 19/11/2012 Sierra Leone: Domani le elezioni generali, cruciali per democrazia e sviluppo |
Sono poco meno di due milioni e 700.000 i cittadini sierraleonensi che si recheranno alle urne sabato 17 novembre per eleggere il futuro presidente tra nove candidati, rinnovare 124 membri del parlamento nazionale e le autorità locali. E’ il terzo appuntamento elettorale dopo la fine nel 2002 di una guerra civile lunga ben undici anni, anche se numerosi commentatori internazionali e nazionali abbiano sottolineato come i risultati ottenuti in termine di benessere per la popolazione in dieci anni di democrazia siano molto lontani dal poter essere definiti positivi con il paese che occupa ancora il 180° posto su 187 nell’indice per lo sviluppo umano elaborato dalle Nazioni Unite. Tra i nove candidati alla massima carica dello Stato, i due principali contendenti sono l’attuale presidente Ernest Bai Koroma in corsa per ottenere il suo secondo ed ultimo mandato che si presenta per l’All People’s Congress (Apc) e il leader del Sierra Leone People’s Party (Slpp), l’ex generale Julius Maada Bio che aveva già guidato il paese come capo di una giunta militare tra gennaio e marzo 1996. Le principali sfide che dovrà affrontare il futuro capo dello Stato saranno soprattutto la necessità di indirizzare gli investimenti stranieri che la Sierra Leone è riuscita ad attrarre negli ultimi anni, in particolare nel settore minerario, a favore dello sviluppo delle infrastrutture nazionali riducendo il il livello di povertà tra la popolazione (pari al 66% secondo i più recenti dati della Banca mondiale) e il tasso di disoccupazione, che raggiunge una percentuale del 70% tra i giovani con meno di 24 anni di età. Proprio i giovani rappresentano la parte maggioritaria dell’elettorato, contando per poco meno della metà degli aventi diritto, e nel corso della campagna elettorale sono state proprio le misure a loro favore a dominare il dibattito. Tuttavia, la dimensione sostanzialmente etnica dei principali partiti, l’incapacità di tradurre la crescita dell’economia che quest’anno ha segnato un aumento del 21,3% in misure a favore della popolazione e la forte corruzione negli apparati statali rischiano di accendere violente tensioni, per evitare le quali durante le operazioni di voto saranno schierati in tutto il paese più di 15.000 agenti delle forze di sicurezza. Secondo gli analisti Bio, che ha promesso di ridurre le imposte sui prodotti alimentari e passare in rassegna tutti i contratti siglati dall’attuale governo nel settore minerario, sarà votato soprattutto dai giovani. Al contrario, Koroma mantiene il proprio bacino elettorale soprattutto tra le comunità temne e limba del nord del paese, che rappresentano la maggior parte della popolazione. Se sabato nessuno dei candidati alle presidenziali dovesse ottenere più del 50% delle preferenze, è previsto lo svolgimento del ballottaggio tra i due più votati l’8 dicembre. * Michele Vollaro - Atlasweb |
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| 19/11/2012 Sierra Leone: Elezioni: accuse da opposizione, plauso da osservatori |
Il candidato alla presidenza del principale partito di opposizione ha accusato i rivali al governo di aver commesso e favorito brogli in alcune regioni della Sierra Leone, nonostante il voto sia stato giudicato libero e corretto sia dagli osservatori locali che da quelli inviati da altri paesi africani, dall’Europa e dagli Stati Uniti. “Ci sono prove – ha sostenuto in una nota Julius Maada Bio, l’ex presidente candidato del Sierra Leone People’s Party – di violazioni evidenti in diversi seggi, in particolare nella regione settentrionale, a Kono e a Freetown, commesse con la complicità di esponenti della Commissione elettorale nazionale”. Queste accuse contrastano con il giudizio dato dalle principali missioni di osservazione elettorale. Per gli americani del Centro Carter il voto è stato “molto trasparente”, mentre l’Organizzazione dei paesi del Commonwealth ha riferito di una consultazione “ordinata e pacifica”. Sulla stessa lunghezza d’onda Richard Howitt, il capo degli osservatori dell’Unione Europea, che ha però sottolineato i rischi derivanti dal diffondersi di voci e dati non ufficiali in attesa dei risultati della Commissione elettorale. “Spero – ha aggiunto Howitt – che i partiti facciano in modo che tutti i loro sostenitori rispettino il principio della non-violenza anche quando saranno noti i risultati”. - Misna |
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| 18/11/2012 Algeria: Maltempo; crollo ponti e strade bloccate nell'ovest |
L'ondata di maltempo che si è abbattuto la scorsa notte in Algeria, e che prosegue ancora in molte zone, ha di fatto paralizzato la circolazione in molte province dell'Ovest, soprattutto per il crollo di alcuni ponti che non hanno retto alla piena dei fiumi ingrossati da piogge forti e prolungate. L'elenco dei punti della rete stradale colpiti, fornito dalla Gendarmeria nazionale, è lunghissimo. Sino al momento, riferisce l'Aps, risultano crollati i ponti di Ain Frass, Youb, El Khala, Ain Bent-Es-Soltane. Moltissime le strade impraticabili, tra cui almeno sei statali e tantissime della viabilità minore. La Protezione civile (da cui dipende il servizio dei Vigili del fuoco) sta effettuando decine di interventi, soprattutto per portare soccorso a persone rimaste isolate dall'acqua. La scorsa settimana, a causa del maltempo, sono morte una decina di persone travolte dalle acque dei fiumi in piena o uccise dal crollo delle loro abitazioni. - Swissinfo |
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| 18/11/2012 Egitto: Cerimonia d’insediamento per il Papa copto, timori d’isolamento |
La Chiesa copta egiziana ha un nuovo Papa, Tawadros II: eletto il 4 novembre, è stato insediato oggi con una cerimonia nella cattedrale. Non c’era il presidente Morsi: benché si sia fatto rappresentare dal Primo Ministro Hisham Kandil, la sua assenza è sembrata confermare i timori di chi prevede un ulteriore isolamento della Chiesa copta. “La Chiesa e i copti sono parte integrante dell’Egitto – ha detto Mohammed el Baradei, che guida un partito d’opposizione -: il suo ruolo è simile a quello delle altre entità religiose in Egitto” È più legato ad un possibile ruolo politico il timore dei Fratelli Musulmani: “La Chiesa, come ha più volte confermato, ha un ruolo puramente spirituale. Questa è una Chiesa per gli egiziani e non dovrebbe avere un ruolo politico, come ha detto Papa Tawadros”, commenta un portavoce dell’autorità religiosa dei Fratelli Musulmani, politicamente rappresentati dal Presidente Morsi. Il neo-eletto Papa aveva detto che la Chiesa copta si sarebbe opposta alla nuova Costituzione, se questa dovesse dare più peso all’Islam. - Euronews |
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| 18/11/2012 Kenya: Esplosione a Nairobi, 5 morti e oltre 10 feriti |
Cinque persone sono morte e più di dieci sono rimaste ferite questa mattina in un'esplosione a Nairobi: lo ha riferito la polizia locale. - TMNews |
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