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24/10/2012 Nigeria: Parla monsignor Onaiyekan, nuovo cardinale per l’Africa

 “È un riconoscimento della crescita della Chiesa della Nigeria e dell’Africa tutta” dice alla MISNA l’arcivescovo di Abuja, monsignor John Olorunfemi Onaiyekan, dopo l’annuncio della decisione di Benedetto XVI di crearlo cardinale. Sessantotto anni, originario di Kabba, una cittadina situata nel cuore geografico della Nigeria, già presidente della Conferenza episcopale e dell’Associazione cristiana della Nigeria, monsignor Onaiyekan è da sempre impegnato a favore del dialogo interreligioso. Dei sei nuovi cardinali che saranno creati il 24 novembre è l’unico africano. “Decisioni del genere – dice – sono a un tempo un riconoscimento dell’importanza delle Chiese locali e del lavoro pastorale svolto”. Secondo monsignor Onaiyekan, d’altra parte, la scelta di Benedetto XVI riflette una nuova importanza della Chiesa dell’area sub-sahariana. “Siamo cresciuti, non siamo più bambini” dice l’arcivescovo di Abuja, ricordando come oggi l’Africa non abbia ancora nessuna sede cardinalizia. “La decisione del Papa non mi sorprendeaggiungeperché Abuja è la capitale dello Stato più popoloso del continente”. L’annuncio di Benedetto XVI è stato accolto con entusiasmo dai vescovi e dalla comunità cristiana della Nigeria in generale. Monsignor Emmanuel Badejo, vescovo di Oyo, sottolinea in una nota trasmessa alla MISNA che la decisione del Papa è anche “un incoraggiamento” alla Chiesa della Nigeria “in un momento difficile” per il paese. “Il nuovo cardinalesi sottolinea nel testo in riferimento agli attentati rivendicati dal gruppo estremista di matrice islamica Boko Haram – ha sempre ripetuto al mondo che la maggioranza dei musulmani e dei cristiani della Nigeria non hanno niente a che vedere con la violenza e le stragi e vogliono vivere in pace”. - Misna

 
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24/10/2012 R. D. Congo: Nord-Kivu: religiosi rapiti, le ricerche continuano

 “La chiamata ricevuta ieri si è rivelata fasulla e per ora le piste che stiamo seguendo non ci hanno portato alla verità. Le ricerche proseguono in varie direzioni anche perché qui, purtroppo, i gruppi armati che tengono la popolazione in ostaggio sono tanti” dice alla MISNA monsignor Paluku Sikuly Melchisedech, vescovo della diocesi di Butembo-Beni, nella turbolente provincia del Nord-Kivu. Da sabato sera non si hanno più notizie di tre religiosi congolesi della congregazione degli Agostiniani dell’Assunzione, rapiti in un convento della parrocchia di Nostra Signora dei Poveri a Mbau, a una ventina di chilometri a nord dalla città di Beni. I padri Jean-Pierre Ndulani, Anselme Wasinkundi e Edmond Bamutute sono stati portati via da non meglio identificati uomini armati, forse una decina, che parlavano swahili. “Di per l’indizio della lingua non è un elemento sufficiente per risalire a un gruppo piuttosto che a un altro. Solo un esperto riuscirebbe a dire con esattezza in base alla pronuncia e alle espressioni utilizzate se si tratta di un congolese piuttosto che di una persona originaria da un paese vicino” sottolinea il prelato. Rimane in piedi la pista dei ribelli ugandesi delle Adf-Nalu, attivi nella zona e in passato già responsabili di azioni simili ai danni dei civili nel settore di Mbau-Beni. “Stiamo anche seguendo strade che potrebbero portarci ad altri gruppi. Ad esempio è molto strana la concomitanza tra il rapimento dei tre religiosi e la nascita a Beni di un nuovo movimento politico-militare, presentatosi come ‘Unione per la riabilitazione della democrazia in Congo’ (Urdc)” prosegue monsignor Sikuli. Non viene nemmeno escluso un possibile coinvolgimento del Movimento del 23 marzo (M23), appena ribattezzato Esercito rivoluzionario del Congo (Arc), anche se ha il suo feudo nel territorio di Rutshuru. Il vescovo aveva già riferito alla MISNA di “possibili infiltrazioni nella zona di Beni di uomini del M23”. Si fa sempre più strada l’ipotesi che si tratti di un sequestro a scopo di estorsione visto che due dei tre religiosi rapiti, tutti congolesi, erano arrivati da poco nella diocesi, dov’erano poco noti; uno è originario del sud del paese e l’altro era tornato dall’Irlanda. “Ribadiamo il nostro appello ai rapitori affinché liberino i religiosi senza alcuna condizione. Non possiamo scendere a patti con individui che intendono mercanteggiare con le vite umane. Accettare l’idea di un riscatto creerebbe un precedente pericoloso per la Chiesa in un territorio abbandonato a stesso, in balia di innumerevoli gruppi armati e criminali che l’esercito regolare non riesce ad arginare” conclude monsignor Sikuli. - Misna

 
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24/10/2012 Somalia: Ucciso giornalista in agguato nel nord: è 16° quest'anno

Un giornalista è stato ucciso in Somalia a colpi d'arma da fuoco, portando a 16 il bilancio dei reporter uccisi quest'anno nel Paese. Lo riferiscono alcuni colleghi. La vittima è Ahmed Farah Sakin, giornalista della tv somala Universal. E' stato aggredito da uomini armati ieri sera intorno alle 21 nella città di Lasanod, nella regione del Somaliland. Abdullahi Ahmed Nor, un reporter, spiega che l'omicidio si inserisce in una campagna anti media in corso nel Paese. Non è stato effettuato alcun arresto in relazione al caso. - LaPresse/AP

 
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24/10/2012 Sudafrica: Licenziati 23 mila minatori in sciopero. Padre Baldan: il Paese è in crisi

In Sudafrica oltre 23 mila minatori sono stati licenziati in seguito agli scioperi, non autorizzati, per l’aumento del salario. Oggi la multinazionale Gold Fields ha annunciato un provvedimento in tal senso nei confronti di 8500 lavoratori. Domani invece scade l’ultimatum della Harmony Gold, produttrice di oro, che ha chiesto ai suoi 5.400 dipendenti in sciopero di tornare al lavoro entro giovedì. Intanto 8 minatori, 4 oggi, sono stati arrestati dalla polizia perché ritenuti responsabili dell'uccisione di 10 persone durante la protesta nella miniera della Lonmin a Marikana ad agosto. Lo sciopero innescò l’irruzione della polizia che uccise 34 uomini.(…) - Radio Vaticana

 
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24/10/2012 Sudafrica: Sindacati si mobilitano contro licenziamenti minatori

I licenziamenti di massa annunciati dalle multinazionali delle miniere sono un trucco per non pagare buonuscite o liquidazioni, massimizzare i profitti e dividere i lavoratori: lo dicono alla MISNA dirigenti della Confederazione dei sindacati del Sudafrica (Cosatu), la più grande organizzazione dei lavoratori del paese. “Sabatosottolinea il portavoce Norman Mampanenella regione mineraria di Rustenburg si svolgerà una grande manifestazione in segno di solidarietà con i minatori”. Secondo il portavoce, i licenziamenti sono “un trucco” usato “in modo opportunistico” dalle multinazionali per sbarazzarsi dei lavoratori più decisi nella loro “lotta di giustizia” senza dover versare liquidazioni o contributi altrimenti dovuti. Ieri la multinazionale Gold Fields ha annunciato il licenziamento di 8500 minatori accusati di aver ignorato i richiami a porre fine a uno sciopero cominciato in settembre. La prima multinazionale ad adottare una misura del genere era stata il 5 ottobre la Anglo American Platinum, il maggiore produttore mondiale di platino. Un nuovo ultimatum posto da Anglo American Platinum ai lavoratori di due sue miniere è scaduto questa mattina. Da agosto il Sudafrica è attraversato da un’ondata di scioperi e rivendicazioni salariali che dall’industria mineraria si è estesa ad altri settori dell’economia. Le proteste sono culminate il 16 agosto nel massacro di Marikana, l’uccisione da parte della polizia di 34 minatori che manifestavano chiedendo aumenti salariali. - Misna

 
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24/10/2012 Sudan: Colpita fabbrica armi, governo accusa Israele

Il governo sudanese accusa direttamente Israele per l’attacco ad una fabbrica d’armi nella periferia di Khartoum. Nel bombardamento sono morte due persone.
Si tratta della principale fabbrica sudanese di munizioni e armi personali. Secondo le autorità sudanesi, è stata attaccata da quattro aerei. Il Ministro dell’informazione, Ahmed Bilal Osman, ha detto che il Sudan intende reagire: “Adotteremo tutte le procedure diplomatiche del caso per chiarire la questione e ci rivolgeremo al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ma nello stesso tempo ci riserviamo il diritto di rispondere nel luogo e nel momento che riterremo adeguati”. Il governo israeliano non conferma smentisce un ruolo nell’attacco: stessa reazione adottata in passato di fronte ad attacchi precedenti in territorio sudanese: uno nel maggio scorso, uno nel 2011 e uno nel 2009. Israele ritiene che il Sudan sia il principale crocevia del contrabbando di armi verso la striscia di Gaza. - Euronews

 
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24/10/2012 Sudan: Esplosione in complesso militare, Khartoum accusa Israele

Ci sarebbe l’aviazione israeliana dietro l’esplosione e l’incendio verificatisi la notte scorsa in una fabbrica di armi a Khartoum: a puntare il dito contro il governo di Tel Aviv è il ministro dell’Informazione sudanese Ahmed Belal Osman che in una conferenza stampa ha accusato “quattro velivoli militari di aver attaccato il complesso militare di Yarmouk”. Il ministro ha precisato che i velivoli avrebbero raggiunto la zona da est, e hanno sganciato degli ordigni sull’impianto. Le esplosioni, provocate dalla presenza di materiali infiammabili ed esplosivo, hanno causato un incendio i cui fumi si sono propagati in fretta nel quartiere a sud della capitale. “Siamo saliti sul tetto della palazzina dopo aver udito un boato improvviso, poco prima dell’alba. Le fiamme erano alte e ben visibili nella notte” raccontano alla MISNA fonti raggiunte a Khartoum aggiungendo che “centinaia di persone hanno lasciato il quartiere per timore delle fiamme e del fumo nero e fitto che ha causato numerose intossicazioni”. Già da questa mattina, nella capitale sudanese circolavano con insistenza voci di un raid aereo, dopo che diversi testimoni avevano riferito alla stampa di aver udito “un rumore simile a quello di un velivolo che sganciava un ordigno”. Ufficialmente, finora, le autorità avevano fornito versioni discordanti e parlato di un “cortocircuito elettrico” all’origine dell’esplosione. Il ministro della Difesa, generale Abdul Rahim Mohamed Hussein si è recato sul posto per pi convocare una riunione d’emergenza con i vertici militari, mentre le forze armate hanno isolato la zona. Secondo le informazioni in circolazione fino a questo momento, nella deflagrazione non ci sarebbero state vittime. Nel 2009 un convoglio sospetto in viaggio nel nord-est del paese era stato bombardato da quelli chesecondo i resoconti sudanesierano aerei militari dell’aviazione israeliana. Ancora, nel maggio scorso un ordigno ha provocato la morte di due persone nella città di Port Sudan. Tel Aviv non ha mai risposto a Khartoum che accusa il governo israeliano di coinvolgimento in entrambe le vicende. - Misna

 
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23/10/2012 Africa: Imminente invasione di locuste in Maghreb e Sahel

Una massiccia invasione di locuste è imminente nei paesi del Sahel e del Maghreb. Per i governi della regione e le agenzie umanitarie, è l’allerta rossa, nel timore che gli insetti divorino tutte le coltivazioni che troveranno sulla loro strada. Sciami di locuste sono già stati avvistati nel nord-est del Ciad e ci si aspetta una loro formazione anche in Mauritania, in Mali e in Niger, in alcune aree difficili di accesso e in alcuni casi sotto controllo di gruppi antigovernativi. Si teme che una volta formati gli sciami giganti si dirigano verso i paesi dell’Africa settentrionale già entro la fine di ottobre. “Alcuni sciami potrebbero raggiungere l’ovest dell’Algeria, il sud del Marocco e il Sahara occidentale. Andranno nelle aree che ricevono le piogge (…) e vi depositeranno le loro uova verso dicembre” indica una nota della Fao, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura. A preoccupare in particolar modo è la situazione in Mali, dove la divisione de facto del territorio, con la parte settentrionale in mano a gruppi armati rende impossibile qualsiasi piano di lotta al fenomeno. In Algeria, misure cautelari sono già in corso da luglio. L’ultima grande invasione di locuste nel Sahel e nel Maghreb risale al 2003-2004, quando oltre 65.000 chilometri quadrati di coltivazioni, piante ed erbe selvatiche erano state annientate dal passaggio degli sciami. * Celine Camoin - Atlasweb

 
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23/10/2012 Benin: Sventato piano per avvelenare Presidente

Sventato il tentativo di avvelenamento del Presidente del Benin Boni Yayi. Tre persone dell’entourage del Capo dello Stato africano, un ex ministro, il medico personale ed una nipote, sono state arrestate con l’accusa di essere pronte a mettere in atto un piano per avvelenare Yayi, eletto l’anno scorso per un secondo ed ultimo mandato. - Euronews

 
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23/10/2012 Egitto: Morsi a preghiera contro ebrei, critiche da centro Wiesenthal

Il Centro Simon Wiesenthal ha criticato il presidente egiziano Mohammed Morsi per aver assistito a una cerimonia religiosa nel corso della quale un religioso ha fatto appello per la "distruzione e la dispersione degli ebrei". In un video trasmesso dall'organizzazione, che monitora incidenti antisemiti in tutto il mondo, si vede Morsi in una moschea della città di Marsa Matruh. L'imam recita una serie di preghiere e richieste e i fedeli rispondono con un 'amen'. Ad un certo punto il religioso chiede a Dio di "distruggere gli ebrei e i loro sostenitori e di disperderli e separarli". A quel punto si vede il presidente egiziano che risponde 'amen'. La preghiera è stata trasmessa dalla tv di Stato egiziana e registrata dal gruppo pro-israeliano Memri, che si occupa del monitoraggio dei media. "Si tratta di uno schiaffo in faccia all'America, dato che il presidente Morsi incassa miliardi di dollari in aiuti statunitensi e poi dice 'amen' a principi che sono ripugnanti per tutti gli americani", si legge nel comunicato del Centro Wiesenthal. L'organizzatore ha fatto appello al presidente Usa Barack Obama affinché condanni "le crescenti voci di antisemitismo in Egitto, guidate dai Fratelli musulmani" e interrompa contatti con il movimento islamico. - LaPresse/AP

 
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