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28/11/2012 Sierra Leone: Le elezioni, i partiti e il nodo della Costituzione

La possibilità per il governo di modificare la Costituzione potrebbe dipendere da pochi seggi del parlamento non ancora assegnati: lo dicono alla MISNA missionari saveriani che vivono in Sierra Leone, pochi giorni dopo le terze elezioni dalla fine della guerra civile combattuta tra il 1991 e il 2002. Secondo i risultati diffusi finora dalla Commissione elettorale, l’All People’s Congress (Apc) del presidente Ernest Bai Koroma ha conquistato 67 seggi su 112. A questo numero potrebbero essere aggiunti i 12 seggi spettanti ai capi tradizionali, di solito favorevoli al governo. Se all’Apc andassero poi i tre seggi ancora in bilico si raggiungerebbe quota 82, la soglia necessaria per modificare la Costituzione senza dover trattare con l’opposizione. A questa possibilità potrebbe essere legata la minaccia di un boicottaggio del parlamento da parte del principale partito di opposizione, il Sierra Leone People’s Party (Slpp). Subito dopo il voto l’Slpp aveva denunciato irregolarità e ieri è tornato a chiedere che le sue contestazioni siano prese in esame. “Speriamo che al boicottaggio delle istituzioni non si arrivi per davvero” si limita a dire padre Luigi Brioni, un saveriano che dirige l’emittente Radio Maria nella città settentrionale di Makeni. “Il 17 novembreaggiunge il missionarioKoroma è stato confermato presidente al termine di una campagna elettorale vivace, durante la quale a tutti i partiti è stato consentito di esprimere le proprie posizioni”. - Misna

 
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28/11/2012 Somalia: Beledweyne, ucciso leader tradizionale

Un gruppo di uomini armati ha ucciso a Beledweyne un leader tradizionale e capo del collegio degli anziani della regione dell’Hiraan. Lo riferisce la stampa somala secondo cui Mohamed Sheikh Hussein Marya’ade è stato assassinato da alcuni sicari mentre si trovava nel mercato di Yobsan, affollato centro commerciale nel capoluogo della regione centrale, al confine con l’Etiopia. L’uccisione avviene all’indomani della sua nomina a capo del collegio di anziani. Uno degli assalitori sarebbe stato fermato dalle forze dell’ordine che lo stanno interrogando in queste ore. L’omicidio di una personalità rispettata nella cultura tradizionale somala ha scioccato l’opinione pubblica della città ritornata ad una relativa calma dopo la ritirata degli insorti al Shabaab nel dicembre 2011. - Misna

 
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28/11/2012 Sudan: Cina pronta a creare zona di libero scambio agricolo

Il governo di Khartoum ha annunciato la sigla di un accordo con la Cina per la creazione di una zona di libero scambio agricolo allo scopo di aumentare gli scambi commerciali tra i due paesi. La decisione è stata presa al termine di un incontro bilaterale volto a promuovere la cooperazione agricolo tra i due paesi e rappresenta l’aspetto principale del secondo Piano d’azione triennale Cina-Sudan per la cooperazione agricola (2013-2015). Secondo l’agenzia di stampa sudanese Suna, che riferisce la notizia, la zona di libero scambio consentirà la formazione di lavoratori agricoli grazie allo scambio di informazioni con tecnici provenienti dalla Cina e la vendita di prodotti agricoli e d’allevamento senza imposte doganali. L’agenzia di stampa Suna, tuttavia, non specifica il calendario di realizzazione presunta dell’iniziativa tantomeno la regione oggetto dell’intervento. - Atlasweb

 
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28/11/2012 Tanzania: Uranio, la società civile chiede regole

Il governo deve sospendere i progetti legati all’estrazione di uranio finché non sarà fatta chiarezza sulle modalità di sfruttamento del minerale e sulle sue conseguenze per la salute e l’ambiente: lo chiedono alcune ong della Tanzania, riferendo di due nuovi accordi “quasi fatti” con altrettante società straniere. Secondo il quotidiano Daily News, i timori delle ong sono stati espressi da Imelda Urio, direttrice del Centro per i diritti umani e civili della Tanzania. “Il governo – ha detto l’attivistadeve fermarsi finché non saranno definite politiche chiare e non ci saranno regole e leggi”. Secondo il Centro per i diritti umani e civili, il governo avrebbe quasi concluso trattative con due società straniere interessate a sfruttare i giacimenti. È probabile che il negoziato riguardi le riserve di uranio custodite all’interno del parco di Selous, una riserva naturale situata nel sud della Tanzania riconosciuta dall’Unesco come patrimonio mondiale dell’umanità. A luglio, nonostante le critiche degli ambientalisti, l’ente delle Nazioni Unite ha autorizzato una revisione dei confini del parco per consentire l’avvio dei progetti di sfruttamento. Gli esperti sostengono che il parco custodirebbe oltre 25 milioni di tonnellate di ossidio di uranio e che potrebbe trasformare la Tanzania in uno dei primi produttori del minerale a livello mondiale. In prima fila c’è la società australiana Mantra Resources, pronta a investire 400 milioni di dollari. Della partita è anche il gruppo russo Atomredmetzoloto, che secondo i mezzi di informazione moscoviti ha già in tasca una concessione. Secondo il governo della Tanzania, i progetti di sfruttamento nel Parco potrebbero garantire entrate annue per 250 milioni di dollari fino al 2027. - Misna

 
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28/11/2012 Tunisia: Nuove manifestazioni a Siliana, scontri con la polizia

Nuovi scontri tra manifestanti e polizia hanno causato oggi almeno 150 feriti a Siliana capoluogo dell’omonimo governatorato nel nord della Tunisia. Lo riferisce l’agenzia di stampa tunisina Tap citando fonti ospedaliere e aggiungendo che non ci sono feriti tra le forze dell’ordine. “I fatti di Siliana – dice alla MISNA Padre Ramon Echeverria, missionario dei Padri Bianchi a Tunisisono gli ultimi in ordine di tempo di una serie di episodi testimoni di un malessere generale dovuto alla mancanza di lavoro e di prospettive economiche. Nella nuova Tunisia seguita alla caduta del presidente Zine el Abidine Ben Ali, c’è libertà di espressione, ci sono spazi di confronto che prima non esistevano, ma restano intatte le problematiche sociali che avevano contribuito a far cadere il regime”. Secondo la stampa tunisina, a Siliana l’esercito ha inviato propri mezzi blindati per superare i blocchi stradali organizzati dagli abitanti che chiedono le dimissioni del governatore e nuove politiche per far decollare l’economia in una delle regioni più depresse della Tunisia. I dimostranti stanno anche chiedendo la liberazione di alcune persone detenute nell’aprile del 2011 in seguito ad analoghi episodi di protesta. “Sotto alcuni punti di vista – dice ancora alla MISNA padre Echeverria – la Tunisia ha fatto enormi passi avanti e lo dimostra anche il nuovo atteggiamento dei media locali, molto più attenti a dare notizie reali sul paese. Questa libertà ha consentito paradossalmente ai tunisini di scoprire meglio il loro paese e di avere la misura di malfunzionamenti e problemi”. Da oltre un anno la Tunisia è guidata da una coalizione tripartita guidata da Ennahda, partito di ispirazione islamica vicino ai Fratelli musulmani. Il governo deve fare i conti con un tasso di disoccupazione che non accenna a calare e con un’economia in stagnazione; la relativa instabilità sta inoltre tenendo lontani gli investimenti esteri. Delle difficoltà del governo e dei partiti della coalizione sul piano politico sta approfittando Nida Tounes, partito costituito lo scorso aprile dall’ex primo ministro Beji Caid Essebsi che alcuni sondaggi danno in netta crescita. - Misna

 
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27/11/2012 Egitto: Rinviata anche riunione tra Patriarca Tawadros II e capi delle Chiese cattoliche

L'incontro annunciato del nuovo Patriarca copto ortodosso Tawadros II con una qualificata delegazione delle Chiese cattoliche egizianeche avrebbe fornito anche l'occasione per concordare una posizione comune davanti all'emergenza attraversata dal Paese - è stato rimandato al prossimo 11 dicembre. A giustificare il rinvio è proprio la tensione che si respira in tutto l'Egitto e soprattutto nella capitale, dopo che i decreti costituzionali con cui il Presidente Morsi ha ampliato i propri poteri, hanno scatenato contestazioni anche violente contro il governo e le sedi dei Fratelli Musulmani. “In questa situazione - spiega all'Agenzia Fides il Vescovo di Assiut, Kirillos William, Vicario patriarcale dei copti cattolicisi è pensato che non fosse prudente esporre a rischi una riunione di rappresentanti qualificati delle Chiese cristiane”. All'incontro avrebbero preso parte diversi Vescovi cattolici, insieme a rappresentanti autorevoli del laicato. Il Patriarca Tawadros, dal monastero di Anba Bishoy in cui risiede, ha annullato anche un incontro in agenda con alcuni membri della sezione spirituale dei Fratelli Musulmani.
Oggi a piazza Tahrir è in programma il presidio dei partiti e delle forze sociali che accusano il Presidente Morsi di avere ormai imboccato la via della svolta autoritaria. Secondo gli organizzatori, nel luogo-simbolo della rivoluzione egiziana confluiranno un milione di manifestanti. I Fratelli Musulmani hanno annullato una contemporanea mobilitazione indetta a sostegno del governo, motivandola come scelta responsabile volta a disinnescare possibili incidenti. “Ma alcuni osservatori - aggiunge a Fides il Vescovo Kirillos - cominciano a parlare del rischio di guerra civile. Se la tensione politica e sociale non si raffredda, le cose potrebbero degenerare. Nelle sedi dei Fratelli Musulmani assaltate negli ultimi giorni, sarebbero state trovate anche armi e munizioni”. Sabato scorso, a motivo dello stato di emergenza, Tawadros aveva annullato all'ultimo momento anche la sua prima visita patriarcale ad Alessandria. In quel caso, come spiega all'Agenzia Fides il Vescovo cattolico latino Adel Zaki, OFM, Vicario apostolico di Alessandria d'Egitto, a motivare il rinvio della trasferta non c'erano solo ragioni di sicurezza: “L'ingresso del Patriarca nella nostra città non può che essere una grande manifestazione di gioia popolare, con canti e musica e tanta allegria. In un momento come questo,,i cristiani avrebbero dato l'impressione di vivere fuori dal mondo in cui vivono tutti. Come insegna San Paolo, occorre soffrire con coloro che soffrono e gioire con coloro che gioiscono”. - Ag. Fides

 
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27/11/2012 Egitto: 200mila in piazza Tahrir contro decreti Morsi: scontri e feriti

Oltre 200mila persone hanno riempito piazza Tahrir al Cairo per protestare contro i nuovi poteri assunti dal presidente Mohammed Morsi. I dimostranti hanno scandito slogan contro il leader islamico chiedendo la revoca dei decreti con cui ha ampliato la propria autorità, ponendosi al di sopra della legge. Scontri sono scoppiati ancor prima che la grande folla riempisse la piazza simbola della rivoluzione che l'anno scorso rovesciò Hosni Mubarak.  tra centinaia di giovani manifestanti e la polizia. Un fotografo che lavora per Associated Press, Ahmed Gomaa, è stato picchiato dalle forze di sicurezza con i manganelli. Gli agenti gli hanno sottratto l'attrezzatura e Gomaa è stato portato in ospedale per essere curato. Intanto gli organizzatori della protesta hanno fatto appello a partecipare a una nuova macia venerdì.
La manifestazione al Cairo. Sventolando bandiere nazionali, il corteo ha marciato nella capitale egiziana per poi fermarsi in piazza Tahrir. L'iniziale opposizione ai decreti presidenziali di Morsi, emessi la settimana scorsa, è poi sfociata in proteste più ampie che esprimono la rabbia popolare al governo del presidente islamico e dei Fratelli musulmani. Poco dopo il tramonto, i manifestanti in piazza erano oltre 200mila, mentre altre migliaia marciavano verso il centro delle proteste del 2011. Il numero dei partecipanti è paragonabile alle rivolte giornaliere della rivoluzione egiziana dei 18 giorni. A ricordo dell'enfasi che accendeva il popolo contro il regime di Mubarak, la folla ha anche scandito slogan tipici della Primavera araba, come: 'Il popolo vuole far cadere il regime' ed 'erhal, erhal', cioè 'vattene, vattene' in arabo. "All'improvviso Morsi emette leggi e diventa un sovrano assoluto, concentrando tutti i poteri nelle sue mani", spiega una manifestante di 31 anni, Mona Sadek, laureata in ingegneria. "La nostra rivolta contro i decreti - conclude - è diventata anche una protesta contro i Fratelli musulmani".
A Mahalla el-Kobra 100 feriti. Manifestazioni contro Morsi si sono tenute anche in altre città. A Mahalla el-Kobra, sul delta del Nilo, lavoratori e attivisti hanno provato ad assalire il quartier generale del partito legato ai Fratelli musulmani, ma sono stati bloccati da membri del gruppo che hanno formato una catena umana attorno all'edificio. Le due parti si sono scontrate, con lanci reciproci di pietre e bombe incendiarie, mentre la polizia ha tirato gas lacrimogeni. Secondo fonti della sicurezza, almeno cento persone sono rimaste ferite.
Cortei in altre citta'. Ad Alessandria circa 15mila dimostranti si sono radunati fuori dal principale tribunale, nel centro della città. Alcune ore più tardi, migliaia di sostenitori del presidente sono arrivati nella stessa zona, e tra i due gruppi sono scoppiati tafferugli. Inoltre, nella città sulla costa mediterranea, gli oppositori del presidente hanno fatto irruzione nell'ufficio locale dei Fratelli musulmani, gettando mobili dalle finestre e cercando invano di appiccare un incendio. I dimostranti hanno dato fuoco agli uffici del gruppo nella città di Mansoura. Cinquemila persone hanno invece manifestato ad Assiut, nel sud del Paese, a sostegno dei decreti. Al Cairo i Fratelli musulmani avevano cancellato le marce in programma per oggi per "allentare la tensione", dopo una serie di scontri con gli oppositori scoppiati dopo l'emissione delle misure contestate. I sostenitori del capo di Stato riferiscono che da venerdì della scorsa settimana decine di loro uffici sono stati saccheggiati o incendiati.
Amr Moussa: necessaria revisione decreti. La protesta di oggi contro i decreti emessi da Morsi, ha commentato l'ex leader della Lega araba ed ex candidato alla presidenza dell'Egitto Amr Moussa, mostra "dove si pongono le forze politiche della nazione rispetto alla dichiarazione costituzionale". "La saggezza - ha aggiunto Moussa, intervistato dall'emittente privata Cbc Tv - impone una revisione della dichiarazione". - LaPresse/AP

 
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27/11/2012 Egitto: Giornata di proteste, Morsi non fa passi indietro

E’ una giornata calda quella che si apre oggi al Cairo dove sono in programma concentrazioni di manifestanti rivali. A piazza Tahrir si raduneranno i giovani della rivoluzione, questa volta scesi per protestare contro il presidente Mohamed Morsi. All’Università del Cairo si sono invece dati appuntamento gli affiliati ai Fratelli musulmani, il movimento di Morsi. Al centro del confronto, come sta avvenendo già da diversi giorni, sono alcune disposizioni con valore costituzionale che di fatto ampliano enormemente i poteri del presidente ponendolo al di fuori di qualunque controllo. Un fatto che il diretto interessato ha minimizzato sostenendo che si tratta di misure temporanee in vista dell’entrata in vigore di una nuova Costituzione su cui sta lavorando un’assemblea dominata da Fratelli musulmani e salafiti. A spegnere poi la speranza che su questo tema si potesse aprire un dialogo è stata ieri la stessa presidenza egiziana. In dichiarazioni rilasciate alla stampa ieri notte, il portavoce di Morsi ha affermato che non c’è alcuna intenzione di emendare gli ultimi provvedimenti e che probabilmente essi sono stato male interpretati dall’opinione pubblica. - Atlasweb

 
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27/11/2012 Egitto: Un paese diviso in due, Morsi cerca una via d’uscita

I Fratelli musulmani hanno deciso di spostare una manifestazione a sostegno del presidente egiziano Mohamed Morsi dal centro del Cairo alla più tranquilla cornice dell’Università con lo scopo di evitare scontri con i manifestanti dell’opposizione che da giorni stanno occupando piazza Tahrir e che hanno convocato per martedì una grande manifestazione di protesta. La notizia è stata data sul sito internet dei Fratelli musulmani e testimonia la grande tensione seguita alle dichiarazioni con valore costituzionale fatte la settimana scorsa da Morsi che in un colpo solo ha destituito il procuratore generale e si è auto-assegnato ampi poteri che lo pongono al di fuori di qualunque controllo. Morsi ha sostenuto che si tratta di una misura temporanea in attesa della nuova Costituzione, ma i suoi detrattori sottolineano come l’ultima mossa consegni sostanzialmente il paese nelle mani dei Fratelli musulmani. Già centro delle rivolte contro Hosni Mubarak e quindi contro il Supremo consiglio delle forze armate, piazza Tahrir si è ora trasformata nella cassa di risonanza di quella parte del fronte rivoluzionario che non si rivede nel tracciato islamista, rappresentato dai Fratelli musulmani e dai salafiti. Domani, queste due anime del paese si confronteranno a distanza e il rischio è che il confronto trascini ancora una volta l’Egitto in una fase di incertezza che potrà avere ripercussioni anche sul piano economico. D’altra parte, come dimostrano i dati di ieri, per il secondo mese consecutivo la bilancia commerciale ha mostrato il segno negativo e la situazione non sembra destinata a migliorare. Morsi intanto sta tenendo riunioni con i vertici del movimento per esaminare le ricadute e possibili conseguenze delle sue dichiarazioni mentre nel paese infuria un dibattito che ha visto levarsi contro di lui anche voci del suo partito. - Atlasweb

 
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27/11/2012 Mali: Forti divisioni tra i partiti politici di Bamako

Forti divisioni politiche a Bamako mentre il nord del Mali rimane sotto il controllo dei gruppi islamisti. Come riferisce all’Agenzia Fides don Edmond Dembele, Segretario della Conferenza Episcopale del Mali, le divisioni partitiche hanno costretto a posticipare la grande concertazione nazionale inizialmente prevista dal 26 al 28 novembre. L’incontro si terrà dall’11 al 13 dicembre. “La concertazione - spiega a Fides don Dembele - vedrà la partecipazione dei delegati dei raggruppamenti partitici e dei rappresentanti della società civile per discutere sul proseguimento del periodo di transizione in vista delle nuove elezioni. I diversi attori politici non hanno però ancora raggiunto un’intesa sul contenuto di questo incontro, e in effetti alcuni partiti avevano deciso di non parteciparvi. Il Capo dello Stato ha così deciso di posticiparlo, nella speranza di trovare una soluzione consensuale”.
Anche la trattativa avviata da Burkina Faso (il cui Presidente è stato incaricato della mediazione nella crisi maliana dalla CEDEAO, la Comunità degli Stati dell’Africa occidentale) e Algeria con il Movimento di Liberazione dell’Azawad (MNLA) e con Ansar al Dine non ha l’unanimità tra le forze politiche di Bamako. Riferisce don Dembele: “Alcuni raggruppamenti di partiti e gruppi della società civile sono contrari al negoziato in particolare con l’MNLA perché affermano che questo movimento ha scatenato la guerra. Più in generale, chi è contro il negoziato afferma che non si può trattare con dei terroristi che hanno ucciso militari e civili maliani, che si tratti di appartenenti al laico MNLA o all’islamista Ansar al Dine”. “D’altro canto - continua don Dembele - altri partiti, pur non negando che MNLA e Ansar al Dine abbiano danneggiato il Mali, riconoscono che si tratta di gruppi formati da maliani con i quali occorre trattare”. “Sul piano umanitario poi la situazione è peggiorata” afferma il Segretario della Conferenza Episcopale. “Nella regione di Mopti, alla frontiera tra il nord Mali occupato dai gruppi armati, e il sud, ogni settimana continuano ad arrivare sfollati in fuga. Solo in questa zona il loro numero ha raggiunto i 40-41.000. Queste persone si trovano in condizioni precarie in primo luogo per la scarsità di alimenti e di acqua potabile”. “Gli abitanti del nord vivono sotto la pressione degli islamisti che applicano la Sharia in modo assillante a iniziare dagli abiti per gli uomini e dal velo per le donne. Queste imposizioni sono mal sopportate da buona parte della popolazione” conclude don Dembele.  - Ag. Fides

 

 
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