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09/10/2012 Guinea: Rimpasto di governo, solo civili nell’esecutivo

Con l’intento di formare un governo “interamente civile e di esperti” il presidente della Repubblica, Alpha Condé, ha sostituito i responsabili di dieci dicasteri tra cui gli Esteri, la Sanità, la Sicurezza, i Diritti Umani, l’Urbanizzazione, l’Agricoltura e l’Istruzione. Secondo il comunicato presidenziale, il rimpasto parziale si inserisce nella “fase di accelerazione del cambiamento in profondità della giovane democrazia” guineana. Il paese dell’Africa occidentale è stato governato per 24 anni dal pugno di ferro del presidente Lansana Conté alla morte del quale, il 23 dicembre 2008, è succeduto un golpe militare. La transizione ha portato all’elezione dello storico oppositore Condé il 21 dicembre 2010. Il neo ministro degli Esteri, finora segretario generale della Presidenza, è François Louceny Fall, che aveva già occupato l’incarico nel 2002. Fall è ben noto dalla comunità internazionale per aver lavorato diversi anni per le Nazioni Unite. I ministri uscenti dell’Agricoltura e dell’Urbanizzazione, rispettivamente Jean-Marc Telliano e il generale Mathuri Bangoura, erano stati al centro di accuse per corruzione. La Presidenza ha ribadito l’impegno a organizzare in tempi rapidi le elezioni legislative, attese da mesi. Sull’organizzazione del voto è in atto un braccio di ferro con l’opposizione che ha portato più volte manifestanti nelle strade di Conakry. * Celine Camoin - Atlasweb

 
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09/10/2012 Kenya: Nairobi, in piazza contro i privilegi dei deputati

“I deputati sono ladri” si leggeva oggi su uno degli striscioni esposti nel centro di Nairobi durante un corteo di protesta contro una legge che, se promulgata dal capo dello Stato, garantirebbe ricchi bonus ai parlamentari forse più pagati d’Africa. Secondo l’emittente Capital Fm, la manifestazione ha attraversato il centro della capitale e si è fermata a pochi metri dalla sede del parlamento del Kenya. “È ridicolo – ha detto Morris Odhiambo, uno degli organizzatori del corteoche i deputati si regalino così tanti soldi mentre per avere qualche spicciolo gli insegnanti hanno dovuto scioperare tre settimane”. La legge contestata prevede l’attribuzione ai deputati di una serie di bonus, tra i quali una buonuscita da 10 milioni di scellini, circa 91.400 euro. A suscitare l’indignazione di tanti cittadini e la condanna della Commissione del Kenya per i diritti umani è anche il fatto che le spese rischiano di essere finanziate con un aumento della pressione fiscale. Secondo Capital Fm, i deputati del Kenya guadagnano circa 10.095 euro al mese. Per guadagnare una somma equivalente alla buonuscita dei deputati, riferisce l’emittente, un lavoratore che percepisce il minimo salariale dovrebbe lavorare 61 anni. - Misna

 
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09/10/2012 Libia: Tripoli ribadisce alla Cpi: Vogliamo processare Saif al-Islam

Il governo libico ha ribadito di voler processare Saif al-Islam, figlio di Muammar Gheddafi accusato di crimini contro umanità dalla Corte penale internazionale (Cpi). L'avvocato libico Ahmed al-Jehani ha parlato in apertura di un'udienza di due giorni alla Cpi, mirata a decidere dove tenere il processo. Secondo al-Jehani, permettere al sistema giudiziario libico di gestire i casi di funzionari dell'ex regime sarà "un'opportunità unica per la riconciliazione nazionale". Gli avvocati della difesa nominati dalla Cpi hanno fatto sapere in documenti consegnati al tribunale che il figlio dell'ex raìs vuole essere processato all'Aia piuttosto che in Libia. "Non ho paura di morire, ma se sarò giustiziato dopo un simile processo dovreste definirlo un omicidio", ha affermato Saif al-Islam, secondo quanto si legge nei documenti del tribunale. La Corte dell'Aia potrebbe emettere una sentenza di condanna a una pena massima dell'ergastolo, mentre il sistema giudiziario libico prevede la pena di morte. Sara Criscitelli, della procura della Cpi, si è detta "fiduciosa che la Libia sia interessata a indagare su questi reati e processare questo trasgressore". I giudici della Corte non sono tuttavia tenuti a seguire le raccomandazioni della procura e in ogni caso la decisione arriverà tra alcune settimane o persino mesi. - LaPresse/AP

 
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09/10/2012 Libia: Il processo del figlio di Gheddafi: a Tripoli o all’Aja?

Chi processerà Saif al-Islam Gheddafi, il figlio dell’ex rais detenuto a nord di Tripoli dall’epoca della sua cattura, dita mozzate e denti persi, nel novembre scorso. All’Aja è il primo giorno del procedimento contro di lui, un’udienza destinata a definire la competenza della Corte penale internazionale nel giudizio. Competenza contestata però da Tripoli che vuole giudicare Saif al-Islam in patria, secondo i ritmi dettati anche dalla crisi politica. “Il processo accelerato che vuole la Corte internazionale”, ha dichiarato all’Aja il rappresentante libico Ahmed Sadeq al-Gehani, “non abbastanza tempo ai libici e non corrisponde in maniera adeguata allo sviluppo di un nuovo governo nato a seguito del conflitto e alle prese con prioritari problemi di sicurezza”. Insieme a Saif al-Islam, la Corte penale intende processare anche il capo dei servizi segreti libici, Abdullah Al-Senussi. L’accusa per entrambi è di crimini contro l’umanità, per quanto accaduto durante la repressione della rivolta che in sei mesi portò alla fine del regime di Gheddafi e costò circa 25 mila morti. - Euronews

 

 
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09/10/2012 Mozambico : Manovre politiche e risorse naturali

“Sorpresa”: usa questo termine una parte della stampa del Mozambico scrivendo oggi del rimpasto di governo operato ieri dal presidente Armando Guebuza e costato la poltrona, tra gli altri, al primo ministro Aires Ali, sostituito da Alberto Vaquina. O Pais scrive di una “mini-rivoluzione made in Pemba” facendo diretto riferimento al congresso del Frelimo, il partito al potere, tenutosi nei giorni scorsi proprio in questa città del nord del Mozambico. Secondo fonti locali della MISNA, a Pemba in effetti Guebuza e i suoi alleati hanno cercato con un certo successo di mettere a tacere le voci discordanti in seno al partito anche con un occhio alle prossime elezioni presidenziali in programma nel 2014. Sullo sfondo, riferiscono le fonti della MISNA, per avere una lettura completa del quadro politico ed economico del paese non si può poi non tener conto delle scoperte di ricche risorse del sottosuolo che in questi ultimi due anni sono state fatte sia all’interno del territorio mozambicano che al largo delle sue coste. Scoperte che apriranno la strada a uno sviluppo economico trainato dallo sfruttamento delle risorse naturali. “Il futuro del Mozambicoconcludono le fonti della MISNAè legato a doppio filo al modo in cui queste ricchezze saranno ridistribuite: più equa sarà la distruzione della ricchezza più alte saranno le chance di uno sviluppo sostenibile e di un benessere comune”. - Misna

 
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09/10/2012 Nigeria: 32 le vittime di attacco esercito ieri a Maiduguri

 Sono 32 i cadaveri portati all'obitorio dell'ospedale generale di Maiduguri, in Nigeria, dopo un attacco condotto dall'esercito. Lo fa sapere un infermiere dell'ospedale, rimasto anonimo, affermando che i corpi sono rimasti sul pavimento per ore dopo essere stati scaricati da un camion, poiché non c'era più spazio nella struttura. A quanto pare i soldati avrebbero dato l'assalto a un quartiere di Maiduguri ieri dopo aver subito un attacco in cui ha perso la vita un tenente. L'esercito non ha voluto rilasciare commenti. - LaPresse/AP

 
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09/10/2012 Nigeria: Maiduguri: “i militari ci hanno sparato”, l’accusa dei civili

Avrebbero aperto il fuoco sulle case, i veicoli e contro i civili uccidendone una trentina: sono le accuse che diversi testimoni della città di Maiduguri rivolgono ai militari nigeriani, bersaglio di un’esplosione che aveva provocato, sempre nella capitale dello stato di Borno, la morte di un ufficiale e sei soldati. Secondo le ricostruzioni fornite dai residenti della cittàpiù volte in passato teatro degli attacchi del gruppo estremista Boko Haramalcuni militari, subito dopo la deflagrazione avvenuta a Lagos Street, avrebbero cominciato a sparare all’impazzata contro i passanti e le abitazioni. Oltre un centinaio di case sarebbero state date alle fiamme e 35 veicoli distrutti, principalmente nel quartiere di Gwange. Le accuse, smentite dal portavoce militare Colonnello Sagir Musa, non hanno ricevuto alcuna conferma ufficiale. Diversi giornalisti presenti sul posto tuttavia hanno raccolto le testimonianze dei residenti che si dicono “presi tra due fuochi”. Sulla vicenda, il quotidiano nigeriano Vanguard riferisce un’altra versione attribuendo alla forte esplosione verificatasi ieri la morte di un ufficiale, un soldato e 30 civili. Il giornale aggiumge che la deflagrazione ha provocato un incendio che ha distrutto case, negozi e veicoli. La città di Maiduguri è considerata dalle forze armate una delle roccaforti di Boko Haram, responsabile di attacchi e attentati che dal 2010 ad oggi hanno provocato circa 1400 morti nel nord della Nigeria. - Misna

 
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09/10/2012 R. D. Congo: Nord-Kivu: nulla di concreto dal vertice dei Grandi Laghi

Si è concluso senza comunicato ufficiale il vertice dei paesi dei Grandi Laghi tenutosi ieri fino a tarda sera a Kampala, ma con dichiarazioni sparse rilasciate dai presidenti dell’Uganda, Yoweri Museveni, e del Rwanda, Paul Kagame. I rappresentanti della regione dei Grandi Laghi hanno “preso atto con rammarico” dell’avanzata dei ribelli del Movimento del 23 marzo (M23) che hanno conquistato nuove località nel territorio di Rutshuru, nella provincia del Nord-Kivu, e minacciano il capoluogo di Goma. I capi di Stato e di governo, riferisce l’emittente congolese ‘Radio Okapi’, hanno stabilito una scadenza di due settimane entro la quale l’apposito gruppo di esperti militari, costituito il mese scorso, dovrà “attuare tutte le procedure operative in vista del dispiegamento della Forza internazionale neutrale” lungo il confine tra la Repubblica democratica del Congo e il Rwanda. Quattro dei paesi partecipanti avrebbero dato la propria disponibilità a far conoscere “in tempi brevi la natura e il grado di contribuzione per materializzare la forza in questione”.
Al presidente in esercizio della Conferenza internazionale dei Grandi Laghi (Cirgl), il capo di Stato ugandese Yoweri Museveni, è stato chiesto di “contattare altri paesi africani pronti a fornire un contributo” e di “proseguire il dialogo con le forze belligeranti”. Al termine del vertice di Kampala, il quarto organizzato in meno di tre mesi, Kigali ha pubblicato un comunicato a firma della presidenza ruandese nel quale sottolinea “i progressi compiuti nella cooperazione tra Stati membri” e l’ “impegno rinnovato a raggiungere una pace durevole basata su soluzioni proposte dalla stessa regione dei Grandi Laghi”, ma senza fare alcun riferimento alla forza internazionale. Da settimane il presidente congolese Joseph Kabila e il suo omologo ruandese Kagame si accusano reciprocamente di sostenere gruppi ribelli attivi nell’est del Congo ostili da una parte a Kinshasa e dall’altra a Kigali. Se il governo congolese auspica il coinvolgimento della locale missione Onu (Monusco) nella futura Forza neutrale, quello ruandese ha già espresso la sua “diffidenza” nei confronti dei caschi blu accusati di “essere parziali”. Rapporti diffusi negli ultimi mesi da fonti congolesi e dalle Nazioni Unite hanno denunciato il sostegno militare di Kigali al M23, movimento nato lo scorso aprile dalle ‘ceneri’ del Congresso nazionale per la difesa del popolo (Cndp, tutsi) – ex formazione ribelle di Bosco Ntaganda, ricercato dalla Corte penale internazionale (Cpi) – i cui miliziani erano stati integrati nell’esercito dopo gli accordi di pace firmati nel 2009 col governo congolese. Il Rwanda ha formalmente respinto le accuse e, a sua volta, ha puntato il dito contro Kinshasa per l’appoggio dato alle Forze democratiche di liberazione del Rwanda (Fdlr), la ribellione hutu stabilita nell’est del Congo.
La Società civile del Nord-Kivu si aspettava dai capi di Stato e di governo dei Grandi Laghi “maggiore attenzione al quadro umanitario in costante peggioramento”. Il conflitto riaccesosi sei mesi fa ha già causato almeno 390.000 sfollati interni e 60.000 rifugiati in Uganda e Rwanda. “Liberate la popolazione del territorio di Rutshuru divenuta l’ostaggio dei gruppi armati”: è il grido d’allarme lanciato ai paesi della regione dopo la conquista da parte del M23 di Nyamilima e Ishasha, località importanti da un punto di vista strategico e commerciale, al confine con l’Uganda. “Temiamo futuri scontri tra i ribelli del M23 e i loro ‘alleati’ Mayi Mayi di Shetani Muhima con le Fdlr Soki in lotta per il controllo del territorio” ha avvertito il coordinamento della società civile della provincia nord-orientale. - Misna

 

 
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09/10/2012 Somalia: Presidente nomina un nuovo primo ministro

E’ un rinomato uomo d’affari che negli ultimi 20 anni, da quando in Somalia è cominciata la guerra civile, ha svolto le sue attività soprattutto in Kenya ed è entrato solo da poco sulla scena politica somala, il nuovo primo ministro nominato dal presidente Hassan Sheikh Mohamud. Abdi Farah Shirdon, conosciuto come Sa’id Shirdon ha ricevuto il suo incarico sabato nei locali della residenza presidenziale a Mogadiscio, pronunciando un breve discorso in cui ha detto di voler selezionare un “esecutivo di qualità con la capacità di immaginare e costruire una Somalia migliore”. Come il presidente Hassan, anche il neo-incaricato primo ministro è una figura nuova del panorama politico, pur avendo alle sue spalle un’esperienza come consulente economico governativo negli anni ’80. La nomina di Sa’id Shirdon deve passare adesso al vaglio del Parlamento e, nel caso il primo ministro riceva la fiducia, avrà un mese di tempo per formare il nuovo governo.* Michele Vollaro  - Atlasweb

 
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09/10/2012 Sudafrica: Licenziati 1.435 operai in sciopero da miniera d'oro

Il gruppo minerario sudafricano Gold One ha annunciato il licenziamento di più di 1.400 operai della sua miniera di Ezulwini, ad ovest di Johannesburg, che dal primo ottobre erano in sciopero selvaggio. La direzione che inizialmente aveva sospeso gli scioperanti dopo aver ottenuto dal giudice del lavoro il divieto della protesta, ha precisato in un comunicato che "nella maggior parte dei casi, non vi erano sufficienti attenuanti contro la sanzione del licenziamento". I 1.435 minatori colpiti dal provvedimento, su un effettivo di 1.900 persone a Ezulwini, possono fare appello entro giovedì. Con sedi a Johannesburg e Sydney, il gruppo Gold One è controllato da dcapitali cinesi (Baiyin Nonferrous Metal Group e China-Africa Development Bank). Seguendo una procedura frequente nei conflitti sociali ritenuti illegali in Sudafrica, il gruppo aveva già licenziato a giugno più della metà degli operai della sua principale miniera d'oro di Modder East (est di Johannesburg) dopo uno sciopero selvaggio organizzato da un sindacato minoritario. La maggior parte degli operai era stata riassunta. Il conflitto aveva provocato due morti, secondo la direzione. (segue, con fonte Afp) - TMNews

 
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