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27/08/2012 Sudafrica: Lonmin denuncia intimidazioni contro minatori tornati al lavoro

La Lonmin, la compagnia sudafricana proprietaria delle miniere di platino di Marikana, ha denunciato intimidazioni ai danni dei minatori che hanno fatto ritorno al lavoro dopo le violenze costate la vita a 44 persone. In un comunicato, l'azienda sostiene che "nel corso della notte si sono verificati diversi episodi di intimidazione nei confronti degli autisti di autobus e nella mattinata episodi ai danni di lavoratori della Eastern (un'altra compagnia mineraria, della zona, ndr), impedendo loro di recarsi al lavoro". Secondo la Lonmin, dopo le violenze dei giorni scorsi e il ritorno al lavoro dei minatori, le presenze sono ferme al 13% per ogni turno di lavoro a causa delle intimidazioni. - Adnkronos/Dpa

 
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27/08/2012 Sudafrica: Nuovo sciopero nel distretto del platino

Un nuovo sciopero nel settore del platino in Sud Africa manda in fumo i tentativi della Lonmin di far ripartire le attività estrattive e accresce i timori di nuovi episodi di violenza costati la vita qualche settimana fa a 44 persone. Gli operai oggi hanno impedito ai colleghi di scendere nelle miniere e hanno minacciato violenze per bloccare i trasporti nella miniera della Lonmin a Marikana, dovev nelle scorse settimane 10 persone sono state uccise in una disputa tra sindacati e la polizia ha sparato uccidendo 34 minatori in sciopero. La scorsa settimana, il Sud Africa si è fermato per una settimana di lutto per le vittime delle peggiori violenze del genere dalla fine dell'apartheid, che hanno attirato l'attenzione sulle continue ineguaglianze negli stipendi e negli standard di vita nella principale economia africana. Lo sciopero dei minatori fa temere tagli nella produzione del platino e ha spinto i prezzi spot al rialzo. Il Sud Africa ha circa l'80% delle riserve mondiali conosciute di platino. - Reuters

 
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27/08/2012 Sud Sudan: Jonglei, militari uccisi in un’imboscata

È di 24 soldati uccisi il bilancio di un attacco verificatosi giovedì nella turbolenta regione orientale di Jonglei, teatro di ribellioni e attività di diversi gruppi armati antigovernativi. Lo hanno reso noto oggi responsabili dell’esercito secondo cui diversi altri soldati risultano feriti o dispersi. L’imboscata si è verificata mentre i militari pattugliavano la zona di Pibor, in seguito ad avvistamenti del capo-ribelle David Yau Yau, che ha disertato l’esercito lo scorso mese di aprile. Secondo il governatore di Jonglei, Kuol Manyang Juuk i dispersi sarebbero almeno 17 e la notizia dell’attacco ha tardato ad essere diffusa poiché i superstiti hanno impiegato giorni prima di raggiungere un centro abitato. Le prime ricostruzione fornite dalla stampa sudanese, sulla base dei racconti dei testimoni, riferiscono di uomini in uniforme che hanno condotto l’attacco affiancati da civili. Secondo Manyang non è da escludere che i civili siano giovani di etnia Murle, alla quale Yau Yau appartiene e tra cui nelle ultime settimane avrebbe arruolato gente per il suo gruppo armato. Nella regione – dove scontri tra comunità rivali per il controllo dei pascoli e delle fonti d’acqua hanno causato pochi mesi fa centinaia di vittimeè in corso una delicata campagna di disarmo che mira a riportare un po’ di stabilità e sicurezza nella zona. - Misna

 
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27/08/2012 Togo: Sciopero del sesso, l'arma delle donne contro il presidente

Uno sciopero del sesso per un'intera settimana al fine di mettere pressione al presidente Faure Gnassingbe e costringerlo alle dimissioni. La singolare iniziativa è stata proclamata da un gruppo di donne, attiviste per i diritti umani, che hanno chiesto a tutte le togolesi di astenersi dai rapporti sessuali con mariti e partners per mettere pressioni sull'entourage del presidente, in modo da costringerlo ad abbandonare il potere. Ameganvi, un avvocato locale, ha spiegato che le donne del suo gruppo hanno deciso di seguire l'esempio delle liberiane che hanno fatto ricorso a uno sciopero del sesso nel 2003 per ottenere la pace nel paese. "Abbiamo molti modi per obbligare gli uomini ad ascoltare ciò che le donne hanno da dire", ha affermato, secondo quanto si legge sul Guardian. Se funzionerà davvero, al momento, non è dato saperlo. E per svariate ragioni. "sarà facile per me osservarlo, ma non sono sicura che mio marito accetterà", ha detto Abla Tamekloe. "Io sono d'accordo, ma non so se riuscirò a portarlo a compimento per un'intera settimana", le ha fatto eco Judith Agbetoglo. "Mio maritò sarà d'accordo, di giorno. Ma se lo conosco bene, cambierà idea la notte". Intanto, c'è già chi insorge - "una settimana di sciopero del sesso è troppo, fatelo solo per due giorni", è stato l'invito di un esponente dell'Alleanza nazionale per il Cambiamento -, e c'è anche chi avanza dei dubbi sul reale rispetto dell'astinenza: "chi controlla le donne che aderiscono, siamo sicuri che poi non lo facciano a porte chiuse?" - TMNews

 
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27/08/2012 Togo: Lomé-Cinkassé, una ferrovia per l’Africa

Un’autostrada e una ferrovia per rilanciare l’economia nazionale e favorire l’integrazione del Togo con il resto dell’Africa: è l’obiettivo di un progetto infrastrutturale presentato a Lomé nel corso di una riunione del governo con i “partner tecnici e finanziari” interessati. L’opera, ha riferito la televisione di Stato, sarà realizzata grazie a un contributo della cooperazione giapponese. Secondo il ministro per i Lavori pubblici Ninsao Gnofam, il nuovo corridoio “rispetterà i principi fissati dall’Unione economica e monetaria dell’Africa occidentale (Uemoa), rilanciando l’economia nazionale e contribuendo all’integrazione regionale”. Nelle intenzioni del governo l’inizio dei lavori seguirà uno studio di fattibilità che sarà consegnato entro un anno. La nuova tratta dovrebbe collegare la capitale Lomé con Cinkassé, una località situata lungo il confine con il Burkina Faso. - Misna

 
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27/08/2012 Tunisia: Blogger lancia allarme, in tv segnali islamizzazione società

''Alla tv di Stato appaiono sempre piu' spesso donne e telegiornaliste velate, mentre tutto questo era vietato sotto Ben Ali''. Parola della nota blogger tunisina Amira Yahyauoi, che in un'intervista con Aki - Adnkronos International lancia l'allarme sul rischio islamizzazione della societa' a partire dagli schermi della tv, alla luce del dibattito sorto in Tunisia sulla bozza dell'articolo 28 della Costituzione, in base alla quale il principio della ''complementerita' tra i sessi'' potrebbe soppiantare il Codice di Statuto personale del 1956. - Adnkronos/Aki

 
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27/08/2012 Zimbabwe: Con il Giappone ritornano gli affari

Il Giappone è pronto a stringere accordi commerciali con lo Zimbabwe, chiudendo con un embargo de facto sperimentato nella scia di quello imposto da anni dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti per mancanza di democrazia. Come ha ricordato il ministro degli Esteri di Harare, Simbarashe Mumbengegwi, alla delegazione nipponica in visita in questi giorni, “il Giappone non ha mai imposto sanzioni, ma da quando alcuni governi occidentali lo hanno fatto, i giapponesi si erano adeguati”. A motivare l’interesse di Tokyo sono opportunità economiche in vari settori come l’agricoltura, lo sfruttamento minerario, la sanità e l’industria automobilistica. La delegazione guidata da Toshiyuki Kato, vice ministro degli Esteri giapponese, comprende delegati di alcune delle maggiori aziende quali la Mitsubishi chemical corporation, la Hitachi Construction Machinery e la Central Japan Railway. Lo Zimbabwe è il secondo paese al mondo, dopo il Sudafrica, per giacimenti di platino, oltre ad avere importanti depositi d’oro e di diamanti. Il presidente, Robert Mugabe, in carica dal 31 dicembre 1987 dopo essere stato primo ministro, è stato l’artefice di una controversa riforma agraria mirata a ridistribuire le terre detenute dagli ex colonizzatori bianchi agli autoctoni. Gli ultimi 15 anni sono stati segnati da un deterioramento della politica interna e da derive autoritarie. Spinto nell’isolamento, dal 2000 al 2008 lo Zimbabwe ha sperimentato una grave crisi economica dalla quale sta progressivamente uscendo. Mugabe, 88 anni, intende candidarsi nuovamente alle elezioni presidenziali del 2013 con il partito di governo, lo Zanu-Pf. * Laura Camone - Atlasweb

 
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26/08/2012 Angola: Una nuova diga per alimentare lo sviluppo dell’industria

 

Il presidente José Eduardo dos Santos ha inaugurato ufficialmente la diga di Ngove, nella provincia centrale di Huambo, affermando durante la cerimonia che l’infrastruttura garantirà lo sviluppo industriale dell’intero paese. A darne notizia è l’agenzia di stampa nazionale Angop, secondo la quale sarebbero già 200 i nuovi posti di lavoro creati per far funzionare la centrale idroelettrica annessa. La costruzione dell’infrastruttura prevede una capacità di produrre energia per 60 megawatt, ma il governo di Luanda è intenzionato a investire ulteriori 13,5 miliardi di euro da qui al 2016 per promuovere la generazione di energia e la sua distribuzione. Dos Santos, che si trova in giro per il paese per concludere la campagna elettorale in vista del visto previsto per il 31 agosto, ha detto che “le forniture supplementari di energia rappresentano un fattore fondamentale per la giustizia sociale, perché al giorno d’oggi è proprio l’energia uno dei bisogni fondamentali per le persone e chi non ne ha accesso spesso è tra i più emarginati”. I critici di dos Santos hanno spesso criticato il presidente di aver fatto poco per combattere la povertà, da quando si è conclusa la guerra civile contro l’Unione Nazionale per l’Indipendenza Totale dell’Angola (Unita). Secondo le previsioni il suo partito, il Movimento Popolare per la Liberazione dell’Angola (Mpla), dovrebbe vincere facilmente anche queste elezioni, dopo aver sbaragliato nel 2008 l’Unita ottenendo l’82% delle preferenze. Tuttavia, sondaggi recenti mostrano che la situazione sarebbe cambiata radicalmente negli ultimi quattro anni e tra la popolazione sarebbe sempre più diffuso lo scontento per l’assenza percepita di un effettivo ‘dividendo’ in seguito alla pace raggiunta dopo la conclusione della guerra civile e l’aumento progressivo del divario tra ricchi e poveri.* Michele Vollaro - Atlasweb

 
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26/08/2012 Egitto: Manovre esercito egiziano nel Sinai: Israele preoccupato

 

Procede a tappe forzate l’operazione di messa in sicurezza della frontiera del Sinai ad opera dell’esercito egiziano. I militari hanno ostruito centoventi tunnel, utilizzati per il contrabbando da e per la Striscia di Gaza. Nelle gallerie passano generi di prima necessità, armi e miliziani. E prosegue la caccia ad un centinaio di estremisti islamici. L’Egitto ha mobilitato il suo esercito dopo l’attacco, di presunta matrice “jihadista”, contro una postazione delle Guardie di Frontiera egiziane, nel quale sono rimasti uccisi 16 militari. Il dispiegamento di blindati nella regione frontaliera del Sinai sta allarmando Israele, che teme una violazione del trattato di pace del 1979. Per ora il governo israeliano ha dato voce alle sue preoccupazioni attraverso la mediazione americana. Hillary Clinton ha chiesto all’Egitto trasparenza nelle operazioni. - Euronews

 
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26/08/2012 Egitto: Manifestazioni contro il presidente e i Fratelli Musulmani

 

Ancora manifestazioni in Egitto contro il presidente Mohammed Morsi. Alcune centinaia di persone sono tornate a far sentire la loro voce in piazza Tahrir, nonostante le barricate alzate dalla polizia. Una risposta agli scontri di venerdì a Il Cairo fra lealisti e contestatori di Morsi, a margine della prima massiccia manifestazione contro il presidente, eletto due mesi fa. “Mohammed Morsi è in carica da 65 giorni”, dice un manifestante, “Non ha mantenuto nulla di quello che aveva promesso di fare nei primi 100 giorni. Gli rimangono solo 40 giorni: cosa potrebbe fare in questo arco di tempo?”. A contestarlo diverse anime. I sostenitori dei militari, i cui vertici sono stati decapitati, e del vecchio regime, che non tollerano lo strapotere dei Fratelli Musulmani, vincitori alle legislative e alle presidenziali, con il loro candidato Morsi. In piazza ci sono anche i liberali, che temono un’islamizzazione del Paese. - Euronews

 
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