homepage
Africa rivista

Il Blog Buongiorno Africa REDAZIONE
+39 0363.44726
africa@padribianchi.it
home La Rivista Abbonamenti News Primo Piano Eventi Mostre Padri Bianchi Contatti  
 
 
Seleziona anno: 2013 2011 2010 2009
 
 
Data (gg/mm/aaaa) Nazione Testo
 
 
News - Fino al 01/09 le news saranno aggiornate in modo saltuario
 
 
24/11/2012 Egitto: Protesta non si ferma, rivolta giudici anti-Morsi

Monta la rivolta della magistratura contro il decreto del presidente egiziano Mohamed Morsi, che la depotenzia notevolmente, e si annunciano per martedì opposte manifestazioni di sostegno e di protesta contro la mossa che ha indotto le opposizioni liberali a fare fronte comune. Ma già per domani sono stati lanciati appelli a manifestare da parte dei Fratelli musulmani e delle organizzazioni studentesche che, con opposti obiettivi, hanno convocato marce su piazza Tahrir. La più alta autorità giudiziaria egiziana, il Consiglio giudiziario supremo, ha bollato il decreto con quale Morsi ha rimosso il procuratore generale come "un attacco senza precedenti" all'indipendenza della magistratura e i giudici hanno indetto uno sciopero immediato che dovrebbe durare fino a quando le contestate misure non verranno ritirate. Continua, nel frattempo, il sit-in in piazza Tahrir degli oppositori a Morsi. In serata la situazione sulla grande spianata era tranquilla anche se in mattinata era continuato il lancio di lacrimogeni nelle strade adiacenti per tentare di disperdere i manifestanti. La 'dichiarazione costituzionalè di Morsi, che accresce i poteri presidenziali e blinda l'assemblea costituente da un possibile scioglimento decretato proprio dai magistrati è al centro di un braccio di ferro fra il procuratore generale rimosso, Abdel Meguid Mahmoud, e il suo successore, Talaat Ibrahim Abdallah. Quest'ultimo ha annunciato oggi la creazione di "nuovi tribunali rivoluzionari" che avranno il compito di riaprire le inchieste dei processi per le morti dei manifestanti durante la rivoluzione. Ma è attorno al procuratore deposto, nominato all'epoca di Mubarak, che si sta coalizzando la protesta dei magistrati. Mahmoud è stato il protagonista indicusso di una riunione straodinaria del Consiglio della megistratura, dove migliaia di magistrati lo hanno accolto come "il procuratore generale di tutto il paese" e hanno scandito lo slogan simbolo della rivoluzione: "Il popolo vuole la caduta del regime". Fra gli applausi Mahmoud ha invocato l'annullamento del decreto presidenziale, accusando Morsi di non avere fatto nulla per fare chiarezza sulle morti nelle manifestazioni contro il Consiglio militare dopo la rivoluzione. Il ministero, ha accusato l'ex procuratore, "non ha mai portato imputati davanti alla giustizia" per tutti questi casi, ha detto, tentando un'autodifesa alle accuse di Morsi e dei Fratelli musulmani di essere stato troppo tenero nei confronti degli accusati per le morti dei "martiri".
La protesta contro il decreto ha portato le forze di opposizione, spesso criticate per non essere riuscite a unificarsi, a formare un fronte di salvezza nazionale, scrivono alcuni media egiziani, in vista della mega manifestazione indetta per martedì dai partiti liberali e di sinistra per "annullare la fascista e dispotica dichiarazione costituzionale". In serata Morsi si è incontrato con il suo staff, mentre il premier Hisham Qandil ha lanciato un messaggio chiaro ai manifestanti anti-Morsi. "La scelta sta al popolo: costruire o distruggere, mettere pietra su pietra per costruire o lanciarle per spargere sangue", ha scritto su Twitter, secondo al Ahram online. Gli ha risposto in serata uno dei maggiori leader dell'opposizione Mohamed El Baradei dichiarando che non ci potrà essere dialogo con Morsi se non straccerà il decreto "dittatoriale" che gli consegna "i poteri di un faraone". - Swissinfo

 

 
ico_sendfriendfacebook_logo condividi   link sorgente notizia
 
 
   
 
 
24/11/2012 Egitto: El Baradei: Nessun dialogo con Morsi fino a revoca poteri

"Nessun dialogo con il presidente Morsi fino a quando i suoi nuovi poteri non saranno revocati". Lo annuncia Mohamed El Baradei, ex direttore generale dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica, ed esponente dell'opposizione egiziana. Mohammed El Baradei, uno dei principali sostenitori della democrazia in Egitto, ha spiegato che il dialogo con Morsi non sarà possibile fino a quando il presidente non cancellerà i decreti con i quali ha assunto su di nuovi poteri. Parlando a un gruppo di giornalisti, El Baradei ha detto di sperare in "una transizione, senza far precipitare il Paese in una spirale di violenza". Tutto questo, però, ha spiegato, non sarà possibile se Morsi non farà un passo indietro. El Baradei, premio Nobel per la pace nel 2005 per il suo impegno a capo dell'Aiea, da tempo lavora con altri leader progressisti e laici cercando di creare un'opposizione forte e compatta. -  - LaPresse/AP

 
ico_sendfriendfacebook_logo condividi   link sorgente notizia
 
 
   
 
 
24/11/2012 Egitto: Esplode la rabbia contro Morsi

Si spacca piazza Tahrir, l’anima della rivoluzione egiziana torna a infiammarsi contro il decreto con il quale Morsi aumenta i suoi poteri. Cinque giorni di scontri, in concomitanza con la celebrazione del primo anniversario della protesta che ha portato alla morte di 49 persone. “Morsi come Mubarak’‘ gridano alcuni oppositori. “Sono venuto qui perché ho votato per Morsi – dice un manifestante – ma non ha fatto nulla di positivo. Noi pensavamo che fosse migliore del primo ministro di Moubarak, Ahmed Shafiq, e che avrebbe fatto qualcosa.” 15mila i dimostranti che si sono riuniti a Piazza Tahrir: la polizia ha sparato lacrimogeni in un viale di accesso. A essere contestato è l’indebolimento dei poteri della magistratura e dell’assemblea costituente. Ad Alessandria la protesta sfocia in violenza, i manifestanti hanno assaltato la sede di Giustizia e Libertà, il braccio politico del partito di Morsi. “Siamo sulla strada della libertà e democrazia”: così il presidente, parlando al Cairo, difende il decreto davanti ai suoi sostenitori. Preoccupazione è stata espressa dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per questa concentrazione eccessiva di poteri nelle mani di Morsi. - Euronews

 
ico_sendfriendfacebook_logo condividi   link sorgente notizia
 
 
   
 
 
23/11/2012 Egitto: Tensione dopo l'allargamento dei poteri di Morsi, 50 feriti ad Alessandria

 

Infuria la protesta in Egitto, non soltanto nella capitale ma anche ad Alessandria, Port Said ed in altre città del paese. I movimenti laici e liberali sono scesi in piazza per protestare contro il decreto che rende quasi illimitati i poteri del presidente Mohamed Morsi, ex leader dei Fratelli Musulmani. " Non vogliamo un altro faraone", "Morsi è come Moubarak", hanno gridato i manifestanti che ancora una volta hanno invaso Piazza Tahrir. Secondo il ministero della sanità, almeno 50 persone sono rimaste ferite negli scontri tra oppositori e sostenitori del presidente. Il bilancio peró è destinato a crescere. Ad Alessandria ed in altre città lungo il canale di Suez, sono stati dati alle fiamme gli uffici del Partito dei Fratelli Musulmani. Ma a poche ore dal suo successo diplomatici che ha portato ad una tregua tra Israele ed Hamas, Morsi respinge le accuse;" sono stato eletto con libere elezioni", ha detto ai suoi sostenitori, " sto lavorando per la libertà del paese". (Amina Belkacem) - Radio Vaticana

 
ico_sendfriendfacebook_logo condividi   link sorgente notizia
 
 
   
 
 
23/11/2012 Egitto: 20 contusi in scontri a piazza Tahrir

 

Sono venti i contusi nei tafferugli iniziativi stamani nei pressi di piazza Tahrir, dove si sono riunite migliaia di persone per protestare contro le misure adottate ieri dal presidente egiziano Mohamed Morsi per ampliare i suoi poteri. Lo riferiscono fonti della sicurezza. Gli scontri con lancio di sassi e di lacrimogeni sono avvenuti nelle strade adiacenti alla piazza, nei pressi del ministero dell'Interno, dove erano già avvenuti negli scorsi giorni. In precedenza, ad Alessandria e Assiut, nel nord del Paese, manifestanti avevano appiccato il fuoco a tre sedi del partito Giustizia e Libertà, il braccio politico dei Fratelli Musulmani egiziani, a cui appartiene il presidente Mohamed Morsi. Ad Alessandria circa 50 persone sono rimaste ferite, Intanto Samir Morcos, copto, assistente per la transizione democratica del presidente egiziano Mohamed Morsi, ha annunciato le proprie dimissioni per lo stesso motivo. - Swissinfo

 
ico_sendfriendfacebook_logo condividi   link sorgente notizia
 
 
   
 
 
23/11/2012 Madagascar: Avidità dei politici e impunità, la denuncia dei vescovi

 

 “In Madagascar finora abbiamo avuto quattro costituzioni. In generale i capi di Stato sono arrivati al potere in seguito a sollevazioni popolari ma ciascuno ha fatto votare una costituzione di sua convenienza per conservare il potere e farne approfittare amici e parenti. Per lo più hanno tenuto conto di interessi personali e degli interessi di nazioni amiche piuttosto che di quelli del nostro paese. La storia andrà avanti così fin quando non verrà creato un sistema adeguato che protegga l’interesse del popolo e promuova il bene comune”: è senza appello il verdetto dei vescovi del Madagascar, contenuto in una lettera intitolata “La verità vi renderà liberi (Jn 8,32). Che la pace di Cristo sia con voi”, pubblicata dalla stampa locale a pochi giorni da un incontro nazionale tenutosi ad Antananarivo, la capitale. Dicendosi “preoccupati per la situazione che prevale nel paese”, 26 arcivescovi e vescovi, hanno deplorato “la mancata indipendenza del Madagasikara” nonostante siano passati 54 anni dalla fine dell’occupazione francese. Dalla destituzione dell’ex presidente Marc Ravalomanana nel marzo 2009, a cui è succeduto il giovane Andry Rajoelina sostenuto da una parte della popolazione e dall’esercito, la grande isola africana dell’Oceano Indiano sta vivendo una transizione politica infinita con ripercussioni negative sulla vita socio-economica di cittadini già poveri. “Ogni giorno constatiamo la mancata indipendenza del nostro paese. Le prove sono tante: spoliazione delle risorse nazionali – ferro, pietre preziose, legname pregiato, petrolio – tramite contratti di sfruttamento non equi e confisca di terreni. Poi ci sono gli agenti di sicurezza al servizio dello Stato che approfittano del loro potere per massacrare povera gente” aggiungono i firmatari della lettera, sottolineando che “è tutt’ora il regno della corruzione, di una giustizia a due velocità e della cultura dell’impunità che ostacolano il raggiungimento di un clima di pace”.  Sulla carta, dopo la firma di un accordo di transizione tra le principali correnti politiche, elezioni presidenziali sono in agenda a maggio del prossimo anno. Guardando al futuro i vescovi esortano i dirigenti malgasci a “preservare l’unità della nazione”, “a difendere unicamente l’interesse del popolo (…) investendo su istruzione e sanità”, “a conquistare indipendenza nei rapporti con altri paesi” ma soprattutto a “far prevalere la verità e la giustizia”.  Nelle ultime ore a finire al centro di pesanti accuse – esecuzioni sommarie di civili, violenze indiscriminate, distruzione di villaggi – sono state le forze di sicurezza impegnate da settembre nell’operazione ‘Tandroka’ per lottare contro il furto di zebù nella regione meridionale di Anosy. Secondo un rapporto pubblicato dall’organizzazione Amnesty International le ‘forze di intervento speciale’ si sarebbero rese responsabili dell’uccisione di 11 civili e della distruzione di 95 abitazioni nel comune Elonty mentre nella zona di Fort-Dauphin dall’inizio dell’anno 250 persone hanno perso la vita in circostanze oscure. Richard Ravalomanana, comandante della gendarmeria, ha respinto le conclusioni di un “rapporto poco credibile, frutto di un’inchiesta svolta in fretta e senza andare sul terreno”. - Misna

 
ico_sendfriendfacebook_logo condividi   link sorgente notizia
 
 
   
 
 
23/11/2012 Mali: Donne imbracciano le armi per vendicarsi contro i Tuareg

"Hanno fatto a turno", ha raccontato Barka Dicko, sistemandosi il Kalashnikov sulla camicia. "Uno di loro mi ha puntato la pistola, mentre l'altro stuprava mia nipote. Aveva 13 anni... Ha urlato fino a quando non è svenuta". Dopo quel 7 aprile, Dicko ha deciso di imbracciare le armi per vendicarsi e oggi guida un gruppo di 42 donne che fa parte della forza paramilitare filo-governativa Ganda Koy. "Facciamo tutto quello che fanno gli uomini - ha sottolineato - e ci occupiamo anche del cibo". Tra marzo e aprile, ribelli tuareg e islamici hanno conquistato il nord del Paese. Secondo Dicko, gli uomini che hanno stuprato la nipote erano tuareg del Movimento nazionale per la liberazione dell'Azawad (Mnla), i primi a lanciare la rivolta contro Bamako nel nord e poi sopraffatti dagli islamici. La maggior parte degli uomini e delle donne di Ganda Kay, che conta circa 800 unità, è di etnia Songhais e Fulani, neri, ed è assetata di vendetta contro i bianchi tuareg del nord. Zeinab Maiga, 22enne di Gao, sognava di diventare insegnante prima di essere costretta a fuggire: "Ho un messaggio per l'Mnla e tutti gli altri gruppi del nord. Anche se ci saranno negoziati, anche se tutti accetteranno un accordo di pace, se metto le mani su uno di loro gli taglio la gola e la testa". - TMNews

 
ico_sendfriendfacebook_logo condividi   link sorgente notizia
 
 
   
 
 
23/11/2012 Mozambico : Il Frelimo, gli ex ribelli e la partita vera

 

La ripresa di contatti tra gli ex ribelli e il governo non muterà in alcun modo il quadro politico in Mozambico, un paese dove le istituzioni sono dominate in modo totale dal partito al potere dalla fine della guerra civile 20 anni fa: lo dicono missionari sentiti dalla MISNA dopo l’annuncio di nuovi “colloqui” tra le parti. Al termine di un Consiglio dei ministri che si è tenuto oggi è stato comunicato che i rappresentanti del governo del Fronte di liberazione del Mozambico (Frelimo) incontreranno nella capitale una delegazione composta da quattro esponenti della Resistenza nazionale mozambicana (Renamo). L’annuncio è stato accolto in modo positivo dagli ex ribelli, che sostengono di voler negoziare la nascita di “un governo di transizione” in grado di organizzare “elezioni libere e trasparenti” e di affrontare il nodo dello sfruttamento dei ricchi giacimenti di carbone e di idrocarburi scoperti o entrati in produzione negli ultimi anni. Della Renamo, dal 1992 principale partito di opposizione, si è tornato a parlare alcune settimane fa dopo che il loro storico comandante Afonso Dhlakama ha minacciato di riprendere le armi. Secondo le fonti della MISNA, “la Renamo è da tempo ai margini della vita politica e non conta quasi più nulla”. Il ruolo dominante del Frelimo sarebbe stato sancito in modo esemplare da una risoluzione approvata durante il suo ultimo congresso, che sancisce la supremazia del partito sulle istituzioni stesse dello Stato. Uno sviluppo, questo, che svuoterebbe di significato il limite costituzionale di due mandati consecutivi alla guida dello Stato. Il presidente Armando Guebuza, dicono i missionari, sarebbe in grado di continuare a dominare la vita pubblica del Mozambico grazie alla sua recente conferma come presidente del Frelimo. Secondo le fonti della MISNA, questo gioco di nomine non tiene conto in alcun modo delle difficoltà di ampi settori della popolazione. Pochi giorni fa, in coincidenza con l’entrata in vigore di un aumento delle tariffe dei mezzi di trasporto pubblici, in alcuni quartieri di Maputo si sono verificati disordini. Il copione è stato lo stesso di due anni fa, quando a far da scintilla furono i rincari dei prezzi dei generi alimentari di base e dell’elettricità. In quell’occasione la repressione della polizia causò almeno 14 morti e centinaia di feriti. Secondo l’Indice dello sviluppo umano dell’Onu, circa il 60% della popolazione del Mozambico vive con meno dell’equivalente di un euro al giorno. La multinazionale brasiliana Vale progetta di investire nel carbone del Mozambico sei miliardi di dollari. Secondo la Banca mondiale, i giacimenti di gas offshore potrebbe garantire un afflusso di capitali ancora maggiore, stimato in circa 70 miliardi di dollari. - Misna

 
ico_sendfriendfacebook_logo condividi   link sorgente notizia
 
 
   
 
 
23/11/2012 R. D. Congo: Tra voci e indiscrezioni i possibili sviluppi della crisi del Kivu

 

È in costante evoluzione la situazione nell’est della Repubblica democratica del Congo. Ieri pomeriggio, almeno per alcune ore, l’esercito regolare congolese Fardc sostenuto da non meglio gruppi armati di “partigiani” (alcuni hanno nominato i Mayi Mayi) sarebbe riuscito a riprendere il controllo di Sake, piccolo ma strategico centro abitato trenta chilometri circa ad ovest di Goma, sulla strada principale che costeggia il Lago Kivu e che porta verso Bukavu (250 chilometripiù a sud), capoluogo della provincia del Sud Kivu, prossimo obiettivo dichiarato dei ribelli del M23. Già in serata, tuttavia, le notizie sulla presa di Sake cominciavano ad essere messe in discussione e durante la notte alcune fonti riportavano addirittura la notizia che la cittadina sarebbe di nuovo tornata nelle mani dei ribelli del M23. In attesa di conferme certe per gli sviluppi bellici sul terreno, va registrata, sul fronte politico diplomatico, la “convocazione urgente” a Kampala, in Uganda, del presidente del M23 Jean-Marie Runiga Lugerero chiamato dal presidente ugandese Yoweri Museveni ieri in serata. Museveni, insieme al presidente congolese Jospeh Kabila e all’omologo ruandese Paul Kagame, avevano chiesto l’immediata sospensione delle ostilità e il ritiro da Goma dei ribelli. In realtà il comunicato diffuso al termine dell’incontro tra i tre presidenti tenutosi mercoledì è sostanzialmente vuoto, visto l’alto livello di coinvolgimento di Uganda e Rwanda nell’avanzata dei ribelli, come evidenzia l’ultimo rapporto delle Nazioni Unite sul traffico di armi in Congo. Sul fronte diplomatico da registrare anche i contatti di funzionari di Kinshasa con i potenti vicini angolani e quelli annunciati con altri importanti paesi africani. Dichiarazioni che lasciano presagire una nuova estensione e regionalizzazione del conflitto come già accaduto in passato. Le veloci mosse diplomatiche in corso in queste ore portano anche qualcuno a sostenere che forse già oggi stesso l’M23 potrebbe annunciare il proprio ritiro da Goma. A riguardo viene citato un messaggio diretto del segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon, ai presidenti di Uganda e Rwanda, ma anche le dichiarazioni dei paesi della Sadcc (la Conferenza dei paesi dell’Africa australe) che non sembrerebbero essere intenzionati a restare indifferenti di fronte agli sviluppi della situazione in Kivu e al rischio di destabilizzazione di Kinshasa. Secondo alcune fonti alcuni di questi paesi, Angola e Zimbabwe, avrebbero deciso di accelerare i piani di intervento diretto. - Atlasweb

 
ico_sendfriendfacebook_logo condividi   link sorgente notizia
 
 
   
 
 
23/11/2012 R. D. Congo: Senza giri di parole, ecco chi c’è dietro i ribelli del M23 secondo l’Onu

 

 “Il governo del Rwanda continua a violare l’embargo sulle armi fornendo sostegno militare diretto ai ribelli del M23, facilitando le operazioni di reclutamento, incoraggiando e favorendo diserzioni dalle forze armate della Repubblica democratica Congo, e fornendo armi, munizioni, nonché intelligence e consulenze. La catena di comando ‘de facto’ del M23 include il generale Bosco Ntaganda e culmina col ministro della Difesa del Rwanda, generale James Kabarebe”: a sostenerlo non è un funzionario del governo centrale congolese o qualche nazionalista delle province orientali congolesi, ma la prima pagina del rapporto finale sulle violazioni all’embargo sulle armi per la R.d. del Congo redatto dal gruppo di esperti incaricati dalle Nazioni Unite. Nelle 204 pagine di rapporto, gli esperti dell’Onu non si sono limitati a fornire un quadro generale sulla base delle informazioni raccolte, hanno proprio pubblicato le informazioni. E così il corposo fascicolo, che Atlas ha visionato e che potete leggere o scaricare a questo link, contiene prove, foto, schede dei vertici del M23, scambi di mail, documenti dei servizi segreti ugandesi e ruandesi, fotocopie delle ricevute per il pagamento delle tasse per l’esportazione di minerali, o dei codici che fanno figurare i minerali esportati illegalmente dal territorio congolese come fossero minerali provenienti dal Rwanda. Insomma una corposa e dettagliata documentazione che porta alla luce quello che tutti sapevano ma che finora poteva essere smentito dai vari attori in gioco. Altrettanto interessante il fatto che la documentazione finale – gli esperti sottolineano di non aver ritenuto corretto modificare la bozza circolata alcuni mesi fa neanche dopo aver ricevuto le rettifiche o presunte correzioni inviate dai governi di Uganda e Rwanda, andati su tutte le furie quando circolarono alcune anticipazionisia stata spedita al Consiglio di Sicurezza solo una decina di giorni fa, il 12 Novembre 2012.
Ma leggiamo ancora dall’Executive Summary, la sintesi che introduce il rapporto: Una foto dell'incontro di mercoledì tra i presidenti di (da sinistra) Rwanda, Paul Kagame, Uganda, Yoweri Museveni, e R.d. Congo, Joseph Kabila. “Anche funzionari di primo piano del governo ugandese hanno fornito sostegno al M23 attraverso l’invio diretto di rinforzi militari in territorio congolese, consegna di armi, assistenza tecnica, pianificazioni congiunte, consulenze politiche e facilitando le relazioni esterne. Unità dell’Ugandan People’s Defence Forces (Updf, l’esercito ugandese, ndr) e del Rwandan Defence Forces hanno sostenuto congiuntamente l’M23 in una serie di attacchi compiuti nel Luglio del 2012 per prendere il controllo delle maggiori città della zona di Rutshuru e la base dell’esercito congolese di Rumangabo. Entrambi i governi hanno anche cooperato per sostenere la creazione e l’espansione del braccio politico del M23 (…). L’M23 e i suoi alleati contano sei individui già oggetto di sanzioni internazionali, alcuni dei quali risiedono o viaggiano regolarmente in Rwanda e Uganda”. E se a questo punto non stupiscono le parole dei vertici ugandesi che hanno accusato proprio le Nazioni Unite con i suoi documenti di essere i responsabili dell’ultima avanzata dei ribelli del M23, diventa più difficile comprendere il viaggio compiuto a Kampala dal presidente congolese Joseph Kabila riunitosi a colloquio con i due omologhi (l’ugandese Yoweri Museveni e il ruandese Paul Kagame) proprio dei paesi che l’Onu identifica come i burattinai del M23. - Atlasweb

 
ico_sendfriendfacebook_logo condividi   link sorgente notizia
 
 
   
 
 
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 [35] 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382
 
REDAZIONE AFRICA
Viale Merisio, 17 - C.P. 61
24047 Treviglio (BG)
Tel. 0363.44726
Fax 0363.48198
africa@padribianchi.it
 
NEWSLETTER AFRICA
ricevi la nostra newsletter
REDAZIONE
+39 0363.44726
africa@padribianchi.it