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04/12/2012 Egitto: Procuratore accusa capi opposizione, "spie Israele"

Il nuovo procuratore generale egiziano, Talaat Abdullah, nominato il 22 novembre dal presidente Mohamed Morsi, ha accusato i capi dell'opposizione di essere spie al soldo di Israele e di voler rovesciare le istituzioni dello Stato. Abdullah ha presentato una denuncia alla Suprema corte per la sicurezza dello Stato puntando il dito, tra gli altri, contro l'ex segretario generale della Lega Araba e rivale di Morsi alle presidenziali, Amr Moussa, il premio Nobel per la Pace, Mohammed ElBaradei e il nasseriano Hamdeen Sabahi. Lo riferisce la rete al Arabiya, citando il quotidiano 'Al Masry al Youm', secondo il quale il neo procuratore generale cita a sostegno della sua accusa un incontro recente tra Moussa e l'ex ministro degli Esteri israeliano, Tzipi Livni, leader dell'opposizione alla Knesset ma che non ricopre alcun incarico di governo da almeno 3 anni.
Per il procuratore Moussa e Livni avrebbero messo a punto un piano, da realizzare con gli altri accusati, per creare una crisi interna a partire dalla dissoluzione dell'Assemblea Costituente . - Agi

 

 
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04/12/2012 Egitto: Stampa protesta contro Morsi,domani niente giornali

Protesta 'contro la tirannia' della stampa egiziana che boccia il presidente Mohammed Morsi e la sua bozza di Costituzione che il 15 dicembre verra' sottoposta a referendum. Nella bozza, approvata dall'Assemblea Costituente il 30 novembre, non sono stati infatti inseriti gli articoli contro il carcere per i giornalisti, come era stato richiesto dall'associazione della stampa. Tra i giornali che domani non saranno in edicola alcuni dei principali quotidiani egiziani come al Watan, al Tahrir, al Sabah. Allo sciopero hanno aderito anche alcune reti televisive come Ontv, Cbc e Moder mentre non sciopereranno i media online per dare oggi notizia dell'agitazione . - Repubblica

 
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04/12/2012 Ghana: Sorgerà a Nzema la centrale solare più grande d’Africa

Più di 155 megawatt grazie a 630.000 pannelli fotovoltaici: sono i numeri di un impianto per la produzione di energia solare che, una volta realizzato, sarà il più potente d’Africa. Dietro il progetto c’è la società inglese Blue Energy. La costruzione dell’impianto potrebbe cominciare entro un anno e, con una spesa complessiva di 400 milioni di dollari, dovrebbe consentire a regime di erogare una potenza sufficiente a illuminare 100.000 case. In una nota diffusa dall’Organizzazione dell’Onu per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao) si sottolinea che la realizzazione del progetto è possibile grazie a una nuova legge sulle energie rinnovabili che prevede incentivi di una durata ventennale. L’impianto, si legge nel comunicato, incrementerà del 6% la capacità di produzione di elettricità del Ghana e avvicinerà il paese all’obiettivo di generare almeno il 10% dell’energia a partire da fonti rinnovabili entro il 2020. I pannelli dovrebbero essere sistemati in un’area di 183 ettari, nella località di Nzema, nel Ghana occidentale, in una zona ben collegata al porto di Takoradi e a una linea di trasmissione elettrica che raggiunge la Costa d’Avorio, il Benin e la Nigeria. - Misna

 
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04/12/2012 Libia: Gruppo armato irrompe in governo Beida, premier annulla incontro

Un gruppo armato ha fatto irruzione nella sede del governo locale della citta' di al-Beida, 200 chilometri a nord est di Bengasi, poco prima dall'inizio di una riunione del premier libico Ali Zeidan con l'amministrazione locale. Lo riferisce l'agenzia di stampa libica 'Solidarity Press', precisando che l'irruzione ha costretto il primo ministro ad annullare l'incontro. Anche se non ci sono notizie sui motivi dell'irruzione, gli uomini armati potrebbero essere ex miliziani che hanno combattuto contro il regime del defunto colonnello Muammar Gheddafi. - Adnkronos/Aki

 
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04/12/2012 Mali: Crisi nel nord, prove di dialogo con due gruppi armati

Una delegazione del governo di Bamako si trova a Ouagadougou per un “dialogo preliminare”, sotto l’egida del mediatore Blaise Compaoré, con due dei gruppi ribelli che occupano il nord del Mali, il Movimento nazionale per la liberazione dell’Azawad (Mnla) a maggioranza tuareg e indipendentista, e il gruppo armato islamista Ansar al Din. I tre esponenti del governo transitorio, guidati dal ministro degli Esteri Tieman Coulibaly, hanno appuntamento nel pomeriggio con il capo di Stato burkinabè prima dell’incontro, domani, con i rappresentanti dei movimenti armati. Secondo le informazioni a disposizione finora, il mediatore dovrebbe proporre una cessazione delle ostilità da parte di tutte le parti coinvolte in cambio della riunificazione del territorio e della rinuncia alla sharia, la legge coranica imposta dai gruppi islamici nei territori in cui si sono insediati. Le due condizioni dovrebbero essere il punto di partenza di negoziati. Anche se Ansar al Din sostiene di aver preso le distanze dal gruppo terrorista A Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi), un altro dei gruppi armati attivi nel nord del Mali, in una lettera indirizzata al mediatore l’Mnla ha annunciato che non intende sedersi allo stesso tavolo di Ansar al Din, ritenuto un gruppo terrorista. - Atlasweb

 
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04/12/2012 R. D. Congo: Nuove accuse dall?Onu contro Rwanda e Uganda, mentre i ribelli si ritirano da Goma

Nuove accuse sono piovute sui governi di Rwanda e Uganda per il loro sostegno alla ribellione del M23, protagonista della recente avanzata militare in Nord Kivu che li ha portati a prendere il controllo della città di Goma, da cui si sono ritirati solo nel fine settimana. Secondo un rapporto inviato al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dagli esperti dell’ONU Rwanda e Uganda hanno aiutato militarmente i ribelli del M23. “Le forze ruandesiscrive l’agenzia di stampa francese Afp che dice di aver ottenuto una copia del rapportohanno fornito un sostegno diretto ai ribelli durante il lancio della loro offensiva agli inizi di novembre, mentre l’Uganda ha fornito soprattutto appoggio logistico, e in particolare materiale”. Secondo gli esperti, le nuove informazioni raccolte confermano le accuse contenute nei precedenti documenti  redatti a testimonianza dell’ingerenza di Kigali e Kampala nel conflitto della Repubblica democratica del Congo. Entrambi i paesi hanno sempre fermamente smentito le accuse.
Intanto a Goma combattenti e leader politici della ribellione del Movimento del 23 marzo (M23) hanno lasciato sabato la città di Goma, capoluogo della provincia nord-orientale del Nord-Kivu, dopo 12 giorni di occupazione condannata all’unanimità dalla comunità internazionale. Il ritiro dei ribelli era una condizione richiesta dai presidenti della Conferenza internazionale dei Grandi Laghi e dal governo di Kinshasa per avviare trattative con il gruppo armato, erede della precedente ribellione del Cndp. I vertici politici dell’M23 si sono trasferiti a Rutshuru, nell’omonimo territorio a nord-ovest da Goma. Il portavoce dell’M23 Bertrand Bisimwa ha tuttavia tenuto a precisare che il ritiro non è stato il risultato della pressione internazionale ma “il prezzo da pagare nella ricerca della pace” nella Repubblica Democratica del Congo. L’M23 ha minacciato di tornare a prendere Goma se le sue richieste non verranno soddisfatte. Il ritiro dei ribelli e il dispiegamento dei poliziotti congolesi in città è stato vissuto con sollievo dalla maggior parte dei residenti di Goma, stanchi delle rivolte armate che ciclicamente attanagliano il Nord-Kivu e impediscono lo sviluppo di questa regione ricca in risorse minerarie e naturali.
L’arrivo di circa 300 agenti in città non è tuttavia garanzia di sicurezza per tutti. Nella notte tra sabato e domenica il campo sfollati di Mugunga 3, alla periferia di Goma,è stato attaccato da un non meglio precisato gruppo armato che ha saccheggiato le poche provviste dei circa 30.000 attualmente rifugiati nell’insediamento in condizioni estremamente precarie. Secondo l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati, che ha riferito l’informazione, alcune donne del campo sono state stuprate. - Atlasweb

 
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04/12/2012 R. D. Congo: A Kampala si negozia la pace in Kivu, una voce della società civile

 “Il conflitto nell’Est del Congo non può essere risolto se non a livello regionale. Per questo per noi è importante essere presenti a Kampala”: ne è convinto Thomas D’Aquin Muiti, presidente della società civile nel Nord Kivu contattato dalla MISNA nella capitale ugandese. La notizia di un negoziato tra il governo di Kinshasa e i ribelli dell’Movimento 23 marzo (M23) nei prossimi giorni a Kampala è stata annunciata poche ore fa dal ministro degli Interni ugandese, Richard Muyej Mangez, in visita a Goma. “Da quello che so, Beni, Rutshuru e Sake oggi sono state teatro di cortei e marce indetti dalla popolazione per festeggiare il ritiro dei ribelli. Anche a Goma avrebbe dovuto svolgersi un’iniziativa simile ma ci sono stati dei problemi e sarà organizzata nei prossimi giorni” racconta l’interlocutore della MISNA. Secondo l’emittente dell’Onu Radio Okapi, le cui trasmissioni sono state sospese in gran parte del territorio nazionale con una controversa decisione del governo, le forze armate congolesi hanno ripreso il controllo sul capoluogo del Kivu, caduto nelle mani dei ribelli lo scorso 20 novembre. E la vita, pian piano, sta riprendendo anche a Sake, due chilometri a ovest di Goma, dove scuole e uffici hanno riaperto dopo l’occupazione dei ribelli durata circa una decina di giorni. Intanto, sul piano diplomatico, gli occhi sono puntati su Kampala e sui risultati che il negoziato riuscirà a produrre. “In qualità di società civile non siamo qui per parlare all’M23spiega D’Aquin Muiti – ma al Rwanda e all’Uganda. Loro sono parte della soluzione che dobbiamo trovare per ottenere, finalmente, la pace. Non possiamo non notare infatti che non appena dalle due capitali è arrivata la richiesta, i ribelli si sono ritirati dalle città conquistate senza nemmeno porre condizioni”. - Misna

 
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04/12/2012 Marocco: Petrolio, Rabat concede blocco a Total

Un accordo di prospezione petrolifera in un immenso blocco offshore nel Sahara Occidentale sarebbe stato raggiunto tra il governo del Marocco, che rivendica la sovranità sul territorio, e il gruppo francese Total. Il blocco, che si estende su 100.000 chilometri quadrati, si chiama Anzarane offshore ed è collocato di fronte alla metà sud-occidentale del Sahara occidentale, al centro di un conflitto da 38 anni tra Rabat e il movimento indipendentista Fronte Polisario. La notizia non è riferita ufficialmente ma riportata da diverse fonti specializzate in economia e idrocarburi, con la precisione che Total avrebbe ottenuto il 75% del blocco. Il gigante petrolifero francese si era già avvicinato alle risorse del Sahara occidentale nel 2001 ma tre anni dopo si era ritirato sostenendo che le potenzialità della regione erano scarse. L’ipotesi del suo ritorno ha fatto reagire i rappresentanti del popolo sahrawi che denunciano una “triste notizia, che compromette gli sforzi per la pace dell’Onu e viola il diritto internazionale”, secondo le parole di Erik Hagen, presidente di Western Sahara Resource Watch - * Celine Camoin  - Atlasweb

 
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04/12/2012 Sierra Leone: Elezioni, opposizione riconosce vittoria presidente

Il candidato alla presidenza del principale partito di opposizione della Sierra Leone ha incontrato a Freetown il capo di Stato Ernest Bai Koroma, riconoscendolo nonostante precedenti denunce di brogli come vincitore delle elezioni che si sono tenute il 17 novembre. In una nota diffusa dall’ufficio del presidente, si sottolinea che ieri Julius Maada Bio si è rivolto a Koroma con l’appellativo “sua eccellenza”. Bio rappresentava il Sierra Leone People’s Party (Slpp). Secondo i risultati diffusi dalla Commissione elettorale, il 17 novembre è stato sconfitto con un margine di circa 21 punti percentuali dall’attuale presidente, un dirigente dell’All People’s Congress che guida il paese dal 2007. Al termine dell’incontro, Bio ha ribadito le accuse di irregolarità sottolineando che in “una società democratica” queste preoccupazioni dovranno essere prese in considerazione. Secondo altri dirigenti dell’Slpp, è probabile che durante un vertice di partito in programma in settimana si decida di abbandonare l’ipotesi di boicottare i lavori del nuovo parlamento. Il voto è stato definito libero e corretto da tutte le missioni di osservazione internazionali. Le elezioni sono state le terze dalla fine della guerra civile, combattuta tra il 1991 e il 2002. - Misna

 
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04/12/2012 Tunisia: Membri sindacato aggrediti a Tunisi da sostenitori governo

Membri della Lega per la protezione della rivoluzione, un gruppo vicino al partito islamico Ennahda al governo, hanno aggredito attivisti del Sindacato generale dei lavoratori tunisini che si erano radunati per una marcia a Tunisi. I sindacalisti stavano commemorando l'uccisione nel 1955 di un importante membro del movimento. Il sindacato si è spesso opposto alle politiche del governo, sostenuto invece dalla Lega. La settimana scorsa gli iscritti al sindacato avevano indetto uno sciopero generale di cinque giorni nella città di Siliana, spingendo il governo a fare concessioni. - LaPresse/AP

 
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