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| News - Fino al
01/09 le news saranno aggiornate in modo saltuario |
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| 30/08/2011 R. D. Congo: Bemba: il candidato dietro le sbarre |
La febbre elettorale in Congo sta contagiando un po’ tutti. Il Presidente Joseph Kabila ha qualche mese fa cambiato la legge elettorale per potersi ricandidare nuovamente. Il Movimento per la Liberazione del Congo, il principale partito d’opposizione, non sa che pesci prendere, data l’assenza di figure di spicco da contrapporre a Kabila. E così, il vecchio leader Jean-Pierre Bemba si è recentemente ricandidato per l’appuntamento elettorale del prossimo 28 novembre. Peccato che Bemba non si trovi in territorio congolese, ma a L’Aia, accusato di crimini di guerra per le atrocità commesse dal suo esercito in Repubblica Centrafricana nel 2002 e nel 2003. Così la sua candidatura ha un po’ il sapore della provocazione politica. E un po’, forse, della preparazione di un suo ritorno sulla scena politica. E ancora, un modo per mettere sotto pressione i giudici che dovranno stabilire se sia colpevole o meno. Ma intanto Kabila non dorme sonni tranquilli. Non solo lo spettro di una ricomparsa di Bemba (assai improbabile) in autunno lo agita. I mille nodi irrisolti del Kivu, regione ad est del paese, sono un pesante fardello. Bande armate, risorse minerarie sfruttate illegalmente, violenza dilagante, gruppi ribelli “dormienti”. La questione hutu-tutsi mai risolta. Il Kivu è un ginepraio di problemi irrisolti. Strategicamente, su tutti, la questione degli ex ribelli tutsi del CNDP di Laurent Nkunda che voci insistenti vogliono sul punto di ricompattarsi. Il CNDP nel 2008 mise in scacco Kabila e conquistò praticamente tutto il nord Kivu. Poi i suoi elementi furono integrati nell’esercito governativo. Ora si parla di diserzioni frequenti.Pare che formazioni di ex Cndp si stiano da tempo organizzando e radunando in varie località del nord Kivu. In attesa di un segnale. L’avvicinarsi dell’appuntamento elettorale potrebbe essere l’occasione per colonnelli e generali di spicco di quel movimento per mostrare i muscoli. E mettere sul piatto della bilancia la sicurezza del Kivu e la rinuncia alle armi in cambio di corposi benefici. Tra le figure di spicco, Bosco Ntaganda, detto “Terminator”, ricercato per crimini di guerra, ma libero di girare per Goma. Staremo a vedere. L’autunno in Kivu si prospetta assai caldo. * Giampaolo Musumeci - Panorama |
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| 30/08/2011 Sud Sudan: L'arcivescovo di Juba chiede la fine del tribalismo "per una nazione unita" |
Occorre superare il tribalismo se si vuole costruire una nazione unita. È questo il senso dell’appello lanciato domenica scorsa da mons. Paulino Lokudu Loro, arcivescovo di Juba, capitale del Sud Sudan. “Se non ci sottraiamo al richiamo del tribalismo, alla corruzione, alle uccisioni degli uni con gli altri, allora sarà la fine della nostra vita" ha affermato l’arcivescovo di Juba, che ha sottolineato che molte vite sono andate perdute nella lotta per l'indipendenza e che ora è “giunto il tempo di godere pacificamente i frutti della loro lotta”. Secondo quanto riporta il quotidiano Sudan Tribune, ripreso dall'agenzia Fides, mons. Loro ha invitato i fedeli a pregare per la pace in Sud Sudan ed a lavorare per riportare la stabilità, con un’attenzione particolare al problema dei furti di bestiame. Alcuni degli atti di violenza più gravi avvenuti di recente nel Sud Sudan sono infatti legati alle razzie di bestiame tra le diverse popolazioni del Paese. L’ultima strage è quella commessa da un gruppo armato, probabilmente della tribù Murle, che ha ucciso oltre 600 persone nella contea di Uror, nella zona della tribù Lou Nuer. L'assalto è considerato come una rappresaglia per un attacco simile commesso a giugno dai Lou Nuer contro i Murle nel quale sono state uccise centinaia di persone. Circa 2 milioni di persone sono morte nel conflitto per l’indipendenza del Sud Sudan, motivato da questioni religiose, etniche, ideologiche e materiali (in particolare per il controllo del petrolio). Diversi analisti affermano che il Sud Sudan, indipendente dal 9 luglio, rischia di diventare uno Stato fallito, se non riesce a mettere sotto controllo le insurrezioni e le sanguinose faide che dividono le diverse tribù che vi abitano. (R.P.) - Radio Vaticana |
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| 29/08/2011 Ghana: Discarica dei rifiuti elettronici occidentali |
Il borgo di Agbogbloshie nella capitale del Ghana Accra, è diventato negli ultimi anni una discarica per i computer e, più in generale, per i rifiuti elettronici provenienti da Europa e Stati Uniti. Centinaia di tonnellate di rifiuti elettronici, finiscono qui ogni mese, nel tentativo dei paesi occidentali di scaricare le loro scorte sempre crescenti, di spazzatura tossica. Dai 20 ai 50 milioni di tonnellate di elettronica scartati ogni anno, il 70% finirà nelle nazioni povere, e nella sola Ue 6,6 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici mancano all'appello ogni anno, trovando la loro destinazione in Africa occidentale e paesi come Ghana, Nigeria e Costa d'Avorio. I trafficanti bypassano le leggi internazionali, mediante l'etichettatura dell'apparecchiatura come beni di seconda mano o donazioni ma, in realtà, ben l'80% dei computer inviati in Ghana sono rotti o obsoleti. La loro ultima destinazione è la discarica di Agbogbloshie dove si utilizzano, per lo più, bambini per recuperare il rame, hard disk e altri componenti, che possono essere venduti. Lo smaltimento dei prodotti elettronici in Occidente è un affare costoso e deve essere fatto in modo ecologicamente responsabile, ma, in luoghi come il Ghana non ci sono tali norme e, come tali metalli tossici come piombo, berillio, cadmio e mercurio sono continuamente rilasciati, provocando danni incalcolabili alla salute umana e all'ambiente. * Monica Capo - Linkiesta |
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| 29/08/2011 Libia: Gheddafi fuggito verso sud, famiglia in Algeria |
Muammar Gheddafi è fuggito verso sud, a Bani Walid, roccaforte della grande tribù Warfalla, 100 km a sud-est di Tripoli, insieme ai figli Saif al-Islam e Saadi. Il resto della famiglia, tranne Khamis, ucciso da un elicottero Nato, ma comprese la moglie Safia e la figlia Aisha, che avrebbe appena partorito, si trova in Algeria: la rivelazione è stata fatta stasera all'agenzia italiana ANSA da autorevoli fonti diplomatiche libiche e confermata poco dopo, per la parte algerina, dal ministero degli Esteri di Algeri. Dunque, mentre i ribelli continuano a stringere la morsa militare da est e da ovest su Sirte, città natale del rais, e si trovano a soli 30 km dalla roccaforte del rais, il baricentro della resistenza del colonnello potrebbe essersi spostata verso sud. Per ora sulla cittadina di Bani Walid, dove sabato è stata vista affluire una colonna di 60-80 mezzi militari dei lealisti in ritirata, sui quali, quindi, verosimilmente, c'erano Gheddafi con il figlio-delfino e con quello ex calciatore. Mentre il ventottenne Khamis, temuto sanguinario comandante della 32/esima brigata che ha guidato la resistenza di Tripoli, è saltato in aria sulla sua Toyota Land Cruiser blindata 60 km a sud di Tripoli, centrata da un elicottero Apache della Nato, come confermato da almeno tre fonti. Lo spostamento a sud di Gheddafi, secondo l'analisi del Consiglio nazionale di transizione (Cnt) riferita dalle fonti diplomatiche, prefigurerebbe un cambio di strategia da parte del rais. Il quale, persa ormai inevitabilmente la Tripolitania dopo aver cercato, nelle prime fasi della guerra civile, di dividerne le sorti dalla Cirenaica, già in mano agli insorti, cercherebbe ora di crearsi una base per resistere nel sud, nel Fezzan, quasi interamente compreso nel Sahara, dove potrebbe un domani anche garantirsi una via di fuga verso il Niger o il Ciad. E questo in un certo modo spiegherebbe la profferta di una trattativa sulla transizione, avanzata ieri all'agenzia Ap dal suo portavoce, Mussa Ibrahim. Un'ipotesi, quella di "staccare" il Fezzan dal resto del Paese, che il Cnt non prende neanche in considerazione. "La sfida di Gheddafi alle forze della coalizione (Nato) rappresenta sempre una minaccia, non solo per il popolo libico, ma per il mondo intero", ha detto oggi il capo del Cnt, Mustafa Abdel Jalil, chiedendo alla coalizione di Paesi impegnati in Libia, i cui capi militari erano riuniti oggi a Doha, nel Qatar, di non desistere dall'azione militare in appoggio all'insurrezione. Quanto al resto della famiglia, "la consorte di Muammar Gheddafi, Safia, la figlia Aisha, i figli Hannibal e Mohammad, accompagnati dai loro figli, sono entrati in Algeria alle 08:45 (le 09:45 svizzere, ndr) attraverso la frontiera algerino-libica", ha confermato il ministero degli Esteri algerino in un laconico comunicato. Secondo le fonti diplomatiche libiche sentite dall'ANSA, l'Algeria avrebbe acconsentito ad accoglierli "per motivi umanitari", dal momento che Aisha avrebbe appena partorito. Una motivazione che non è bastata però a placare l'ira degli insorti libici: "Abbiamo promesso di garantire un giusto processo" a Gheddafi e figli, ha detto un portavoce dei ribelli, "e quindi consideriamo" la protezione accordata loro dall'Algeria alla stregua di "un atto di aggressione". - Swissinfo |
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| 29/08/2011 Libia: Reporter Cnn, ho trovato al-Megrahi, è nel paese |
Un reporter della Cnn è certo di aver localizzato in Libia Abdel Basset al-Megrahi. L'inviato dell'emittente televisiva statunitense Nic Robertson ha scattato anche un foto che mostra un paziente anziano, disteso su un letto con mascherina per l'ossigeno, lasciando intendere che si tratta dell'uomo condannato per la strage di Lockerbie del 1988. Nei giorni scorsi erano circolate voci sulla presunta fuga di Megrahi col colonnello libico. Potrebbe essere lui, ricorda il sito della Cnn, l'ultimo uomo vivente che sa chi ordinò la strage del 21 dicembre 1988, quando precipitò un aereo della Pan Am, provocando 270 vittime. L'agente libico condannato in Scozia nel 2001 fu rimpatriato per "ragioni umanitarie" il 20 agosto 2009. Le autorità giudiziarie sostennero che fosse molto malato e in fin di vita. - Swissinfo |
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| 29/08/2011 Mali: Muore capo ribelle Ag Bahanga, dubbi su circostanze |
È deceduto nel fine-settimana Ibrahim ag Bahanga, capo ribelle tuareg del Mali, firmatario di un accordo di pace con il governo nel 2006, ma che negli ultimi mesi aveva minacciato di riprendere le armi. In queste ore emergono dubbi sulle circostanze della sua morte: secondo alcune fonti sarebbe rimasto vittima di un incidente stradale, altre sostengono che il suo veicolo sia stato crivellato di colpi. A quanto pare, Ag Bahanga era uscito in macchina dal suo caposaldo di Tinassalak, nel nord del paese, dopo aver ricevuto l’informazione che due veicoli 4×4 carichi di armi avevano varcato il confine con la Libia. Ag Bahanga avrebbe rintracciato i due veicoli guidati da giovani locali, tra cui il figlio di un deputato. Non si sa cosa sia successo in seguito, secondo la ricostruzione riferita dal quotidiano algerino ‘El Watan’. Originario della regione di Kidal, nel nord, Ag Bahanga aveva guidato alcuni attacchi contro postazioni militari nel 2003, nel 2006 e nel 2007 ed era considerato il principale leader della ribellione del Mali. - Misna |
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| 29/08/2011 Nigeria: Dopo l’attentato Abuja ha paura: parla l’arcivescovo |
“I nigeriani, non importa se cristiani o musulmani, sono uniti nella condanna”: così alla MISNA monsignor John Onaiyekan, l’arcivescovo di Abuja, dopo l’attentato suicida che venerdì nella capitale ha sventrato la sede degli uffici dell’Onu provocando almeno 21 vittime e oltre 70 feriti. Monsignor Onaiyekan parte dalle dichiarazioni dei dirigenti di tutti i partiti che hanno partecipato alle elezioni di aprile e, soprattutto, dalla sensibilità diffusa dei nigeriani. “Milioni di persone sono afflitte da disoccupazione e povertà e possono giustamente denunciare le inadeguatezze del governo – sottolinea l’arcivescovo – ma il disagio sociale non giustifica in alcun modo violenze di questo genere”. In attesa che in coordinamento con le Nazioni Unite le indagini della polizia producano qualche certezza, resta lo sgomento. A preoccupare, secondo monsignor Onaiyekan, è anche la possibilità che l’attentato sia da ricollegarsi in misura più o meno significativa al “terrorismo internazionale”. Boko Haram, il gruppo armato che avrebbe rivendicato l’attentato, aveva finora agito soprattutto nelle regioni nordorientali e in particolare nello Stato di Borno. Un cambiamento di rotta sarebbe stato però indicato in giugno da un attentato dinamitardo contro il quartiere generale della polizia ad Abuja, un episodio con diverse analogie con la strage di venerdì. Secondo l’arcivescovo, incoraggiano le prese di posizione di pressoché tutti gli attori della scena pubblica. “Le divergenze – sottolinea monsignor Onaiyekan – riguardano solo le modalità con le quali affrontare l’emergenza, se solo con la forza militare o anche con il dialogo” - Misna |
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