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| News - Fino al
01/09 le news saranno aggiornate in modo saltuario |
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| 21/11/2012 Kenya: Vescovo di Garissa, violenze riflettono il caos somalo |
“L’insicurezza crescente non è altro che un riflesso degli sconvolgimenti che si stanno verificando nella vicina Somalia e che, inevitabilmente, avranno delle conseguenze anche da noi”: lo dice alla MISNA monsignor Paul Darmanin, vescovo di Garissa e guida della piccola comunità cristiana della città, abitata in prevalenza da somali o keniani di origine somala e negli ultimi giorni teatro di scontri tra civili e forze di sicurezza. “Oggi la situazione in città è calma. Per le strade non si spara e la gente ha ripreso le normali attività anche se un po’ di tensione per quanto accaduto persiste” racconta il religioso di ritorno da un viaggio a sud della città, dove venerdì mattina un gruppo di soldati delle forze armate keniane diretto verso la Somalia, è stato aggredito da uomini armati non identificati. Lo scontro a fuoco si è concluso con tre militari uccisi. “La reazione dell’esercito non si è fatta attendere e a detta della gente è stata molto dura. Per questo alcuni sono scesi in strada a protestare e la situazione è deteriorata” racconta il vescovo. “I militari sospettano che ad uccidere i loro compagni siano stati miliziani al Shabaab, gli insorti somali che le truppe keniane hanno messo in rotta con un’offensiva nelle regioni del sud della Somalia e che la popolazione di Garissa, in maggioranza somala, li abbia coperti” spiega ancora l’interlocutore della MISNA. Per capire “questa gente e questa regione – aggiunge Darmanin – bisogna ricordare che l’intera zona faceva parte della Somalia fino a quando gli inglesi non la sottrassero agli italiani, annettendola al Kenya”. “Sebbene siano felici di vivere in un paese ricco e democratico come il Kenya, ancora molti nello spirito si sentono somali ed hanno parenti e amici al di là della frontiera”, aggiunge il vescovo ricordando che da fine settembre, con la caduta di Kismayo, roccaforte della resistenza al Shabaab al governo di Mogadiscio, “molti profughi in fuga hanno attraversato il confine cercando ospitalità a Garissa”. Secondo testimonianze riprese da agenzie internazionali, i militari keniani avrebbero sparato ad altezza uomo per le strade, colpendo numerosi passanti, e avrebbero appiccato un incendio nel mercato della città. Numerose le voci che si sono levate in queste ore dalla società civile, mentre un ex deputato della regione ha affermato che i keniani di etnia somala “sono visti con sospetto dalle forze di sicurezza perché considerati potenziali sostenitori degli Shabaab”. - Misna |
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| 21/11/2012 Mali: A Menaka nuovi scontri tra gruppi ribelli |
Combattimenti per il controllo di Menaka, località del nord-est del Mali non lontana dal confine con il Niger, si sono svolti negli ultimi giorni tra due dei movimenti armati che da alcuni mesi controllano la metà settentrionale del paese. La città, in mano al Movimento nazionale per la liberazione dell’Azawad (Mnla), è stata attaccata dal Mujao (Movimento per l’unità e il jihad in Africa occidentale) che sostiene di aver preso il controllo della città mettendo in fuga i ribelli dell’Mnla. Una versione smentita dai portavoce della ribellione dell’Azawad che, dal canto loro, sostengono di essere ancora in città. Venerdì scorso aspri combattimenti avevano già opposto i due movimenti, con versioni e bilanci discordanti, ma la certezza che le nuove violenze hanno provocato diverse vittime tra i belligeranti, forse anche tra i civili. L’Mnla, il primo gruppo ad essersi sollevato in armi contro il governo di Bamako nel gennaio scorso, è impegnato in una trattativa per un’uscita negoziata della crisi, attraverso la mediazione del Burkina Faso. Anche il movimento di matrice islamica Ansar al Din, un altro gruppo armato del nord, è coinvolto nella trattativa. Il Mujao – movimento armato di ispirazione islamica considerato vicino ad Al Qaida nel Maghreb islamico – sembra invece meno disposto a scendere a compromessi e sembra stia tentando di rafforzare le proprie posizioni. - Atlasweb |
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| 21/11/2012 Mali: Intervento, la Nigeria invierà 600 uomini |
La Nigeria metterà a disposizione 600 uomini per la forza che la Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale impiegherà nell'intervento militare nel nord del Mali. La forza complessiva della missione è stata fissata, almeno sino al momento, in 3.200 uomini. In dicembre il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite dovrà pronunciarsi sull'intervento armato, mirato a restituire alla sovranità di Bamako le regioni del nord del Mali, oggi in mano a formazioni jihadiste. - Swissinfo |
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| 21/11/2012 R. D. Congo: A Goma senza luce né acqua, ma i missionari restano |
“Siamo accanto alla popolazione di Goma e stiamo cercando di dare l’aiuto che possiamo”: alla MISNA che lo raggiunge nella città dell’est congolese da ieri sotto pieno controllo dei ribelli del Movimento del 23 Marzo (M23), un missionario sottolinea la ferma volontà di restare al fianco dei civili nel capoluogo del Nord Kivu, ma non nasconde la gravità della situazione. “Non ci sono né luce né acqua – prosegue la fonte della MISNA che preferisce restare anonima – e con le vie di accesso alla città parzialmente chiuse ci sono ovviamente difficoltà nel reperire ciò di cui si ha bisogno”. A Goma sono presenti molte congregazioni missionarie tra cui i saveriani, i padri bianchi, i carmelitani, i salesiani, i pallottini tra quelle maschili, e le Piccole sorelle di Gesù, le orsoline e le suore di San Vincenzo di Paola tra quelle femminili. “Una presenza significativa – dice alla MISNA da Kinshasa il nunzio apostolico, monsignor Adolfo Tito Yllana – che deve fare a sua volta i conti con la carenza di generi di prima necessità. Le scorte presenti nelle case dei missionari possono bastare per qualche giorno, a parte qualche collegamento attraverso il lago la città è pressoché isolata. E’ una crisi umanitaria dovuta a un insieme di fattori e la popolazione sta pagando ancora una volta il prezzo più alto”. In questa situazione, mentre arrivano notizie di un allargamento del fronte e di un’avanzata dei ribelli, tra i missionari prevale un sentimento di impotenza unito al desiderio di stare vicini alla gente: “E’ certamente questo lo spirito che anima i missionari – dice alla MISNA padre Rino Benzoni, superiore generale dei saveriani – e la speranza è anche non si ritorni a una situazione di guerra aperta che coinvolga l’intera regione. Quanto sta avvenendo – conclude – non è soltanto un problema interno e dovrebbe richiedere un coinvolgimento più deciso delle istituzioni internazionali. Il fatto che ciò non avvenga lascia perplessi”. - Misna |
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| 21/11/2012 R. D. Congo: Ribelli entrano a Sake, l’appello del vescovo di Goma |
Fonti locali della MISNA confermano che senza incontrare grandi difficoltà il Movimento del 23 marzo (M23) è entrato nella località di Sake, a 27 chilometri ad ovest da Goma, il capoluogo della provincia del Nord-Kivu passato ieri sotto il controllo dei ribelli. Sake potrebbe essere la prima di una lunga serie di tappe per il gruppo armato nato lo scorso aprile. “Non ci fermeremo a Goma, andremo fino a Bukavu, Kisangani e Kinshasa” ha annunciato il portavoce militare del M23, il colonnello Viannay Kazarama, davanti a una folla riunita nello stadio di Goma, dove decine di militari e agenti di polizia congolesi hanno già consegnato le armi. In quel che sembra un vero e proprio manifesto politico, l’esponente della ribellione ha puntato il dito contro il presidente Kabila “che non ha vinto le elezioni dello scorso anno” e contro “tutti quegli agenti dello Stato corrotti che derubano fondi pubblici”. Il colonnello Kazarama ha anche sostenuto che l’M23 “opera per il benessere dei militari”, denunciando le “condizioni miserabili nelle quali sono costretti e vivere e combattere”. Domani le forze di sicurezza congolesi che si sono già arrese dovrebbero essere portate in un centro della polizia a Mubambirwo, alle porte di Sake, “per un incontro di pochi giorni” ha aggiunto l’esponente del M23. Da Kinshasa è arrivata la reazione del primo ministro Matata Ponyo: “Abbiamo perso una battaglia, ma non la guerra. La vittoria ci appartiene ancora” ha detto il capo del governo, invitando la popolazione a dare prova di “unità e patriottismo per preservare la sovranità e l’integrità del territorio nazionale”. Ma dall’ingresso in città dei ribelli del M23 crescono le preoccupazioni per la sorte dei civili, in particolare quelle decine di migliaia di sfollati arrivati nelle ultime settimane a Goma in provenienza da altri territori già controllati dai miliziani. “Lancio un grido d’allarme per tutte quelle donne, quei bambini e anziani che vagano per le strade, sotto la pioggia, senza un riparo e senza cibo. Quei deboli che hanno già sofferto troppo necessitano di un’assistenza umanitaria urgente” dice alla MISNA il vescovo di Goma, monsignor Théophile Kaboy Ruboneka. Un appello che ha già raggiunto Kinshasa dov’è in corso un incontro di un centinaio di vescovi presidenti delle Conferenze episcopali e delle Caritas con il Pontificio Consiglio Cor Unum. “Stiamo lavorando a una risposta umanitaria urgente a favore della popolazione martoriata di Goma e del Nord-Kivu” riferisce alla MISNA Guy-Marin Kamandji di Caritas Développement Congo (Cdc). - Misna |
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| 21/11/2012 R. D. Congo: Onu chiede sanzioni contro due capi ribelli |
Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu ha approvato all'unanimità una risoluzione che prevede sanzioni contro due capi dei ribelli del gruppo M23, gruppo che ha preso il controllo ieri di parte della città di Goma, nella Repubblica democratica del Congo. La risoluzione, proposta dalla Francia, chiede ai paesi stranieri che sostengono l'M23 di mettere fine al loro appoggio ai ribelli. I paesi imputati sono il Ruanda e l'Uganda anche se le autorità negano qualsiasi implicazione nel conflitto. I ribelli di M23 hanno preso il controllo di Goma, capitale regionale della ricca regione mineraria del Nord-Kivu, nell'est della Repubblica Democratica del Congo. La Francia ha chiesto ieri una revisione del mandanto dei 17mila caschi blu affinché sia loro consentito di intervenire contro i ribelli. (fonte afp) - TMNews |
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| 21/11/2012 R. D. Congo: Goma, rabbia e timori da Kinshasa a Bukavu |
Mentre i ribelli del Movimento del 23 marzo (M23) hanno preso il controllo di Goma, capoluogo della ricca e remota provincia del Nord-Kivu, l’onda lunga del conflitto nell’Est ha già raggiunto altre città della Repubblica democratica del Congo. A Kinshasa, che dista circa 1500 chilometri, un gruppo di individui non meglio identificati ha cercato di introdursi con la forza nelle ambasciate del Rwanda e dell’Uganda. Nella capitale ma anche a Kisangani, capoluogo della provincia Orientale che a sud confina con il Nord-Kivu, migliaia di studenti universitari e liceali sono scesi in piazza in segno di protesta per “l’aggressione subita”. Edifici pubblici e privati sono stati danneggiati, tra cui alcune sedi del Partito del popolo per la ricostruzione e la democrazia (Pprd, presidenziale) e del Movimento sociale per un rinnovamento (Msr, maggioranza). A Bunia, capoluogo dell’Ituri nella provincia Orientale, gruppi di giovani hanno invece attaccato il quartiere generale della locale missione Onu, la Monusco, scandendo slogan contro l’Onu e il governo congolese. A Bukavu, capoluogo della provincia ‘sorella’ del Sud-Kivu, fonti locali della MISNA riferiscono di un clima di “incertezza” e di “delusione diffusa tra la gente che si sente abbandonata dai governanti”. Nelle ultime ore, ad accrescere i timori di una possibile ‘discesa’ verso sud dei ribelli del M23, è stata la circolazione di “notizie molto preoccupanti sul piano militare nazionale ed internazionale” ha dichiarato l’analista politico Jean-Jacques Wondo, al sito della diaspora congolese ‘Ingeto’. Mettendo il comando delle Fardc (esercito congolese) davanti al fatto compiuto, il presidente Kabila avrebbe dato l’ordine alla forza aerea di lasciare Goma e dintorni per ritirarsi a Bukavu; tre elicotteri si troverebbero già al locale aeroporto. “Una mossa incomprensibile che annienta l’efficacia delle operazioni congiunte aeree Fardc-Monusco (…) le uniche che negli ultimi tempi sono riuscite a infierire un duro colpo ai ribelli e al suo alleato ruandese mentre le unità di terra sono mal equipaggiate, disorganizzate e poco motivate” ha sottolineato Wondo. Le truppe di terra, ritiratesi da Goma, o respinte sulla base di un’altra versione dei fatti, si sarebbero riposizionate a Sake (Nord-Kivu) e Minova (Sud-Kivu). Stamani fonti di stampa belga scrivono che “gli insorti starebbero avanzando anche sulla strada che porta a Bukavu”. A Goma, i ribelli del M23 sembrano avere già ottenuto i primi risultati concreti dopo l’ultimatum di 24 ore lanciato ieri ai militari: quello di consegnarsi, farsi identificare e arruolarsi tre le loro fila. Immagini pubblicate dall’emittente panaraba Al Jazeera documentano la resa di centinaia di soldati e agenti di polizia congolesi, raggruppati nello stadio del capoluogo. “I nostri compatrioti inviati al fronte per combattere contro l’M23 hanno dovuto accettare una tregua col nemico ogni volta che prendevano il sopravento sui ribelli – si legge ancora sul sito della diaspora congolese ‘Ingeto’ – Hanno avuto da scegliere tra la morte, la fuga o la resa delle armi (…) L’umiliazione dei nostri compatrioti, il saccheggio delle materie prime del nostro paese e tentativi di sgretolamento continuano (…) gli accordi segreti in questo senso siglati tra Kinshasa, Kigali e Kampala stanno portando i loro frutti ai rispettivi firmatari nonostante i discorsi ufficiali sul rispetto dei confini risalenti all’epoca coloniale”. Alla luce delle nuove incognite che ha aperto lo scenario della caduta di Goma, oggi gli occhi dei congolesi saranno anche puntati verso il Consiglio di sicurezza dell’Onu, chiamato a pronunciarsi su una possibile revisione del mandato della Monusco e un dispiegamento di altre truppe a sostegno dei 1500 caschi blu ancora presenti nel capoluogo del Nord-Kivu. – Misna |
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| 21/11/2012 Sudan: Contrasti Juba-Khartoum, il petrolio resta ancora nei pozzi |
Il Sud Sudan ha rinviato la ripresa della produzione di petrolio, prevista ieri, motivando la decisione con nuove condizioni poste dal Sudan in merito all’applicazione di un accordo sulla messa in sicurezza del confine tra i due paesi. L’annuncio del rinvio della ripresa della produzione, riferisce oggi il quotidiano Sudan Tribune, è stato fatto dal presidente sud-sudanese Salva Kiir in occasione dell’inaugurazione di una raffineria nella regione di Upper Nile. Secondo il capo di Stato, Khartoum ha chiesto a Juba di interrompere ogni sostegno a un gruppo armato che opera nelle regioni immediatamente a nord della frontiera comune. Di un appoggio all’Esercito di liberazione popolare del Sudan-Nord (Splm-N) da parte del nuovo Stato del Sud, divenuto indipendente nel luglio 2011, sono tornati a parlare ancora ieri dirigenti del partito al governo a Khartoum. Secondo la loro tesi, questo sostegno impedirebbe l’applicazione degli accordi bilaterali in materia di sicurezza e petrolio sottoscritti a settembre grazie a una mediazione dell’Unione Africana. Le intese prevedono la creazione di una zona smilitarizzata lungo un confine lungo 1800 chilometri e il pagamento da parte di Juba di circa nove dollari e mezzo per ciascun barile di petrolio che transiti negli oleodotti di Khartoum, gli unici a collegare il Sud Sudan ai mercati internazionali. Le esportazioni di greggio valgono il 98% del bilancio pubblico del Sud Sudan e il 75% di quello del Sudan. Tre pozzi su quattro si trovano al Sud, dove però la produzione è ferma da quasi un anno per via del contenzioso con Khartoum sulle tariffe per l’uso degli oleodotti. - Misna |
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| 20/11/2012 Kenya: Gli Shabaab:: la preoccupazione del Vescovo di Garissa |
“Garissa è completamente bloccata, mentre continuano gli scontri. Tutta la popolazione è chiusa in casa e non può uscire per comprare i beni necessari, nessuno può entrare o uscire dalla città” dice all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Paul Darmanin, Vescovo di Garissa, nell’est del Kenya, al confine con la Somalia. “Gli scontri - spiega il Vescovo - sono scoppiati ieri, quando un gruppo armato ha ucciso tre soldati che stavano percorrendo le vie della città”. Secondo la stampa keniana, i tre militari facevano parte del contingente dell’esercito keniano che opera in Somalia. “L’esercito ha immediatamente circondato un’ampia zona della città alla ricerca dei colpevoli. Ne è nata una battaglia che dura ancora, nel corso della quale è stato incendiato il mercato cittadino e diversi negozi” prosegue Mons. Darmanin. “Gli Shabaab somali avevano promesso che avrebbero portato la guerra in Kenya, e sembra che stiano tentando di farlo” dice Mons. Darmanin. A Nairobi, nel quartiere abitato in maggioranza da somali, rimane alta la tensione per gli scontri scoppiati a seguito dell’attentato al bus dove hanno perso la vita almeno 9 persone, secondo l’ultimo bilancio (vedi Fides 19/11/2012). Mons. Darmanin sottolinea che a fare le spese di queste tensioni “sono i somali di cittadinanza keniana, che sono visti dagli altri keniani come sostenitori degli Shabaab”. “La situazione è molto complicata e chiedo la preghiera di tutti” conclude Mons. Darmanin. - Ag. Fides |
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