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| News - Fino al
01/09 le news saranno aggiornate in modo saltuario |
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| 22/10/2012 Somalia: Bombe contro uffici amministrativi a Chisimaio |
Due forti esplosioni hanno scosso questa mattina, all'alba, la città di Chisimaio ex roccaforte dei ribelli di al Shabaab nel sud della Somalia conquistata dalle forze regolari all'inizio del mese. Testimoni hanno riferito all'emittente locale Shabelle che alcuni sconosciuti hanno lanciato bombe contro gli uffici dell'amministrazione regionale nella città provocando diversi feriti, mentre non si registrano vittime. Si tratta dell'ennesimo tentativo da parte delle ultime sacche di resistenza dei ribelli islamici di destabilizzare la città controllata in gran parte dalle truppe della forza di pace dell'Ua, Amisom. Secondo le autorità l'attacco sarebbe stato compiuto materialmente da uomini delle milizie Ras Kamboni, comandate dall'ex islamista Ahmed Madobe, che dalle scorse settimane si sono alleate agli Shabaab contro le truppe regolari. - Swissinfo |
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| 22/10/2012 Tanzania: Tanzania-Malawi:: Si lavora a ripresa negoziati per disputa di confine |
Dopo l’annuncio nei giorni scorsi da parte della presidente del Malawi Joyce Banda di voler affidare la disputa sul confine conteso con la Tanzania alla Corte arbitrale dell’Unione Africana, il ministro degli Affari esteri della Tanzania ha rivelato di aver svolto dei colloqui riservati con il suo omologo di Lilongwe a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per riavviare i negoziati bilaterali. A darne notizia sono i media tanzaniani, secondo i quali sarebbero ripresi i contatti tra le due delegazioni nazionali per organizzare un tavolo di discussione ad alto livello in modo da risolvere una volta per tutte la questione relativa al confine sul lago Nyasa/Malawi. La disputa si è accesa dopo l’annuncio del Malawi nel settembre 2011 di aver concesso un’autorizzazione alla società britannica Surestream per effettuare prospezioni petrolifere e di gas naturale sui fondali del lago Malawi/Nyasa. Secondo Lilongwe, in base ai trattati coloniali tutto il lago apparterrebbe al Malawi, mentre la Tanzania respinge questa interpretazione sostenendo che la linea di confine passerrebbe in mezzo alle acque del lago, in modo di poter usufruire anch’essa dei giacimenti di petrolio e gas nei suoi fondali. * Michele Vollaro - Atlasweb |
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| 22/10/2012 Tunisia: Migliaia a Tunisi contro deriva autoritaria governo |
Più di 2mila persone hanno manifestato oggi, nel centro di Tunisi per denunciare le violenze politiche e una deriva autoritaria del governo dominato dagli islamisti a qualche giorno dalla morte di un dimostrante nel sud del Paese. Il Fronte popolare, una coalizione di sinistra, ha mobilitato i suoi sostenitori a partire dalle 13 sull'avenue Habib Bourguiba al grido di "Lavoro, libertà e dignità", lo slogan delle marce della rivoluzione del 2011 che hanno portato alla caduta del presidente Zine el Abidine Ben Ali. Altri tre partiti, fra cui Nidaa Tounes, il movimento dell'ex Primo ministro Beji Caid Essebsi, hanno dato appuntamento sulla stessa lunga arteria a centinaia di simpatizzanti che hanno fustigato le violenze politiche dopo la morte, qualche giorno fa, nel sud della Tunisia, di un rappresentante di Nidaa Tounès in degli scontri con dei sostenitori degli islamisti al governo. All'organizzazione delle due manifestazioni oggi non è estraneo il fatto che domani ricorre il primo anniversario delle prime elezioni libere in Tunisia che hanno portato alla formazione dell'Assemblea costituente (Anc). I lavori di quest'ultima sono in grande ritardo e pertanto la nuova Costituzione non sarà completata, come promesso, prima del 23 ottobre 2012. Una parte dell'opposizione ritiene che il governo di coalizione, che comprende Ennahda e altri due partiti di centro-sinistra, domani perda la sua legittimità. (con fonte Afp) - TMNews |
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| 21/10/2012 Africa: Le sfide missionarie di due nuove diocesi africane |
Quali sono le sfide che deve affrontare un Vescovo di una nuova diocesi per promuovere l’evangelizzazione nel territorio che gli è stato affidato? L’Agenzia Fides ha intervistato su questo tema Sua Ecc. Mons. Jean Gardin, Vescovo di Impfondo, nella Repubblica del Congo, e Sua Ecc. Mons. Abraham Kome, Vescovo di Bafang, in Camerun. “La mia diocesi è stata creata nel marzo 2011. Impfondo si trova all’estremo nord della Repubblica del Congo (Congo Brazzaville), tra il fiume Ubangui e la frontiera con la Repubblica Centrafricana” spiega Mons. Gardin. “Il suo territorio è un enorme deserto verde, con una superficie, in gran parte ricoperta dalla foresta, di 60.000 kmq e con una densità di 3 abitanti per kmq”. Il Vescovo afferma che “gli abitanti sono persone molte aperte all’evangelizzazione. Sentono il bisogno di un rapporto con il Signore. Il problema è che ci sono numerose sette, che in un contesto di forte povertà, hanno facile presa perché promettono miracoli ed altri successi materiali. Alcune di queste sette sono locali, altre provengono dall’estero, altre ancora sono nate da scissioni locali di associazioni straniere”. È proprio la promozione umana una delle chiavi scelte da Mons. Gardin per portare avanti l’opera di evangelizzazione. “Impfondo è isolata rispetto al resto del Paese, tanto è vero che il nostro primo problema riguarda gli spostamenti, sia per guidare le attività pastorali che solo per raggiungere la capitale, Brazzaville. Non ci sono strade e gli unici mezzi sono l’aereo o le imbarcazioni fluviali” spiega Mons. Gardin. “Per questo motivo siamo impegnati in un programma che ha per obiettivo il raggiungimento dell’autosufficienza. Stiamo acquistando un battello spingi barche per trasportare a Brazzaville le produzioni locali. La nostra regione vanta una fiorente agricoltura, ma purtroppo finora non abbiamo avuto i mezzi per far giungere sui mercati nazionali i prodotti. Oltre alle produzioni agricole c’è il legno da esportare. Con questo battello speriamo di ottenere i fondi per finanziare i progetti della diocesi, in particole scuole e centri sanitari. Abbiamo trovato i fondi per acquistare il battello ora dobbiamo trovare i fondi per le barche” conclude Mons. Gardin. Anche Mons. Abraham Kome, Vescovo di Bafang, ritiene che “la salvezza dell’anima integra la salvezza della totalità dell’essere umano: non si può parlare del Cielo come se non ci fosse la terra. Così la nostra preoccupazione è quella di creare e gestire strutture (scuole e centri sanitari) che integrino la nostra azione pastorale. Oltre alle strutture materiali occorre formare le persone che vi operano, religiosi/e o laici”. Il Vescovo di Bafang descrive così la sua diocesi: “su 400.000 abitanti circa la metà (intorno ai 200.000) sono cattolici. Ci sono poi aderenti alle chiese protestanti, alla religione tradizionale africana, e a quelle che preferiscono chiamare ‘nuove espressioni religiose’, perché il termine ‘setta’ sembra un po’ offensivo. Questi nuovi movimenti religiosi sono di origine straniera, in particolare statunitense, che transitano prima di arrivare in Camerun, attraverso la Nigeria. È un ambiente essenzialmente anglofono”. Mons. Kome sottolinea che la visita in Camerun di Benedetto XVI “ha lasciato una forte emozione nel Paese”. “Tuttavia il nostro lavoro ha avuto inizio nel momento in cui il Santo Padre ha lasciato il Camerun, perché sta a noi adesso raccogliere il Suo messaggio per diffonderlo ulteriormente e trasformarlo in azioni concrete” conclude il Vescovo. (L.M.) - Ag. Fides |
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| 21/10/2012 Africa: Superiore Padri Bianchi, “proseguire il dialogo con l’altro” |
“Siamo molto preoccupati per quanto sta accadendo nel Nord del Mali, terra che purtroppo abbiamo dovuto abbandonare. Da alcuni mesi la nostra missione a Gao è occupata da ribelli. Speriamo di poter tornare a convivere e lavorare assieme ai nostri amici musulmani come lo abbiamo sempre fatto”. Nella Giornata missionaria mondiale, nonostante le attuali difficoltà incontrate non solo in Mali, il Superiore generale dei Padri Bianchi, padre Richard Baawobr, consegna alla MISNA un messaggio positivo e un augurio per la sua congregazione. Quello di continuare ad approfondire il dialogo con l’Islam e con le religioni tradizionali africane. Due secoli fa è stato proprio questo intento a motivare la nascita della Società dei Missionari d’Africa, il cui fondatore Carlo Marziale Allemand Lavigerie – nominato arcivescovo di Algeri nel 1867 – aveva già capito l’importanza dell’apostolato in mezzo ai musulmani anche per favorire la convivenza con i cristiani. Ma nel carisma missionario dei Padri Bianchi è altrettanto centrale procurare un “sostegno illuminato e paziente” alle giovani Chiese dell’Africa. L’esperienza della comunità dei Missionari d’Africa a Gao è stata all’insegna dell’incontro sereno e fruttuoso con l’Altro, almeno fino all’inizio dell’anno, quando ribelli tuareg del ‘Movimento nazionale di liberazione dell’Azawad’ (Mnla) e poi gruppi armati islamici hanno preso il controllo dei tre capoluoghi settentrionali del Mali – oltre a Gao anche Kidal e Timbuctù – in una vasta regione desertica che copre i due terzi del territorio nazionale. “E’ stata la gente del posto che di notte è andata ad avvertire i nostri dell’imminente arrivo dei ribelli e che li ha aiutati ad andarsene. Storicamente i pochi cristiani stabiliti in quell’area hanno intrattenuto buone relazioni con i musulmani e le comunità locali che, in qualche modo, li hanno sempre protetti” sottolinea padre Baawobr, ghanese, primo missionario africano eletto Superiore generale della congregazione nel maggio 2010. I tre padri bianchi e il seminarista che erano stabiliti a Gao hanno lasciato il paese, ad eccezione di uno che si trova nella parrocchia di Bandiagara. Nelle cinque comunità di Bamako, la capitale, Mopti (centro), Falladjé, Kati e Kayes (ovest), le attività dei missionari sono incentrate sulla conoscenza dell’Islam e l’incontro tra Islam e Cristianesimo. Ma in questo momento storico, ad essere più instabile e complesso è l’intero scenario del Sahel come conseguenza della guerra in Libia e dei crescenti traffici di vario genere ad opera di gruppi armati estremisti. “In una serie di paesi ci è stato vivamente sconsigliato di inviare nella regione missionari non africani. Questo è un grande limite per noi che siamo una congregazione interculturale” prosegue l’interlocutore della MISNA, evidenziando altre problematiche nelle missioni in Sudan, Etiopia, Algeria e India, “dove le autorità non rilasciano visti, se non con grandi difficoltà e ciò sta avendo risvolti negativi sulle nostre attività missionarie”. Una barriera, quella amministrativa, molto sentita in Algeria, paese del Nord Africa dove nel 1868 Lavigerie aprì il primo noviziato della Società dei Missionari d’Africa. “Da un po’ di tempo a questa parte nella regione siamo costretti ad operare soltanto in Tunisia ed è un peccato visto che per due secoli abbiamo sempre avuto una presenza in Algeria” dice ancora padre Baawobr. In questo periodo la congregazione si sta preparando ad un appuntamento importante: la commemorazione del 125° anniversario della lotta alla schiavitù. Un impegno inaugurato nel 1888 quando, su invito di Papa Leone XIII, Lavigerie si fece il promotore di una campagna antischiavista nelle principali città europee, suscitando un vasto movimento di opinione. “Dal 9 all’11 novembre nella Chiesa del Gesù a Roma, con una mostra fotografica e due conferenze ricorderemo quanto è stato fatto finora, quali sono le schiavitù moderne e come possiamo portare avanti la nostra lotta” conclude il Superiore dei Missionari d’Africa, noti come Padri Bianchi per via della lunga tunica bianca (gandura) che è diventata il loro abito ufficiale, con il mantello bianco leggermente adattato (burnus), tipico elemento dell’abbigliamento maschile nell’Africa del Nord. Al 1° gennaio 2010 la congregazione contava 1.541 membri provenienti da 37 nazioni dei cinque continenti. Attualmente i Padri Bianchi operano in 21 paesi africani, ed oltre all’Africa, che resta la loro priorità, sono al servizio dei migranti africani in Europa ed in America. - Misna |
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| 21/10/2012 Libia: Un anno dopo Gheddafi, morto anche l’erede? |
La Libia celebra in piazza dei Martiri un anno senza Muammar Gheddafi. Ed esulta alle voci sulla presunta morte a Bani Walid di Khamis: settimo figlio del rais, non sarebbe sopravvissuto alle ferite riportate nei combattimenti che, nell’ex roccaforte del colonnello, hanno fatto decine di vittime e centinaia di feriti. “Siamo felici perché hanno catturato il figlio del tiranno e quel che resta dei suoi a Bani Walid”, dice Ali al Toomi, abitante di Tripoli, “È un regalo che ci fanno i rivoluzionari per le anime dei martiri, per risolvere questo problema in Libia e vivere nella stabilità”. Ventinove anni, figlio più giovane di Gheddafi, dato per morto molte altre volte, Khamis era il comandante della famigerata 32ª brigata, presentato dal regime come l’icona militare della rivoluzione. Per i ribelli era semplicemente ‘‘il macellaio’‘. La milizia ha annunciato anche la cattura e il ferimento di Mussa Ibrahim, portavoce del vecchio regime. Poche ore dopo la smentita audio, anch’essa non verificabile, del diretto interessato che afferma di essere all’estero. Misteri ed ombre della nuova Libia, preda di violenze e regolamenti di conti quotidiani, senza Gheddafi ma ancora senza un governo stabile. - Euronews |
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| 21/10/2012 Libia: Inferno Bani Walid, voce uccisione Khamis Gheddafi |
A un anno esatto dalla morte di Muammar Gheddafi, la Libia rivede i suoi fantasmi. Dalle fiamme di Bani Walid, ultimo bastione dei lealisti preso d'assalto dalle forze fedeli al nuovo governo di Tripoli (con un bilancio parziale d'almeno 26 morti e oltre 200 feriti), spunta la notizia (prontamente smentita) dell'arresto di Mussa Ibrahim, ex megafono del regime. E addirittura la 'rivelazionè - rilanciata da Al Arabiya e avallata da fonti politiche altolocate - dell'uccisione di Khamis Gheddafi: figlio minore del rais e capo della temutissima 32/a Brigata nei giorni della repressione degli insorti, già dato per morto a fine agosto 2011. Cosa ci sia di vero è difficile dire, in attesa di immagini o elementi di fatto. Ma l'emittente saudita dà credito alla versione secondo cui Khamis sarebbe stato scovato dalla divisione Httin, monopolizzata dai vecchi rivoluzionari di Misurata, nel ritorno di fiamma della battaglia riesplosa in queste ore a Bani Walid. Dapprima citando fonti combattenti stando alle quali Khamis era stato ferito e catturato. Poi riportando la 'puntualizzazionè del presidente dell'Assemblea nazionale, Mohamed Magarief, secondo cui l'ultimogenito del rais sarebbe in effetti spirato per le lesione riportate: ipotesi, quest'ultima, che lascia sul campo solo un (presunto) cadavere e che appare dunque ancor più problematica da verificare. Quel che è certo è che nell'inferno Bani Walid, stanotte, la Libia della 'transizionè sembra tornare improvvisamente a un anno fa. Tant'è che nel medesimo scenario si sarebbe consumata anche la cattura di un altro 'spettrò, Mussa Ibrahim: in questo caso confermata al più alto livello dal governo di Tripoli, ma negata in nottata da un audio attribuito all'interessato (la cui autenticità resta pure tutta da acclarare). Dopo quella di Gheddafi e del figlio Saif al-Islam (e più dello sfuggente Khamis), la faccia del portavoce del regime è stata forse la più nota al grande pubblico, anche all'estero, nei mesi della guerra in Libia: sempre in tv a difendere, in arabo o in inglese, le ragioni del capo. Nel giorno del 1/o anniversario della morte del colonnello, Mussa Ibrahim - a credere alle forze governative - sarebbe stato bloccato a Tarhuna, 70 chilometri a sudest di Tripoli, a un check point sulla via che porta dalla capitale proprio verso Bani Walid: irriducibile bunker gheddafiano sotto assedio da parte di milizie ex rivoluzionarie e teatro di rinnovati scontri fin dai giorni scorsi che hanno causato in totale oltre 40 morti. - Swissinfo |
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| 21/10/2012 Libia: Ex portavoce Gheddafi smentisce arresto: Non sono nel Paese |
Moussa Ibrahim, ex portavoce di Muammar Gheddafi, in una registrazione presumibilmente a lui riconducibile, nega di essere stato arrestato. Ibrahim sostiene di non trovarsi in Libia. La smentita arriva a poche ore dall'annuncio del governo libico che aveva dichiarato di averlo catturato poco lontano dalla città assediata di Bani Walid, ex roccaforte di Muammar Gheddafi a 140 chilometri a sud-est di Tripoli e ultimo bastione dei sostenitori del regime di Gheddafi, e di averlo portato a Tripoli per interrogarlo. La registrazione audio è stata pubblicata sulla pagina Facebook di Ibrahim. - LaPresse/AP |
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