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30/09/2012 Egitto: Nuovo processo per ultimo premier Mubarak

L'ultimo premier sotto Hosni Mabarak e candidato sconfitto alle presidenziali egiziane Ahmad Dhafiq è stato rinviato oggi a giudizio insieme ad altre dieci persone per malversazione di fondi pubblici nel settore dell'aeronautica. Lo riferiscono fonti giudiziarie. Shafiq, per quasi dieci anni ministro dell'aviazione civile, è stato già rinviato a giudizio per corruzione nel caso della vendita illegale di terreni appartenenti sempre all'aeronautica, che coinvolge anche i due figli dell'ex rais, Gamal e Alaa. - Swissinfo

 
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30/09/2012 Kenya: Attentato chiesa; morto almeno un bambino

È salito a due bimbi morti e 8 feriti, tra i quali due in condizioni "disperate", il bilancio dell'attacco odierno contro una chiesa a Nairobi. Lo riferisce la Croce Rossa locale. L'attacco è stato compiuto nel corso di una messa per i bambini. La funzione era infatti riservata ai piccoli fedeli, tutti compresi tra i 6 ed i 10 anni. Poco dopo l'attentato la polizia keniota ha disperso un gruppo di manifestanti che stavano lanciando sassi contro gli abitanti del quartiere di origine somala Pangani a Nairobi. I manifestanti, circa un centinaio di persone, imputavano alla comunità somala la responsabilità dell'attacco alla chiesa in cui ha perso la vita un bambino. Nessun gruppo ha comunque finora rivendicato la responsabilità dell'attentato, ma le autorità locali sospettano si tratti dell'ennesima rappresaglia di simpatizzanti del gruppo islamico di al Shabaab dopo l'offensiva militare dell'esercito kenyano in Somalia. - Swissinfo

 
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30/09/2012 Libia: Il governo contro le milizie per non diventare… 24/09/2012 17:05 CET

I libici iniziano a deporre le armi, nel tentativo di scrollarsi di dosso il recente conflitto e ripristinare la sicurezza nel Paese. Sotto la supervisione dell’esercito, centinaia di persone si sono messe in coda ai punti di raccolta allestiti a Tripoli e Bengasi per consegnare pistole automatiche, kalashinkov, granate, lanciarazzi, persino carri armati, retaggio della violenza che ha portato alla caduta di Gheddafi. Un cittadino di Tripoli racconta la partecipazione all’iniziativa, e spiega di volere libertà in un Paese sicuro. “Non vogliamo più armi – dice – non vogliamo più vederne”. Il disarmo punta a ripulire le strade libiche dalle milizie, contro cui si è scagliata la popolazione in particolare in seguito all’assassinio dell’ambasciatore statunitense, l’11 settembre a Bengasi. La dimensione degli arsenali ancora presenti sul territorio è tuttavia difficile da definire, e l’addio alle armi si preannuncia complesso. L’iniziativa sarà ripetuta in altre città. - Euronews

 
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30/09/2012 Nigeria: Si capovolge barca su fiume Benue, almeno 65 morti

Sono almeno 65 le vittime causate dal capovolgimento in Nigeria di una barca sul fiume Benue. -   L'imbarcazione, secondo la ricostruzione fatta dal quotidiano 'Tribune', era diretta a Lokoja, capoluogo dello stato centrale di Kogi, quando sabato pomeriggio e' stata investita da un'ondata di piena provocata dalle piogge torrenziali che in queste giorni stanno devastando vaste regioni della nazione africana. Le vittime del naufragio stavano cercando di raggiungere Lokoja proprio per abbandonare le zone di origine devastate dalle alluvioni che nelle ultime settimane hanno provocato in tutto il Paese, secondo i dati dell'Agenzia nazionale per la gestione delle emergenze (Nema), centinaia di morti e centinaia di migliaia di sfollati. - Agi

 

 
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30/09/2012 R. D. Congo: La crisi nel nord Kivu e le sofferenze della popolazione

Come ricordato oggi dal Papa nell’Angelus, la popolazione della parte orientale della Repubblica Democratica del Congo sta vivendo da inizio maggio una situazione di guerra, con oltre 300mila persone che sono state allontanate dalle loro abitazioni. Da mesi l’esercito congolese ha inviato nella zona di Goma migliaia di soldati per combattere contro un gruppo di ribelli che si fa chiamare “M23”. Si tratta per la maggior parte di Congolesi di etnia Tutsi, che hanno disertato dall’esercito regolare e stanno combattendo per il controllo dell’intera area del Nord Kivu, particolarmente ricca di risorse minerarie. I residenti riferiscono di sparatorie nella città di Goma ogni sera, mentre solo la scorsa settimana sono state uccise cinque persone. “Al momento ci sono molti soldati in zona e questo sta creando problemi”, ha affermato all’Associated Press il sindaco della città. Riguardo i presunti legami dell’M23 con il vicino Rwanda, giovedì scorso a margine dei lavori dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il presidente rwandese Paul Kagame ha smentito con decisione ogni accusa ed ha affermato che “risolvere la crisi sarà impossibile se la comunità internazionale continuerà a percepire il problema in maniera errata”. Kagame e il presidente della RDC Joseph Kabila hanno poi condannato in maniera congiunta “ogni forma di sostegno esterno” ai ribelli. (M.R.) - Radio Vaticana

 

 
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30/09/2012 Somalia: Gli islamisti di al Shabaab sono in rotta

Anche Chisimaio è caduta. L’importante città portuale nel sud del Paese è stata attaccata dall’esercito keniano e somalo che dall’anno scorso, sotto l’egida dell’Unione Africana nell’ambito della missione Amisom, combatte contro gli estremisti legati ad al-Qaeda. Il ministro della difesa somalo: “Crediamo che la città sarà ben presto pacificata. Per noi la cosa importante adesso è che non accada nulla alla popolazione civile e ci preoccuperemo di mettere in piedi un’amministrazione che davvero si preoccupi degli affari”. Chisimaio era l’ultima roccaforte degli estremisti islamici somali, i quali l’hanno sfruttata per il commercio di carbone e per il rifornimento di armi. Sconfitti ormai sul piano militare ora si teme che Shaabbaab possano poptare per la scelta stragista con attentati suicidi. Nelle ultime settimane gli shabaab avevano intensificato gli attacchi contro le istituzioni somale dopo che l’11 settembre scorso è stato eletto presidente Hassan Sheikh Mohamud, apprezzato a livello mondiale e che per anni ha lavorato al fianco delle organizzazioni internazionali. - Euronews

 

 
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30/09/2012 Somalia: Navi Kenya bombardano Chisimaio

Navi da guerra kenyane hanno bombardato la scorsa notte la parte meridionale della città di Chisimaio. Fonti militari riferiscono che le operazioni servono a stanare le ultime sacche di resistenze dei ribelli Shabaab che ancora si nascondono in citta'. Ma alcuni residenti hanno accusato la marina kenyana di aver colpito abitazioni civili e provocato la morte di due bambini. Accuse respinte dal portavoce militare Cyrus Oguna: "Le truppe stanno solo consolidando il controllo''. - Ansa

 
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30/09/2012 Sudan: Lobby religiosa minaccia “jihad” contro il governo

Un jihad contro il governo del presidente Omar Hassan el Beshir: questa la minaccia che una coalizione di gruppi islamisti sudanesi ha lanciato all’esecutivo se non verranno accolte le richieste di scrivere una nuova Costituzione seguendo i fondamenti della Shariah, legge islamica. La minaccia del Fonte per una costituzione islamica (Icf) – un gruppo di partiti politici islamisti e di singoli individui generalmente riconducibili all’ala salafita internazionale – segue l’annnuncio dello scorso Luglio da parte del presidente Beshir della formazione di una commissione speciale, composta da non meglio precisati “personalità religiose, esperti in diritto, politica ed economia”, incaricata di stilare una nuova costituzione permanente che rimpiazzi la costituzione trasitoria in vigore nel paese dal 1989 anno del golpe incruento che portò Beshir al potere. Secondo l’Icf con la secessione del Sud Sudan, il Sudan si ritrova ora ad essere un paese a maggioranza musulmana (le stime parlano del 97%) della popolazione e questo aspetto deve essere rispecchiato nella costituzione. In una nota diffusa martedì, il capo dell’Icf, Al-Sadiq Abduall Abdel Majid, ha ribadito la contrarietà del proprio gruppo alla commissione costituente e ha chiesto che il governo organizzi un referendum per devidere del processo di creazione della costituzione. Il segretario dell’Icf Nasir Al-Sayed ha prima definito la commissione costituente come un gruppo di incapaci tecnocrati non in grado di decidere del futuro di miloni di musulmani poi ha minacciato il ricorso ad un “jihad” contro il governo per chiedere una costituzione islamica. Non è la prima volta che l’Icf minacciail governo sulla questione della costituzione.

Dopo aver sottolineato come, in seguito alla secessione del Sud, il governo non abbia oggi più scuse, il gruppo ha accusato l’esecutivo di tentare di aggirare le richieste per una costituzione islamica per ingraziarsi la comunità internazionale e l’occidente e rispondere alle pressioni dei gruppi d’investimento internazionali. Tra i membri dell’Icf figurano anche alcuni partiti di ultradestra, incluso il Forum della pace giusta guidato dallo zio del presidente el Beshir, Al-Tayyeb Mustafa. - Atlasweb

 

 
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28/09/2012 Guinea Equatoriale : Malabo porta Parigi in tribunale

 

La Guinea Equatoriale porta la Francia davanti alla Corte internazionale di Giustizia per “violazione del diritto internazionale” in seguito al sequestro, il 19 luglio scorso, dell’hotel parigino di proprietà di Theodorin Nguema Obiang Mangue, figlio del presidente Theodoro Obiang Nguema, al potere da 33 anni. “Ci rivolgiamo alla più alta autorità giuridica mondiale per impedire ogni ingerenza della Francia negli affari della Guinea Equatoriale e obbligare Parigi a chiudere le indagini sulle più alte personalità politiche del nostro paese. Non si tratta di un regolamento di conti ma solo dell’applicazione del diritto internazionale” ha spiegato l’avvocato francese Olivier Metzner, già difensore di numerose personalità e uomini d’affari. Malabo denuncia Parigi per violazione del diritto internazionale sulla protezione dei beni diplomatici. La magistratura francese ritiene invece che l’albergo di lusso dell’Avenue Foch, di un valore di 500 milioni di euro, sia stato acquisito con fondi pubblici. Il figlio del presidente è anche destinatario di un mandato di cattura spiccato dalla giustizia francese. Il caso si inserisce nelle indagini sui cosiddetti “biens mal acquis”, proprietà provate acquisite in maniera fraudolente con fondi pubblici dalla famiglia Nguema e da altri capi di Stato africani, in particolare del Gabon e della Repubblica del Congo. Il caso dei ‘beni fraudolenti’ è solo la punta di un iceberg nell’intricata rete di rapporti politici e economici tra Parigi e le sue ex colonie della ‘Franciafrica’ (‘Françafrique’). Nei mesi scorsi Robert Bourgi, consigliere ufficioso dell’Eliseo sull’Africa, aveva riferito di presunte tangenti versate i passato da alcuni presidenti africani a dirigenti politici francesi allo scopo di finanziare, tra l’altro, partiti e campagne elettorali.* Celine Camoin - Atlasweb

 
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28/09/2012 Libia: Ultimatum a primo ministro per formare il governo

 

Il Congresso nazionale libico ha minacciato di ritirare la fiducia al neo-eletto primo ministro Mustafa Abushagur (o Abu Shagur), se questi non presenterà al parlamento entro il 7 ottobre la lista dei componenti del nuovo governo. Lo riferiscono i media nazionali, specificando che l’ultimatum è una risposta alla richiesta fatta nei giorni scorsi da Abushagur di estendere di dieci giorni il tempo entro cui formare il governo. In un primo tempo, il primo ministro eletto l’11 settembre aveva detto di voler concludere le consultazioni per la frmazione dell’esecutivo il 30 settembre, ma ha poi fatto sapere di aver bisogno di maggior tempo. Il portavoce del parlamento libico Omar Hmaidan ha detto al quotidiano ‘Libya Herald’ che la data del 7 ottobre rappresenta il termine ultimo da rispettare. “Se Abushagur non dovesse riuscire a presentare al parlamento un nuovo governo entro il 7 ottobre – ha aggiunto Hmaidandovremmo considerare l’ipotesi che rassegni le dimissioni dal suo incarico”. Secondo i media nazionali, l’intenzione di Abushagur era di formare un governo di unità nazionale che vedesse la partecipazione di tutti i principali esponenti politici. A ostacolarlo in questo progetto sarebbe la volontà, non confermata ufficialmente, del partito Alleanza delle Forze Nazionali di Mahmoud Jibril, a capo del primo governo provvisorio libico formatosi durante la ribellione contro il regime di Gheddafi, di non voler far parte dell’esecutivo. * Michele Vollaro - Atlasweb

 
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