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| News - Fino al
01/09 le news saranno aggiornate in modo saltuario |
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| 28/09/2012 Malawi: Addio a monsignor Kalilombe, teologo contro la dittatura |
Un grande teologo, capace di mantenere sempre il contatto con la gente fino al sacrificio dell’esilio, un esito dovuto al contrasto inevitabile tra la sua visione ecclesiologica e la realtà della dittatura: fonti della MISNA in Malawi ricordano così monsignor Patrick Kalilombe, sepolto oggi a Likuni, alle porte di Lilongwe. Alla cerimonia funebre hanno partecipato migliaia di persone, giunte dalla capitale ma anche da tante altre città del Malawi. C’erano i vescovi, c’era il cardinale americano Theodore MacCarrick e c’era il vice-presidente Khumbo Kachali, a conferma di come negli ultimi 20 anni sia cambiata la politica in questo paese dell’Africa australe. La salma di monsignor Kalilombe, vescovo di Lilongwe dal 1972 fino all’espulsione dal Malawi nel 1979, è stata interrata nel cimitero adiacente alla casa dei Padri Bianchi, la sua congregazione. Secondo Andrew Kaufa, direttore dell’emittente cattolica Luntha Tv che in questi giorni ha curato una serie di servizi dedicati alla figura del vescovo, “monsignor Kalilombe era un visionario, molto più avanti del suo tempo nell’immaginare la vita della Chiesa”. Centrale nella sua riflessione l’esigenza di “una condivisione delle responsabilità” a tutti i livelli della vita ecclesiale, a partire dai singoli villaggi. Una condivisione, sottolinea Kaufa, che nel corso degli anni è stata fatta progressivamente propria dalle Chiese dell’Africa orientale e che oggi resta un riferimento imprescindibile. Del valore dell’esperienza di monsignor Kalilombe per il Malawi e l’Africa nel suo complesso dice alla MISNA anche padre Piergiorgio Gamba, un missionario monfortano. “È stato – sottolinea padre Gamba – il più grande teologo dell’Africa orientale; proprio la sua riflessione sulle comunità di base come contraltare agli abusi del potere lo mise in conflitto con il regime di Hastings Kamuzu Banda”. Il riferimento è all’accusa, emersa già nel 1976, di “formare gruppi clandestini che lavorano contro il governo e non mostrano rispetto e obbedienza nei confronti del presidente a vita”. Monsignor Kalilombe è morto mercoledì, all’età di 79 anni. Era tornato in Malawi dopo la fine della dittatura, nel 1994. - Misna |
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| 28/09/2012 Mozambico
: Guebuza rieletto presidente del Frelimo |
Armando Guebuza è stato rieletto alla guida del Fronte di liberazione del Mozambico (Frelimo), nonostante la Costituzione gli vieti di restare in carica per un terzo mandato da capo dello Stato e nonostante finora il massimo dirigente del partito sia sempre stato anche il suo candidato per la presidenza del paese. Guebuza, riferiscono giornali e portali di informazione, era l’unico candidato; è stato rieletto con oltre il 97% dei voti dei 4000 delegati che da domenica partecipano al decimo congresso del Frelimo, il partito che domina la politica del Mozambico dalla fine della guerra civile nel 1992. Presidente del Frelimo dal 2002, eletto capo dello Stato nel 2004 e poi ancora nel 2009, Guebuza ha detto in più di un’occasione che non cercherà un terzo mandato. Alcuni osservatori, però, sottolineano che finora il comitato centrale del Frelimo ha scelto in modo pressoché automatico come candidato alla massima carica dello Stato il suo presidente. Non è escluso che, conservando la guida del Frelimo, Guebuza non miri a un nuovo mandato ma solo a condizionare dall’esterno le scelte dell’esecutivo e tutelare in questo modo i suoi molteplici interessi economici. Il congresso del Frelimo è in corso nella città di Pemba, il capoluogo della regione settentrionale di Cabo Delgado. Oltre al presidente, ieri, sono stati scelti i 180 membri del Comitato centrale del partito che dovrà nominare il candidato alla presidenza del Mozambico in vista delle elezioni del 2014. - Misna |
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| 28/09/2012 R. D. Congo: Kivu: attacchi a Goma, all’onu solo una stretta di mano |
Almeno 12 persone sarebbero rimaste uccise in una serie di attacchi notturni a Goma, facendo temere un assalto al capoluogo del Nord-Kivu da parte dei ribelli del Movimento del 23 marzo (M23) che nelle scorse settimane hanno già minacciato la città. Da alcuni giorni gruppi di giovani abitanti muniti di torce e candele starebbero cercando di assicurare la sicurezza notturna dei loro quartieri. “Da due settimane siano stati testimoni di decine di omicidi, attacchi armati, assalti contro sedi di organizzazioni non governative. Non possiamo nemmeno più dire di preciso quanti siano stati” ha ammesso Alexander Essome, portavoce a Goma della contestata Missione di peacekeeping dell’Onu in Congo (Monusco). Il governatore provinciale, Ernest Kyaviro, ha invece denunciato un’aggressione contro il suo vice, il cui veicolo è stato colpito da un ordigno mercoledì, ma al momento dell’agguato il dirigente non si trovava nell’automobile. “Credo che gruppi di ribelli del M23 si siano infiltrati in città e sono responsabili di questi atti terroristici” ha aggiunto Kyaviro. Dalle ultime informazioni ufficiali diffuse in merito, le postazioni della ribellione in attività da aprile si troverebbero a una trentina di chilometri da Goma; nelle ultime settimane non si sono più verificati scontri diretti con i soldati governativi (Fardc), ma le violenze ai danni dei civili sono continuate. A migliaia di chilometri di distanza si è concluso con un nulla di fatto il mini-vertice sulla crisi congolese, tenutosi a New York, a margine della 67a Assemblea generale dell’Onu. L’unico ‘risultato’ è stato una stretta di mano molto ‘diplomatica’ tra il presidente congolese Joseph Kabila e il suo omologo ruandese Paul Kagame. Nella sostanza, però, nessun passo avanti è stato compiuto per risolvere il conflitto armato né la crisi diplomatica tra Kinshasa e Kigali. I due capi di Stato sono rimasti fermi su posizioni molto distanti. Kabila ha nuovamente denunciato le “ingerenze esterne ai danni del paese”, senza citare esplicitamente il Rwanda, e chiesto il dispiegamento di una forza neutrale al confine. Kagame ha respinto le accuse del vicino e dell’Onu che vedono in Kigali un sostenitore diretto del M23, bollendo come “errata la valutazione della crisi fatta finora che presenta il Rwanda come cappio espiatorio”. Il presidente ruandese ha lasciato la sala dopo 45 minuti e ha opposto un veto al comunicato finale, rimasto nel cassetto, che avrebbe dovuto condannare “i sostegni esterni” alla ribellione congolese. Ribadendo l’inviolabilità della sovranità e dell’integrità territoriale del Congo, il Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha espresso preoccupazione per il “pesante tributo che i civili della zona continuano a pagare”, in particolare riguardo a una “nuova ondata di stupri e omicidi”. Premendo per una soluzione politica, Ki-moon ha chiesto il contributo delle organizzazioni regionali e continentale africane: nell’infinito conflitto congolese sono anche coinvolti ribelli ruandesi e ugandesi. Secondo le ultime stime dell’Alto commissariato per i rifugiati dell’Onu (Acnur) gli scontri riaccesosi sei mesi fa nelle regioni orientali hanno già causato almeno 390.000 sfollati interni e 60.000 rifugiati in Uganda e Rwanda. - Misna |
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| 28/09/2012 Somalia: Attacco finale dell’esercito del Kenya contro gli Shabab |
L’esercito keniano avrebbe assunto il controllo della città portuale somala di Chisimaio, ultima roccaforte degli estremisti islamici Shabab. Per il gruppo armato potrebbe essere la fine. I militari hanno lanciato un’offensiva utilizzando mezzi anfibi. Nel corso della notte centinaia di soldati sono sbarcati mentre le navi cannoneggiavano le postazioni degli estremisti. Secondo testimoni, furiosi combattimenti sono durati per ore. Il comandante degli Shabab Mohamed Abu-Fatuma, parla di una “forte resistenza”, mentre per il portavoce dei militari, Cyrus Oguna, ampie parti della città sono sotto il controllo dei soldati keniani. “Non credo tuttavia che sia la fine degli Shabab. credo che stiano ritirandosi da Mogadiscio per cambiare tattica e strategia, agendo di più con criteri da guerriglia. Si vestiranno con abiti civili e restano una forza ancora potente”, spiega un analista. Infine due giornalisti sono stati trovati uccisi a nord della capitale; sale a 15 il numero dei reporter assassinati in Somalia da gennaio. - Euronews |
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| 28/09/2012 Somalia: Uccisi altri 2 giornalisti, uno di loro decapitato |
Altri due giornalisti sono stati uccisi in Somalia portando a 15 il bilancio dei reporter assassinati quest'anno nel Paese. Lo riferisce il sindacato dei giornalisti somali. Uno dei due è stato decapitato ieri e l'altro è stato invece ucciso da uomini armati oggi. Questi ultimi attacchi non sono stati rivendicati da nessun gruppo. La maggior parte dei 15 omicidi di giornalisti sembrano essere state aggressioni mirate, mentre la scorsa settimana tre reporter sono morti per l'esplosione causata da un attentatore suicida in un noto bar frequentato da giornalisti e politici. I due reporter assassinati sono Abdirahman Mohamed Ali, 26 anni, che scriveva di sport e Ahmed Abdulahi Fanah, 32 anni, che lavorava per l'agenzia di stampa yemenita. Il primo è stato trovato ieri da alcuni residenti nei pressi di un ristorante in una zona a nord di Mogadiscio: era decapitato, aveva le mani legate dietro la schiena e sul corpo c'erano segni di tortura. È la prima volta che un giornalista ucciso viene decapitato e queste modalità potrebbero essere un segno che i responsabili siano militanti di al-Shabab, legati ad al-Qaeda. Nel villaggio in cui è stato ritrovato gli abitanti riferiscono che vengono trovati spesso corpi decapitati. Il secondo reporter, Ahmed Abdulahi Fanah, è stato ucciso oggi da uomini armati mentre usciva da casa per andare al lavoro. La maggior parte degli omicidi ai danni di giornalisti sono avvenuti quest'anno in zone di Mogadiscio ufficialmente sotto il controllo del governo somalo. Nonostante le autorità promettano di perseguire i responsabili, non sono stati effettuati arresti per nessuno degli omicidi di giornalisti avvenuti nel 2012. "Le terribili uccisioni di altri due giornalisti nell'arco di 36 ore rende chiaro che affrontare l'impunità che fa da contorno a simili atrocità è una questione che non può più aspettare", ha commentato Human Rights Watch. "Il nuovo presidente dovrebbe rendere oggi una priorità il fatto di indagare su questi omicidi", aggiunge l'organizzazione. - LaPresse/AP |
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| 28/09/2012 Sudan: Sui monti Nuba è emergenza malaria |
Piogge intense e mancanza di cibo sono alcuni dei fattori che stanno aggravando un’epidemia di colera nella regione dei Monti Nuba, un’area del Sudan dove da oltre un anno è in corso un conflitto tra esercito e ribelli: lo riferiscono fonti della MISNA, sottolineando che alcuni ospedali sono al collasso. In una clinica, una delle poche nella regione, i bambini ricoverati per la malaria sono 101 nonostante i letti disponibili siano solo 43. Molti dei pazienti hanno contratto infezioni e presentano segni evidenti di malnutrizione. Secondo il personale medico, l’emergenza potrebbe continuare fino a dicembre. All’origine dell’epidemia c’è lo scarso raccolto dell’ultimo anno, dovuto anche al conflitto tra i militari e i ribelli del Movimento di liberazione popolare del Sudan-Nord (Splm-N). In un bombardamento aereo sul villaggio di Ngadoro, ieri, è stata uccisa una donna e altre sette persone sono rimaste ferite. L’Splm-N ha legami storici con gli ex ribelli ora al potere in Sud Sudan, un paese divenuto indipendente nel luglio 2011. Come la vicina regione di Abyei, ricca di petrolio, i Monti Nuba sono rimasti fuori dagli accordi sottoscritti ieri ad Addis Abeba dai governi di Khartoum e di Juba. - Misna |
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| 28/09/2012 Tunisia: Ragazza stuprata dalla polizia accusata di “violazione della pubblica decenza” |
Una nuova decisione dei giudici tunisini mantiene desta l’attenzione sulla situazione dei diritti femminili nel paese. Il 3 settembre una giovane coppia è stata sorpresa a Tunisi da tre poliziotti in “atteggiamenti immorali”. Mentre uno dei tre ammanettava il fidanzato, la ragazza è stata stuprata dagli altri due. I tre esponenti delle forze dell’ordine sono finiti in prigione, ma intanto un giudice del Tribunale di primo grado di Tunisi mercoledì ha convocato la ragazza con l’accusa di “violazione della pubblica decenza”. Rischia sei mesi di carcere insieme al fidanzato. “Da vittima a imputato” accusano le organizzazioni tunisine per i diritti umani, che promettono manifestazioni di solidarietà fuori l’aula del tribunale il 2 ottobre, il giorno dell’udienza. Karima Souid, esponente di Ettakol e membro dell’Assemblea Costituente, ha affidato la propria critica a Facebook, dove ha contestato il silenzio del governo. Dalle istituzioni, invece, le uniche parole sono arrivate dal portavoce del ministero degli Interni, Khaled Taooruche, che ha parlato di una decisione presa “unilateralmente dal magistrato”. “Tra l’altro – ha aggiunto Tarrouche – il fatto che i tre poliziotti siano stati arrestati dimostra la volontà di applicare la legge inequivocabilmente e senza discriminazioni”. Una coalizione di partiti di opposizione, invece, ha denunciato che lo stupro nel paese viene ancora largamente utilizzato come forma di repressione sociale. Questi ultimi mesi sono stati particolarmente movimentati in Tunisia, proprio per la questione della donna. Il 13 agosto le donne sono scese in piazza per ricordare al legislatore che i loro diritti non sono negoziabili, come non lo erano già nel 1956, quando proprio il 13 agosto Habib Bourguiba sancì la parità tra uomo e donna. Da allora la Tunisia è stata un esempio di modernità nel mondo arabo, esempio recentemente minacciato da una proposta di Ennahda di inserire in Costituzione un articolo che sancisse la “complementarietà” della donna rispetto all’uomo, invece che la parità. * Serena Grassia - Atlasweb |
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| 27/09/2012 Costa d'Avorio: Dopo ondata di attacchi, sicurezza affidata a ex ribelli |
A una settimana da un’ondata di attacchi contro le forze di sicurezza nella città di Noé, al confine col Ghana, e alla periferia sud di Abidjan, il governo ha affidato la gestione di tre regioni instabili a ex capi ribelli. Ousmane Coulibaly, sopranominato ‘Ben Laden’, dovrà garantire la sicurezza di San Pedro, secondo porto della Costa d’Avorio; finora era in servizio nel quartiere difficile di Yopougon, nella capitale economica, e a Odienné (nord-ovest), città dov’è detenuta Simone Gbagbo, moglie dell’ex presidente Laurent. La prefettura di Boudoukou – capoluogo della regione di Zanzan (nord-est) – è stata assegnata a Tuo Fozié, ex ministro e ex direttore dei servizi di polizia e gendarmeria delle Forze nuove (Fn), la ribellione entrata in scena nel 2002 che per anni ha controllato il centro nord del paese. Il comandante Koné Messamba, ex direttore delle forze paramilitari delle Fn, è stato nominato prefetto di Guiglo (ovest), confinante con la Liberia. Il reinserimento degli ex ribelli al livello delle prefetture, previsto dagli accordi di pace del 2007 firmati tra le Forze nuove e il governo dell’allora presidente Gbagbo, non era mai stato attuato dalla precedente amministrazione, rimasta in carica fino ad aprile 2011. Durante la crisi elettorale dell’anno scorso i ribelli hanno sostenuto militarmente l’attuale capo di Stato Alassane Dramane Ouattara, consentendo alle sue forze di avere la meglio su quelle del rivale Gbagbo, per lo più formate da soldati lealisti, guardia presidenziale e mercenari dei paesi vicini. Le promozioni concesse negli ultimi mesi ad esponenti delle Forze nuove sono state interpretate da osservatori come un riconoscimento di Ouattara per il loro contributo decisivo alla sua ascesa al potere. L’ex capo ribelle nonché ex primo ministro sotto Gbagbo, Guillaume Soro, è stato eletto presidente del parlamento, seconda carica dello Stato. Stanno intanto procedendo le inchieste per fare piena luce sugli assalti di venerdì scorso a Noé: almeno 14 persone sono già state arrestate mentre i confini terrestri col Ghana rimangono chiusi. Secondo le prime informazioni in circolazione, una cinquantina di uomini è arrivata qualche giorno prima dal paese confinante in piccoli gruppi e si è nascosta nelle foreste per poi attaccare un comando delle forze di sicurezza locali. Sette assalitori sarebbero morti nell’operazione, tra cui un pastore considerato il cervello, mentre gli altri sono riusciti a scappare in Ghana e a trovare riparo in un campo profughi. Per quanto riguarda invece gli attacchi a due commissariati e una gendarmeria di Port Bouet, periferia sud di Abidjan, finiti con tre vittime, gli inquirenti non sembrano più cosi certi che si sia trattato di semplici banditi; potrebbero anche avere agito coordinandosi con gli assalitori di Noé. Nonostante la costante cooperazione bilaterale, la tensione diplomatica tra Abidjan e Accra si è acuita dopo le aggressioni della scorsa settimana e la decisione della magistratura ghanese di liberare su cauzione Justin Koné Katinan, l’ex portavoce di Gbagbo, di cui la Costa d’Avorio ha chiesto l’estradizione. Sull’argomento si è pronunciato il presidente John Dramani Mahama: “Il Ghana non accoglierà nessun individuo o gruppo che intende utilizzare il nostro paese come base per operazioni destinate a minare la sicurezza di un’altra nazione” ha detto all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. A partire dal 2011 alti dirigenti politici e militari legati all’ex presidente Gbagbo si sono rifugiati in Ghana, che condivide con la Costa d’Avorio un confine poroso di 700 chilometri. - Misna |
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| 27/09/2012 Egitto: Studiosi islamici e copti si accordano sulla nuova Costituzione egiziana |
Verso un accordo per risolvere le dispute legate alla nuova Costituzione egiziana. Secondo quanto riferisce il quotidiano Al-Masry Al-Youm, i partiti politici egiziani, i rappresentanti di Al-Azhar e quelli della Chiesa copta, si sono riuniti presso la Camera Alta (Shura) del Parlamento per discutere alcuni degli articoli sui quali sono sorte controversie. In particolare i partecipanti hanno deciso di mantenere l’articolo 2 nella formulazione originale della Costituzione del 1971, che recita: “l’Islam è la religione dello Stato, l’arabo è la sua lingua ufficiale e i principi della Sharia islamica sono una principale fonte della legislazione”. La revisione costituzionale del 1980 aveva cambiato l’ultima parte dell’articolo, affermando che “i principi della Sharia islamica sono LA principale fonte della legislazione”. È stato stabilito inoltre che gli egiziani di fede cristiana ed ebraica possono far ricorso alle loro norme religiose per quanto riguarda le questioni religiose e personali (ad esempio il matrimonio). È stata invece respinta la proposta di affidare ad Al-Azhar l’ultima istanza per l’interpretazione dei principi della Sharia e della giurisprudenza islamica, affidando questo compito al Consiglio degli Esperti. Verranno infine cancellati gli articoli che limitano la libertà di stampa, prevedendo la prigione per i giornalisti per i reati di opinione, e che puniscono chi offende Dio. Su questo ultimo punto è prevista l’approvazione di un’apposita legge che punisce le offese alla religione. (L.M.) - Ag. Fides |
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| 27/09/2012 Libia: Caccia all'uomo per scovare 'assassini' ribelle che scopri' covo Gheddafi |
In Libia e' caccia all'uomo per scovare i responsabili della morte del giovane ribelle che lo scorso anno avrebbe scoperto per primo il covo in cui si nascondeva Muammar Gheddafi. L'Assemblea nazionale di Tripoli, riferisce l'agenzia di stampa ufficiale libica Lana, ha concesso ai ministeri della Difesa e dell'Interno dieci giorni di tempo per ''arrestare i responsabili del sequestro e delle torture'' subite dal 22enne Omran Shaaban, morto lunedi' in un ospedale di Parigi per ferite riportate alcuni mesi fa in Libia, dove era stato catturato e torturato da lealisti di Gheddafi. - Adnkronos/Aki |
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24047 Treviglio (BG)
Tel. 0363.44726
Fax 0363.48198
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