homepage
Africa rivista

Il Blog Buongiorno Africa REDAZIONE
+39 0363.44726
africa@padribianchi.it
home La Rivista Abbonamenti News Primo Piano Eventi Mostre Padri Bianchi Contatti  
 
 
Seleziona anno: 2013 2011 2010 2009
 
 
Data (gg/mm/aaaa) Nazione Testo
 
 
News - Fino al 01/09 le news saranno aggiornate in modo saltuario
 
 
22/10/2012 Libia: Esercito, controlliamo 85% di Bani Walid

L'esercito libico avrebbe il controllo quasi totale della citta' di Bani Walid, nella quale e' in corso una campagna militare contro alcuni gruppi armati. Lo ha detto il portavoce dell'esercito libico, Mohamed al-Qanduz. "L'esercito controlla piu' dell'85% della citta'. Rimane ancora l'area residenziale di al-Dahra, dove ci stiamo muovendo con cautela per proteggere le persone tenute in ostaggio dai gruppi criminali", ha detto al-Qanduz parlando dalla vicina citta' di Misurata. Il portavoce dell'esercito ha precisato che le truppe, mentre avanzavano verso Bani Walid, hanno visto striscioni inneggianti a Gheddafi e graffiti a carattere blasfemo sui muri. - Adnkronos/Aki

 
ico_sendfriendfacebook_logo condividi   link sorgente notizia
 
 
   
 
 
22/10/2012 Libia: Anche un figlio di Gheddafi tra le decine di vittime degli scontri di Beni Walid

Ci sarebbe anche Khamis Gheddafi, uno dei figli dell’ex leader libico Muhammar Gheddafi, tra le decine di vittime provocate dalle violenze in corso da giorni a Beni Walid, la città nel sud della Libia, considerata l’ultima grande roccaforte dei sostenitori del governo di Gheddafi. A riferirlo è stato, nel fine settimana, il portavoce del Congresso nazionale libico, Omar Hamidan, che in un discorso televisivo ha detto che Khamis Gheddafi è morto sabato per le ferite riportate nella sparatoria con le forze governative a Beni Walid. Secondo un bilancio diffuso ieri sera dall’agenzia di stampa governativa libica, Lana, almeno 22 persone sarebbero morto e oltre 200 ferite negli intensi combattimenti in corso da giorni intorno a Beni Walid. Ad affrontarsi sarebbero elementi delle milizie filogovernative (in prevalenza provenienti da Misurata e contrapposti al clan di Beni Walid da una rivalità ben più antica degli ultimi sviluppigruppi armati presenti nella cittadina e ritenuti dal governo ancora fortemente legati alla Repubblica gheddafiana. Resta ancora tutto da capire i destino di Moussa Ibrahim il portavoce del governo di Gheddafi negli ultimi giorni della sua esistenza. Dato per arrestato sabato dall’ufficio del primo ministro libico, Moussa Ibrahim sarebbe comparso in video su internet per smentire la notizia del suo fermo. Nelle stesse ore anche, il portavoce del premier libico, faceva sapere che non esistevano conferme alle notizie dell’arresto di Ibrahim. - Atlasweb

 
ico_sendfriendfacebook_logo condividi   link sorgente notizia
 
 
   
 
 
22/10/2012 Malawi: Malawi-Tanzania:Si lavora a ripresa negoziati per disputa di confine

Dopo l’annuncio nei giorni scorsi da parte della presidente del Malawi Joyce Banda di voler affidare la disputa sul confine conteso con la Tanzania alla Corte arbitrale dell’Unione Africana, il ministro degli Affari esteri della Tanzania ha rivelato di aver svolto dei colloqui riservati con il suo omologo di Lilongwe a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per riavviare i negoziati bilaterali. A darne notizia sono i media tanzaniani, secondo i quali sarebbero ripresi i contatti tra le due delegazioni nazionali per organizzare un tavolo di discussione ad alto livello in modo da risolvere una volta per tutte la questione relativa al confine sul lago Nyasa/Malawi. La disputa si è accesa dopo l’annuncio del Malawi nel settembre 2011 di aver concesso un’autorizzazione alla società britannica Surestream per effettuare prospezioni petrolifere e di gas naturale sui fondali del lago Malawi/Nyasa. Secondo Lilongwe, in base ai trattati coloniali tutto il lago apparterrebbe al Malawi, mentre la Tanzania respinge questa interpretazione sostenendo che la linea di confine passerrebbe in mezzo alle acque del lago, in modo di poter usufruire anch’essa dei giacimenti di petrolio e gas nei suoi fondali. * Michele Vollaro  - Atlasweb

 
ico_sendfriendfacebook_logo condividi   link sorgente notizia
 
 
   
 
 
22/10/2012 Mali: Ribelli del nord si preparano alla guerra, presidente in Qatar

I gruppi armati del Nord si preparano alla guerra: a dar loro man forte, riferiscono oggi fonti di stampa maliana ed internazionale, ci sono centinaia di jihadisti arrivati nel fine settimana dal Sudan e dal Sahara occidentale. Testimoni locali nei capoluoghi di Timbuctù e Gao hanno raccontato della presenza in città di “uomini stranieri armati”, almeno in 150 nelle ultime 48 ore, che dichiarano “essere venuti per aiutare i fratelli musulmani contro i miscredenti”. Da sette mesi Timbuctù (nord-ovest) è controllata dal gruppo islamico armato di Ansar Al Din e da Al Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi) mentre Gao (nord-est) è diventata la base degli islamici del Movimento per l’unità e il jihad in Africa occidentale (Mujao). Il quotidiano locale ‘Journal du Mali’ conferma l’arrivo di rinforzi armati di origine sudanese, tunisina, senegalese, ivoriana, algerina e nigerina ma anche di combattenti sahrawi che giungono direttamente dai campi profughi vicini alla città algerina di Tindouf.
Alcuni osservatori ricollegano lo ‘sbarco’ dei jihadisti nel Nord del Mali alla risoluzione Onu e alla riunione internazionale che si è tenuta venerdì a Bamako. I paesi della Comunità economica dell’Africa occidentale (Cedeao), l’Unione Africana, l’Unione Europea e l’Onu hanno espresso “piena solidarietà” con le autorità maliane per facilitare il dispiegamento di truppe africane e la riconquista della vasta regione desertica che copre i due terzi del territorio nazionale. La Francia ha formalmente ripreso la sua cooperazione militare con Bamako, interrotta dopo il golpe dello scorso marzo, mentre capi di Stato e di governo Ue hanno dato il loro via libera all’addestramento delle truppe maliane.
Un’altra notizia, passata in secondo piano, è arrivata dal complesso scenario settentrionale: alla luce di un possibile intervento militare regionale, i capi di Ansar Al Din e del Movimento nazionale di liberazione dell’Azawad (Mnla, tuareg)  hanno avviato colloqui per cercare di riavvicinarsi dopo le rivalità emerse negli ultimi mesi. Tuttavia non sono chiare le intenzioni dei due capi ribelli Iyad Ag Ghali – che intrattiene stretti legami con l’Algeria – e Bilal Ag Cherif, stabilitosi in Burkina Faso. Da alcune indiscrezioni sull’esito di un incontro di tre giorni a Kidal si evince che i due hanno parlato di possibile fusione – anche se l’accordo appare ancora lontano – e di propensione per una soluzione negoziata e non armata al conflitto con Bamako. La strada imboccata da Ag Cherif è contestata da una parte della ribellione tuareg mentre dall’altra Ansar Al Din non si è ancora ufficialmente staccato dagli alleati di Aqmi e del Mujao.
Intanto il presidente ad interim Dioncounda Traoré è partito alla volta del Qatar nell’ambito della gestione della crisi armata del Nord, che vedrà il sostegno logistico di alcuni paesi occidentali. Ma a Bamako alcune forze politiche chiedono la sospensione della cooperazione diplomatica con il Qatar e con tutti quei paesi accusati di sostenere gli islamici che hanno preso il controllo dei territori settentrionali. Per Traoré si tratta del primo viaggio ufficiale all’estero dal suo ritorno in Mali lo scorso luglio, dopo mesi di convalescenza medica trascorsi a Parigi in seguito all’aggressione subita nel suo ufficio della capitale maliana. - Misna

 
ico_sendfriendfacebook_logo condividi   link sorgente notizia
 
 
   
 
 
22/10/2012 Niger: Cresce malcontento sociale, a Niamey proteste e scioperi

Migliaia di cittadini sono confluiti in piazza Tourno, nella capitale Niamey, per protestare contro il carovita e per chiedere la liberazione di alcuni dirigenti sindacali: l’iniziativa pacifica è stata organizzata dal ‘Collettivo delle organizzazioni della società civile nigerina’, costituito da sindacati, associazioni e organizzazioni non governative. In cima alle rivendicazioni sociali c’è il recente rincaro del prezzo del carburante causato dal rallentamento delle attività produttive nella raffineria di Zinder (900 chilometri a est di Niamey, seconda città del paese), la prima entrata in funzione nel novembre 2011 e che, almeno sulla carta, dovrebbe coprire il fabbisogno del Niger oltre a consentire di esportare oro nero.
Da diversi giorni nella capitale tassisti e autisti di minibus incrociano le braccia in segno di protesta per l’alto costo del carburante mentre i tre sindacati dei trasportatori di idrocarburi hanno indetto uno sciopero per spingere le autorità nigerine a concedere ai soli camion cisterna nazionali il monopolio del prelievo del greggio presso la raffineria di Zinder (la Soraz), escludendo i veicoli con targa straniera. Lo sciopero dei trasportatori ha provocato una penuria di carburante, facendo crescere il mercato nero e causando un’impennata del 50% del prezzo al litro, passato in pochi giorni da 600 a 1250 franchi Cfa (da 0,91 a 1,9 euro).
Ma la rivendicazione sul caro benzina è stata solo una delle tante sollevate dai responsabili del Collettivo che hanno chiesto al governo del presidente Mahamadou Issoufou di “smetterla col mutismo e l’insensibilità agli appelli pressanti del popolo” e di “adoperarsi per il benessere della gente che lavora”. In cima alle priorità sociali c’è la gratuità della scuola, la ripresa delle lezioni su tutto il territorio nazionale ma anche “una gestione meno politica della pubblica amministrazione”.
Nei mesi scorsi Issoufoueletto presidente nel marzo 2011 con un programma di governo incentrato sulla “rinascita” del Niger – si è impegnato a investire nell’istruzione, la sanità, l’accesso all’acqua, la sicurezza alimentare, l’occupazione e le infrastrutture, grazie alle entrate petrolifere. Ad agosto il governo guidato dal tuareg Brigi Rafini ha firmato 18 contratti e convenzioni nel settore petrolifero e minerario, portando il paese sulla strada della diversificazione dei rapporti commerciali con partner africani e internazionali. Di base l’ex colonia di Parigi è rimasta per decenni sotto il monopolio delle società francesi mentre negli ultimi tempi è sempre più cresciuta la presenza cinese. In effetti la produzione di greggio di Zinder finisce al 40% nelle casse dello Stato mentre il 60% va alla ‘China National Petroleum Corporation’. In base alle previsioni, entro il 2014 la produzione petrolifera dovrebbe raggiungere gli 80.000 barili al giorno. Tuttavia la firma di contratti con società straniere viene seguita con un certo timore dalla società civile: come accade da decenni con l’uranio, di cui il Niger è uno dei primi produttori mondiali, molti attivisti dubitano che lo sfruttamento del petrolio possa portare sviluppo umano. In un contesto socio-economico instabile, anche per le carestie cicliche, le autorità nigerine temono per la sicurezza del proprio territorio, già teatro in passato di una ribellione tuareg, come conseguenza della guerra civile in Libia del 2011 e dell’attuale crisi nel vicino Nord del Mali. - Misna

 

 
ico_sendfriendfacebook_logo condividi   link sorgente notizia
 
 
   
 
 
22/10/2012 Nigeria: Coprifuoco a Potiskum dopo ondata attacchi Boko Haram

Il governatore dello Stato nigeriano di Yobe, Ibrahim Geidam, ha imposto il coprifuoco alla città di Potiskum, colpita da un'ondata di esplosioni e sparatorie attribuite alla setta islamica Boko Haram, in cui hanno perso la vita almeno 23 persone. Geidam spiega che il divieto è attivo dalle 16 alle 7 di mattina. Secondo le autorità locali, nella notte alcuni uomini hanno ucciso a colpi di arma da fuoco un funzionario governativo e i due figli. Altri assalitori hanno dato fuoco a tre scuole e lanciato una bomba contro un convoglio militare, ferendo due soldati. Il governatore di Yobe ha accusato "bande criminali" per gli attacchi. - LaPresse/AP

 
ico_sendfriendfacebook_logo condividi   link sorgente notizia
 
 
   
 
 
22/10/2012 R. D. Congo: Diverse piste per i tre padri assunzionisti rapiti

“Abbiamo diverse piste per arrivare a ritrovare i tre religiosi rapiti, dobbiamo comprendere quale sia quella giusta” dice all’Agenzia Fides Sua. Ecc. Mons. Melchisedech Sikuli Paluku, Vescovo di Butembo-Beni (nell’est della Repubblica Democratica del Congo), nella cui diocesi sono stati rapiti 3 padri assunzionisti (Agostiniani dell’Assunzione) di nazionalità congolese.
I tre sacerdoti, Jean-Pierre Ndulani, Anselme Wasikundi e Edmond Bamutute, sono stati rapiti intorno alle 21 della sera del 19 ottobre mentre si trovavano nella parrocchia di Notre-Dame des Pauvres di Mbau, a 22 km da Beni e a 70 km dalla sede episcopale di Butembo. “La parrocchia dove sono stati rapiti i religiosi è situata in una zona in cui sono presenti diversi gruppi armati, che commettono atti di banditismo di questo genere” spiega il Vescovo. “Abbiamo chiesto ai fedeli di pregare perché Dio tocchi il cuore dei rapitori e rilascino i nostri padri”. “Abbiamo fatto appello alla mobilitazione generale non solo della polizia e delle altre forze di sicurezza, ma anche della popolazione della zona perché fornisca informazioni sui movimenti dei rapitori” riferisce Mons. Sikuli Paluku che conclude augurandosi di “ottenere qualche informazione più precisa nel corso della giornata”. - Ag. Fides

 

 
ico_sendfriendfacebook_logo condividi   link sorgente notizia
 
 
   
 
 
22/10/2012 R. D. Congo: Nord-Kivu: tre religiosi rapiti, l’appello del vescovo di Beni

Tre religiosi congolesi della congregazione degli Agostiniani dell’Assunzione sono stati rapiti sabato alle 21 (ora locale) in un convento della parrocchia di Nostra Signora dei Poveri a Mbau, a una ventina di chilometri a nord dalla città di Beni, nella provincia del Nord-Kivu. Da allora non si hanno più notizie dei padri Jean-Pierre Ndulani, Anselme Wasinkundi e Edmond Bamutute, portati via da non meglio precisati uomini armati mentre stavano guardando la televisione. “Ignoriamo ancora l’identità del gruppo responsabile del rapimento che non è stato ancora rivendicato. Finora nessuno si è messo in contatto con me o con il superiore regionale degli Assunzionisti. Stiamo raccogliendo ogni informazione utile e indizi per capire dove i tre religiosi sono stati portati, da chi e a quale scopo” dice alla MISNA monsignor Paluku Sikuly Melchisedech, vescovo della diocesi di Butembo-Beni. “Purtroppo ci sono tante milizie armate e bande di criminali che seminano violenza e instabilità nella nostra regione. A pagare il prezzo di esazioni e insicurezza sono come sempre i civili. Finora preti e religiosi erano stati risparmiati anche se lo scorso 26 settembre il vescovado della diocesi era stato attaccato” prosegue il prelato, sottolineando che due dei tre religiosi rapiti, tutti congolesi, erano arrivati da poco nella diocesi “dov’erano poco noti”; uno è originario del sud del paese e l’altro era tornato dall’Irlanda.  “Ai rapitori chiediamo di rilasciare quanto prima e senza alcuna condizione i padri che sono qui per servire la Chiesa e sostenere la popolazione locale che ne ha gran bisogno” insiste monsignor Sikuly, sollecitando anche “l’intervento delle autorità congolesi”.

Secondo alcune fonti di stampa locale, gli aggressori, un gruppo di dieci uomini ben armati, parlavano swahili, il che significa che non erano del posto. Fonti indipendenti attribuiscono il rapimento ai ribelli ugandesi delle Adf-Nalu, attivi nella zona e in passato già responsabili di azioni simili ai danni dei civili nel settore di Mbau-Beni. Non è escluso, però, che si tratti di un sequestro a scopo di estorsione anche se alcuni hanno interpretato l’azione come una ritorsione nei confronti della Chiesa cattolica, schierata in difesa della stremata popolazione locale. Proprio sabato un nuovo movimento politico-militare, presentatosi come ‘Unione per la riabilitazione della democrazia in Congo’ (Urdc), avrebbe visto la luce proprio nel territorio di Beni, costituito da ufficiali disertori secondo l’emittente locale ‘Radio Okapi’.  Il rapimento degli Assunzionisti si è verificato in un contesto di grande instabilità locale e nell’intera provincia orientale del Nord-Kivu. “Se l’epicentro delle violenze si trova a Goma, ci sono sicuramente uomini del Movimento del 23 marzo (M23) infiltrati nella zona di Beni per non parlare di tutti gli altri gruppi che alimentano l’insicurezza. Per di più chi dovrebbe proteggere la popolazione (le forze di sicurezza congolesi, ndr) non è affatto una presenza rassicurante” denuncia l’interlocutore della MISNA invitando “il governo di Kinshasa, i paesi vicini e la comunità internazionale ad assumersi le proprie responsabilità affinché cessino le violenze ai danni dei congolesi abbandonati a se stessi da troppi anni”. Monsignor Sikuli sottolinea che “da tempo non bastano più le condanne verbali: servono azioni concrete sul terreno”. - Misna

 

 
ico_sendfriendfacebook_logo condividi   link sorgente notizia
 
 
   
 
 
22/10/2012 R. D. Congo: Nord-Kivu: l’M23 cambia nome e promette “stivali con divise”

Esercito rivoluzionario del Congo (Arc): è questo il nuovo nome che si è dato il braccio armato del Movimento del 23 marzo (M23), la ribellione nata lo scorso aprile in Nord-Kivu. Il nome cambia ma non l’obiettivo, che rimane quello di respingere e sconfiggere ogni attacco delle Forze armate regolari congolesi (Fardc). A darne notizia dalla città feudo di Bunagana, al confine con l’Uganda, è Jean-Marie Runiga, responsabile politico del M23, aggiungendo che il colonnello Sultani Makenga è diventato generale di brigata del gruppo armato. In quello che suona come uno slogan ma che in realtà è un appello rivolto a potenziali reclute, Runiga ha promesso che “se raggiungete l’M23 avrete stivali e uniformi”. Secondo testimoni locali e rapporti di esperti indipendenti dell’Onu, gli affiliati alla nuova ribellionestimati in circa 1250 uominisono ben equipaggiati in armi ma anche in impermeabili e stivali di gomma che fanno invece difetto ai soldati congolesi, in una regione dove piogge abbondanti paralizzano in poche ore le operazioni militari. Per uniformi i combattenti indossano le divise verdi mimetiche dell’esercito regolare abbandonato pochi mesi fa o quelle a macchie marroni e verdi del Congresso nazionale per la difesa del popolo (Cndp, tutsi), l’ex ribellione di Bosco Ntaganda integrata nell’esercito dopo gli accordi di pace del 2009. Gli stivali invece sono di gomma nera, gli stessi che calzavano i soldati dell’Alleanza delle forze democratiche per la liberazione del Congo (Afdl) – il gruppo nato nell’Est del Congo che nel 1997 destituì il regime di Mobutu – e gli uomini del Fronte patriottico ruandese (Fpr) che fece crollare il potere di Kigali e mise fine al genocidio del 1994.
Vecchie divise ma presentate come nuove dalla direzione del neo Esercito rivoluzionario del Congo che critica Kinshasa per non aver ancora intavolato “negoziati diretti” e per “ingannare la nostra vigilanza con aperture a possibili negoziati mentre sta riorganizzando il proprio esercito integrando nuove unità”. Sul terreno l’M23 è riuscito a sconfiggere le Fardc, prendendo il controllo di un’ampia fetta del territorio di Rutshuru, confinante con Rwanda e Uganda, dove ha insediato ‘governi’ locali e percepisce dalla gente varie tasse e imposte. Onu e ong accusano la milizia, che gode del sostegno politico-militare del Rwanda e dell’Uganda, di reclutamento forzato di civili, anche tra i minorenni. Da alcune settimane i combattimenti sono stati interrotti anche se formalmente nessuna tregua è stata siglata tra le due parti. “Chiediamo al governo di cessare ogni velleità bellicista e di tornare a sedersi al tavolo negoziale. Nel caso contrario l’M23 si difenderà” ha minacciato Runiga, denunciando la cooperazione dell’esercito congolese con gruppi armati locali e stranieri, tra cui le Forze democratiche di liberazione del Rwanda (Fdlr, ribellione hutu ricercata da Kigali, ndr), contro alcune sue posizioni. Parole che contraddicono le voci messe in circolazione qualche giorno fa dal colonnello Olivier Hamuli – portavoce dell’esercito congolese – in merito ad un presunto avvicinamento tra Fdlr e M23; una versione dei fatti subito negata da Vianney Kazarama, portavoce del M23. La scorsa settimana, la guida politica della ribellione ha sottolineato “l’incapacità del governo congolese a garantire la sicurezza delle popolazioni nei territori che amministra”, facendo soprattutto riferimento alla situazione del capoluogo di Goma: “Dove ci sono vittime in continuazione e laddove c’è insicurezza l’M23 potrebbe entrare in azione per proteggere la gente” ha avvertito Runiga. Il conflitto riaccesosi sette mesi fa nella provincia orientale del Nord-Kivu ha già causato almeno 390.000 sfollati interni e 60.000 rifugiati in Uganda e Rwanda. - Misna

 

 
ico_sendfriendfacebook_logo condividi   link sorgente notizia
 
 
   
 
 
22/10/2012 Ruanda: Kigali torna al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, polemiche

Il Rwanda fa parte dei cinque nuovi membri non permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu eletti la scorsa settimana dall’Assemblea generale per un mandato di due anni, a partire dal prossimogennaio. Il ‘paese delle mille colline’ era l’unico a candidarsi per il gruppo Africa ed è stato eletto con 148 voti dall’Assemblea, insieme all’Argentina, alla Corea del Sud, al Lussemburgo e all’Australia. L’ultima volta che il Rwanda aveva occupato un seggio al Consiglio era stato nel 1993-94, nel periodo del genocidio che ha sconvolto la storia recente del piccolo paese dell’Africa dei Grandi Laghi. “Oggi il Rwanda è una nazione di pace, unità, progresso e ottimismo” ha commentato il ministro degli Esteri Louise Mushikiwabo, ringraziando in particolare i paesi dell’Unione Africana (UA) che hanno appoggiato Kigali nella sua elezione. La rappresentazione del Rwanda in seno al massimo organo dell’Onu avviene in un momento in cui sono molto tese e relazioni tra Kigali e il Palazzo di Vetro. Il regime di Kigali è accusato in diversi rapporti di esperti delle Nazioni Unite di coinvolgimento nel conflitto in atto nell’Est della Repubblica Democratica del Congo, in particolare di sostegno alla ribellione dell’M23. Reagendo alle accuse, il governo del presidente Paul Kagame ha a sua volta formulato pesanti critiche nei confronti dell’Onu e della sua vasta missione in Congo, la Monusco, ipotizzando persino connivenze tra l’Onu e alcuni ribelli.

Prima dell’inizio della votazione, ieri, la rappresentante di Kinshasa all’Assemblea, Charlotte Malenga, ha protestato dicendo che il Rwanda non è degno di avere un seggio nel Consiglio di Sicurezza. L’elezione del Rwanda è coincisa inoltre con la sentenza, più volte rinviata, della Corte suprema sul ricorso per incostituzionalità della legge sull’ideologia genocidaria, presentata dall’oppositrice Victoire Ingabire Umuhoza, in carcere dal 14 ottobre 2010. La Corte ha respinto il ricorso, ritenendo che non ci sono contraddizioni tra la Costituzione, che sancisce la libertà di espressione e di opinione, e la legge sull’ideologia genocidaria e sul negazionismo, severamente punito dalla legge. Si attende oggi il verdetto nel processo all’oppositrice, presidente delle Forze democratiche unificate-Inkingi (Fdu-Inkingi), contro la quale la procura ha chiesto l’ergastolo. * Laura Camone  - Atlasweb

 

 
ico_sendfriendfacebook_logo condividi   link sorgente notizia
 
 
   
 
 
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 [71] 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382
 
REDAZIONE AFRICA
Viale Merisio, 17 - C.P. 61
24047 Treviglio (BG)
Tel. 0363.44726
Fax 0363.48198
africa@padribianchi.it
 
NEWSLETTER AFRICA
ricevi la nostra newsletter
REDAZIONE
+39 0363.44726
africa@padribianchi.it