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20/09/2012 Tunisia: Chiesa: “Offese gravi e ingiustificabili. No alle provocazioni e alla violenza”

 “Delle offese gravi e ingiustificabili hanno colpito in questi ultimi giorni la sensibilità di numerosi credenti musulmani in Tunisia e in tutto il mondo” afferma un comunicato inviato all’Agenzia Fides, firmato da Sua Ecc. Mons. Maroun Lahham, Arcivescovo Amministratore Apostolico di Tunisi, e da p. Nicholas Lhernould, Vicario Generale. Queste offese, afferma il comunicato, “sono divenute l’occasione di un pericoloso e tragico aumento della tensione e della violenza”. “Di fronte a questa situazione - continua il documento - la Chiesa cattolica in Tunisia esprime la sua ferma opposizione a ogni forma di provocazione e di violenza. Fa appello di nuovo al rispetto di tutte le fedi, dei loro rappresentanti e dei loro simboli”. “In solidarietà con tutti gli uomini e le donne di buona volontà, la Chiesa cattolica in Tunisia riafferma il suo deciso impegno per il rispetto, l’incontro e il dialogo tra le persone, le culture e le religioni, come fondamento di ogni libertà e della coesistenza pacifica tra i popoli” conclude il comunicato.  - Ag. Fides

 
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19/09/2012 Africa: Aumenta il traffico aereo, flotta andrà raddoppiata

La flotta aerea dell’Africa dovrà almeno raddoppiare entro prossimi 20 anni per rispondere alle necessità imposte dalla crescita economica, dall’emergenza di una classe media, dallo sviluppo dell’urbanizzazione e del turismo, ma anche alla liberalizzazione del settore aereo e delle compagnie low cost. Lo si apprende dalle previsioni del costruttore europeo Airbus, secondo cui la sola città sudafricana di Johannesburg fa parte oggi delle 42 metropoli con oltre 10.000 passeggeri al giorno su voli nazionali. Secondo Andrew Gordon, responsabile del marketing strategico di Airbus, altre otto città africane saranno nella stessa situazione entro il 2031. La flotta africana conta oggi 618 velivoli, di cui il 62% di marca Boeing e il 31% di Airbus. Il costruttore europeo rivendica il 53% degli ordini in corso, ossia 79 velivoli, contro 71 affidati al concorrente statunitense * Celine Camoin  - Atlasweb

 
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19/09/2012 Algeria: La Grande Moschea costruita da 7mila cinesi

Anche se a costruirla saranno settemila cinesi. Benvenuti nell’era della globalizzazione e della cavalcata asiatica alla conquista del mondo. Benvenuti in Algeria, dove per la costruzione della Grande Moschea della capitale, con un minareto alto trecento metri, la cinese Cscec si è aggiudicata i lavori e manderà presto settemila braccia per completare il prima possibile il tempio islamico, il cui completamento costerà alle casse statali un miliardo di dollari. Magia della competitività asiatica, che ha garantito all’impresa cinese la vittoria della gara d’appalto - un contratto miliardario - nonostante la fortissima concorrenza dei grandi del mondo delle costruzioni. I cinesi hanno promesso che ultimeranno i lavori in 42 mesi, con costi abbastanza contenuti e fine della partita.
Ma il match che si apre adesso è quello della convivenza tra due culture completamente diverse ma che già da qualche tempo, proprio per questioni commerciali, hanno cominciato a interagire. Insieme a settemila operai cinesi lavoreranno infatti anche diecimila persone della manodopera locale. Da qui a breve, la spianata di Mouhammadia, che si affaccia sulla baia d’Algeri, sarà un brulicare di uomini ed automezzi che, oltre ad avviare le prime opere di urbanizzazione, costruiranno dal nulla una piccola città dove i cinesi, a turno, abiteranno: ci sarà chi lavora e chi riposa. Ma i dubbi restano molti: sull’opera in e sul grande dispendio di risorse statali in un momento di forte crisi economica. Intanto la politica tira dritto, forse per autocelebrare i 50 anni della nomenklatura al potere, o per offrire un tributo all’islam (moderato) che è il collante del Paese.* Luisa De Montis  – il Giornale

 
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19/09/2012 Kenya: Progetto San Marco, critiche al centro aerospaziale e alle autorità italiane

Il Kenya non ha mai ottenuto alcun beneficio dal progetto di ricerca aerospaziale italiano denominato San Marco. A denunciarlo sono le conclusioni di due diverse commissioni parlamentari di Nairobi, quella che si occupa dei temi legati all’Energia e quella per l’Istruzione, secondo le quali l’Italia non avrebbe rispettato i termini previsti nell’accordo siglato nel 1995 per proseguire le attività cominciate negli anni Sessanta. In base alle due commissioni parlamentari, le autorità italiane si sono rifiutate di condividere i dati raccolti nel centro di ricerca e i pagamenti dovuti dalle agenzie aerospaziali di paesi terzi che hanno compiuto le loro ricerche aerospaziali. L’accordo siglato nel 1995 tra i due governi prevede infatti che il 70% del denaro ottenuto da agenzie terze sia assegnato alle autorità keniane. La Commissione Energia non è stata in grado di sapere quanti siano state le ricerche effettuate da altri paesi nelle strutture. Inoltre, secondo quanto denuncia la Commissione per l’Istruzione, l’intesa del 1995 prevedeva anche la formazione e il finanziamento degli studi per quattro studenti di dottorato, 12 ingegneri e 24 tecnici in tecnologie aerospaziali. Finora sarebbero soltanto cinque i tecnici aerospaziali keniani formati dal 1995, di cui due impiegati presso il Centro di ricerca applicata di Ngomeni.
Il Progetto San Marco fu creato nel 1962 per consentire all’Italia di inviare un satellite artificiale in orbita. Si compone di una piattaforma off-shore al largo di Malindi per il lancio di satelliti, due piattaforme più piccole che ospitano dei radar, un centro di ricerca che si estende per circa tre ettari e mezzo a circa32 chilometrida Malindi ed un centro di ricerca applicata a Ngomeni, nella provincia Orientale. Dal 1993 i beni patrimoniali, l’esperienza e le competenze createsi con il Progetto San Marco confluirono in un nuovo organismo dell’Università “La Sapienza” di Roma, denominato Centro di Ricerca Progetto San Marco e la cui sede è ubicata presso il Centro Ricerche Aerospaziali all’Aeroporto dell’Urbe. * Michele Vollaro - Atlasweb

 
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19/09/2012 Mali: Ecowas, Bamako capisca che situazione e' grave

"Viene da pensare che a Bamako non hanno capito la gravita' della situazione" in cui vesa il Mali, e in particolare il nord del Paese, dove la deriva indipendentista tuareg ha spianato la strada all'avanzata dei gruppi estremisti islamici. E' questo il commento rilasciato alla radio francese 'Rfi' da una fonte diplomatica che ha partecipato nei giorni scorsi alla riunione della Comunita' economica dei Paesi dell'Africa occidentale (Ecowas) per discutere le modalita' di un intervento militare in Mali, come richiesto dal presidente ad interim maliano, Diouncounda Traore'.  Una richiesta che pero' non e' piaciuta all'ex giunta golpista, che il 22 marzo ha spodestato il capo di Stato dimissionario Amadou Toumani Toure'. In un discorso alla nazione, il leader dell'ex giunta, Amadou Aya Sanogo, ha dichiarato di recente che la missione africana potra' intervenire nel Paese "solo quando l'esercito maliano ne sentira' il bisogno" e che comunque non potra' entrare a Bamako.
Ma secondo i responsabili militari e politici dell'Ecowas queste condizioni sono "irrealiste e irresponsabili", dal momento che un'operazione militare esterna necessita di una base logistica e di personale civile e militare nella capitale. Lo stesso mediatore burkinabe' Blaise Compaore' ha dichiarato ieri a Parigi che non e' il Mali a decidere dove saranno dispiegate le truppe africane, ma si tratta di una decisione congiunta. "Non c'e' consenso tra l'Ecowas e le autorita' maliane", ha detto in una conferenza stampa all'Eliseo, esortando i maliani a "non considerarci come dei mercenari, ma come dei fratelli d'armi". - Aki

 

 
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19/09/2012 Mali: “Agire in fretta” per riconquistare il Nord, verso intervento regionale

Sembrano prendere forma le grandi linee dell’intervento regionale per aiutare Bamako a riconquistare il nord del paese, caduto in mano a gruppi armati indipendentisti e islamisti a partire dallo scorso 17 gennaio. Nel corso del vertice dei ministri della Difesa e degli Esteri dei 15 paesi della Comunità economica dei paesi dell’Africa occidentale (Cedeao/Ecowas) tenuto ieri ad Abidjan (Costa d’Avorio) il presidente della commissione della Cedeao, Désiré Kadré Ouedraogo, ha invitato i dirigenti africani a “agire in fretta” contro i “criminali di ogni genere che hanno preso il nord del Mali”. I ministri hanno sentito i pareri dei capi di stato maggiore regionali che si erano riuniti in precedenza. I vertici militari ritengono che il compito per la Cedeao è “immenso ma non impossibile”. L’organismo regionale sta studiando le modalità di dispiegamento di 3300 soldati, in seguito alla richiesta formale di aiuto inviata dal presidente ad interim, Dioncounda Traoré. L’intervento militare della Cedeao non è un’opzione accolta all’unanimità in Mali, a sua volta reduce di un colpo di Stato che ha estromesso a marzo il presidente Amadou Toumani Touré, mentre si stavano preparando le elezioni presidenziali. Touré non si sarebbe ricandidato. La metà nord del Mali, quella che attraversa la fascia del Sahara, ambita perché sulla rotta dei traffici (soprattutto di droga e armi) , è in mano a diversi gruppi armati tra cui il Movimento nazionale per la liberazione dell’Azawad (Mnla), i movimenti islamisti Ansar al Dine e Movimento per l’unità e il Jihad in Africa occidentale (Mujao) e Aqmi (Al Qaeda nel Maghreb islamico), presente nell’area dal 2007. * Celine Camoin - Atlasweb

 
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19/09/2012 Mali: Vignette Maometto: Al Qaeda, "uccideremo" gli ostaggi francesi in Mali

Al Qaeda nel Maghreb Islamico ha minacciato di uccidere gli ostaggi francesi, rapiti in Niger ed ora nel Nord del Mali, dopo la pubblicazione di alcune vignette su Maometto da parte del settimanale satirico 'Charlie Hebdo'.  E' quanto riferisce il sito web mauritano Sahara Medias. Il riferimento e' a due francesi rapiti lo scorso 24 novembre, Philippe Verdon e Serge Lazarevic.   Intanto la Francia si blinda: per la giornata di venerdi' e' stata disposta la chiusura di ambasciate, consolati e scuole in 20 Paesi a rischio per le possibili proteste contro la pubblicazione delle vignette. L'ambasciata a Tunisi ha precisato che le scuole francesi in Tunisia resteranno chiuse da oggi fino a lunedi' mattina e che e' stato chiesto un rafforzamento della sicurezza attorno alle rappresentanza e agli uffici francesi. In Tunisia, a differenza degli altri Paesi musulmani, scuole e uffici restano aperti il giovedi' e venerdi' e chiudono nel weekend. Il ministro degli Esteri, Laurent Fabius ha ammesso di essere "preoccupato" dalle eventuali conseguenze. Il governo francese ha annunciato inoltre che vietera' la manifestazione contro il film su Maometto prodotto negli Usa che era stata convocata per sabato a Parigi. "Non c'e' ragione per far entrare nel nostro Paese conflitti che non hanno niente a che fare con la Francia", ha spiegato il premier Jean-Marc Ayrault. "Non tollereremo eccessi", ha aggiunto rendendo omaggio "al grande spirito di responsabilita' e moderazione" di cui hanno dato prova i rappresentanti musulmani in FranciaAyrault ha ricordato che la Francia e' "un Paese in cui la liberta' di espressione e' garantita, compresa quella di caricatura". "Se ci sono persone che si sentono offese nelle proprie convinzioni e ritengono che siano state violate delle leggi, e noi siamo in uno Stato in cui le leggi vengono fatte rispettare, possono rivolgersi a un tribunale", ha osservato.
l numero della rivista - che e' stata querelata per "incitazione all'odio da un'associazione siriana con base a Parigi - e' andato subito a ruba nelle edicole francesi. In copertina raffigura un ebreo ortodosso che spinge la sedia a rotelle con un uomo in turbante e con la scritta "Gli intoccabili 2". Sulla controcopertina e' raffigurato un Maometto nudo che mostra il sedere a un regista. Fin dalle prime primo mattino il sito di Charlie Hebdo risulta bloccato.   Dal mondo islamico arrivano nuove accuse alla rivista.   "Respingiamo e condanniamo le vignette francesi che disonorano il Profeta e condanniamo qualsiasi azione che irrida a quanto e' sacro per altre persone", ha dichiarato il leader ad interim dei Fratelli musulmani in Egitto, Essam Erian. Sul caso e' intervenuto indirettamente il Papa Benedetto XVI con l'auspicio che cristiani e musulmani diano insieme "una testimonianza decisa contro la violenza e la guerra". Il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha denunciato i "sensazionalismi irresponsabili da parte di chi utilizza spesso, a proprio vantaggio, anche nel mondo occidentale, queste grandi sensibilita' che devono essere rispettate". (AGI) .

 

 
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19/09/2012 Nigeria: Primo mercato africano di jet privati

La Nigeria e' il primo mercato africano di jet privati: negli ultimi cinque anni, riporta un'inchiesta pubblicata in settimana da uno dei principali giornali del Paese, il 'Punch', i nigeriani piu' ricchi hanno speso quasi 6,5 miliardi di dollari nell'acquisto di aeroplani per uso personale. Dal 2007 al 2012 i jet privati immatricolati dalla seconda economia del continente sono aumentati del 650 per cento, passando da 20 agli attuali 130, per un costo medio di 50 milioni di dollari ad aereo. I modelli piu' diffusi sono i Gulfstream 450, 550 e 650; i Bombardier Challenger 604 e 605; ma vanno bene anche gli Embraer Legacy e Falcon. Il 'Punch' spiega che questo mercato e' favorito "dalla necessita' di privacy dei ricchi nigeriani, da questioni legate alla sicurezza e dalla necessita' di muoversi con rapidita' per fare affari". Il giornale riporta pero' che questo mercato e' favorito anche dalla notevole corruzione che contraddistingue la nazione piu' popolosa del continente, mentre per quanto riguarda il profilo dei proprietari emerge che questi sono per lo piu' politici di primo piano, magnati locali dell'industria petrolifera e qualche pastore di qualcuna delle piu' potenti chiese dello sconfinato universo del cristianesimo 'autoctono' nigeriano. Buone anche le previsioni di nuovi ordini per il 2013 e il 2014, un dato che fa competere la Nigeria direttamente con la Cina su chi sia destinato a essere il mercato di jet privati con il piu' veloce tasso di crescita al mondo. - Agi

 
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19/09/2012 Nigeria: Tangenti: concluso il caso Eni, ma dopo un patteggiamento

La Corte distrettuale degli Stati Uniti ha rinunciato all’azione penale nei confronti di Snamprogetti, una società di Eni, due anni dopo un accordo di patteggiamento sottoscritto dal gruppo energetico italiano in relazione a tangenti versate per la realizzazione di un impianto petrolifero nella regione del Delta del Niger. Diffusa oggi da Eni attraverso un comunicato, la notizia è stata subito rilanciata da Business Day e altri quotidiani della Nigeria. All’origine della decisione della Corte distrettuale, si legge nella nota, c’è un accordo con Eni che prevede l’adozione di un “programma anti-corruzione” da parte del gruppo italiano. Insieme con altre società straniere parte del consorzio internazionale Tskj, nel 2010 Snamprogetti versò 240 milioni di dollari dopo aver ammesso le sue responsabilità nel pagamento di tangenti a funzionari nigeriani per aggiudicarsi la gara per la costruzione di un impianto da sei miliardi di dollari nella località di Bonny Island. Nel 2011 un accordo simile, che prevedeva il pagamento di una sanzione da 30 milioni di dollari, era stato sottoscritto dalla società italiana con il governo della Nigeria. - Misna

 
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19/09/2012 R. D. Congo: Onu, i ribelli hanno instaurato un ''governo di fatto''

I ribelli del M23 attivi nella regione congolese del Nord Kivu, a est del Paese, hanno instaurato un ''governo di fatto'' imponendo, tra l'altro, un proprio sistema tributario alla popolazione. Lo ha rivelato, di fronte al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, il segretario generale Onu per le operazioni di peacekeeping, Herve Ladsous. ''La sovranita' del Congo - ha poi aggiunto - deve essere rispettata e, chiaramente, c'e' anche bisogno di ricostruire la fiducia con il Rwanda''. – Asca/Afp

 
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