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| News - Fino al
01/09 le news saranno aggiornate in modo saltuario |
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| 07/03/2011 Costa d'Avorio: Forze di Ouattara conquistano cittą in zona Gbagbo |
Gli ex ribelli delle Forze Nuove, alleate ad Alassane Ouattara, hanno strappato il controllo della città di Toulepleu, nella zona occidentale della Costa d'Avorio, alle forze del presidente uscente Laurent Gbagbo, dopo violenti combattimenti. Un combattente delle Forze Nuove ha riferito alla France presse che gli ex ribelli puntano ora a conquistare la città di Blolequin, più a est. Vicina alla frontiera con la Liberia, Toulepleu si trova nella zona meridionale del Paese rimasta sotto il controllo del presidente Gbagbo dopo il fallito colpo di stato del 2002, quando il nord finì in mano ai ribelli delle Forze nuove. Da circa due settimane, nella zona occidentale del Paese sono ripresi gli scontri tra le forze fedeli a Gbagbo, sostenute da miliziani, e gli ex ribelli, facendo temere lo scoppio di una nuova guerra lungo la linea del fronte del 2002-2003. Gli scontri hanno spinto migliaia di persone a cercare rifugio nella vicina Liberia. Intanto ad Abidjan, giovani e forze di sicurezza hanno saccheggiato le abitazioni di sostenitori e ministri di Ouattara, riconosciuto dalla comunità internazionale come presidente eletto al voto del novembre scorso. Ouattara e i suoi ministri si trovano in un albergo di Abidjan sotto protezione Onu. - TMNews |
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| 07/03/2011 Egitto: Giura nuovo governo, premier Sharaf incontra copti |
Il nuovo governo di Essam Sharaf, il professore universitario che la piazza egiziana ha fatto rientrare in politica dopo una pausa di quasi sei anni, è nel pieno dei suoi poteri. La nuova compagine ha giurato davanti al capo del Consiglio supremo delle forze armate Hussein Tantawi. Poco dopo, a sorpresa, Sharaf si è recato alla televisione di stato dove, da sabato scorso, un migliaio di manifestanti copti presidia il piazzale antistante per protestare contro l'incendio di una chiesa nella regione di Helwan, a sud del Cairo. Rompendo con tutti i cerimoniali, Sharaf ha anche fatto un'improvvisata conferenza stampa, nella sede della televisione, per lanciare un messaggio importante soprattutto ad Israele, preoccupata fin dall'inizio della rivoluzione del 25 gennaio, che un cambio di regime possa avere ripercussioni sulle relazioni col primo paese arabo col quale ha firmato la pace. Sharaf ha detto che il nuovo governo è vincolato agli accordi e ai trattati internazionali fin qui stipulati e questo è un messaggio anche nei confronti del nuovo ministro degli Esteri, che sostituisce Ahmed Abul Gheit, rimasto alla guida della diplomazia egiziana dal 2004. Nabil el Arabi è un diplomatico di carriera e, a detta di molti osservatori, sarà meno tenero nei confronti di Israele. El Arabi faceva parte del team che ha negoziato gli accordi di pace di Camp David nel 1978, e gli analisti ricordano che all'epoca manifestò qualche riserva su alcune parti del trattato all'allora presidente egiziano Anwar Sadat. Sharaf ha anche inviato un messaggio alla comunità copta, dopo l'ennesimo episodio di violenza, avvenuto alcuni giorni fa quando una chiesa è stata bruciata in seguito ad una faida familiare a sfondo religioso provocato da una relazione sentimentale fra un giovane copto ed una ragazza musulmana. Sharaf, che si è brevemente soffermato con i manifestanti copti, ha incontrato una delegazione di religiosi e ha fatto sapere che le forze armate ricostruiranno la chiesa bruciata, che i responsabili saranno assicurati alla giustizia e che un prelato arrestato con l'accusa di avere falsificato i documenti di una musulmana convertita verrà rilasciato. Malgrado le promesse del premier, i manifestanti copti, che da giorni protestano alla sede della tv, hanno bloccato la circolazione di uno dei principali ponti del Cairo, il '6 ottobre' che attraversa il Nilo. Alcuni dei manifestanti hanno spiegato di non fidarsi delle forze armate, che secondo loro, avrebbero dovuto impedire che la chiesa venisse incendiata e riferiscono che gli abitanti mussulmani del villaggio a sud del Cario dove è avvenuto l'episodio di violenza stanno impedendo alla commissione d'inchiesta di entrare in Paese. Il nuovo governo, nel quale sono stati sostituiti ministri importanti come quello della Giustizia e degli Interni si riunirà per la prima volta in settimana e sul tavolo troverà il dossier scottante della sicurezza. Proprio oggi sono stati arrestati 47 ufficiali della polizia con l'accusa di avere distrutto documenti e manomesso computer della sicurezza dello Stato, l'apparato che i manifestanti vogliono venga smantellato completamente. - Swissinfo |
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| 07/03/2011 Libia: La Nato lancia un avvertimento a Gheddafi |
Se il regime libico continuerà ad attaccare i civili, la Nato non rimarrà a guardare. Lo ha dichiarato Il Segretario generale dell'Alleanza Atlantica, Anders Fogh Rasmussen, il quale ha precisato che l'organizzazione non mira ad un intervento diretto nel conflitto ma ne valuta comunque l'opzione. "Se Gheddafi e il suo regime continueranno ad attaccare sistematicamente la popolazione civile, non riesco a immaginare che la comunità internazionale e le Nazioni Unite restino a guardare", ha detto Rasmussen, il quale ha aggiunto che la Nato "condanna l'uso della forza contro la popolazione libica" e che "la violazione del diritto umanitario e internazionale è oltraggiosa".L'Alleanza, ha spiegato il Segretario, non ha intenzione di intervenire in Libia ma deve prepararsi ad ogni eventualità, fermo restando che qualsiasi opzione militare richiederebbe comunque un mandato delle Nazioni Unite. Tuttavia, "quello che accade in Libia, con attacchi sistematici alla popolazione civile, ci spingerebbe ad intervenire". Intanto, la diplomazia internazionale continua in una serie incessante di incontri e negoziati. Oggi, anche la Lega Araba si è pronunciata a favore dell'imposizione di una no fly zone sui cieli libici, che mirerebbe a fermare il flusso di mercenari e a impedire raid aerei del regime libico contro la sua stessa popolazione. - Peacereporter |
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| 07/03/2011 Libia: Tank e raid: infuria la battaglia. |
Si combatte metro per metro nelle città dell'est. Tra raid aerei, tank e attacchi a Misurata, Ras Lanuf e al-Zawiyah infuria la battaglia tra le brigate del regime e i ribelli. Non c'è tregua nonostante l'annuncio di una resa delle città ribelli e di una Tripoli in festa dato in mattinata dalla Tv di Stato e bollato subito dall'opposizione come ''propaganda''. ''Misurata, Ras Lanuf e Tobruk. Le milizie di Gheddafi hanno riconquistato molte città ribelli'', ha annunciato all'alba di domenica la tv di Stato con tanto di immagini di gente in festa per le strade di Tripoli, bandiere verdi della Jamahiriya che sventolano, clacson e spari per salutare la vittoria del Colonnello. Secondo alcune fonti nella notte Gheddafi avrebbe raggiunto un accordo con i capi di alcune tribù per una tregua che lo stesso rais dovrebbe annunciare ufficialmente dagli schermi della tv di Stato. Da al Jazeera, però, la voce dei ribelli smentisce la notizia della caduta delle città insorte: "È solo propaganda. Misurata e Tobruk sono ancora nelle nostre mani". Nonostante i proclami del regime è una nuova giornata di scontri nel paese. Misurata - In mattinata le brigate libiche Hamza, guidate da Khamis Gheddafi, si sono mosse dall'aeroporto ed hanno iniziato ad attaccare la città con i carri armati. Nel primo pomeriggio, però, alcuni testimoni hanno riferito che si sono fermate lungo l'entrata occidentale di Misurata. Negli scontri sono morte 28 persone e 60 sono rimaste ferite. Secondo quanto ha riferito un esponente dei ribelli libici, Ibrahim al-Misurati, ad 'al-Jazeera', i carri armati libici si sono ritirati dalla città che è sotto il controllo dei rivoltosi. Gli insorti hanno catturato una ventina di mercenari africani che hanno combattuto con le truppe di Gheddafi. Al-Zawiyah - Scontri a fuoco nella città, dove le brigate fedeli a Gheddafi si fronteggiano con gli insorti in una battaglia serrata per la conquista della città. Le ultime notizie, fornite dagli inviati di 'al-Jazeera', dicono che i ribelli sono riusciti a riconquistare la piazza al-Shuhada e il centro della città con i tank del regime ritiratisi in periferia. "E' difficile in questo momento dare un bilancio delle vittime - ha spiegato il giornalista libico Ali al-Mazdawi, in collegamento telefonico - perché l'ospedale cittadino è circondato dalle truppe fedeli a Gheddafi. Inoltre la città è senza elettricità e sono saltati i collegamenti telefonici". Ras Lanuf - La città, secondo l'inviato della tv satellitare 'al-Arabiya', è ancora in mano ai ribelli nonostante i raid aerei delle brigate di Gheddafi che dalla mattina hanno aperto il fuoco contro la città, considerata zona strategicamente importante per i suoi giacimenti di petrolio. I rivoltosi sarebbero riusciti ad abbattere due elicotteri militari del regime, catturando due piloti, entrambi cittadini siriani. Farebbero parte di una brigata di miliziani siriani che Gheddafi ha creato anni fa per difendere il suo regime. Bani Jawad - "Abbiamo riconquistato la zona di Bani Jawad ed ora stiamo trattando per entrare a Sirte senza combattere. Speriamo entro domani di entrare in città pacificamente", ha affermato un esponente dei ribelli che combattono nella zona del golfo di Sirte, in un colloquio telefonico con la tv araba 'al-Jazeera'. Oggi negli scontri in città 2 sono morti e 20 sono rimasti feriti. Intanto, il team diplomatico che era stato catturato dalle forze ribelli a Bengasi è stato liberato. Nel riportare la notizia, la Bbc ha detto che il gruppo comprenderebbe anche i sei agenti delle forze speciali che scortavano i diplomatici. Gli uomini avrebbero lasciato la città libica questo pomeriggio. Secondo quanto si leggeva questa mattina sul Sunday Times, i militari stavano scortando un diplomatico britannico che sperava di poter avviare contatti con i rivoltosi. Dal Governo, il ministro della Difesa britannico, Liam Fox, ha confermato la presenza a Bengasi di una squadra di diplomatici ma si è rifiutato ''di dire di più'' sul commando di forze speciali. "Siamo in contatto con loro - ha assicurato - ma non posso dire altro". - Adnkronos/Ign |
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| 07/03/2011 Sudan: Scontri milizie-militari, decine di morti |
Almeno 56 persone sono rimaste uccise in combattimenti tra milizie e soldati nello stato dell'Alto Nilo, nel Sud del Sudan ricco di risorse petrolifere. Lo hanno detto fonti dell'esercito, e lo ha confermato il portavoce dei guerriglieri dell'Spla. Frattanto un'organizzazione americana di lotta al genocidio, Enough Project, ha stimato in almeno 300 le case del villaggio della regione di Abyei - contesa tra nord e Sud del Sudan - incendiate dalle milizie vicine al governo di Khartoum. "Almeno 300 case di Tajalei conosciute come tukul sono state date alle fiamme intenzionalmente" afferma un rapporto dell'organizzazione umanitaria che si serve di foto satellitari e che ha tra i sui sponsor l'attore George Clooney. Sabato Tajalei era stata attaccata da membri della tribù araba nordista dei Misseriya e dall'esercito regolare del Nord (Saf), mentre venerdì l'organizzazione Medecins sans Frontieres aveva lancioato l'allarme per la fuga di decine di migliaia di persone dalla città di Abyei, definita "ormai pressochè vuota". - Swissinfo |
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