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17/09/2012 Mali: Islamici distruggono mausoleo Gao

A colpi di martello e zappe. Cosi' e' stato distrutto dai jihadisti del Movimento per l'unita' e la jihad nell'ovest dell'Africa (Mujao) il mausoleo di Sheik al Kebir, 330 chilometri a nord di Gao nel Mali, un'area sotto il controllo islamico. Intanto il ministro degli Esteri Giulio Terzi auspica che ''il Consiglio di sicurezza Onu autorizzi l'invio di una missione di pace'', mentre il titolare per la Cooperazione Internazionale Andrea Riccardi avverte: il Mali e' un nuovo Afghanistan. - Ansa

 
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17/09/2012 R. D. Congo: Emergenza profughi centrafricani che fuggono dalle violenze

Oltre 1700 persone sfuggite agli attacchi nella Repubblica Centrafricana (RCA) si sono riversate nella vicina Repubblica Democratica del Congo (RDC) e hanno urgente bisogno di aiuti umanitari. Secondo la Federazione Internazionale della Croce Rossa e della Mezza Luna Rossa (IFRC), questa popolazione, stimata in 1.727 persone, è in fuga dalle atrocità commesse dai gruppi armati che hanno invaso i loro villaggi dal giugno 2012, costringendoli ad attraversare il fiume Ubangi e a cercare rifugio nella RDC. I profughi, provenienti dai villaggi orientali della RCA di Gbasiki e Gbazamba, ora si trovano nei villaggi settentrionali della RDC di Pendu e Guele, vivono in condizioni sanitarie e alimentari molto precarie, hanno scarso accesso al cibo e all’acqua potabile che prendono dal fiume Ubangi, fonte di malattie. L’Ufficio delle Nazioni Unite che si occupa del Coordinamento degli Affari Umanitari ha dichiarato che queste persone necessitano di tutto, e costituiscono 5 volte il numero della popolazione locale. Le donne incinte sono costrette a partorire in condizioni igieniche malsane. - Ag. Fides

 
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17/09/2012 Repubblica Centrafricana: Attaccate due città del nord, dubbi sulle responsabilità

Le armi sono tornate a farsi sentire nel nord del Centrafrica: le località di Sibut e Damara hanno subito un attacco rivendicato da una fazione dissidente della Convenzione dei patrioti per la giustizia e la pace (Cpjp). L’ultima formazione ribelle centrafricana, ancora in attività fino a poche settimane fa, ha firmato il 26 agosto un accordo di pace globale con Bangui e aderito al processo di pace avviato nel 2008 con altri gruppi armati. A sottoscrivere l’accordo è stato Abdoulaye Hissène, capo storico della Cpjp. Il primo assalto messo a segno da uomini della ‘Cpjp fondamentale’, sotto gli ordini di un certo Nouredine Adam, si è verificato sabato a Damara, 75 chilometri da Bangui, dove la popolazione è stata svegliata dai colpi d’arma da fuoco incrociati tra miliziani e soldati delle Forze armate del Centrafrica (Faca), durati per più di quattro ore. Alla fine sono stati i militari ad avere la meglio, costringendo i ribelli a ritirarsi, ma gli abitanti, circa 5000 persone, sono scappati nelle foreste circostanti. Il secondo attacco ha colpito Sibut, importante crocevia al centro del paese. Gli assalitori sono penetrati in città sparando colpi d’arma da fuoco in aria per cercare di impossessarsi dei punti nevralgici del centro. Nei disordini sarebbero stati saccheggiati un commissariato, una stazione di benzina e l’ufficio di una banca, ma non si hanno conferme della presunta morte di un gendarme. Ieri le Forze armate hanno comunicato di aver ripreso il pieno controllo dei due centri, ma sull’identità degli assalitori rimangono dubbi. Hissène ha respinto ogni responsabilità dei suoi uomini e negato l’esistenza di una dissidenza interna: “Tra questi assalitori non c’è nemmeno un elemento della Cpjp. Abbiamo detto di alla pace e andiamo alla pace, motivo per cui non ci mettiamo ad attaccare. Credo si tratti di una ribellione ciadiana” ha detto il capo storico del gruppo armato centrafricano. Alcune fonte citate dal quotidiano locale ‘Journal de Bangui’ hanno puntato il dito contro un’ala dissidente delle Forze popolari per la ripresa (Forces populaires pour le redressement, Fpr), la ribellione ciadiana guidata da Abdel Kader Baba Laddé (o Ladé), che si è arreso a Bangui ed è stato trasferito a N’Djamena il 5 settembre. Fonti di stampa internazionale hanno invece riferito che dietro gli attacchi del fine settimana ci siano una sessantina di elementi della guardia presidenziale che hanno disertato e rivendicano il mandato pagamento di una somma di denaro promessa nel 2003 dal futuro presidente François Bozizé, quando lo aiutarono a prendere il potere con un colpo di Stato. Al di della speranza per la recente firma dell’accordo di pace globale tra governo e ribelli del Cpjp e la resa di Baba Laddé, tra i centrafricani permangono dubbi e timori per il futuro. “Gli accordi raggiunti - ha detto alla MISNA padre André Singa, segretario di Caritas Centrafrica - devono essere attuati in tempi brevi e le parti coinvolte dovranno rispettarli se davvero auspicano un pieno ritorno alla pace. Il nostro paese ha già troppo sofferto e finalmente è arrivata l’ora di seppellire l’ascia di guerra e di adoperarsi tutti insieme per lo sviluppo socio-economico”. Da decenni teatro di ribellioni e colpi di Stato, dal 2008 il Centrafrica ha avviato un difficile processo di pace con gruppi locali ed esterni ma ancora oggi rimane molto instabile a causa del banditismo e delle incursioni dell’Esercito di resistenza del signore (Lra) dell’ugandese Joseph Kony. - Misna

 
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17/09/2012 Ruanda: Uno sviluppo a due velocità

Si è abbassato di quasi due terzi in 20 anni il tasso di mortalità infantile nel ‘Paese delle mille colline’. Lo riferisce un rapporto dell’Unicef secondo il quale da un tasso di 156 per mille si è raggiunto quest’anno  il 54 per mille. L’organizzazione dell’Onu sottolinea che si tratta di un passo avanti significativo verso il raggiungimento degli Obiettivi del Millennio per lo sviluppo. Agnes Binagwaho, ministro della Sanità, si è congratulata con i ruandesi e con il personale medico, senza tuttavia omettere di precisare che i dati dell’Unicef andrebbero accuratamente verificati. Secondo i dati governativi il 58% dei ruandesi ha accesso ad adeguate cure mediche, un ambito in cui l’obiettivo del millennio è stato raggiunto, così come quello di dimezzare il numero di persone prive di acqua potabile. Il Rwanda è in piena espansione economica ma il suo sviluppo è per ora sbilanciato, tra eccessivi investimenti realizzati nella capitale, Kigali, e le aree rurali, tuttora molto povere. I buoni risultati in ambito economico e sociale contrastano con un’assenza di libertà politica denunciata da diverse piccole formazioni di opposizione e da ex alleati del presidente Paul Kagame. Ieri, 42 europarlamentari hanno proposto i nomi di tre oppositori in carcere in Rwanda – Victoire Ingabire Umuhoza, Bernard Ntaganda e Deogratias Mushyayidi – per il Premio Sakharov per la libertà di pensiero. Il governo di Kigali è inoltre al centro di accuse internazionali per il suo presunto coinvolgimento nella guerra nell’est della Repubblica Democratica del Congo. * Laura Camone - Atlasweb

 
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17/09/2012 Somalia: Ucciso giornalista, è il nono da inizio anno

Ancora un giornalista ucciso in Somalia, il nono dall'inizio dell'anno, in pratica uno al mese. Lo riporta Reporter senza frontiere precisando che la vittima si chiamava Zakariye Mohamed Mohamud Moallim, aveva 24 anni e lavorava come cameraman freelance. L'uomo è stato freddato da uomini armati a colpi di arma da fuoco ieri sera a Mogadiscio. La ong afferma che al momento non è possibile stabilire se la morte di Moallim sia collegata al suo lavoro. Anche il padre della vittima, Mohamed Mohamud, è giornalista e lavora per Radio Mogadiscio. "Il nuovo presidente della Somalia, Hassan Sheik Mohamud, ha sottolineato la gravità della situazione nella quale operano i media in Somalia e ha chiesto un'inchiesta sui fatti in questione - riporta la ong -. Il presidente ha chiesto che i responsabili di questo omicidio vengano puniti".  - Swissinfo

 
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17/09/2012 Sudafrica: Rivolta minatori; 42 arresti per raduno illegale

La polizia sudafricana ha arrestato oggi 42 persone per avere partecipato a un raduno non autorizzato nei pressi della miniera di platino di Rasimone a Sun City (nord), ha riferito Kea Kalebe, portavoce della Royal Bafokeng Platinum, la società che sfrutta il sito. "Circa 1500 persone si sono riunite con l'obiettivo di proclamare uno sciopero non autorizzato per chiedere aumenti salariali - ha aggiunto la stessa fonte - Il raduno si è svolto nel villaggio di Robega con la polizia che sorvegliava. Alcune persone hanno impedito agli operai di lavorare. Tra loro c'erano probabilmente alcuni dei nostri impiegati e oggi nessuno è venuto a lavorare. La situazione è calma". La miniera di Rasimone, toccata a fine agosto da un breve sciopero, ha prodotto 180mila once di platino nel 2011, il 4% della produzione sudafricana. - Swissinfo

 
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17/09/2012 Sudafrica: L’ombra di Marikana sui sindacati a congresso

Scontri sul rinnovo dei vertici e confronto a tutto campo sulle strategie politiche stanno caratterizzando il congresso della più importante confederazione di sindacati del Sudafrica. L’incontro si è aperto oggi all’ombra della crisi nelle miniere, con migliaia di lavoratori in sciopero da settimane per ottenere aumenti salariali. In un articolo pubblicato sulla sua edizione online, oggi il quotidiano Mail & Guardian sostiene che i vertici della Confederazione dei sindacati del Sudafrica (Cosatu) sono “sotto assedio”. La tesi è che il congresso nella città di Midrand sia occasione per una resa dei conti tra fazioni come non si era mai vista “negli ultimi dieci anni”. A contestare il presidente Sumo Dlamini e il segretario generale Zwelinzima Vavi, sottolinea il Mail & Guardian, sono anche sindacati di minatori in difficoltà per l’avanzata di sigle concorrenti. Come anticipato alla MISNA da Patrick Craven, il portavoce nazionale di Cosatu, durante il congresso la questione delle nomine si intreccerà al confronto sulla politica. Nelle ultime cinque settimane in Sudafrica si sono moltiplicati gli scioperi dei minatori al di fuori del controllo dei sindacati tradizionali. A esasperare tensioni già forti è stata, il mese scorso, l’uccisione da parte della polizia di 34 lavoratori che protestavano di fronte alla miniera di platino di Marikana. Nella sua ultima intervista, Vavi ha detto che il congresso è un’occasione unica per affrontare la “triplice sfida delle disuguaglianze, della disoccupazione e della povertà”. Nodi, questi, che la cronaca degli ultimi giorni ha confermato come decisivi. Nel tentativo di contrastare l’ondata di scioperi, che hanno colpito in particolare la produzione di platino, il governo ha autorizzato l’impiego di militari e annunciato tolleranza zero nei confronti dei cortei non autorizzati. I primi blitz di poliziotti e soldati sono scattati sabato nei pressi della città di Rustenburg, il cuore della “cintura del platino” dove si trova Marikana e dove le proteste sono più estese. Ai minatori sono stati sequestrati bastoni e machete; ma comitati di base e sindacati emergenti, i protagonisti dell’agitazione, hanno ribadito che andranno avanti fino a quando non avranno ottenuto aumenti fino all’equivalente di 1160 euro al mese. - Misna

 
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17/09/2012 Tunisia: Salafita promotore di proteste anti-Usa sfugge ad arresto a Tunisi

Il leader salafita tunisino Seif-Allah Ben Hassine, sospettato di avere incoraggiato le violenze di venerdì fuori dall'ambasciata Usa a Tunisi legate al film 'Innocence of Muslims', è sfuggito all'arresto allontanandosi dalla moschea della capitale in cui si era rifugiato con i suoi sostenitori. La polizia tunisina aveva circondato l'edificio, ma Ben Hassine è riuscito a fuggire con centinaia di compagni, che hanno rotto il cordone di polizia con il chiaro intento di proteggerlo. Dopo la fuga, le forze dell'ordine si sono ritirate dalla zona circostante la moschea. Secondo un agente il gruppo sarebbe riuscito a fuggire dopo negoziati con le autorità, ma non ci sono ulteriori informazioni a riguardo. Ben Hassine è sospettato di essere il capo della cellula tunisina di Ansar al-Sharia, gruppo che si ritiene abbia partecipato all'attacco al consolato Usa di Bengasi di martedì scorso, in cui sono rimasti uccisi l'ambasciatore americano Chris Stevens e tre suoi collaboratori. - LaPresse/AP

 
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17/09/2012 Zambia: Piacciono i bond di Lusaka

Ha superato le più rosee previsioni del governo dello Zambia, l’asta per l’acquisto di obbligazioni decennali il cui rendimento per gli acquirenti è del 5,625%. A darne notizia è il ministro delle Finanze di Lusaka, Alexander Chikwanda, il quale ha aggiunto che parte dei fondi raccolti saranno utilizzati per ricapitalizzare la società statale Zambia Railways Limited (Zrl), a cui il governo ha riaffidato nei giorni scorsi le concessioni ferroviarie nazionali dopo averle ritirate ad una società privata. Secondo il quotidiano ‘Lusaka Times’, il ministero delle Finanze pubblicherà nei prossimi giorni una lista dei progetti che saranno finanziati attraverso i fondi raccolti con l’emissione obbligazionaria e i termini di pagamento previsti, per assicurare trasparenza e responsabilità nei confronti degli investitori stranieri che hanno acquistato i titoli di Stato dello Zambia. L’economia nazionale è previsto che cresca del 7,7% quest’anno, grazie all’aumento dei prezzi del rame di cui il paese è il principale produttore africano e al buon risultato ottenuto dall’agricoltura. Le principali agenzie di rating internazionali hanno assegnato allo Zambia una valutazione B+, pari a quella del Ghana che è considerata la seconda migliore economia nel continente. In termini di economia reale, secondo Standard & Poors, il reddito individuale per ciascun abitante dello Zambia dovrebbe invece aumentare del 5% rispetto all’anno precendente. Dal punto di vista monetario, la valuta nazionaleil kwacha – ha guadagnato il 2,1% sul dollaro statunitense, registrando la seconda migliore prestazione per una moneta africana dopo il naira nigeriano. * Michele Vollaro - Atlasweb

 
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16/09/2012 Africa: National Geographic indaga sul traffico internazionale dell'avorio

Un'inchiesta esclusiva nel numero di ottobre di National Geographic Italia, in edicola il 29 settembre, getta luce sui legami fra il massacro di migliaia di elefanti africani e la domanda di avorio destinato al mercato di oggetti religiosi.
Gli elefanti africani vengono massacrati in quasi tutto il continente: le uccisioni illegali costituiscono il 90 per cento delle morti documentate in Africa centrale. Gli animali vengono uccisi per le loro zanne, nonostante il bando in vigore dal 1989 sul commercio internazionale dell'avorio. Anche se in genere la ragione per l'aumento delle uccisioni viene attribuita alla domanda d'avorio da parte della Cina, National Geographic rivela, nella storia di copertina del numero di ottobre 2012 “Sangue e Avorio", che in alcuni paesi chiave - Cina compresa - in realtà è il sentimento religioso a far da motore al traffico illegale di avorio. L'articolo svela la complicità - attiva o inconsapevole - nel traffico illegale di avorio da parte di rappresentanti della Chiesa cattolica nelle Filippine, e di monaci e fedeli buddhisti in Thailandia e in Cina. Le loro azioni sembrano motivate da credenze religiose che vedono nell'avorio il materiale che meglio simboleggia la purezza e la devozione. Il mercato degli oggetti religiosi viene in parte rifornito da gruppi di trafficanti che contrabbandano l'avorio africano passando attraverso paesi come la Malaysia. La CITES, l'organizzazione che presiede all'accordo per il commercio internazionale della fauna selvatica, ha considerato finora le Filippine soprattutto come un'area di transito per l'avorio diretto in Cina. Ma nell'arcipelago asiatico questo materiale viene utilizzato per scolpire elaborati oggetti di culto che sono parte integrante della pratica religiosa dei filippini.  Il giornalista Brian Christy segue le tracce della fascinazione dei cattolici nel confronti dell'avorio fino a piazza San Pietro, dove sono normalmente in vendita oggetti realizzati in questo materiale. Il Vaticano ha firmato accordi internazionali che riguardano il traffico di droga, il terrorismo e il crimine organizzato, ma non ha sottoscritto la messa al bando globale dell'avorio prevista dalla CITES. Nell'articolo Christy mette in luce anche le falle nelle strategie adottate dalla stessa CITES, come quella di misurare l'efficacia della lotta al traffico illegale basandosi sull'entità del materiale sequestrato, che non riflette l'effettiva portata del fenomeno.- National Geographic

 
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