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01/09 le news saranno aggiornate in modo saltuario |
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| 24/08/2012 Etiopia
: Mistero morte Zenawi, nuovamente in carcere direttore di Feteh |
Le autorità hanno nuovamente incarcerato Temesgen Desalegn, il direttore del giornale privato Feteh (giustizia), con l’accusa di voler diffondere notizie “che minano la sicurezza e la stabilità del paese”. Il giornalista era stato rilasciato su cauzione dopo essere stato arrestato, due settimane fa, per la stessa accusa. Il suo giornale, una delle poche pubblicazioni indipendenti ancora in circolazione ad Addis Abeba, aveva pubblicato articoli relativi allo stato di salute del primo ministro Meles Zenawi, deceduto lunedì notte, in cui si ipotizzava che lo stato di salute dell’ex guida del paese, al potere da 20 anni, fosse molto compromesso. Nel tentativo di mettere a tacere ogni informazione relativa alla salute del primo ministro, e le voci insistenti cominciate a circolare dopo la sua assenza da meeting e convegni internazionali, dal mese di maggio in poi, le autorità etiopiche avrebbero sequestrato 30.000 copie del giornale. Non è chiaro quali novità sulla morte dell’ex uomo forte del paese il giornale stesse per pubblicare. La notizia del decesso di Zenawi è stata diffusa dal portavoce del governo Bereket Simon che alla tv di stato etiopica ha parlato di un “improvviso peggioramento” delle sue condizioni di salute a causa di un’infezione contratta mentre si trovava in convalescenza in un ospedale fuori dal paese. Sulla malattia per cui era stato ricoverato le autorità hanno mantenuto uno stretto riserbo. Fonti missionarie ad Addis Abeba hanno riferito alla MISNA che nella capitale c’è grande attesa per i funerali dell’ex primo ministro, in programma per il due settembre. “Quanto alla successione, l’insediamento di Hailemariam Desalegn era previsto per ieri – hanno precisato – ma la coincidenza con le esequie per il patriarca della Chiesa ortodossa, Abuna Paulos, hanno fatto slittare l’evento”. Un ritardo che avrebbe alimentato qualche voce su possibili dissidi all’interno dell’alleanza di governo sul nome del successore di Zenawi. - Misna |
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| 24/08/2012 Mali: Per Nigeria intervento militare “inevitabile” se falliscono negoziati |
“L’intervento militare diventerà un’opzione inevitabile, qualora i colloqui con i militanti islamisti che controllano il nord del Mali dovessero fallire”. A dirlo è stato il presidente della Nigeria, Goodluck Jonathan, durante una conferenza stampa nel corso della sua visita ufficiale in Senegal. L’intervento dovrà essere portato avanti dalle truppe degli Stati facenti membri della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Ecowas), ha proseguito il capo dello Stato nigeriano, aggiungendo che il dispiegamento dei militari avverrà previa approazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. “La diplomazione e la negoziazione sono sempre la prima opzione, mentre l’intervento militare è la soluzione estrema – ha detto Jonathan – quando i negoziati falliscono, allora si può cominciare a parlare della possibilità di un intervento militare”. Il ministro degli Esteri del Burkina Faso, Djibrille Bas ha svolto una prima serie di colloqui il mese scorso con alcuni rappresentati dei ribelli, appartenenti sia ai gruppi tuareg che hanno autoproclamato la repubblica dell’Azawad sia alle milizie islamiche che propugnano l’instaurazione nella regione di un emirato retto dalla sharia. Un tentativo inserito negli sforzi diplomatici che l’Ecowas sta portando avanti per trovare una soluzione pacifica al conflitto tra le forze di Bamako e i ribelli. Allo stesso tempo, però, l’Ecowas ha anche già presentato al Consiglio di sicurezza dell’Onu un piano che prevede l’invio di una forza militare composta da 3000 soldati. Il piano è stato per il momento accantonato dall’Onu, che ha chiesto una maggiore chiarezza per quanto riguarda gli obiettivi militari che l’organismo regionale dei paesi dell’Africa occidentale intende raggiungere e sul modo in cui ntendo farlo.* Michele Vollaro - Atlasweb |
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| 24/08/2012 Sudafrica: Si estendono proteste dei minatori |
Dopo gli scontri alla miniera di Marikana, in cui 44 minatori sono stati uccisi dalla polizia nel cdiorso di uno sciopero per chiedere il miglioramento delle condizioni salariali, la protesta dei lavoratori del settore estrattivo si estende in altre due miniere. Ieri anche i minatori di Rasimone e quelli di Thembelani hanno deciso di aggregarsi alla protesta e avviato a loro volta degli scioperi. Per quanto Rasimone, la britannica Royal Bafokeng – proprietaria del sito d’estrazione di platino – ha diffuso un comunicato in cui specifica che la produzione è stata fermata a causa di uno sciopero improvviso dei circa 500 minatori impiegati, la cui azione di protesta non è stata concordata da quello che fino a questo momento era il principale sindacato del settore, la National Union of Mineworkers (Num), formazione vicina all’African National Congress. Nello stesso tempo, l’Anglo American Platinum, il principale produttore al mondo di platino, ha fatto sapere che i minatori di Thembelani hanno bypassato i rappresentanti sindacali ed avviato anch’essi azioni di boicottagio e sabotaggio, chiedendo un aumento dei salari. La Lonmin, proprietaria del sito di Marikana, che nei giorni scorsi aveva minacciato di licenziare i lavoratori che non si fossero recati in miniera, è stata costretta a rinviare l’ultimatum alla fine dei tre giorni di lutto nazionale proclamati dal presidente Jacob Zuma per commemorare le 44 vittime della repressione poliziesca dello sciopero. La produzione nella miniera di Marikana, secondo quanto riferiscono i quotidiani nazionali, sembra però essere ripresa, poiché sarebbe pari soltanto al 22% su 28.000 lavoratori la percentuale di coloro che hanno preferito riprendere l’attività. La società, tuttavia, ha fatto sapere ieri che non riuscirà a rispettare le stime di produzione previste, annunciando di aver dovuto rinegoziare i debiti contratti negli ultimi mesi con le banche. I minatori in Sudafrica guadagnano in media 400 dollari al mese e chiedono che il loro salario sia almeno triplicato in considerazione delle difficoltà e dei rischi legati al loro lavoro, nonché dei profitti dovuti alla vendita del platino. Il Sudafrica possiede circa l’80% delle riserve mondiali di questo minerale, fondamentale nell’industria dei catalizzatori per automobili. - Atlasweb |
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