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24/08/2012 Egitto: Scontri a piazza Tahrir tra oppositori e sostenitori del presidente Morsi

Sostenitori e oppositori del presidente Mohamed Morsi si sono scontrati in piazza Tahrir. Centinaia di persone si erano radunate in diversi punti de Il Cairo per protestare contro quello che considerano un dominio dei Fratelli Musulmani sullo Stato. Ma il fulcro delle manifestazioni è stata la piazza simbolo della rivoluzione egiziana: “Non voglio che Morsi sia destituito – dice un manifestante -. Voglio solo che qualcuno mi dia da lavorare qualcuno che mi aiuti quando finirò l’università”. Molti manifestanti chiedono la dissoluzione del movimento dei Fratelli Musulmani, e un’inchiesta sul loro finanziamento. Per qualcuno, tuttavia, è passato ancora troppo poco tempo per giudicare l’operato del Presidente: “Perché non sono pazienti – dice una donna -? Morsi è al potere da soli due mesi e ha già rimosso il capo delle forze armate. Sta ripulendo il Paese, una cosa alla volta”. Nel corso delle manifestazioni due persone sono state ricoverate in ospedale con leggere ferite. Per Morsiche ad agosto ha assunto il potere legislativo in mano ai militarisi tratta del primo test di popolarità nella piazza. - Euronews

 
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24/08/2012 Egitto: Rilasciato giornalista accusato di insulti a Morsi

Islam Afifi, caporedattore del quotidiano el-Dustour, incriminato per aver insultato il presidente egiziano Mohammed Morsi e per aver "diffuso informazioni false", è stato rilasciato dal carcere. La liberazione è avvenuta un giorno dopo l'approvazione da parte di Morsi di una nuova legge che vieta di arrestare giornalisti per accuse relative agli articoli da loro scritti. È la prima normativa adottata dal presidente da quando ha assunto il potere legislativo. Un tribunale aveva ordinato ieri di arrestare Afifi in attesa del processo che dovrebbe iniziare a settembre. Il giornalista è accusato di aver scritto e pubblicato articoli critici nei confronti di Morsi e dei Fratelli musulmani. - LaPresse/AP

 
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24/08/2012 Etiopia : Mistero morte Zenawi, nuovamente in carcere direttore di Feteh

Le autorità hanno nuovamente incarcerato Temesgen Desalegn, il direttore del giornale privato Feteh (giustizia), con l’accusa di voler diffondere notizie “che minano la sicurezza e la stabilità del paese”. Il giornalista era stato rilasciato su cauzione dopo essere stato arrestato, due settimane fa, per la stessa accusa. Il suo giornale, una delle poche pubblicazioni indipendenti ancora in circolazione ad Addis Abeba, aveva pubblicato articoli relativi allo stato di salute del primo ministro Meles Zenawi, deceduto lunedì notte, in cui si ipotizzava che lo stato di salute dell’ex guida del paese, al potere da 20 anni, fosse molto compromesso. Nel tentativo di mettere a tacere ogni informazione relativa alla salute del primo ministro, e le voci insistenti cominciate a circolare dopo la sua assenza da meeting e convegni internazionali, dal mese di maggio in poi, le autorità etiopiche avrebbero sequestrato 30.000 copie del giornale. Non è chiaro quali novità sulla morte dell’ex uomo forte del paese il giornale stesse per pubblicare. La notizia del decesso di Zenawi è stata diffusa dal portavoce del governo Bereket Simon che alla tv di stato etiopica ha parlato di un “improvviso peggioramento” delle sue condizioni di salute a causa di un’infezione contratta mentre si trovava in convalescenza in un ospedale fuori dal paese. Sulla malattia per cui era stato ricoverato le autorità hanno mantenuto uno stretto riserbo. Fonti missionarie ad Addis Abeba hanno riferito alla MISNA che nella capitale c’è grande attesa per i funerali dell’ex primo ministro, in programma per il due settembre. “Quanto alla successione, l’insediamento di Hailemariam Desalegn era previsto per ierihanno precisato – ma la coincidenza con le esequie per il patriarca della Chiesa ortodossa, Abuna Paulos, hanno fatto slittare l’evento”. Un ritardo che avrebbe alimentato qualche voce su possibili dissidi all’interno dell’alleanza di governo sul nome del successore di Zenawi. - Misna

 
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24/08/2012 Kenya: 52 morti e 50 dispersi in nuovi scontri fra etnie Orma e Pokomo

Almeno 52 persone sono morte e altre 50 sono disperse nel sudest del Kenya a causa di nuovi scontri etnici tra comunità di pastori e coltivatori delle etnie Orma e Pokomo. Secondo quanto riferisce Sadik Kakai, direttore delle operazioni per i disastri della Croce rossa kenyota, le persone disperse potrebbero essere annegate o morte tra le fiamme durante l'attacco, che si è verificato nel villaggio Riketa, nel distretto di Tana. Gli agricoltori della tribù Pokomo, spiega Kakai, hanno aggredito gli allevatori semi-nomadi di etnia Orma, probabilmente in rappresaglia per l'uccisione di due contadini Pokomo avvenuta la scorsa settimana. La Croce rossa locale aggiunge che, a causa delle violenze, almeno 700 persone sono rimaste senza casa e sono in urgente bisogno di aiuto. - LaPresse/AP

 
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24/08/2012 Libia: A settembre a Zintan il processo a Seif al-Islam

Sarà processato a settembre a Zintan Seif al-Islam Gheddafi, il figlio del colonnello deposto lo scorso anno. Il processo si terrà nonostante i ripetuti richiami della Corte penale internazionale che ha finora chiesto invano l’estradizione. Dal giorno della sua cattura, Seif al-Islam è stato sotto la custodia delle milizie di Zintan che insieme a quelle di Misurata sono considerate tra le più forti e agguerrite all’interno della galassia di gruppi armati venuta fuori dalle rivolte contro Gheddafi. Seif al-Islam, considerato fino allo scorso anno erede al posto tenuto per oltre 40 anni dal padre, deve rispondere di fronte alla giustizia internazionale di crimini di guerra e contro l’umanità. Non sono ancora resi noti invece i capi di accusa di cui dovrà rispondere al tribunale di Zintan. - Atlasweb

 
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24/08/2012 Libia: Scontri tribali a zlitan, 12 morti

È di 12 morti ed altrettanti feriti il bilancio di pesanti scontri tra due tribù nei pressi della città di Zlitan, vicino a Misurata, nella parte occidentale della Libia. Lo annunciano fonti ufficiali precisando che le parti hanno fatto ricorso all'uso di artiglieria pesante. Gli scontri sono stati innescati da una disputa tra due famiglie tribali, al-Haly e al-Fawatra, per cause ancora da accertare. - Swissinfo

 
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24/08/2012 Mali: Per Nigeria intervento militare “inevitabile” se falliscono negoziati

“L’intervento militare diventerà un’opzione inevitabile, qualora i colloqui con i militanti islamisti che controllano il nord del Mali dovessero fallire”. A dirlo è stato il presidente della Nigeria, Goodluck Jonathan, durante una conferenza stampa nel corso della sua visita ufficiale in Senegal. L’intervento dovrà essere portato avanti dalle truppe degli Stati facenti membri della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Ecowas), ha proseguito il capo dello Stato nigeriano, aggiungendo che il dispiegamento dei militari avverrà previa approazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. “La diplomazione e la negoziazione sono sempre la prima opzione, mentre l’intervento militare è la soluzione estrema – ha detto Jonathan – quando i negoziati falliscono, allora si può cominciare a parlare della possibilità di un intervento militare”.

Il ministro degli Esteri del Burkina Faso, Djibrille Bas ha svolto una prima serie di colloqui il mese scorso con alcuni rappresentati dei ribelli, appartenenti sia ai gruppi tuareg che hanno autoproclamato la repubblica dell’Azawad sia alle milizie islamiche che propugnano l’instaurazione nella regione di un emirato retto dalla sharia. Un tentativo inserito negli sforzi diplomatici che l’Ecowas sta portando avanti per trovare una soluzione pacifica al conflitto tra le forze di Bamako e i ribelli. Allo stesso tempo, però, l’Ecowas ha anche già presentato al Consiglio di sicurezza dell’Onu un piano che prevede l’invio di una forza militare composta da 3000 soldati. Il piano è stato per il momento accantonato dall’Onu, che ha chiesto una maggiore chiarezza per quanto riguarda gli obiettivi militari che l’organismo regionale dei paesi dell’Africa occidentale intende raggiungere e sul modo in cui ntendo farlo.* Michele Vollaro - Atlasweb

 
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24/08/2012 Nigeria: 2 morti in attacco a villaggio cristiano, "Boko Haram" nega trattative con il governo

In Nigeria, nello Stato centrale di Plateau, un attacco contro un villaggio a maggioranza cristiana ha provocato ieri due morti. Secondo le autorità gli assalitori erano probabilmente pastori nomadi di etnia fulani, di religione musulmana. Intanto, un portavoce della setta integralista "Boko Haram" ha negato che i militanti abbiano intenzione di negoziare con il governo centrale. I nomadi fulani erano già stati protagonisti in passato di scontri con le popolazioni stanziali della regione, e nell’area aveva condotto azioni terroristiche anche "Boko Haram". E’ tuttavia difficile parlare di una connessione tra i due generi di attacchi, come conferma padre Carmine Curci, direttore dell’agenzia di stampa Misna.  - Radio Vaticana

 
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24/08/2012 Sudafrica: Ippopotamo Harry morto in tentativi di estrarlo da piscina

L'ippopotamo Harry che da martedì era bloccato in una piscina a Johannesburg, in Sudafrica, è morto durante i tentativi di estrarlo dalla vasca. Lo fa sapere uno dei soccorritori, l'esperto del salvataggio di animali selvatici Simon Prinsloo. Il giovane erbivoro è morto oggi, dopo che il personale ha svuotato la piscina per tentare di tirarlo fuori con una gru. Per mantenerlo fresco gli veniva spruzzata continuamente acqua addosso. L'animale, di appena quattro anni, si era tuffato nella piscina ma non era poi stato in grado di uscirne a causa dell'assenza di gradini. Secondo gli esperti di fauna selvatica era stato scacciato dai maschi dominanti del suo branco. - LaPresse/AP

 
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24/08/2012 Sudafrica: Si estendono proteste dei minatori

Dopo gli scontri alla miniera di Marikana, in cui 44 minatori sono stati uccisi dalla polizia nel cdiorso di uno sciopero per chiedere il miglioramento delle condizioni salariali, la protesta dei lavoratori del settore estrattivo si estende in altre due miniere. Ieri anche i minatori di Rasimone e quelli di Thembelani hanno deciso di aggregarsi alla protesta e avviato a loro volta degli scioperi. Per quanto Rasimone, la britannica Royal Bafokengproprietaria del sito d’estrazione di platino – ha diffuso un comunicato in cui specifica che la produzione è stata fermata a causa di uno sciopero improvviso dei circa 500 minatori impiegati, la cui azione di protesta non è stata concordata da quello che fino a questo momento era il principale sindacato del settore, la National Union of Mineworkers (Num), formazione vicina all’African National Congress.

Nello stesso tempo, l’Anglo American Platinum, il principale produttore al mondo di platino, ha fatto sapere che i minatori di Thembelani hanno bypassato i rappresentanti sindacali ed avviato anch’essi azioni di boicottagio e sabotaggio, chiedendo un aumento dei salari.

La Lonmin, proprietaria del sito di Marikana, che nei giorni scorsi aveva minacciato di licenziare i lavoratori che non si fossero recati in miniera, è stata costretta a rinviare l’ultimatum alla fine dei tre giorni di lutto nazionale proclamati dal presidente Jacob Zuma per commemorare le 44 vittime della repressione poliziesca dello sciopero. La produzione nella miniera di Marikana, secondo quanto riferiscono i quotidiani nazionali, sembra però essere ripresa, poiché sarebbe pari soltanto al 22% su 28.000 lavoratori la percentuale di coloro che hanno preferito riprendere l’attività. La società, tuttavia, ha fatto sapere ieri che non riuscirà a rispettare le stime di produzione previste, annunciando di aver dovuto rinegoziare i debiti contratti negli ultimi mesi con le banche.

I minatori in Sudafrica guadagnano in media 400 dollari al mese e chiedono che il loro salario sia almeno triplicato in considerazione delle difficoltà e dei rischi legati al loro lavoro, nonché dei profitti dovuti alla vendita del platino. Il Sudafrica possiede circa l’80% delle riserve mondiali di questo minerale, fondamentale nell’industria dei catalizzatori per automobili. - Atlasweb

 
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