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08/10/2012 R. D. Congo: Soldati burundesi in Sud-Kivu, versioni contrastanti

Truppe burundesi starebbero combattendo nella zona di Uvira, provincia del Sud-Kivu, al fianco delle Forze armate regolari congolesi (Fardc) impegnate a contrastare un nuovo gruppo armato presentatosi come ‘Movimento congolese per il cambiamento’ (Mcc). La presenza di soldati di Bujumbura è stata riferita da testimoni locali all’emittente ‘Radio Okapi’, secondo cui “nella notte tra mercoledì e giovedì militari burundesi avrebbero attraversato i confini per rientrare in patria”. Il colonnello Delphin Kahimbi, comandante delle Fardc per la 10a regione militare, ha assicurato che si è “semplicemente trattato di una serie di operazioni congiunte per rendere più sicure le zone frontaliere tra i due Stati”. Finora il governo di Kinshasa ha taciuto sull’argomento, dopo le recenti polemiche per la presenza di soldati ruandesi accanto alle Fardc in Nord-Kivu, rientrati a Kigali il mese scorso. Fonti della Commissione Giustizia e Pace di Bukavu hanno confermato alla MISNA che “scontri armati si sono verificati negli ultimi giorni nel territorio di Uvira” ma  di non avere “prove dirette di un coinvolgimento militare burundese”. La Società civile del Sud-Kivu ha invece confermato alla MISNA che le truppe di Bujumbura hanno stazionato nella regione “su richiesta del governo congolese, in qualità di forza neutrale”; hanno ottenuto l’informazione dal comando militare regionale. Il colonnello Kahimbi ha aggiunto che “ufficiali dei servizi segreti burundesi sono venuti in Congo sulla base di una convenzione bilaterale (…) in passato la stessa operazione ha coinvolto ufficiali congolesi nel vicino Burundi”.
Da canto suo il governo di Bujumbura ha annunciato la morte di un ufficiale nella vicina Repubblica democratica del Congo, dove l’esercito burundese “interviene con missioni di informazione nel contesto di lotta alle Forze nazionali di liberazione (Fnl)”, ex movimento ribelle burundese guidato dallo storico leader Agathon Rwasa che avrebbe stabilito basi oltre confine e sosterrebbe locali gruppi di combattenti Mayi Mayi. L’ufficiale in questione, il maggiore Jacques Ihorihoze, sarebbe caduto in un’imboscata sulla strada tra Uvira e Kamanyola, a un centinaio di chilometri a sud del capoluogo di Bukavu. L’alto comando dell’esercito del Burundi ha, però, precisato che “in alcun caso i nostri uomini prendono parte a combattimenti in corso dell’Est del Congo”. Fonti della Società civile del Sud-Kivu sassicurano che “non c’è alcun motivo di temere per la presenza di soldati burundesi che hanno sempre avuto buoni rapporti di collaborazione con le nostre forze armate” ma sottolineano “la stranezza dell’intera vicenda”, chiedendosi “perché il governo di Kinshasa rimane in silenzio” e “qual è la funzione esatta di soldati stranieri sul nostro territorio”. Il mese scorso, dopo il rimpatrio dei soldati ruandesi dalla vicina provincia del Nord-Kivu, l’opposizione politica aveva accusato il presidente Joseph Kabila di “alto tradimento” per “aver nascosto al popolo congolese le informazioni relative alla presenza si truppe straniere” in Congo. “Noi siamo stanchi della guerra e guardiamo con angoscia all’aggressione che colpisce la provincia sorella del Nord-Kivu e di conseguenza indebolisce anche noi” concludono fonti della Società civile contattate a Bukavu. - Misna

 
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08/10/2012 Sudafrica: Ancora tensioni per i minatori licenziati, i sindacalisti nel mirino di misteriosi killer

“La situazione rimane molto tesa e non si sa quali sviluppi ci saranno nelle prossime ore” dice all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Kevin Dowling, Vescovo di Rustenburg (Sudafrica), dove la società Amplats, leader mondiale dell’estrazione del platino, ha annunciato il 5 ottobre il licenziamento di 12.000 dei suoi 28.000 minatori in sciopero selvaggio dal 12 settembre. Sabato 6 ottobre, nel corso di una riunione, centinaia di minatori licenziati hanno protestato pacificamente ma hanno minacciato di ricorrere alla violenza se le loro richieste non verranno soddisfatte. Ad accrescere la tensione, nella notte del 7 ottobre è stata uccisa per errore una persona, a Marikana, mentre si trovava nella casa di un sindacalista, che era il vero obiettivo degli assassini. Si tratta del secondo sindacalista oggetto di un tentativo di omicidio a Marikana, teatro di un violento scontro sindacale culminato con la morte di una trentina di minatori in scontri con la polizia, il 16 agosto. Il 5 ottobre un sindacalista della miniera Western Platinium era stato ucciso in casa. “Alla base di questi due omicidi c’è forse uno scontro tra due sindacati” dice Mons. Dowling, che avanza però anche un’altra ipotesi. “Secondo alcuni, il primo sindacalista ucciso era in possesso di alcune informazioni sulla strage di Marikana del 16 agosto che voleva condividere con la commissione d’inchiesta, ma è stato ucciso prima di poterlo fare. Ma allo stato dei fatti sono solo supposizioni”. (L.M.) - Ag. Fides

 
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08/10/2012 Sudan: Ancora un incidente aereo, morti 15 militari

Sono almeno 15 i militari morti nell’incidente aereo che ieri ha coinvolto un Antonov 12 delle forze armate sudanesi schiantatosi a terra a Omdurman city, la città gemella della capitale Khartum. L’ultimo bilancio è stato fornito nella notte dall’agenzia di stampa ufficiale sudanese SUNA, la quale ha precisato che ai 13 militari morti sul colpo si sono uniti due dei nove feriti ufficiali, deceduti in ospedale per le gravi lesioni riportate. Citato dalla SUNA, il portavoce dell’esercito ha fatto sapere che le forze armate hanno creato una commissione per indagare sui ripetuti incidenti che recentemente hanno coinvolti aerei Antonov. L’aereo caduto trasportava 16 militari, di cui non si conoscono grado e compiti, e 6 uomini di equipaggio. Il velivolo era diretto da Khartum a El Fasher, capoluogo del Darfur settentrionale, uno dei tre Stati che compongono l’omonima regione nell’ovest del Sudan, teatro, dal 2003, di un conflitto interno. Secondo le informazioni ufficiali, l’incidente è avvenuto per un guasto tecnico. Prima dello schianto il pilota avrebbe fatto in tempo ad informare del guasto di entrambi i motori e a tentare un atterraggio d’emergenza non riuscito. Negli ultimi mesi si sono verificati numerosi incidenti aerei in Sudan, l’ultimo solo qualche giorno fa proprio a El Fasher. Il più grave però risale ad agosto, quando un aereo dell’aviazione civile si è schiantato nello stato del Kordofan del Sud uccidendo tutti i 31 passeggeri a bordo che facevano parte di una delegazione ministeriale e tra i quali si trovava anche un ministro e importanti funzionari statali. - Atlasweb

 
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08/10/2012 Sudan: Sud Kordofan: bombardato il capoluogo Kadugli

Colpi di mortaio e artiglieria pesante sono deflagrati oggi alla periferia e all’interno della città di Kadugli, il capoluogo del Sud Kordofan, una regione del Sudan dove da oltre un anno è in corso un conflitto armato: lo dicono alla MISNA responsabili delle Nazioni Unite in Sudan, non confermando per ora notizie su eventuali vittime e feriti. “Ci sono state almeno cinque esplosionisottolinea Damian Rance, portavoce in Sudan dell’Ufficio per il coordinamento dell’assistenza umanitaria (Ocha) – e abbiamo deciso di spostare il personale impegnato nelle attività umanitarie nei pressi di una base aerea alle porte della città”. Secondo un portavoce dell’esercito sudanese, il bombardamento ha causato la morte di una donna e il ferimento di altri tre civili. Sulla base di questa ricostruzione, i colpi di artiglieria sono partiti da postazioni dei ribelli del Movimento di liberazione popolare del Sudan-Nord (Splm-N). Il Sud Kordofan è una delle regioni di frontiera rimaste al di fuori degli accordi siglati il mese scorso ad Addis Abeba dai governi del Sudan e del Sud Sudan. L’Splm-N è storicamente legato agli ex ribelli ora al governo nel nuovo Stato del Sud, divenuto indipendente nel luglio 2011. – Misna

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08/10/2012 Togo: Stregone aveva in casa scheletri e 32 teschi umani

Un vero e proprio cimitero personale, composto da almeno due scheletri e 36 teschi umani: è quel che ha trovato la polizia togolese a casa di uno stregone che si serviva dei resti per i suoi riti. L'arresto di Agbodji Aholou, questo il nome dello stregone, è avvenuto a Agbavi, località a sud-est della capitale Lomé e di esso notizia, con una corrispondenza, il sito Afrik.com. La polizia è intervenuta dopo che Aholou aveva sottoposto ad un rito propiziatorio un giovane, che gli aveva chiesto di accrescere la sua forza e di difenderlo dalla malattie. Il giovane, dopo avere bevuto una pozione preparata dallo stregone, si è addormentato e, al suo risveglio, s'è ritrovato circondato da scheletri e teschi. Fuggito, il giovane non ha tenuto per la disavventura raccontandola ad un fratello, che si è rivolto alla polizia. Alla polizia, Aholou ha detto che scheletri e teschi gli erano stati procurati da "pastori e preti", provocando l'indignazione della locale comunità cristiana. - Swissinfo

 
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08/10/2012 Tunisia: Sospeso sciopero fame 8 giornalisti, al via trattative

Otto giornalisti del gruppo stampa tunisino Dar Essabah hanno sospeso lo sciopero della fame, avviato il 1 ottobre con il sostegno della redazione, per protestare contro la presunta ingerenza del governo. "I negoziati cominciano domani pomeriggio, abbiamo interrotto lo sciopero della fame in attesa di vedere cosa succede", ha detto Essia Atrous del servizio esteri del quotidiano Essabah. Le trattative saranno condotte da rappresentanti delle redazioni del gruppo, che pubblica il quotidiano in lingua araba Essabah e quello in lingua francese Le Temps, il ministro degli Affari sociali Khalil Zaouia, oltre ai sindacati UGTT e SNJT. Le redazioni protestano da agosto contro la nomina alla direzione generale del gruppo di Lotfi Touati, indicato dal governo a maggioranza islamica e sospettato di voler influenzare la linea editoriale di questi organi di stampa. I giornalisti chiedono inoltre il saldo di alcune versamenti, premi e straordinari, non pagati nel corso delgi ultimi nove anni. Il Sindacato nazionale dei giornalisti tunisini, che sostiene le rivendicazioni dei giornalisti, ha depositato un preavviso di sciopero generale per il 17 ottobre. - TMNews

 
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07/10/2012 Africa: Sinodo. Benedetto XVI: “La chiesa esiste per Evangelizzare”.

Questa mattina sul Sagrato della Basilica di S. Pietro, il Papa Benedetto XVI proclamavaDottori della chiesa” San Giovanni d’Avila, spagnolo, sacerdote diocesano e Santa Ildegarda di Bingen, tedesca, monaca dell’Ordine di San Benedetto, e presiedeva la celebrazione eucaristica che apriva ufficialmente la XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei vescovi sul tema “ La nuova evangelizzazione per la trasformazione della fede”. “ Questa tematica – dice il Papa durante l’omeliarisponde ad un orientamento programmatico per la vita della chiesa, di tutti i suoi membri, delle famiglie, delle comunità e delle sue istituzioni”. “ La chiesa esiste per evangelizzare – continua Benedetto XVI – . Fedeli al comando del Signore Gesù Cristo, i suoi discepoli sono andati nel mondo intero per annunciare la Buona Notizia, fondando dappertutto le comunità cristiane. Con il tempo, esse sono diventate chiese ben organizzate con numerosi fedeli.. In determinati periodi storici, la divina Provvidenza ha suscitato un rinnovato dinamismo dell’attività evangelizzatrice della chiesa. Basti pensare all’evangelizzazione dei popoli anglosassoni e di quelli slavi, o alla trasmissione del vangelo nel continente e americano, e poi alle stagioni missionarie verso i popoli dell’Africa, dell’Asia e dell’Oceania”. Per Bendetto XVI due sono le direttrici della nuova evangelizzazione, da una parte la ‘mission ad gentes’, cioè l’annuncio del Vangelo a coloro che ancora non conoscono Gesù Cristo e il suo messaggio di salvezza; e dall’altra parte, la nuova evangelizzazione orientata principalmente alle persone che, pur essendo battezzate, si sono allontanate dalla chiesa, e vivono senza fare riferimento alla prassi cristiana”. “ L’ Assemblea sinodale che oggi si aprericorda il Papa – è dedicata a questa nuova evangelizzazione, per favorire in queste persone un nuovo incontro con il Signore, che solo riempie di significato profondo e di pace l’esistenza; per favorire la riscoperta della fede, sorgente di Grazie che porta gioia e speranza nella vita personale, familiare e sociale. Ovviamente, tale orientamento particolare non deve diminuire lo slancio missionario in senso proprio, l’attività ordinaria di evangelizzazione nelle nostre comunità cristiane. In effetti, i tre aspetti dell’unica realtà evangelizzazione si completano e fecondano a vicenda”. Ed in fine: “Non si può parlare della nuova evangelizzazione senza una disposizione sincera di conversione. Lasciarsi riconciliare con Dio e con il prossimo è la via maestra della nuova evangelizzazione”. - Misna

 
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07/10/2012 Algeria: Morto ex presidente Bendjedid

La presidenza della repubblica algerina ha indetto, a partire da oggi, otto giorni di lutto nazionale per la morte dell'ex presidente Chadli Bendjedid, spentosi ieri pomeriggio, all'età di 83 anni, dopo una lunga malattia, nell'ospedale militare di Aïn Naâdja. La camera ardente, nel Palazzo del popolo di Algeri, sarà aperta oggi, a mezzogiorno. La cerimonia di seppellimento, nel Cimitero dei Martiri di El Alia, si svolgerà domani, dopo la preghiera di el Dhur, a mezzogiorno. - Swissinfo

 
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07/10/2012 Libia: Paese nel caos politico, il premier si dimette

La Libia è senza un governo. Per la seconda volta nel giro di tre giorni, l'Assemblea Nazionale ha bocciato il nuovo esecutivo presentato al Parlamento dal primo ministro Mustafà Abushagur, che si è dovuto dimettere dall'incarico. Una situazione che mette chiaramente in luce le difficoltà che sta attraversando il Paese, a un anno dalla morte di Muammar Gheddafi, nel formare un governo di unità nazionale di fronte alle numerosi fazioni, divisioni claniche e regionali. Il premier aveva proposto all'Assemblea Nazionale un "governo di crisi" formato solo da dieci ministeri, affermando di aver privilegiato le competenze rispetto ad altre considerazioni geografiche o politiche. "Di fronte ai pericoli che minacciano il Paese, io vi propongo un governo di crisi ristretto a dieci ministeri, respingendo qualunque considerazione geografica", aveva dichiarato Abushagur parlando ai 200 membri del Congresso generale nazionale, il primo organo eletto democraticamente dopo oltre 40 anni di regime di Muammar Gheddafi. Un discorso che però non ha convinto 125 membri dell'Assemblea che hanno espresso il loro no al voto di fiducia al "governo di crisi". I invece sono stati 44 e 17 gli astenuti, secondo le immagini trasmesse in diretta dalla tv di Stato. Adesso, secondo il regolamento interno, il Congresso deve eleggere o nominare un nuovo capo del governo. Il terremoto politico era iniziato giovedì scorso quando numerosi esponenti politici si erano detti "furiosi" perché il gabinetto di 29 nomi proposto da Abushagur, eletto dall'Assemblea il 12 settembre scorso, tra cui una sola donna, conteneva molti esponenti del governo di transizione uscente e nessun rappresentante della principale coalizione liberale. Poi era esplosa la protesta con un centinaio di dimostranti da Zawiah - ribattezzata la "città dei martiri" durante la guerra civile in Libia - che ha fatto irruzione nella sede dell'Assemblea Nazionale, costringendo i parlamentari a rinviare la sessione speciale dedicata al dibattito sulla lista ministri del nuovo governo. Infine il premier era stato costretto a ritirare la lista dei ministri perché considerata poca rappresentativa della nuova Libia uscita dalle elezioni. Tutto era poi stato rinviato, con il premier che doveva presentare una nuova lista. Ma il voto di oggi fa ripiombare il Paese nel caos politico. E a complicare il quadro politico anche le tensioni nel Mediterraneo dopo che oggi una pattuglia di militari libici su una motovedetta ha sequestrato e scortato nel porto di Bengasi due pescherecci siciliani che erano nel canale di Sicilia per le battute di pesca. I nordafricani hanno sparato alcuni colpi di arma da fuoco per fermare i due scafi. Ed è di oggi anche la notizia che la figlia dell'ex capo dell'intelligence di Gheddafi è stata arrestata in un albergo di Tripoli con l'accusa di essere entrata illegalmente in Libia. - Swissinfo

 
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07/10/2012 Marocco: Magistrati in piazza contro la corruzione

Toghe in piazza in Marocco contro la corruzione nel sistema giudiziario, nella prima mobilitazione del dopo primavera araba. Chiedono autonomia e condizioni lavorative adeguate, gli 800 magistrati che, a questo fine, hanno organizzato un sit-in di protesta davanti alla Corte di cassazione di Rabat. “Non abbiamo protezioni diritti, abbiamo stipendi miseri, lavoriamo in condizioni catastrofiche”, spiega Nazik Bekkal, giudice a Sidi Kassem, “non siamo autonomi e questa è la cosa più importante: l’autonomia e l’indipendenza del potere giudiziario, è ciò che chiediamo”. Tutte misure già promesse loro dal re. Per far fronte alla contestazione nascente, infatti, Mohammed VI ha varato una serie di riforme e dichiarato guerra alla corruzione. Misure troppo lente e spesso inefficaci, denuncia ora la magistratura in piazza. - Euronews

 
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