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22/03/2011 Nigeria: Elezioni ad aprile: spirale di violenza

Tra meno di due settimane si apriranno le urne per i 73,5 milioni di cittadini nigeriani aventi diritto al voto che saranno chiamati ad eleggere l'Assemblea Nazionale (2 aprile), il presidente della Repubblica federale (9 aprile) ed i rappresentanti per la State House Governor (16 aprile): l'Unione Europea invierà una missione di 120 osservatori, capitanati dal parlamentare Alojz Peterle (ex primo ministro e ministro degli Esteri sloveno), che vigileranno sul regolare svolgimento delle votazioni. La campagna elettorale nigeriana è caratterizzata da tre elementi: la mancanza di programmi politici da parte dei candidati (che vengono votati prevalentemente su base etnico-religiosa), la violenza durante tutto il processo elettorale e l'esistenza di accordi che prevedono l'alternanza alla guida nazionale, ogni due mandati, tra un presidente di religione cristiana e uno musulmano (e il rispettivo vice-presidente dell'altra confessione religiosa).
Dal 2000, il Paese africano è scosso da pesanti scontri a carattere etnico e religioso: la violenza è spesso fomentata dai politici locali, che strumentalizzano le differenze della popolazione per ottenere consenso e potere. Sia i cristiani che i musulmani rappresentano circa il 50 percento della popolazione ma ai due gruppi non viene fornito lo stesso trattamento: se i primi sono considerati nativi, gli altri vengono trattati alla stregua di coloni ed è loro interdetto l'accesso a determinate posizione governative o all'istruzione gratuita. Inoltre, i militari non riescono a sedare efficacemente le tensioni perché non viene messa in atto alcuna soluzione preventiva ma ci si limita ad intervenire con le armi laddove si è già arrivati allo scontro aperto, quando addirittura le milizie non scelgano di schierarsi con una delle fazioni in lotta.
In vista delle elezioni, la cronaca non manca di segnalare le numerosissime perdite di vite umane occorse durante lo svolgersi di questa campagna elettorale: 10 persone sono decedute nella sola giornata di lunedì, in scontri a carattere politico. Le tensioni più forti si avvertono a Jos, capitale dello Stato di Plateu, dove la maggioranza cristiana si scontra con la minoranza musulmana che vorrebbero imporre la Sharia (legge islamica): proprio qui, i sostenitori del partito Congress for Progressive Change (Cpc) sono diventanti violenti dopo avere incontrato il principale candidato del partito, Maj-General Mohammud Buhari, e sono scesi in strada provocando disordini che hanno causato la morte di almeno 4 persone. Nello stato di Anambra sono morti due commercianti negli scontri tra alcuni venditori di Onisha a Awaka durante i comizi elettorali dei candidati Chris Ngige (partito Action Congress of Nigeria, Acn) e Annie Okonkwo (Accord Pary, Ac): secondo alcune voci, i commercianti locali hanno deciso di supportare al 100 percento il partito All Progresives Grand Allianca (Apga). Il candidato Oneyechi è stato ucciso da un uomo, a sua volta assassinato da un agente di sicurezza, mentre una persona ha perso la vita durante un attacco a Alhaji Adamu Aliero, ex governatore dello stato di Kebbi. Secondo alcune statistiche preliminari, il presidente in carica, Goodluck Jonathan, (cristiano e appartenente al People's Democracy Party, Pdp) sarebbe al momento il candidato favorito. - Peacereporter

 
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22/03/2011 Nigeria: Nuovi giudici per elezioni credibili

Un appello a ridare credibilità alle istituzioni, dopo le tante accuse di corruzione e irregolarità del passato, ha segnato il discorso del procuratore generale Justice Katsina-Alu durante una cerimonia ad Abuja per la nomina dei 110 magistrati che dovranno valutare eventuali ricorsi dopo le elezioni di aprile. I contenziosi giudiziari sono stati numerosi anche dopo l’ultimo voto, nel 2007, e ora il presidente Goodluck Jonathan promette consultazioni regolari e trasparenti. Tra il 2 e il 16 aprile oltre 73 milioni di aventi diritto potranno eleggere il presidente della Federazione, i deputati dell’Assemblea nazionale e i governatori di 26 dei 36 Stati della Nigeria. Il voto sarà monitorato da centinaia di osservatori stranieri, tra i quali i 120 giunti nei giorni scorsi dai paesi dell’Unione Europea. Secondo il sondaggio di un istituto demoscopico di Abuja ripreso oggi da diversi quotidiani, l’esito delle elezioni non è scontato: nella corsa per la massima carica della Federazione Jonathan potrebbe superare il governatore dello Stato di Kano Ibrahim Shekarau e l’ex-presidente Muhammadu Buhari rispettivamente di uno e tre punti percentuali. - Misna

 
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22/03/2011 Ruanda: 2. 300 km fibra ottica per rivoluzione tlc

E' stata completata in Ruanda l'installazione della rete in fibra ottica di 2.300 chilometri per le telecomunicazioni, che sara' collegata al cavo sottomarino situato lungo la costa dell'Africa orientale.  Costato 95 milioni di dollari, il progetto fu avviato nel 2009 per facilitare e sviluppare l'accesso alla banda larga, dare impulso al commercio elettronico e attrarre gli investimenti esteri. Il ministro per la Tecnologia dell'Informazione e della Comunicazione, Ignace Gatare, ha detto in conferenza stampa che la rete '"in un primo tempo sara' gestita da un management misto pubblico-privato per poi essere definitivamente affidata a mani private".  - Agiafro

 
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22/03/2011 Sudan: Giovani in piazza a Khartoum e el Obeid

“In Sudan le proteste muoiono sul nascere, poche decine di persone vengono disperse non appena le forze dell’ordine le individuano. Ma tutti seguono con attenzione quello che sta avvenendo in Libia, sanno che le condizioni che hanno portato alle rivolte negli altri paesi sono presenti, tutte, anche qui”: lo riferiscono alla MISNA fonti contattate in diverse città del paese all’indomani di una giornata della mobilitazione convocata su internet che ha portato a sporadici arresti a Khartoum e El Obeid. La stampa locale riferisce che frotte di studenti hanno bloccato l’autostrada che collega la capitale con Madani  e dato alle fiamme alcuni autobus parcheggiati in una stazione non lontana dall’università di Al Jezira mentre un corteo di manifestanti, nei pressi dello stadio, scandiva slogan anti-governativi e chiedeva riforme.
A El Obeid, circa 600 chilometri a ovest di Khartoum nello stato del Nord Khordofan, camionette dell’esercito hanno presidiato per tutto il giorno l’università e i punti strategici della città. “Le tensioni crescono proprio mentre il paese si avvia verso la divisione del Sud dal Nord, tra le difficoltà per l’aumento del costo della vita in un paese in cui la maggior parte della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà, e gli scandali di corruzione” osservano le fonti della MISNA, secondo cui però “questo malcontento resta perlopiù sopito un po’ per paura e un po’ per l’assenza di partiti e movimenti d’opposizione capaci di canalizzarlo”. Accusando gli attivisti scesi in piazza nei giorni scorsi di “destabilizzare il paese”, il governo centrale ha denunciato una “regia” della ribellione darfuriana che si sarebbe insinuata nel movimento di protesta tra gli studenti delle università islamiche di Omdurman, città gemella di Khartoum sulla sponda opposta del Nilo. “La verità è che il malcontento, i timori per il futuro e lo sconforto per la perdita delle regioni meridionali hanno trovato nelle nuove tecnologie un canale di sfogo e una casa di risonanza. I giovani che affollano mattina e pomeriggio gli internet café si rispecchiano nei loro coetanei del Cairo e Tunisi – aggiungono gli interlocutori -.  Anche se il controllo del regime sulla rete è capillare, non si può certo oscurarla del tutto”. - Misna

 
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22/03/2011 Somalia: In aumento il reclutamento dei bambini soldato

Non si hanno certezze sul numero dei bambini impegnati nei conflitti armati in tutta la Somalia. Si stima che siano due o tre mila, in diversi gruppi di opposizione. In Somalia dal mese di gennaio è stato registrato un importante aumento dei combattimenti e, di conseguenza, si è diffuso ancora di più il reclutamento dei bambini soldato. Il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF) ha dichiarato che, in una recente offensiva contro i gruppi ribelli nella città di Bulo Hawo, al confine con il Kenya, sono stati impegati molti bambini e tanti di loro sono morti. Secondo le dichiarazioni, ci sono stati molti minori tra le vittime dei combattimenti nelle aree tra Dhusamareb Ceelbur in Galgadud.
In una nota delle Nazioni Unite si legge che le forze del Governo Federale Transizionale (TFG) e i loro alleati, Ahlu Sunna Wal Jama e Al-Shabab, sono tutti impegnati nell’attività di reclutamento. Un operatore di una ong locale che controlla lo stato dei bambini nel paese ha dichiarato che il principale responsabile è Al-Shabab, il più grande gruppo di opposizione armata. Il TFG ha negato il coinvolgimento in queste operazioni e ha anche detto che quando scoprono un minore tra le forze del governo lo rimandano a casa. Tuttavia i bambini non sono mai al sicuro: spesso quando non vengono reclutati, sono arrestati dalle forze di sicurezza del Governo perché sospettati di essere militanti.
Nei campi dove sono accolte decine di migliaia di sfollati o negli ospedali di Mogadiscio, la maggior parte delle presenze è costituita da bambini. In un rapporto dell’aprile 2010 le Nazioni Unite hanno confermato che a giugno 2009 il reclutamento dei bambini era diventato più sistematico e diffuso, da parte di tutti, compreso il TFG. Molte famiglie profughe stanno mandando i propri figli verso i campi in Kenya o in zone della Somalia più sicure. Secondo le stime delle Nazioni Unite, in tutta la Somalia almeno 2.4 milioni di somali hanno bisogno di aiuto, compresi gli sfollati delle zone controllate da Al-Shabab: 410 mila nel Afgoye Corridor, 15,200 nel Balad corridor (30km a nord di Mogadiscio) e 55 mila a Dayniile, a nord ovest di Mogadiscio. Circa 600 mila somali sono rifugiati nei paesi limitrofi. (AP) - Ag. Fides

 
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21/03/2011 Africa: La mancanza di acqua uccide più di una guerra

''La mancanza dell'acqua uccide di più di una guerra. Oltre un miliardo di persone nel mondo non possono, infatti, contare su un accesso ad una risorsa sicura, al riparo da eventuali contaminazioni. Tra queste 8 su 10 vivono in aree rurali. Entro il 2030 una persona su tre, nel Pianeta, vivrà in zone dove l'acqua scarseggia. E, purtroppo, i cambiamenti climatici modificheranno sensibilmente la qualità e la disponibilità delle risorse idriche e ciò, a sua volta, avrà ripercussioni sulla produzione alimentare, dove proprio l'acqua è un elemento essenziale: si pensi che nel mondo oltre l'80% dei terreni agricoli è irrigato dall'acqua piovana''. A sostenerlo in una nota è il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi in occasione del ventesimo World Water Day, la Giornata mondiale, lanciata dall'Onu nel 1992, che si celebra il 22 marzo.
Attualmente, rileva, ''il fabbisogno minimo giornaliero di acqua pulita per bere, cucinare e lavarsi è pari a 20-50 litri per persona. Nei Paesi più poveri della Terra ogni persona in media ne può consumare, invece, meno di 10 litri. E ogni anno, purtroppo, 1,4 milioni di bambini, uno ogni 20 secondi, muoiono per malattie causate da acqua contaminata e dall'assenza di misure igieniche adeguate. Solo nell'Africa sub-sahariana più del 40 per cento della popolazione non ha accesso ad acqua pulita. Un dramma infinito al quale bisognerà porre rimedio in tempi celeri''.  E i riflessi della mancanza d'acqua, sottolinea ancora Politi, ''mettono a rischio lo stesso futuro alimentare nel mondo. D'altra parte, la produzione di cibo dipende essenzialmente dalle risorse idriche disponibili per l'irrigazione''. E la questione, rileva il presidente della Cia, ''non interessa soltanto i territori dell'Africa: la scarsa disponibilità di acqua è già fonte di problemi anche in molte zone dell'Europa e si prevede che la situazione peggiorerà a seguito dei mutamenti climatici. Le zone dell'Europa soggette a forte stress idrico dovrebbero, infatti, passare dal 19 per cento odierno al 35 per cento nel decennio 2070''.
Quindi, per Politi, ''inquinamento, cambiamenti climatici, produzione di cibo e di energia sono le sfide da affrontare per sviluppare una politica in grado di garantire l'acqua, un bene prezioso sempre più sfruttato e sotto l'assedio di una popolazione in aumento''.  E l'agricoltura, se si garantiscono risorse idriche adeguate e se soprattutto si assicura l'accesso all''oro blu', conclude, ''può giocare un ruolo decisivo nella lotta alla fame nel mondo. Ed è per questo che rinnoviamo il nostro appello per più agricoltura in grado di dare risposte adeguate all'esigenza di cibo nel Pianeta''. – Libero/Adnkronos

 
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21/03/2011 Algeria: Insegnanti, disoccupati e operai rivendicano migliori condizioni

Circa un migliaio di giovani disoccupati hanno cercato di bloccare oggi, per il secondo giorno consecutivo, l’accesso alla zona industriale di Oued el Berdi, a sud di Bouira, circa 120 chilometri a sudest dalla capitale, Algeri. Secondo il quotidiano El Watan, le forze antisommosse della gendarmeria sono intervenute per disperdere i manifestanti, tre dei quali sarebbero stati fermati. I giovani, originari dei villaggi circostanti, stanno chiedendo posti di lavoro, accusando gli investitori della zona industriale di importare manodopera da altre regioni dell’Algeria.
Continua inoltre la protesta dei lavoratori dell’azienda di idrocarburi Sonatrach, che si vanta di essere la più importante compagnia di idrocarburi d’Africa, a Hassi R’mel, sede di un gigantesco giacimento di gas. Gli impiegati, che chiedono aumenti di stipendio, hanno deciso di tenere ogni giorno un sit-in davanti alla sede della direzione generale dell’azienda, mentre continueranno a rifiutare di pranzare e minacciano di pubblicare i loro stipendi nella stampa nazionale e internazionale per denunciare i bassi livelli di retribuzione. Ieri, altri gruppi di manifestanti si erano radunati davanti al palazzo presidenziale di Algeri: in rappresentanza degli insegnanti a tempo determinato, circa 600 persone hanno protestato contro le politiche attuate dal ministero dell’Istruzione, denunciando ingiustizie e marginalizzazione nell’ambito della loro professione; sulla via che porta al palazzo di El-Mouradia c’erano anche i rappresentanti del cosiddetto Collettivo dei disoccupati, ai quali le forze di sicurezza hanno chiesto di nominare tre rappresentanti per esporre le loro rivendicazioni.
Un altro sit-in è stato organizzato da alcune famiglie di algerini rimpatriati dalla Libia, a causa del conflitto in corso, per denunciare la condizione di abbandono nella quale si trovano. “Se ci hanno fatto tornare – ha detto uno dei manifestanti riferendosi al governo di Algeri – ci devono sostenere. Preferiamo morire in Libia piuttosto che morire di fame in patria”. Movimenti di contestazione di tipo sindacale si registrano da diversi mesi in Algeria.  - Misna

 
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21/03/2011 Burkina Faso: Ancora proteste contro impunità, scuole e università chiuse

 “In Burkina Faso c’è una diffusa insoddisfazione per la gestione del potere, per una democrazia solo di facciata. La manifestazione di sabato e quelle delle ultime settimane in seguito alla morte di studenti sono sintomatiche di un profondo malessere sociale: i burkinabé chiedono più giustizia e fine dell’impunità” dice alla MISNA padre Isidore Traogo, segretario generale della Caritas Burkina Faso, a proposito del raduno di sabato. Davanti alla sede della Borsa del lavoro a Ouagadougou, la capitale, più di 2000 cittadini hanno nuovamente rivendicato dalle autorità competenti “giustizia” e “verità” sulla morte in circostanze tutte da chiarire dello studente Justin Zongo, 23 anni, deceduto il 20 febbraio e di altri sei giovani uccisi nelle successive manifestazioni. Da allora il governo del presidente Blaise Compaoré, al potere da 23 anni, rieletto lo scorso novembre, ha decretato la chiusura di scuole e università ma anche la sospensione di tutti i servizi sociali destinati agli studenti. “Un provvedimento deciso per tentare di placare gli animi, guadagnare tempo e avviare negoziati tra tutti gli attori coinvolti che, però, non hanno portato finora a risultati concreti. La situazione creatasi è fonte di preoccupazione per tutti noi” prosegue padre Traogo denunciando anche “una grave perdita di valori che colpisce il paese” e una “crescente diffidenza nei confronti della classe politica”. La Coalizione nazionale contro il carovita (Ccvc), che raggruppa una quarantina di associazioni della società civile, ha convocato per l’8 aprile una “grande giornata nazionale di lotta” anche per dire “basta” all’aumento dei prezzi, dal riso al sapone. - Misna

 
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21/03/2011 Ciad: Rinviato voto presidenziali, alle urne il 24 aprile

È stato rinviato di tre settimane e programmato per il 24 aprile prossimo il primo turno delle elezioni presidenziali in Ciad. Lo ha annunciato la Commissione elettorale nazionale indipendente (Ceni), precisando che la campagna inizierà il 3 aprile e l’eventuale secondo turno si terrà il 5 giugno. Nei giorni scorsi si erano svolte trattative tra il governo e i cinque candidati dell’opposizione, secondo cui mancavano le condizioni per un buon svolgimento del processo elettorale. Lo scorso 3 marzo, i candidati dell’opposizione avevano scritto alla Ceni, condizionando la loro partecipazione ad alcune condizioni tra cui nuove tessere elettorali, l’utilizzo di schede di voto digitalizzate, una campagna equa per tutti, nella quale il candidato al potere non sfrutti la sua posizione di forza. Il presidente uscente Idriss Deby, alla guida del paese da dicembre 1990, cercherà un nuovo mandato alla guida del paese. Si dovrà confrontare con esponenti dell’opposizione quali Saleh Kebzabo, Kamougue Wadal Abdelkader, Ngarlejy Yorongar e Albert Pahimi Padacke. Le precedenti elezioni, nel 2006, erano state boicottate dalla minoranza. - Misna

 
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21/03/2011 Repubblica Del Congo: Cade aereo, almeno 14 morti

Almeno 14 persone sono morte a causa di un incidente aereo nel Congo. È precipitato un cargo, che sorvolava i cieli di un quartiere residenziale di Pointe Noire, capitale economica del paese. Il velivolo della Trans Air Congo (TAC) trasportava, con i membri dell'equipaggio, anche cinque clandestini. L'apparecchio ha distrutto almeno 20 case di un quartiere popolare. A bordo, secondo le prime ricostruzioni, c'erano i 4 membri dell'equipaggio - pilota, copilota e due meccanici - e 5 passeggeri, che viaggiavano clandestinamente. Il velivolo si sarebbe schiantato al suolo durante le manovre di atterraggio, avvenute dopo aver ricevuto l'autorizzazione dalla torre di controllo, secondo il direttore generale dell'agenzia nazionale dell'aviazione civile Michel Ambendè.  - Swissinfo

http://www.swissinfo.ch/ita/rubriche/notizie_d_agenzia/mondo_brevi/Congo:_cade_aereo,_almeno_14_morti.html?cid=29797540

 
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