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26/10/2012 Africa: Africa Occidentale: si attende peggioramento della situazione umanitaria

 

“Eventuali dispiegamenti militari e una ripresa del conflitto nel nord del Mali avranno ripercussioni inevitabili alle quali bisogna essere pronti a rispondere” ha detto Peter Maurer, presidente del Comitato internazionale della Croce Rossa (Cicr/Icrc) al termine di una vista di tre giorni in Niger e in Mali. “Qualunque sia l’evoluzione prossima del conflitto armato nel nord del Mali – ha aggiuntoil rischio di un peggioramento della situazione umanitaria in questa regione e in tutto il Sahel è importante”. L’obiettivo della visita del numero uno della Croce Rossa internazionale era di accendere i riflettori sulla regione per convincere i donatori a finanziare l’assistenza di centinaia di migliaia di profughi, ma anche di residenti, già colpiti da crisi alimentari ricorrenti e da una perenne mancanza di acqua potabile. Maurer ha insistito sul carattere neutrale e indipendente della sua organizzazione, che opera sempre accettando i vari attori sul terreno. Il Niger, come la Mauritania, il Burkina Faso e l’Algeria, accoglie rifugiati fuggiti dal Mali, in particolare dal nord, conquistato da diversi gruppi armati tra cui alcuni legati al radicalismo islamico e al terrorismo internazionale. L’ipotesi dell’invio di una forza militare africana alla riconquista del nord è sul tavolo della comunità internazionale. - Atlasweb

 
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26/10/2012 Burundi: Proseguono scontri con ‘nuovi’ ribelli nel nord ovest del paese

 

Sono proseguiti ieri, intensificandosi, i combattimenti a Murwi, nella provincia nord-occidentale di Cibitoke, tra l’esercito burundese e il “Fronte del popolo Murundi”, il gruppo ribelle che ha rivendicato il suo coinvolgimento negli scontri iniziati il 22 ottobre. Secondo le testimonianze di abitanti locali, sarebbero almeno cinque le vittime degli scontri, quattro ribelli e un militare. Il “Fronte del popolo Murundi” o “Fpm-Abatazi”, sostiene invece che almeno quattro poliziotti e due militari sono rimasti uccisi nei combattimenti. Il gruppo sarebbe il braccio armato di un movimento politico di nome “Alleanza divina per la nazione-Adn Burundi”, che dice di voler lottare contro il presidente Pierre Nkurunziza e il suo entourage. Lo stesso gruppo ribelle, in un altro comunicato, sostiene di essere stato attaccato di militari lo scorso 4 ottobre. L’esercitoriferisce l’emittente privata Radio publique africaine (Rpa) non si pronuncia con precisione sull’accaduto. La popolazione delle località del comune di Murwi è impaurita, i loro beni sono stati saccheggiati dai ribelli. La scuola, da lunedì, è paralizzata. * Celine Camoin - Atlasweb

 
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26/10/2012 Mali: Da Bamako al nord, le scelte americane

 

Ristabilimento di un governo legittimo ed eletto a Bamako entro aprile, lotta contro i gruppi armati islamici e aiuto a milioni di persone colpite dal conflitto: sono queste, ha detto oggi a Londra un esponente del governo americano, le priorità di Washington rispetto alla crisi nel nord del Mali. La posizione degli Stati Uniti è stata illustrata dal vice-segretario per l’Africa del dipartimento di Stato americano, Reuben Brigety, dopo aver partecipato a una riunione del Consiglio per la pace e sicurezza dell’Unione Africana che si è tenuta ad Addis Abeba mercoledì. Brigety ha sottolineato che il governo degli Stati Uniti è impegnato su vari fronti per affrontare la crisi in Mali, che ha coinvolto altri paesi della regione. L’amministrazione americana, ha detto il vice-segretario del dipartimento di Stato, punta al ristabilimento di un governo legittimo ed eletto a Bamako entro l’aprile 2013; alla risoluzione dei problemi sociali che hanno spinto i gruppi tuareg alla rivolta armata; ad agire contro i militanti islamici che sono subentrati ai tuareg assumendo il controllo di una vasta area del Mali; affrontare la crisi umanitaria che coinvolge milioni di persone. Il diplomatico americano ha insistito sulla necessità di coinvolgere tutti i paesi della regione, facendo in particolare riferimento all’eventualità di un intervento armato sotto l’ombrello della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Ecowas/Cedeao). “La campagna militare nel nord del Mali non sarà una passeggiata – ha detto Brigety – e bisogna mettere in conto una soluzione solo sul lungo periodo. L’importante sarà far capire alla popolazione locale che non conviene sostenere Al Qaida nel Maghreb islamico, un gruppo estraneo alla regione, non rispettoso della tradizione locale, che non fa gli interessi dei tuareg”. - Misna

 
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26/10/2012 Mali: Reintegrato nell’Unione Africana

 

Il Mali è stato reintegrato nell’Unione africana (UA), dalla quale era stato sospeso in seguito al colpo di Stato del 22 marzo contro il governo del presidente Amadou Toumani Touré. “Il Consiglio di Pace e di Sicurezza dell’UA decide di rimuovere la sospensione della partecipazione del Mali alle attività dell’organismo” ha detto Ramtane Lamamra, commissario per la pace e la sicurezza, a conclusione di una riunione ad Addis Abeba, dove ha sede l’UA. La decisione di reintegrare Bamako in seno all’istituzione viene percepita come un nuovo segnale di solidarietà nei confronti del fragile governo di transizione, che ha perso il controllo del nord del paese caduto in mano a diversi gruppi armati, di cui alcuni legati al terrorismo internazionale. Nel corso della riunione, l’UA ha approvato un piano in vista del ripristino dell’autorità dello Stato nel nord del paese e l’organizzazione di elezioni già nel primo trimestre del 2013. Il piano d’azione sarà presentato al Consiglio di sicurezza dell’Onu. - Atlasweb

 
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26/10/2012 Mali: Un missionario: “Tutti i cristiani sono fuggiti dal nord del Mali”

“Nel nord del Mali tutti i cristiani sono stati costretti alla fuga” denuncia in un’intervista ad Aiuto alla Chiesa che Soffre p. Laurent Balas, missionario dei Padri Bianchi, che ha trascorso sei anni a Gao nel nord del Mali prima di essere nominato parroco della chiesa di Santi Martiri dell’Uganda di Bamako. “I miei successori a Gao sono stati costretti alla fuga” dice don Balas descrivendo la conquista del nord del Paese nella primavera di quest’anno da parte delle milizie islamiche. I cristiani in fuga dal nord sono accolti dalle famiglie del sud in condizioni di grande precarietà, dopo aver lasciato tutti i loro averi. “Non ci sono campi di rifugiati nel Paese, ma nei Paesi limitrofi. Gli sfollati sono stati ‘assorbiti’ dalla popolazione. È molto difficile dire quanti sono” racconta il missionario. Nel nord i gruppi islamisti hanno imposto la loro interpretazione radicale della Sharia arrivando persino a irrompere nelle case alla ricerca di donne non velate. In questo caso alla malcapitate viene tagliato un orecchio. “Di fronte a questa situazione, gli stessi musulmani fuggono in massa, salvo che ora, nel sud, finiscono per pesare su altre famiglie che sono già dissanguate. Allora risalgono al nord, dichiarando che preferiscono morire nella loro terra” dice il missionario.
Ma non c’è solo l’estremismo religioso all’opera nel nord del Mali. P. Balas nota infatti che i gruppi islamisti hanno legami con i trafficanti di droga, come dimostrato da aereo carico di cocaina che si è di recente schiantato in un aeroporto controllato dagli islamisti. “L’islamismo è uno schermo che nasconde i traffici di droga e delle possibili ricerche di oro e petrolio” conclude il missionario. (L.M.) - Ag. Fides

 
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26/10/2012 R. D. Congo: Nord-kivu: religiosi rapiti, nessuna pista attendibile

 

Ci sono tante contraddizioni in tutte le segnalazioni che abbiamo ricevuto ma finora nessuna pista ci ha portato sulla buona strada. Siamo preoccupati, i nostri confratelli mancano all’appello da quasi una settimana e ancora non abbiamo avuto un contatto diretto con i rapitori la prova che siano vivi” dicono alla MISNA fonti della congregazione degli Assunzionisti contattate a Roma e a Beni, città dell’instabile provincia del Nord-Kivu (est). Da sabato sera non si hanno più notizie di tre religiosi congolesi della congregazione degli Agostiniani dell’Assunzione, rapiti in un convento della parrocchia di Nostra Signora dei Poveri a Mbau, a una ventina di chilometri a nord di Beni. I padri, tutti cittadini congolesi, Jean-Pierre Ndulani, Anselme Wasinkundi e Edmond Bamutute, sono stati portati via da non meglio identificati uomini armati, forse una decina, che parlavano swahili. Gli sviluppi del rapimento dei tre padri assunzionisti sono seguiti dal responsabile della provincia Africa, padre Protais Kabila, e dal vescovo della diocesi di Butembo-Beni, monsignor Paluku Sikuly Melchisedec. I due hanno avuto tutte le rassicurazioni del caso da parte del governo provinciale e delle forze di sicurezza che stanno portando avanti l’inchiesta. Ieri il portavoce della società civile del Nord-Kivu, Omar Kavota, ha riferito all’emittente locale Radio Okapi che “gli ostaggi sono in vita, detenuti nella foresta tra la località di Oicha e il villaggio di Mavivi”, senza però fornire informazioni sull’identità dei rapitori “per non ostacolare le iniziative in corso tese alla loro liberazione”. Kavota ha inoltre assicurato che gli autori del rapimento intendono con il loro gesto “colpire psicologicamente lo Stato congolese” e “dimostrare l’inefficienza dei servizi di sicurezza” a tutela della popolazione e dei suoi beni.  “Chiunque si sia in messo in contatto con la congregazione o con le autorità ecclesiastiche di Beni si è presentato come fonte credibile di indizi che potrebbero portarci sulle tracce dei religiosi, ma nei fatti non abbiamo nulla di concreto e la verità non sembra vicina. Per questo motivo cominciamo a dubitare di tutti e preferiamo mantenere il riserbo sull’intera vicenda, almeno fino a quando non ci sarà una svolta” concludono fonti della congregazione degli Assunzionisti. Sono almeno tre le piste individuate dagli esponenti locali della chiesa cattolica: quella dei ribelli ugandesi delle Adf-Nalu, attivi nella zona e in passato già responsabili di azioni simili ai danni dei civili nel settore di Mbau-Beni – e del nuovo movimento politico-militare dell’Unione per la riabilitazione della democrazia in Congo (Urdc), creato sabato scorso. Non è del tutto escluso un possibile coinvolgimento della ribellione del Movimento del 23 marzo (M23), appena ribattezzato Esercito rivoluzionario del Congo (Arc); anche se ha il suo ‘feudo’ nel territorio di Rutshuru alcuni dei suoi uomini sarebbero infiltrati a Beni. - Misna

 
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26/10/2012 R. D. Congo: Un morto in attacco a medico che cura vittime stupro. Onu condanna

 

Alcuni uomini armati hanno ucciso stanotte in Congo una guardia della casa del ginecologo congolese Denis Mukwege, noto per aver aiutato migliaia di donne vittime di stupro, e hanno rubato la sua auto. Lo riferisce ad Associated Press il governatore della provincia del Sud Kivu, precisando che al momento dell'attacco il medico era con la sua famiglia in casa, a Bukavu, ma non è rimasto ferito. Il governatore comunica inoltre che è stato innalzato il livello di sicurezza nell'abitazione del medico. Mukwege, 57 anni, è il fondatore dell'ospedale Panzi di Bukavu e negli ultimi 10 anni ha curato oltre 30mila vittime di stupri. Tra i riconoscimenti attribuitigli per la sua attività ci sono il Premio per i diritti umani delle Nazioni unite, il Premio Olof Palme e il Clinton Global Citizen Award. Quattro assalitori sono entrati nell'abitazione, hanno radunato la famiglia del medico e l'hanno tenuta sotto minaccia delle armi fino al suo arrivo. A questo punto lo hanno costretto a uscire e portato alla sua auto, uccidendo la guardia che ha tentato di intervenire. Hanno sparato anche contro Mukwege, che è però riuscito a sfuggire ai colpi. Gli aggressori hanno allora rubato l'auto, abbandonandola poco dopo. Il segretario generale delle Nazioni unite, Ban Ki-moon, e il gruppo Physicians for Human Rights, hanno condannato l'attacco. "Il lavoro straordinario ed eroico del dottore Mukwege - ha dichiarato Ban Ki-moon - ha salvato la vita di decine di migliaia di congolesi, migliaia delle quali donne e ragazze vittime di violenze sessuali. Continua a essere una forza impegnata per il bene delle persone, e l'ospedale Panzi un paradiso per i più vulnerabili". Physicians for Human Rights, partner nella gestione dell'ospedale, ha dichiarato che "questo tentativo di terrorizzare e assassinare il medico potrebbe essere legato alla sua nota attività per la pace e la giustizia. Segue strettamente un discorso fatto alle Nazioni unite lo scorso mese, in cui ha denunciato 16 anni di violento conflitto e chiesto azioni urgenti per arrestare i responsabili di questi crimini contro l'umanità e portarli alla giustizia". - LaPresse/AP

 
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26/10/2012 Sudan: Darfur, fissato nuovo calendario per negoziato con ribelli

 

La regione del Darfur è divisa in tre province: Nord Darfur, Sud Darfur, e Darfur Occidentale Il governo di Khartoum si è accordato con due gruppi ribelli della regione occidentale del Darfur per riprendere a partire dal 22 novembre i colloqui in Qatar che nel novembre 2011 avevano già portato ad un primo documento di pace. A partecipare ai colloqui saranno il Movimento per la Giustizia e l’uguaglianza (Jem), la principale fazione dissidente del Darfur, e il Movimento per la Liberazione e la giustizia (Ljm), un gruppo più piccolo nato lo scorso anno in opposizione al Jem proprio per dissidi relativi al documento di pace siglato in Qatar. Prima dell’avvio di negoziati, i ribelli terranno una conferenza per nominare i propri vertici e la delegazione da inviare nella capitale del Qatar. Secondo i media che ne danno notizia, l’annuncio dei negoziati non interromperà l’ondata di violenze nella regione che da oltre un decennio vede opposti il governo di Khartoum e milizie locali avendo causato secondo la maggior parte delle stime circa 300.000 vittime, ma dovrebbe contribuire piuttosto la comunità internazionale a interessarsi nuovamente alla questione per mediare una soluzione pacifica.* Michele Vollaro - Atlasweb

 
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26/10/2012 Tanzania: Difficile mantenere la coesistenza pacifica tra le religioni

 

“Il governo sta facendo tutto il possibile per mantenere la coesistenza pacifica tra cristiani e musulmani” dice all’Agenzia Fides una fonte della Chiesa locale da Dar es Salaam dopo gli ultimi incidenti scoppiati la scorsa settimana nella capitale commerciale della Tanzania e nell’isola di Zanzibar a seguito dell’arresto di un leader islamico, Sheikh Issa Ponda, accusato di aver organizzato il saccheggio di alcune chiese cristiane, l’11 e il 12 ottobre. I saccheggi erano stati originati dopo che si era diffuso la notizia che un ragazzo cristiano aveva profanato il Corano. Oltre a Ponda, un’altra trentina di persone sono state arrestate in relazione ai saccheggi. “Nel Paese c’è una tensione latente che ogni tanto esplode” spiega la fonte di Fides. “Fin dall’unione tra Tanganika e Zanzibar (1964), che ha dato vita alla Tanzania, ci sono elementi radicali che si oppongono a questa unione ed usano la religione per dimostrare che la fusione non funziona. Finora questi elementi radicali erano limitati all’isola di Zanzibar, ma negli ultimi tempi si è notato una loro presenza anche nella Tanzania continentale, anche se la situazione non è grave come a Zanzibar” . “Sullo sfondo delle tensioni ci sono poi le elezioni politiche del 2015, che seppure apparentemente lontane nel tempo, stanno accentuando la lotta tra i diversi partiti” conclude la nostra fonte. (L.M.) - Ag. Fides

 
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25/10/2012 Africa: Sequestro record di medicinali contraffatti, traffico crescente

In tre giorni sono state intercettati 82 milioni di dosi di medicinali contraffatti o da contrabbando per un valore totale stimato in 40 milioni di dollari: a dare notizia del sequestro record è l’Organizzazione mondiale delle dogane (Omd) e l’Istituto di ricerca contro le medicine contraffatte (Iracm). L’operazione congiunta denominata ‘Vice grips 2’ è stata portata avanti nel mese di luglio contemporaneamente in 16 porti africani. Sui 110 container bloccati dalle dogane, 84 contenevano prodotti contraffatti o da contrabbando provenienti dal sud-est asiatico, in particolare dalla Cina, e da Dubai. Le quantità più importanti sono state recuperate nei porti di Angola, Togo, Camerun e Ghana. Si trattava essenzialmente di falsi antibiotici e cure antimalariche, ma anche antiparassiti senza principio attivo e pillole del giorno dopo. “Oggi l’Africa è diventata una pattumiera per i medicinali contraffatti con gravi pericoli per la salute e la sicurezza dei consumatori” ha dichiarato Christopher Zimmermann, coordinatore della lotta alla contraffazione per l’Organizzazione mondiale delle dogane. Il livello di allarme aumenta nei confronti di un traffico crescente ad opera di “organizzazioni internazionali ben strutturate, in grado di imitare alla perfezione medicinali delle grandi marche ormai non più in modo artigianale ma industriale, approfittando anche della globalizzazione” ha precisato i responsabile dell’Omd. L’espansione del traffico di medicinali contraffatti viene attribuita da esperti all’assenza di sanzioni dissuasive ai danni dei gruppi criminali, alla corruzione diffusa nei sistemi sanitari dei paesi africani e alla disorganizzazione del settore farmacologico. “I traffici si nutrono della povertà molto diffusa: la maggior parte dei prodotti fasulli viene venduta per strada a un prezzo bassissimo” ha spiegato il professore Marc Gentilini, responsabile del programma per la salute della fondazione dell’ex presidente francese Jacques Chirac. In base alle verifiche eseguite dall’Istituto di ricerca contro le medicine contraffatte, in media nelle farmacie delle capitali africane, tra il 40 e l’80% delle scatole di determinati prodotti del laboratorio francese Sanofi è risultato falso. “E’ anche una questione di volontà politica visto che i medicinali contraffatti sono presenti anche nelle farmacie autorizzate” ha insistito Kunio Mikuriya, segretario generale dell’Omd. Nuovi controlli a tappeto sul continente sono previsti tra novembre e marzo prossimo. - Misna

 
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