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06/12/2012 Senegal : Nuova grave profanazione contro la Chiesa. La solidarietà del Presidente Sall

Nuova grave profanazione contro la comunità cristiana in Senegal. Domenica alcuni vandali hanno distrutto a colpi di pietra due statue della Vergine e di Gesù nelle sue braccia situate all’ingresso di una chiesa cattolica nel quartiere di Parcelles Assainies, alla periferia della capitale Dakar. Secondo quanto riferiscono i quotidiani locali “Le Soleil” e “L’Observateur” citati dall’agenzia Apic, il grave atto sacrilego sarebbe avvenuto alle 5 di mattina. La notizia è stata accolta con sgomento e indignazione dai fedeli. E costernazione per l’accaduto è stata espressa dal Presidente senegalese Macky Sall che si impegna ad assicurare alla giustizia gli autori, per “salvaguardare la buona convivenza tra le religioni” in un Senegal “laico”, ha riferito il portavoce. Si tratta della seconda profanazione contro la comunità cristiana senegalese in poche settimane. Lo scorso 6 ottobre più di 160 tombe erano state profanate da ignoti nei due cimiteri cristiani di Saint Lazare de Béthanie e di Bel Air della capitale senegalese. (L.Z.) - Radio Vaticana

 
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06/12/2012 Sud Sudan: Emergenza Sud Sudan: non si arresta la violenza nello Stato di Jonglei

 Da oltre un anno in Sud Sudan è emergenza umanitaria. Guerra, epidemie, malnutrizione sono solo alcuni dei flagelli che ogni giorno la popolazione si trova a dover affrontare. A luglio, un'indagine epidemiologica condotta dall’organizzazione Medici Senza Frontiere (MSF) nei campi profughi vicino al confine con il Sudan, aveva evidenziato un tasso di mortalità due volte superiore alla soglia di emergenza. Ogni giorno morivano 5 bambini. Oggi le violenze nello Stato di Jonglei colpiscono anche le strutture di MSF impedendo l’accesso all’assistenza sanitaria ad una popolazione già vulnerabile. Nel rapporto “Sud Sudan, una crisi dimenticata. Come le violenze contro i civili stanno devastando le comunità e impediscono l’accesso a cure salvavita nel Jonglei”, recentemente pubblicato, gli operatori di MSF sottolineano l’impatto devastante della violenza sulla vita e sulla salute dei civili nello Stato. Fra le vittime ci sono molte donne e bambini. Altri scontri tra un gruppo di miliziani e le forze armate sud sudanesi hanno aumentato la violenza e causato una fuga di massa durante il picco della stagione della malaria. Più del 50% delle ferite da arma da fuoco curate da MSF dopo un attacco a gennaio 2012 erano state inferte a donne e bambini. Intere comunità sono fuggite per salvare la vita all’interno della boscaglia. Senza un rifugio, cibo o acqua potabile, sono vulnerabili alla malaria, alla polmonite, alla malnutrizione e alla diarrea. - Ag. Fides

 
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05/12/2012 Africa: Africités, quale il futuro delle città africane

“Costruire l’Africa partendo dai suoi territori: quali sfide per le collettività locali?” è il tema del vertice Africités 2012 apertosi oggi a Dakar, la capitale del Senegal. Circa 1500 rappresentanti di comuni africani e 5000 partner internazionali sono annunciati per questa sesta edizione di un evento che si svolge ogni tre anni in una metropoli continentale. Dakar è stata scelta perché emblematica delle problematiche patite da altri grandi centri africani: crescita demografica veloce, carenza di infrastrutture, costo elevato degli alloggi. La capitale senegalese, amministrata dal 2009 dal sindaco Khalifa Sall, ospita il 25% della popolazione e concentra l’80% delle attività economiche nazionali. Africités, in programma fino all’8 dicembre, prevede dibattiti e tavole rotonde su argomenti che spaziano dallo sviluppo economico delle città africane alle strategie di gestione e buon governo, oltre a sessioni tematiche su argomenti quali il decentramento, l’economia verde, la finanza locale o l’occupazione giovanile. Su una popolazione continentale di un miliardo di persone, oggi più di 200 milioni di africani vivono già in città. Secondo le statistiche il dato raddoppierà nei prossimi 20 anni. * Celine Camoin - Atlasweb

 
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05/12/2012 Algeria: Sicurezza e cooperazione, Algeria e Tunisia fanno fronte comune

Sicurezza, energia e commercio sono gli assi della cooperazione bilaterale che sono stati rafforzati durante la visita in Algeria di una delegazione di ministri e di uomini d’affari tunisini, guidati dal capo del governo Hamadi Jebali. Preoccupati dalla situazione in Mali, la cui metà settentrionale è in mano a gruppi armati e dove potrebbe nei prossimi mesi svilupparsi un intervento armato internazionale, Algeri e Tunisi hanno convenuto di cooperare con lo scambio di informazioni “in particolare per far fronte ai pericoli e ai gruppi terroristici”. L’impegno è anche quello di monitorare meglio i confini per ostacolare i traffici e le attività di contrabbando. Tra gli uomini d’affari, il dibattito ha portato soprattutto sugli ostacoli riscontrati nei rispettivi paesi. Per quanto riguarda la cooperazione energetica,l e parti hanno parlato di perfezionamento delle connessioni elettriche, della ricerca nel settore delle fonti di energia classiche e nel solare. - Atlasweb

 
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05/12/2012 Algeria: Ciaccia, siglato accordo per 100 mila alloggi

Creazione di societa' miste o raggruppamenti d'imprese per la realizzazione in Algeria di centomila alloggi in quartieri residenziali integrati dotati di servizi e reti infrastrutturali, con particolare riguardo al sistema della mobilita'. Sara' anche valutata la possibilita' di estendere la collaborazione al campo della ristrutturazione di vecchi edifici, della gestione immobiliare, dell'engineering e dell'affiancamento nella gestione dei progetti e della realizzazione di strutture pubbliche. Lo prevede un protocollo d'intesa siglato ad Algeri tra il vice ministro alle Infrastrutture e ai Trasporti, Mario Ciaccia, e il ministro dell'Habitat e delle Politiche urbane algerino, Abdelmadjid Tebboune, in occasione della missione cui hanno partecipato alcuni imprenditori italiani che fanno capo all'Ance. Alla missione, che si e' svolta su esplicita richiesta del governo di Algeri, ne seguira' un'altra il 23 e il 24 gennaio con una delegazione piu' folta di imprese, sempre aderenti all'Anci, che comprende anche le Pmi. L'intesa, spiega una nota, prevede altresi' lo sviluppo in Algeria dell'industria edile e dei materiali da costruzione, in rapporto ai programmi di alloggi che verranno affidati alle imprese miste italo-algerine, il trasferimento di tecnologia in materia di sistemi costruttivi e la formazione costante della mano d'opera algerina attraverso programmi di formazione nei mestieri edili per il personale tecnico e gli operai specializzati. - Repubblica

 
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05/12/2012 Egitto: Varie

 Incendiate sedi Fratelli Musulmani a Ismaliya e Suez-Manifestanti ostili a Mohamed Morsi hanno incendiato questa sera la sede dei Fratelli musulmani, confraternita islamista di cui il presidente egiziano è espresso, in due città del nordest dell'Egitto. Proseguono intanto gli scontri al Cairo. Centinaia di persone si sono dirette verso la sede dei Fratelli musulmani a Ismaliya prima di forzare porte e finestre e appiccare un incendio. Lo stesso scenario si è verificato a Suez. - http://www.tmnews.it/web/sezioni/esteri/PN_20121205_00260.shtml

Almeno 126 feriti in scontri al Palazzo presidenziale - Nessuna conferma ufficiale dei due morti riportati dai media - TMNews - Almeno 126 persone sono rimaste ferite negli scontri odierni attorno al Palazzo presidenziale del Cairo tra sostenitori e oppositori del Presidente Mohamed Morsi. Lo ha riferito il ministero della Sanità egiziano citato da al Jazeera. Al momento non ci sono conferme ufficiali dei due morti riportati dai media. http://www.tmnews.it/web/sezioni/esteri/PN_20121205_00255.shtml

El Baradei: Di Morsi tutta responsabilià delle violenze. Ma il leader dell'opposizione apre ancora al dialogo. TMNews - Ricade sul presidente Mohamed Morsi "tutta la responsabilità" delle violenze in Egitto. Lo ha denunciato il leader dell'opposizione del Paese - ed ex direttore generale dell'Aiea - Mohamed ElBaradei. Secondo il vincitore del premio Nobel "il regime perde legittimità giorno dopo giorno", ma l'opposizione è pronta al dialogo se Morsi annullerà il decreto con cui ha allargato i poteri presidenziali.  - TMnews

http://www.tmnews.it/web/sezioni/esteri/PN_20121205_00230.shtml

 
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05/12/2012 Egitto: Prove generali di guerra civile

È crisi istituzionale in Egitto. Due alti consiglieri hanno rassegnato le dimissioni dal gabinetto Morsi dopo gli scontri di questo pomeriggio scatenati da centinaia di attivisti dei Fratelli Musulmani chiamati a raccolta, secondo loro, per proteggere la legalità e scacciare gli oppositori dello stesso Morsi da giorni accampati attorno al palazzo presidenziale. Queste persone protestavano contro i poteri eccezionali che Morsi si è dato cambiando la costituzione malgrado il parere contrario persino della corte costituzionale e contro il referendum che ha indetto per il 15 dicembre. Almeno due persone sono morte e decine sono rimaste ferite, con la polizia intervenuta solo dopo molto tempo. Il vicepresidente Bekki ha chiesto di rispondere alle istanze degli oppositori, ma è rimasto inascoltato. Col passare delle ore oltre a mazze e bastoni sono comparse le molotov e il bilancio potrebbe aggravarsi nella notte. - Euronews

 
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05/12/2012 Egitto: Nuovi scontri al Cairo: due morti. Da Clinton appello al dialogo

Continua la protesta dell'opposizione contro i decreti emessi il 22 novembre e la bozza di Costituzione approvata la settimana scorsa. El-Baradei e Moussa denunciati per 'sovversione del sistema'. Cairo, scontri sotto il palazzo presidenziale Morsi costretto ad abbandonare l'edificio.  - Violenti scontri sono scoppiati tra sostenitori e oppositori del presidente Mohammed Morsi davanti al palazzo presidenziale al Cairo. Esponenti dei Fratelli Musulmani sono scesi oggi in piazza per manifestare il loro sostegno al decreto costituzionale emesso da Morsi il 22 novembre, scontrandosi davanti al palazzo dove i gruppi dell'opposizione stavano manifestando da martedìAlmeno due persone sono morte, secondo quanto ha riferito in conferenza stampa Mohamed ElBaradei, uno dei leader del Fronte per la salvezza nazionale, il principale movimento di opposizione dell'Egitto del dopo-Mubarak. Una delle vittime e' una ragazza di nome Mirna Emad.
ElBaradei, insieme agli altri leader dell'opposizione, tra cui Amr Moussa, è stato denunciato per aver incitato a sovvertire il sistema politico del paese. I manifestanti dell'opposizione protestano contro il recente decreto costituzionale di Morsi e la bozza di Costituzione da approvare tramite referendum popolare il 15 dicembre. Numerosi gruppi politici e organizzazioni per i diritti umani hanno respinto la bozza di Costituzione, sostenendo che si tratta di un testo poco rappresentativo degli egiziani. L'Assemblea costituente, che e' stata incaricata di tracciare la bozza, e' saldamente controllata da politici islamisti. Il principale movimento di opposizione dell'Egitto del dopo-Mubarak, il Fronte per la salvezza nazionale, di cui fanno parte anche l'ex capo della Lega Araba Amr Moussa e Mohamed ElBaradei, chiede l'annullamento del decreto costituzionale con cui il presidente egiziano ha esteso i suoi poteri.
Il vice presidente egiziano, Mahmoud Mekki, ha ribadito però che nonostante le proteste, non ci sarà nessuna modifica alla bozza di costituzione egiziana prima del referendum che si terra' come previsto il 15 dicembre. C'e' comunque "una sincera volonta' politica di superare l'attuale periodo e rispondere alle richieste della gente", ha affermato Mekki, il quale ha aggiunto che "la porta del dialogo e' aperta a coloro che si oppongono alla bozza di Costituzione". Sulla dichiarazione costituzionale con cui Morsi ha esteso i suoi poteri, Mekki ha spiegato che si e' trattato di un provvedimento "necessario" a causa del "periodo delicato" che l'Egitto sta vivendo. La mossa del presidente, ha concluso Mekki, "aiutera'" a concludere il periodo di transizione.  Un appello al dialogo è stato lanciato da Hillary Clinton dopo la ministeriale della Nato a Bruxelles. "I disordini che vediamo di nuovo nelle strade del Cairo e nelle altre citta' egiziane indicano che il dialogo e' urgentemente necessario, un dialogo a due sensi, non con una sola parte che parla all'altra". Clinton ha chiesto che ai tribunali egiziani venga permesso di funzionare e che un processo costituzionale "aperto, trasparente e giusto" proceda in modo che "non venga favorito in modo ingiusto un gruppo su un altro". "Vogliamo vedere un processo che sia inclusivo ed un dialogo che sia veramente aperto ad uno scambio di idee e che faccia avanzare il processo democratico in Egitto" ha aggiunto.
Intanto, dopo essere stato costretto lunedì sera a lasciare il palazzo presidenziale a causa delle proteste dei manifestanti, il presidente egiziano Mohamed Morsi vi ha fatto ritorno questa mattina, come ha annunciato l'ufficio di presidenza. Lunedì sera migliaia di persone scese in piazza hanno infranto il cordone della polizia intorno al palazzo presidenziale e sono state messe in fuga solo da un fitto lancio di lacrimogeni. La manifestazione, tuttavia, non si è fermata e un presidio di attivisti è rimasto di fronte all'edificio per tutta la notte. Ciò che si sta verificando in Egitto, dove si assiste a violente manifestazioni e scontri tra sostenitori del presidente Muhammad Morsi e i suoi oppositori, "è solo il prezzo che dobbiamo pagare per il progresso e la democrazia", dice dal Cairo Yuhanna Kolta, vicario patriarcale della Chiesa copta cattolica in Egitto, che in un'intervista ad Aki-Adnkronos International spiega che "la Chiesa copta cattolica non ha preso alcuna iniziativa rispetto alla situazione cui si assiste in Egitto" in questi giorni. "I religiosi - sottolinea - non devono immischiarsi negli affari politici". Kolta precisa che "la Chiesa egiziana in generale, ossia cattolica, ortodossa e anglicana, ha già preso la sua iniziativa, ossia ritirarsi dall'Assemblea costituente egiziana, di cui ero uno dei membri". - Adnkronos/Aki/Ign

 
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05/12/2012 Kenya: Attentato a Nairobi, colpito quartiere somalo

Almeno otto persone sono rimaste ferite nell’esplosione di un ordigno nascosto sul ciglio della strada, nel quartiere di Eastleigh, a Nairobi: il bilancio, ancora provvisorio, è stato diffuso da Moses Nyakwama, il capo della polizia nella capitale. La deflagrazione si è verificata alle 19.30 (ora locale), in un momento di massima affluenza degli abitanti del quartiere che rientrano dal lavoro. L’ordigno è stato nascosto non lontano da un supermercato molto frequentato. Per ora l’attentato non è stato rivendicato e le forze di polizia hanno predisposto l’apertura di un’inchiesta.  Lo scorso 19 novembre sette persone sono rimaste uccise e altre 29 ferite nell’esplosione di un minibus che ha colpito lo stesso quartiere di Eastleigh, sopranominato la “piccola Mogadiscio” per essere abitato in maggioranza da cittadini somali e da keniani di origine somala. Anche in quel caso l’attentato non è stato rivendicato, ma la stampa locale ed internazionale lo ha ricollegato al coinvolgimento delle forze keniane nel sud della Somalia; erano poi seguite violenze attribuite meglio identificati assalitori armati che hanno attaccato case e negozi del quartiere. Da ottobre 2011 l’impegno di Nairobi a sostegno del governo somalo è già costato al Kenya una serie di attentati che hanno colpito Nairobi, il porto meridionale di Mombasa e la guarnigione orientale di Garissa. Gli attacchi, mai formalmente rivendicati, sono sempre stati ricollegati a gruppi armati vicini agli insorti islamici Shebaab, in lotta contro le autorità di Mogadiscio. - Misna

 
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05/12/2012 Mali: Verso dialogo inclusivo, ma “urge” intervento militare

Cessazione delle ostilità e creazione di un quadro di dialogo intermaliano inclusivo: sono questi i primi frutti raccolti a Ouagadougou dai mediatori dell’Africa occidentale che ieri, per la prima volta, hanno fatto sedere attorno allo stesso tavolo esponenti del governo di Bamako e di due dei gruppi armati che controllano le regioni settentrionali del Mali. Il presidente del Burkina Faso, Blaise Compaoré, mediatore a nome della Comunità economica dei paesi dell’Africa occidentale (Cedeao), ha ottenuto da entrambe le parti il riconoscimento di alcuni principi portanti: “Il rispetto dell’unità nazionale e dell’integrità territoriale del Mali”, “il rifiuto di ogni forma di estremismo e di terrorismo”, “il necessario rispetto dei diritti umani, della dignità umana, delle libertà fondamentali e religiose”.  Il quotidiano locale ‘Journal du Mali’ ha inoltre riferito che il documento finale non fa alcun riferimento alla sharia (legge islamica), applicata da alcuni mesi dal movimento islamico Ansar Al Din, gruppo coinvolto nei colloqui di Ouagadougou accanto ai tuareg del Movimento nazionale di liberazione dell’Azawad (Mnla). Su questo punto gli inviati di Bamako hanno ribadito che “la laicità è una condizione preliminare all’apertura del dialogo”. Finirà sul tavolo negoziale anche la questione che ancora divide i tuareg, cioè l’autodeterminazione o l’indipendenza dell’Azawad. Intanto, nonostante i passi avanti sulla strada del negoziato con alcuni dei gruppi ribelli del Nord del Mali, Alassane Ouattara, presidente di turno della Cedeao, ha ribadito che “l’intervento militare è urgente e indispensabile”. In visita ufficiale in Francia, il capo di Stato ivoriano ha chiesto al Consiglio di sicurezza dell’Onu di adottare “con urgenza” una risoluzione presentata dall’Unione Africana (UA) che dia il via libera al dispiegamento “nel più breve tempo possibile” di una forza africana nel Nord del Mali. Lo stesso appello è stato lanciato martedì dal capo di Stato del Benin Thomas Boni Yayi, presidente di turno dell’UA, che ha espresso “delusione” dopo i dubbi espressi dal segretario generale Onu Ban Ki-moon, preoccupato “per i rischi umanitari e politici di un intervento armato”. Da canto suo l’Unione Europea (UE), che invierà a Bamako 250 consiglieri militari, ha auspicato una “cornice credibile per i negoziati Nord-Sud” e una “soluzione duratura” in Mali. - Misna

 

 
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