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18/10/2012 Mali: Tuareg Mnla: Intervento nel nord sarà considerato atto aggressione

Qualsiasi intervento dei Paesi dell'Africa occidentale contro i gruppi estremisti nel nord del Mali sarà considerato un atto di aggressione dai tuareg del Movimento nazionale per la liberazione dell'Azawad (Mnla). Lo ha detto il portavoce dell'organizzazione, Moussa Ag Attaher, nel corso di un incontro con giornalisti nella capitale marocchina Rabat. Il Mnla, ha affermato il portavoce, è pronto a sedersi a un tavolo di negoziati con il governo di Bamako e rappresentanti dei Paesi vicini per formulare una strategia comune volta a espellere i gruppi legati ad al-Qaeda che si sono stabiliti nel nord del Mali. "Crediamo - ha spiegato Ag Attaher - che tutte le azioni che hanno luogo nel territorio dell'Azawad senza l'approvazione del Mnla siano azioni contro di noi, per cui risponderemo. Proponiamo che, contemporaneamente agli sforzi politici, il Mnl, l'Ecowas, il Mali e gli altri Paesi coinvolti in questa iniziativa si siedano insieme e elaborino una strategia per collaborare". Ad aprile i ribelli tuareg hanno preso il controllo del nord del Mali, dichiarando indipendente il territorio dell'Azawad. Successivamente sono stati tuttavia respinti dalle principali città da gruppi di estremisti che vogliono creare uno Stato islamico e introdurre la sharia. Una risoluzione approvata la settimana scorsa dal Consiglio di sicurezza dell'Onu prevede la creazione di una forza militare africana in Mali, con lo scopo di cacciare i militanti islamici. Attaher ha detto di dubitare che alcune migliaia di soldati africani riescano nell'impresa e ha offerto le competenze del suo gruppo, che dispone di alcune migliaia di combattenti e controlla ancora gran parte del territorio. Il Mnla, ha aggiunto il portavoce, è anche pronto a negoziare su un possibile sistema federale a patto che nel futuro sia organizzato un referendum per l'autodeterminazione della regione. - LaPresse/AP

 
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18/10/2012 R. D. Congo: ONU, Rwanda e Uganda alimentano il conflitto nell’est

Nuove accuse contro il Rwanda, ma anche contro l’Uganda, sarebbero contenute in un rapporto di esperti delle Nazioni Unite, non ancora reso pubblico ma di cui alcuni organi di stampa hanno divulgato anticipazioni. Il rapporto dovrebbe essere pubblicato a novembre. A redigere il rapporto, nella scia di quello pubblicato a fine giugno e che aveva suscitato l’ira di Kigali, è il gruppo di esperti dell’Onu incaricato di monitorare l’embargo sulle armi alla Repubblica Democratica del Congo. Riguarda in particolare la situazione nell’Est dell’ex Zaire e più precisamente nella provincia del Nord Kivu. Nel documento di 44 pagine, finora confidenziale, si accusa il governo ruandese di “continuare a violare l’embargo attraverso un supporto diretto ai ribelli dell’M23, la facilitazione di operazioni di reclutamento, l”incoraggiamento alla diserzione in seno alle Forze armate regolari congolesi (Fardc) e l’approvvigionamento in armi e munizioni, servizi di intelligence e consigli politici” secondo alcuni media internazionali che hanno letto i contenuti. Le accuse contro l’Uganda non sono specificate, ma metteranno Kampala in imbarazzo considerato che il governo di Yoweri Museveniprincipale alleato del ruandese Paul Kagame nella regione – assume il ruolo di mediatore con la ribellione nell’ambito dell’iniziativa della regione dei Grandi Laghi di risolvere la crisi armata. Accuse contro il Rwanda e l’Uganda, interessati al business ricavato dallo sfruttamento delle risorse minerarie del Nord-Kivu, sono state per anni formulate dalla società civile congolese, senza vere reazioni da parte dei governanti o delle Nazioni Unite. Su terreno non si verificano combattimenti tra la ribellione del Movimento 23 marzo (M23) e le Fadrc, mentre nei giorni scorsi si erano scontrate altre milizie armate, provocando la fuga di civili. Nella città di Goma, il capoluogo della provincia nord-orientale del Nord-Kivu, è alta la tensione e la popolazione è invitata a limitare più possibile le attività serali.* Laura Camone  - Atlasweb

 

 

 
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18/10/2012 Ruanda: Armi ai ribelli congolesi. L’ONU accusa il Rwanda

Sostegno politico, militare e crescente reclutamento di bambini soldato. L’ONU accusa il Rwanda di spalleggiare i ribelli congolesi nel Nord-Kivu e rimette in discussione l’ingresso del Paese nel Consiglio di Sicurezza. A guidare militarmente il gruppo M23, secondo lo stesso rapporto, sarebbe addirittura il ministro della difesa ruandese. Malgrado un precedente altolà internazionale a giugno, Kigali avrebbe incrementato il proprio sostegno ai ribelli operanti nell’est della Repubblica Democratica del Congo. A nuovi feriti tra i caschi blu, di cui parlano i report dalla frontiera con l’Uganda, fa eco sul fronte diplomatico la replica del Rwanda, che nega su tutta la linea. Parole a cui Kigali si aggrappa anche per difendere l’ingresso come membro non permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per il periodo 2013-2014, che si discuterà proprio questo giovedì. - Euronews

 
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18/10/2012 Sud Sudan: Ripresa produzione petrolio dopo blocco di nove mesi

Il governo del Sud Sudan ha ordinato alle compagnie petrolifere di riprendere la produzione dopo un blocco di quasi nove mesi causato dalla disputa con il Sudan sui confini e sul greggio. Il mese scorso il presidente sudsudanese Salva Kiir e l'omologo sudanese Omar al Bashir avevano firmato un accordo per permettere alle autorità di Juba di esportare il petrolio attraverso gli oleodotti e i porti situati nel nord. Martedì l'Assemblea legislativa nazionale del Sud Sudan ha ratificato l'accordo. Il blocco della produzione, ha affermato il ministro sudsudanese del Petrolio e delle miniere, Stephen Dhieu Dau, "ha permesso di proteggere la sovranità e il patrimonio della nazione". "Ancora una volta - ha aggiunto - il popolo sudsudanese può esercitare il diritto di godere appieno dei benefici delle proprie risorse". - LaPresse/AP

 
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17/10/2012 Botswana: Crollano le esportazioni di diamanti

Era stata la tenuta della domanda cinese a favorire l’industria diamantifera del Botswana ed è probabilmente la decelerazione dell’economia del gigante asiatico ad aver spinto ora in basso le esportazioni di diamanti. Citando i dati contenuti in un rapporto della Banca del Botswana, il quotidiano Mmegi, riferisce che il mese di agosto è stato il peggiore degli ultimi tre anni in termini di esportazioni con un calo di 95 milioni di dollari rispetto al mese precedente. Pesano ancora, sottolinea la fonte, le incertezze della zona euro e dell’economia statunitense, ma è dalla Cina che arriva l’ultimo colpo a uno dei fondamentali pilastri su cui si regge l’economia del paese dell’Africa australe. Il Botswana è uno dei primi produttori mondiali di diamanti. La diversificazione dell’economia, dipendente in modo accentuato dall’industria mineraria e dalle oscillazioni dei mercati, è uno dei problemi strutturali che il governo Gaborone sta tentando di risolvere.  - Misna

 
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17/10/2012 Camerun: Privatizzazioni, in vendita le grandi aziende parastatali

Sono in vendita in Camerun diverse aziende a capitale misto, tra cui la Società camerunense di stoccaggio petrolifero (Société camerounaise de dépôts pétroliers, Scdp) e due aziende agricole, la Sodecoton, del settore del cotone, e la Cameroon development corporation (Cdc). Lo ha detto il vice-presidente della Camera di commercio, dell’industria, delle miniere  e dell’artigianato, Ekoko Mukete, durante un recente incontro con investitori sudafricani. Le dichiarazioni di Mukete sono riprese dal settimanale Repères. Le quote statali della Scdp, condivisa con multinazionali straniere come Total e Oil Libia, sarebbero in vendita per 14 milioni di dollari. Il governo detiene per ora il 51% della società. La Cdc è invece un vasto complesso agro industriale di produzione, trasformazione e commercializzazione delle coltivazioni destinate all’esportazione. I suoi principali prodotti sono la banana, i prodotti semi-finiti di caucciù e l’olio di palma. Le sue piantagioni coprirebbero una superficie di 41.000 ettari. Le quote dello Stato varrebbero 64 milioni di dollari. Non è stato citato il valore delle quote pubbliche della Sodecoton, pubblica al 70%, con partecipazioni francesi e private camerunensi. - Atlasweb

 
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17/10/2012 Etiopia : Sequestrato carico di armi lungo la frontiera

Le forze di sicurezza hanno sequestrato centinaia di armi contrabbandate attraverso la frontiera con il vicino Sudan da presunti trafficanti. Lo riferisce la stampa africana secondo cui la polizia etiope ha confiscato il carico di armi a Metama, nella regione Amhara, confinante con lo stato del Nilo Blu in Sudan. Secondo le informazioni in circolazione, gli agenti avrebbero sequestrato 481 pistole e 13.000 proiettili. Inoltre un numero indefinito di presunti contrabbandieri è stato messo agli arresti. Non è chiaro se i sospetti appartenessero a qualche gruppo armato o ai ribelli in armi contro il governo di Khartoum. Nelle scorse settimane il governo di Addis Abeba ha mediato un accordo tra Sudan e Sud Sudan per una ripresa della produzione petrolifera e la soluzione dei nodi irrisolti dopo l’indipendenza del Sud da Khartoum, nel luglio 2011. Pur lasciando in sospeso la questione relativa allo status della regione contesa di Abyei, l’intesa potrebbe segnare la fine delle tensioni lungo il confine comune tra i due paesi. - Misna

 
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17/10/2012 Kenya: Terza edizione per “Women in Africa”, è tempo di investire

Comincia domani a Nairobi la terza edizione della conferenza “Women in Africa”, intitolata quest’anno “Tempo di investire” per sottolineare l’importanza delle donne nel garantire la crescita economica e sociale necessaria allo sviluppo del continente. Organizzata in collaborazione con il dipartimento per l’Africa di UN Women, l’entita’ delle Nazioni Unite per l’Uguaglianza di genere e l’empowerment femminile, la conferenza si svolge il 17 e il 18 ottobre nei locali dell’Università Internazionale degli Stati Uniti, dove sono stati già allestiti una settantina di stand di organizzazioni e imprese a guida femminile. Nei due giorni della conferenza sono stati organizzati seminari dedicati alla sicurezza alimentare, la sanità, l’istruzione, la leadership e gli investimenti. - Atlasweb

 
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17/10/2012 Kenya: Apre l’Università di Dadaab, il primo ateneo per rifugiati

Prossima apertura di una sede distaccata della Kenyatta University.“Si tratta del primo progetto per l’apertura di un’università in un campo profughi” racconta all'agenzia Misna il blogger venticinquenne Bashir Sheikh, responsabile di un centro internet a Dadaab, che con i suoi 470.000 residenti costituisce la terza città del Kenya e il più grande campo profughi del mondo. “L’educazione è come il cibo, l’acqua. Deve essere riconosciuta come un diritto”. Afferma il blogger e aggiunge: “creare un’università in un campo profughi ridona la speranza a molti dei giovani che ci abitano di potersi costruire un futuro diverso”. L’ateneo consentirà di conseguire diplomi di laurea e master in campo economico, letterario e sociale. “Speriamo costituisca un incentivo per i ragazzi a continuare a studiare - sospira Bashir Sheikh – e a non abbandonare il sogno di un futuro migliore”. A tal proposito, Mohammed Bashir Sheikh, rifugiato somalo nel campo profughi di Dadaab, racconta che “i corsi cominceranno ufficialmente a gennaio, ma le iscrizioni sono aperte. Io studierò scienze della comunicazione, voglio diventare giornalista”. L’Università di Dadaab accetterà due terzi di iscritti dal campo profughi e un terzo dalle popolazioni dei villaggi locali, per non acuire tensioni già esistenti tra le due comunità, alimentate dalla continua espansione del campo nel territorio. Ai donatori esteri sarà consentito attraverso programmi speciali di pagare le classi ai giovani che mostrino particolare propensione agli studi. (L.F.) - Radio Vaticana

 
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17/10/2012 Kenya: Granate contro poliziotti, bilancio è di tre morti

È di tre morti, tra cui un poliziotto, il bilancio dell'esplosione di due granate lanciate contro agenti della polizia locale questa mattina da presunti attivisti del gruppo islamista Al Shabaab a Likoni, nella città costiera kenyota di Mombasa. Restano gravi, invece, le condizioni di altri otto poliziotti rimasti feriti nel corso del conflitto a fuoco con i terroristi avvenuto mentre gli ufficiali erano alla ricerca di armi ed esplosivi in una casa nella zona di Majengo Mapya. - Swissinfo

 
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