| Riflessione quaresimale | ||
| di p. Giovanni Castagna | ||
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p. Giovanni Castagna
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Due settimane fa si sono conclusi i giochi olimpici di Torino. Una riuscita straordinaria, spettacolo di sport, di festa, di scenografia, sotto gli occhi del mondo intero. A gloria degli atleti: alcuni noti o diventati famosi, altri quasi semplici comparse. Ma quanti mesi e anni di allenamento per qualche gara. E quanti anni ci sono voluti di preparazione e dispendio in organizzatori, architetti, operai di ogni categoria, forze dell’ordine e di pronto soccorso, senza contare le migliaia di volontari… Tanto lavoro per soli 15 giorni, ma con opere e strutture che rimangono a beneficio degli sportivi e del pubblico e, ancora, l’educazione ai valori etici che arricchiscono e stimolano i giovani e favoriscono la convivenza umana. Eppure per chi ragiona con la fede cristiana, quei giochi non sono che un avvenimento ben piccolo in confronto con la resurrezione di Gesù, avvenimento che noi celebriamo, generazione dopo generazione, ogni anno, a Pasqua. Per questo ad esso ci prepariamo con i 40 giorni della Quaresima. Da duemila anni la resurrezione di Gesù sta trasformando la storia e l’umanità, non tanto con il rombo appariscente delle armi o dell’ ingegno, ma con la forza misteriosa di un lavoro costante e paziente, che trasforma chi la incontra in testimone, in seme di altri credenti, anche a rischio della propria vita. Si direbbe però che le Pasque da noi celebrate si siano appiattite a semplici domeniche ordinarie, senza lasciar segno nella nostra vita individuale, di famiglia, di parrocchia o di umanità. E soprattutto non corriamo più come staffette per consegnare ad altri il testimone. Chiediamo per i nostri figli il battesimo, ma non trasmettiamo più a loro la fede. Chiediamo le nozze in Chiesa, ma le nostre famiglie non sono più chiese domestiche. E tra noi non nascono più le vocazioni dei testimoni a vita: non abbiamo più preti, non inviamo più missionari. E questo perché? È la domanda che dobbiamo farci in questo tempo di quaresima, che è un cammino, preparazione, allenamento che si chiuderà nella notte pasquale, quando saremo chiamati a rinnovare la fede del nostro battesimo e a riprendere il mano il testimone della risurrezione da trasmettere ad altri nella nostra vita. |
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