Author: Claudio Zuccala

La tratta degli esseri umani in Africa

Il link qui sotto vi porta sul sito internazionale dei missionari d’Africa (Padri Bianchi) e consente di accedere a una serie di video (divisi per Paese) che documentano la schiavitù moderna nel continente Africano

 

https://mafrome.org/documentary-videos-on-human-trafficking-in-africa/

Giornata del migrante e del rifugiato

“Accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e i rifugiati”. È il cuore del messaggio di Papa Francesco per la Giornata mondiale del Migrante e del rifugiato, che ricorre domenica 14 gennaio. Il Pontefice definisce “un segno dei tempi” la “triste situazione di tanti migranti che fuggono dalla guerra” e dalla povertà. Ricorda dunque il suo viaggio a Lampedusa all’inizio del Pontificato e l’istituzione di una Sezione speciale dedicata ai migranti da lui stessa diretta. “Ogni forestiero che bussa alla nostra porta – evidenzia riprendendo il capitolo 25 del Vangelo di Matteo – è un’occasione di incontro con Gesù Cristo”. Francesco parla di una “grande responsabilità che la Chiesa intende condividere con tutti” per esprimere sollecitudine verso i migranti.

Il Messaggio si articola dunque in 4 punti, quattro verbi “fondati sui principi della Dottrina della Chiesa”. Innanzitutto “accogliere”. Il Papa sottolinea che è urgente “offrire a migranti e rifugiati possibilità più ampie di ingresso sicuro e legale nei Paesi di destinazione”. Francesco chiede di semplificare la concessione dei “visti umanitari” e favorire i ricongiungimenti familiari. Ancora, ribadisce la necessità di aprire “corridoi umanitari per i rifugiati più vulnerabili”. Quindi, critica “le espulsioni collettive di migranti e rifugiati, soprattutto quando vengono eseguite verso Paesi” che non garantiscono il rispetto dei diritti fondamentali. Ribadisce così che il principio della centralità della persona umana “obbliga ad anteporre sempre la sicurezza personale a quella nazionale”. Di qui, si legge nel Messaggio, il bisogno di “sforzarsi di preferire soluzioni alternative alla detenzione” dei migranti.

Francesco volge l’attenzione poi al verbo “proteggere”. Tale protezione, osserva, comincia “in patria” e andrebbe continuata “in terra d’immigrazione”. Dal Papa l’invito a valorizzare le capacità e competenze dei migranti che devono perciò avere libertà di movimento nel Paese d’accoglienza e la possibilità di lavorare. Né dimentica di mettere l’accento sulla protezione dei minori migranti che hanno diritto a studiare e a vivere con le loro famiglie evitando “ogni forma di detenzione”. “Nel rispetto del diritto universale ad una nazionalità – soggiunge – questa va riconosciuta e opportunamente certificata a tutti i bambini e le bambine al momento della nascita”. E, riferendosi alla apolidia di non pochi migranti, scrive che può essere superata con “una legislazione sulla cittadinanza” conforme al diritto internazionale.

E’ dunque la volta del verbo “promuovere” che, si legge nel Messaggio, vuol dire che tutti i migranti devono essere messi in condizioni di realizzarsi come persone. Francesco incoraggia l’inserimento socio-lavorativo dei migranti. Ed elogia gli sforzi di molti Paesi in termini di cooperazione internazionale. Auspica però che “nella distribuzione di tali aiuti si considerino i bisogni dei Paesi in via di sviluppo che ricevono ingenti flussi di rifugiati e migranti”.

L’ultimo verbo, scrive Francesco è “integrare”. Il Papa rimarca subito che integrazione “non è un’assimilazione, che induce a sopprime o a dimenticare la propria identità culturale”. Si tratta di un processo prolungato che, esorta il Papa, “può essere accelerato attraverso l’offerta di cittadinanza slegata da requisiti economici e linguistici”. Ancora una volta chiede di “favorire” la “cultura dell’incontro” e assicura che la Chiesa “è disponibile ad impegnarsi in prima persona” in questo campo. Per ottenere i risultati sperati, avverte, è  tuttavia “indispensabile il contributo della comunità politica e della società civile”. Di qui l’appello ai leader politici a concretizzare i patti globali approvati recentemente in sede Onu (Global compacts) uno dedicato ai rifugiati e uno ai migranti. I prossimi mesi, conclude il Messaggio, “rappresentano un’opportunità privilegiata” per sostenere “con azioni concrete” i quattro punti declinati nel Messaggio: “accogliere, proteggere, promuovere e integrare”.

Alessandro Grisotti

150° dei Padri Bianchi

Quest’anno i Missionari d’Africa celebrano una tappa importante della loro storia. Infatti il 18 ottobre del 1868 si apriva ad Algeri il primo noviziato della Società dei Missionari di Nostra Signora d’Africa. Una decina di aspiranti vengono affidati a padre Vincent, gesuita, coadiuvato da un padre sulpiziano. Le direttive del fondatore, il francese Charles  Lavigerie (1825-1892), arcivescovo di Algeri da poco più di un anno,  sono precise e rivelano già lo spirito che egli intende dare alla nascente istituzione: i futuri missionari devono ad ogni costo parlare l’arabo; adottare il vestito bianco della regione — di qui il nome di «Padri Bianchi» —, un copricapo rosso e un rosario al collo; avere frequenti contatti con la gente del posto; alternare lo studio e la preghiera al lavoro manuale.

Cardinale Lavigerie

Programma impegnativo, ma proprio per questo affascinante per la gioventù che è attratta da grandi ideali e si sente chiamata all’eroismo.

Padre Vincent riferisce così le istruzioni che Lavigerie gli aveva impartito personalmente: «Formate apostoli e seguite esattamente la direzione del noviziato della Compagnia; con questa sola differenza, che concederete più tempo agli studi rispetto al periodo del noviziato. Dei santi io voglio, dei santi! Gettateli bene nello stampo di Sant’Ignazio e siano nelle vostre mani come un corpo morto, che si lascia portare da tutte le parti e plasmare come si vuole, oppure come il bastone nella mano di un anziano, perché gli serva ovunque e per qualsiasi cosa”.

Lavigerie non intende creare una spiritualità originale: vuole formare degli apostoli e fa riferimento alle grandi linee dello spirito, eminentemente apostolico, di sant’lgnazio, memore anche del suo direttore, il gesuita padre de Ravignan.

Le prime Costituzioni, formulate da padre Vincent, verranno riviste, corrette, rifatte ripetutamente. Col concorso dei primi missionari saranno abbandonati alcuni aspetti più propri della vita religiosa per accentuare, invece, il carattere missionario della Società, corrispondente alla sua natura di «Istituto missionario di sacerdoti e fratelli [laici consacrati], viventi in comunità». La missione e la comunità saranno i due elementi fondamentali della famiglia apostolica di Lavigerie

Il 2 febbraio 1869, in una piccola cappella adiacente al Santuario della Madonna d’Africa, ha luogo la vestizione dei novizi. Ma del gruppo precedente solo quattro hanno perseverato e rivestono il caratteristico abito bianco.

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