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La
visione della poligamia del dottor Ghrewati, seppur per noi inaccettabile,
parte, sembra, da presupposti medico - psicologici e non da atteggiamenti di
misoginia o maschilismo.
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«La poligamia fa molto bene alla salute»
La
cura
del dottor Grewati

Mohammed Baha’ id-Din Ghrewati è un medico musulmano che “prescrive” la poligamia come rimedio al disordine sessuale ed esistenziale. Anche in Italia, sue dichiarazioni televisive nell’ora di massimo ascolto hanno fatto scalpore. Siamo andati a chiedere spiegazioni
di
Angela Lano
Figura bizzarra? Di sicuro un personaggio discusso. Mohammed Baha’ id-Din Ghrewati, siriano da quasi quarant’anni in Italia, dove lavora tra Lombardia, Liguria e Lazio, è medico, neuropsichiatra e omeopata. Ha mogli e figli. Responsabile di un centro islamico milanese, è tra i fondatori dell’Ucoii, l’Unione delle comunità ed organizzazioni islamiche in Italia, nella quale però non riveste alcun ruolo ufficiale. Lo Stato italiano gli nega la cittadinanza. Il suo nome è balzato agli onori della cronaca quando, il 21 gennaio scorso, ha rilasciato un’intervista al Tg1 in cui promuoveva la legalizzazione della poligamia in Italia. Molte le reazioni sdegnate, anche in seno alla comunità musulmana. Del resto, i casi di poligamia emersi attraverso dichiarazioni, articoli di giornale e servizi televisivi suscitano forte clamore sia tra gli italiani sia tra i musulmani d’Italia. Spiega il dottor Ghrewati: «Le società umane sono pervase da un profondo mal di vivere, da una grave sofferenza. Le donne sono quelle che stanno peggio, e con loro, i figli. Mancano gli uomini di valore, responsabili, seri. Ci sono tanti “bambini con i baffi”, maschi capricciosi, prepotenti, guerrafondai, ingiusti, ladri, corrotti, che causano dolore alle famiglie e alla società».
Uomini infantili ed egoisti, ma di chi è la responsabilità?
«Delle donne. Mancano madri che educano, con il loro affetto, con la loro accoglienza. L’uomo si forma dalla donna. Diciamo che maschio e femmina sono in disarmonia, in squilibrio. E dallo squilibrio nasce il caos. In tutto il pianeta ci sono guerre, disastri ambientali, ingiustizie, famiglie che si sfasciano e figli che soffrono. La negatività inizia in casa: se un uomo tratta male la propria moglie, la propria figlia, la propria madre, insomma, la donna, maltratterà anche tutti gli altri, fuori».
Dunque, lei propone come base di partenza per una buona società una vita armoniosa in casa, con ruoli ben definiti tra uomo e donna?
«Certo. Diciamo che ci vuole equilibrio. L’origine del denaro viene dal maschio, quella del valore umano dalla donna, che è istintiva, generosa, affettuosa. Questi due poteri, definiamoli “economico” e “morale”, devono essere in equilibrio. Ciò non significa che la donna non si debba occupare degli aspetti materiali, che non debba lavorare. Un altro elemento è il dialogo: con il Creatore - dunque, di natura spirituale. Se non si cura il dialogo con Dio, si perde anche quello con sé stessi e con la società. Si spreca tempo ed energia, non si conclude nulla nella vita, non si sa cosa fare, non si riesce ad amare. Perché? Perché il dialogo spirituale, che dà luce, è stato abbandonato ».
Che soluzioni intravede?
«Ripristinare l’equilibrio tra valore morale, umano ed economico, cambiare i rapporti interpersonali, a partire dalla famiglia. È necessario risanare la famiglia, che rappresenta la cellula del corpo; la sessualità, in senso positivo e vissuta all’interno del matrimonio; la condizione femminile. La donna soffre in tutto il mondo, anche in Italia: ci sono molte donne maltrattate, non amate, sfruttate - in casa, nel lavoro, nel sesso -, abbandonate dopo anni di matrimonio o di fidanzamento, mercificate in tivù e ridotte a veline- prostitute. La donna orienta l’uomo, e di conseguenza tutta la società. Se in una famiglia la madre soffre, soffrono anche i figli. Pensiamo a tutte le tragedie consumate in famiglia: madri che ammazzano i figli e poi si suicidano o impazziscono; figli che uccidono i genitori…».
Lei è medico, che rimedi propone?
«Dare più valore alle donne. Trattarle con amore. Non bisogna farle soffrire. Inoltre, ritengo che la sessualità sana vissuta all’interno del matrimonio rappresenti una terapia: “Fate l’amore, non la guerra”, si diceva qualche decennio fa. È vero: chi è affettivamente appagato non è distruttivo. Curo disturbi e devianze anche con la poligamia».
La poligamia?
«Sì. Tutti credono che sia a favore dell’uomo, ma non è così. La poligamia va contro la pornografia imperante - tivù, internet, programmi trash -, contro la prostituzione, la schiavitù sessuale delle donne, i rapporti “usa e getta”. La poligamia costringe l’uomo ad assumersi la responsabilità della donna con cui vuole avere dei rapporti sessuali e affettivi. La poligamia risolve molti problemi pratici: vedovanza, solitudine, insoddisfazione nel precedente matrimonio, sessualità disordinata… La donna è tutelata, perché sa che non verrà usata per poi essere abbandonata».
Beh, nei paesi arabo-islamici, dove è praticata la poligamia, non si può certo dire che la condizione femminile sia rose e fiori.
«In nessun paese arabo-islamico la poligamia è praticata correttamente e in modo umano. Là dove è permessa è perché ci sono uomini ricchi, egoisti. È una poligamia di comodo, patologica, senza amore. Io parlo di qualcosa di diverso, che ristabilisca l’ordine e l’equilibrio. Che tuteli la donna dall’irresponsabilità del maschio di oggi, infantile ed egoista. Il sesso è il frutto dell’amore, di un rapporto giornaliero che continua nel tempo. Non è qualcosa da consumare e basta. La donna e l’uomo sono l’una parte dell’altro. Sono una traccia di Dio. Due mondi che si uniscono e si amano. E questa è una bella sfida».
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