un
monopattino di legno è al centro dell'ultima disputa
congolese
La
guerra dei CHUKUDU
Il chukudu è il mezzo di trasporto tipico della città di Goma. Per decenni ha assicurato il commercio locale. Oggi rischia di sparire per colpa del sindaco. Ma la gente non vuole rinunciarvi

Testo
e foto di Giusy Baioni
È una giornata come tante a Goma, nell’estremo est della Repubblica Democratica del Congo. La gente affolla le strade, a piedi o in bici. Davanti a noi, un camion stracarico di pacchi ondeggia paurosamente mentre fa lo slalom tra le buche. Ad un tratto rallenta, si inclina… e si rovescia su un fianco. Per fortuna nessuno si fa male. Ma il semiasse è
rotto e il carico rischia di restare sulla strada per molto tempo.
All’improvviso compaiono loro, i chukudu. Sono il mezzo di trasporto tipico di Goma ed esistono solo qui, per chissà quale ragione. Assomigliano ai monopattini di legno con cui giocano i bambini, ma sono dotati di ammortizzatori e di una lunga base d’appoggio su cui è possibile trasportare di tutto. In pochi minuti, i chukudeurs (così sono chiamati i conduttori di questi strani veicoli) caricano i pacchi a forza di muscoli e proseguono sulla strada: il carico è salvo.
Un sindacato fantasma
Chiunque sia passato da queste parti, si è fermato ad osservare incuriosito questo diffusissimo mezzo di trasporto, le cui origini si perdono nella memoria. Ora però i chukudu rischiano l’estinzione: una recente ordinanza del sindaco ha drasticamente limitato le loro possibilità di movimento nel
centro città.
Causavano - pare - troppi incidenti, sulle strade asfaltate, strette e sempre affollatissime. «Il destino dei chukudu fa discutere e litigare », ci assicura un ragazzo. «La gente di Goma non parla d’altro, in questi mesi ». Per saperne di più il giovane ci consiglia di rivolgerci al sindacato dei chukudeurs. Non è semplice trovarlo: sembra un sindacato fantasma, tutti lo conoscono ma nessuno sa indirizzarci verso la sua sede.
Percorriamo più volte il dedalo di viuzze del centro, fino a che entriamo in un cortile, convinti di aver raggiunto la meta. Ci ricevono con piacere, ma ci vuol poco a scoprire che abbiamo sbagliato posto: quello è il sindacato dei carrettieri. Nemmeno lì sanno dirci dove si ritrovino i chukudeurs: «Non hanno una vera e propria sede, per loro natura sono itineranti. Sempre».
La rabbia dei trasportatori
Alla fine, come sempre avviene in Africa, le voci corrono veloci. E sono i chukudeurs a trovare noi. Ci danno appuntamento in una piccola bottega. Dove incontriamo un giovane con camicia azzurra e pantaloni scuri che si presenta come “il portavoce dei conducenti”. Altri suoi colleghi, vestiti con magliette logore e infradito, si radunano fuori dal negozio, in una strada tutta fango e immondizia.
Finalmente riusciamo ad avere alcune informazioni: la loro associazione è nata nel 2003 e raggruppa circa 350 chukudeurs. Ciascuno lavora per sé, procacciandosi il lavoro. Se però insorgono delle difficoltà, ci si dà una mano a vicenda. Ma ora che i problemi ci sono e sono gravi, l’associazione pare non abbia la forza e la capacità di fronteggiarli: il decreto del sindaco che vieta di transitare nel centro città ha dato un duro colpo al loro lavoro.
«La polizia confisca i nostri chukudu e li brucia», protesta un uomo. Un altro aggiunge: «Prima hanno tentato di farci pagare una sorta di licenza per guidare, poi ci volevano mettere la targa sul veicolo!». Il giovane ben vestito spiega: «Ci vogliono far sparire: il sindaco ha dichiarato illegale la nostra associazione e non vuole più vedere i chukudu sulle strade».
Una suora in chukudu
Pare proprio che guidare un chukudu a Goma sia diventato un mestiere pericoloso: ogni volta che si viene fermati dalla polizia bisogna sborsare dei soldi per evitare il sequestro del mezzo. Eppure i chukudeurs non si arrendono, anzi: promettono battaglia. «Vogliamo tornare a lavorare onestamente, non siamo banditi né clandestini. Esigiamo rispetto».
Accanto ai lavoratori in lotta si sono schierati persino alcuni missionari. Suor Deodata, una suora congolese ben nota in città, sta aiutando i chukudeurs che vivono nei pressi dell’aeroporto. «Avevano difficoltà coi pagamenti », spiega la religiosa. «Questo è stato il pretesto per convincerli dell’importanza di imparare a leggere e scrivere». Suor Deodata ha iniziato un corso di alfabetizzazione per una cinquantina di conducenti di chukudu. Tutte le mattine, per un paio d’ore, tiene lezioni di grammatica e matematica, prima del lavoro. «Sono poveri e ignoranti: troppo vulnerabili», chiarisce la suora.
Alcuni vengono dai villaggi in città per vendere i loro prodotti, ma la maggior parte fa semplicemente il trasportatore per conto di altri. Guadagnano dai 2 ai 5 dollari al giorno, per trasportare 200 chili di patate o banane. «Ma ora stanno imparando ad alzare la testa, e presto esigeranno i loro diritti».
La guerra dei chukudu è ancora aperta.