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Ecco dove vivono 

Le popolazioni pigmee sono conosciute fin dall’antichità e vivono distribuite lungo tutta la zona tropico- equatoriale. A seconda della zona i pigmei assumono nomi diversi: 
1 Baka nel Camerun; 
2 Babinga nel Gabon;
3 Bambuti, Bashwa, Baefe, Bapoo, Balese nel Congo;
4 Batwa in Uganda e Ruanda; 
5 Aka nella Repubblica Centrafricana; 
6 Pigmei RD del Congo.

Scienziati della natura

Per molto tempo i pigmei sono stati considerati un popolo di selvaggi e di primitivi. Il loro lungo isolamento nella foresta e la relativa mancanza di contatti con l’esterno hanno dato origine nel passato ad assurde leggende che li dipingevano come animali bruttissimi, pericolosi, con delle lunghe code. Inoltre l’ignoranza e l’arroganza dei primi osservatori bianchi hanno contribuito ad alimentare il pregiudizio circa le loro attitudini intellettuali e spirituali: si pensava stupidamente che la piccola statura delle persone comportasse una cultura altrettanto ridotta.Oggi le cose sono cambiate: nei libri di antropologia i pigmei africani sono descritti come autentici scienziati della natura e il loro straordinario bagaglio di conoscenza sugli ecosistemi forestali non finisce di stupire gli studiosi.

 

 

 

 

piccoli grandi uomini

Viaggio in Congo tra gli ultimi pigmei dell'Ituri

pigmeo

Sono famosi per la loro bassa statura ma dovrebbero essere conosciuti per la loro grande saggezza. Vivono nel cuore della foresta in accampamenti costruiti con rami e foglie. 
Conducono un’esistenza semplice, immutata nei secoli, in simbiosi con la natura. Purtroppo il loro mondo rischia di sparire per sempre

di Raffale Masto, foto di Piero Pomponi/World Focus

La scena è surreale. Potrei dire di essere ancora nel mondo dei sogni se non fossi sveglio da almeno un’ora, con gli occhi fissi caccia nel buio totale e impenetrabile della foresta pluviale, imbrigliato in un’amaca a rete fissata a due grandi alberi. Il primo tenue chiarore dell’alba mi rivela - o forse me la fa solo immaginare - una figura agile e silenziosa che balza sicura tra le capanne di frasche. Si muove come se le sue manovre fossero cominciate da tempo eppure io non avevo sentito nulla. Ci è voluta la debole luce del giorno per farmelo individuare e ora la sua ombra è inequivocabile, non è un sogno. La conferma definitiva mi arriva quando il piccolo uomo attizza le braci rimaste coperte dal fuoco della sera precedente e le prime fiammelle lo illuminano accosciato mentre esegue i movimenti sicuri che probabilmente costituiscono la sua routine mattutina. 

L’alba - che nel frattempo si è fatta più sicura - e il fuoco sembrano un segnale. Il piccolo uomo prende a parlare ad alta voce, passeggiando tra le capanne. Lancia avvisi e consigli a chi ancora dorme e ben presto quel monologo diventa un dialogo con le voci assonnate che provengono dalle capanne. Ora la scena è rischiarata, oltre che dal fuoco, anche dalla tenue luce dell’alba che comincia a filtrare dal fitto dei giganteschi alberi rigogliosi di foglie, liane e rampicanti che coprono quasi completamente il cielo. 

Altri piccoli uomini e donne, queste ultime con i bambini piccoli legati sulla schiena, cominciano a uscire dai loro semplici ricoveri notturni e c’è anche qualcosa da ridere perché, alternate al chiacchiericcio, scoppiano gustose risatine rivolte ora all’uno ora all’altro dei personaggi che calcano quella scena un po’surreale. Non lo avrei mai immaginato, prima di arrivare qui, che i pigmei fossero dei buontemponi e che prendessero la vita, fin dal primo mattino, con il sobrio ottimismo di chi sa cosa aspettarsi dal resto della giornata.

Il cuore verde dell’Africa 

Siamo a cinque ore di strada da Beni, cittadina della Repubblica Democratica del Congo, sul confine ugandese, sotto il massiccio del Ruwenzori, a un centinaio di chilometri dal lago Edward. Per arrivare qui abbiamo percorso con un potente fuoristrada una pista in terra battuta che fende una delle foreste pluviali più grandi e impenetrabili del mondo. 

cacciatori La percezione di essere in uno dei polmoni verdi del pianeta arriva dopo circa un’ora di marcia: la strada, all’inizio ampia e percorribile, diventa più stretta e sconnessa man mano che si prosegue, in alcuni punti assomiglia ad una galleria la cui volta è costituita dall’intreccio dei rami degli alberi che crescono da una parte e dall’altra della pista. Prima di partire da Beni ci hanno avvisato: i pigmei si sarebbero manifestati lungo la strada, è una loro caratteristica e insieme una necessità. 

Questi piccoli uomini, infatti, pur vivendo in piccoli accampamenti nel cuore della foresta, hanno contatti costanti con le popolazioni bantu con le quali scambiano le loro piccole prede della caccia contro i pochi prodotti dell’agricoltura che utilizzano nella loro dieta. Infatti a un certo punto sul ciglio della pista due figure immobili sembrano proprio attendere il passaggio della nostra jeep. 

Quando ci fermiamo, Jimmy, l’autista, ci fa da interprete in kiswahili, la lingua di tutte le popolazioni dell’Africa Orientale, che i pigmei usano solo per il commercio mentre normalmente comunicano in pygmy, la loro lingua. Accettano di portarci nel loro villaggio e ci fanno cenno di seguirli. Non ci resta che il tempo di preparare le nostre cose - zanzariera, amaca, spray repellenti per gli insetti, qualche medicinale - e siamo in marcia con loro.

A piedi nella foresta 

Si muovono agili davanti a noi nel groviglio del sottobosco. In alcuni punti seguono un sentiero appena accennato, in altri devono aggirare ammassi di foglie e rami che ostruiscono il passaggio. Procedono sicuri come se seguissero una strada conosciuta e percorsa innumerevoli volte. Seguo con lo sguardo i piedi nudi di quello davanti a me, li vedo calcare con decisione il tappeto di foglie e radici e il pensiero corre inevitabilmente ai pericoli nascosti della foresta: serpenti velenosi, micidiali scorpioni, formiche onnivore. 

Loro sembrano non curarsene. Li osservo e cerco di far tornare alla mente le notizie scientifiche che ho assimilato prima della partenza: i pigmei sono alti in media un metro e quaranta centimetri, pelle di colore giallo-rossiccio tendenzialmente scuro, occhi castani, capelli corti e crespi, barba ben sviluppata, labbra tumide e sporgenti, arti inferiori brevi. Caratteristiche, queste, che fanno dei pigmei una razza a sé, diversa da quella nerabantu che popola gran parte dell’Africa. 

E certamente una razza che è la più adatta a vivere in queste regioni equatoriali considerate tra le più inospitali della Terra, con una umidità costante che raggiunge, per gran parte della giornata, il 99%.

Scende la notte 

Le ore di cammino in questa foresta che nasconde il cielo fanno perdere la cognizione del tempo e bisogna fare ricorso all’orologio. Siamo vicino al tramonto e i raggi del sole, che prima formavano fasci di luce simili a quelli dei riflettori a teatro, ora non ci sono più. Come per incanto i nostri due accompagnatori sono arrivati al momento giusto nel luogo adatto dove passare la notte. 

ragazze

Per loro i preparativi sono pochi: accendere il fuoco, una frugale cena con la selvaggina catturata nella giornata e poi, attendendo che il fuoco si esaurisca, una rilassante fumata dalle corte pipe di radica. Poco dopo si sono già costruiti il loro giaciglio di foglie. Per noi le cose vanno più per le lunghe, dobbiamo fare ricorso alle torce elettriche per piazzare amache e zanzariere e fare attenzione che dagli alberi non discendano minacciose colonie di formiche e insetti. 

La foresta di notte è tutto un fruscio, in lontananza si sentono ululati e versi che è impossibile assegnare a qualche animale conosciuto.

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