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Partire
Il viaggio illustrato in queste pagine viene organizzato da Chiama l’Africa (www.chiamafrica.it), in collaborazione con l’associazione culturale senegalese Jant-bi. La quota di partecipazione oscilla tra 1.550 e 1.800 euro a testa, a seconda del periodo, e comprende un contributo a progetti di promozione sociale a Dakar. Il soggiorno dura 15 giorni; le prossime partenze sono: 29 giugno, 16 luglio, 3 e 20 agosto, 4 settembre. Per visitare il Senegal non è necessaria alcuna vaccinazione, tuttavia è consigliata la profilassi antimalarica. Altre informazioni possono essere richieste al coordinatore del viaggio, Alex Sarr: tel. 347 8219675, tel. 0542 22880,
info@chiamasenegal.it.
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Da leggere “Buongiorno Senegal” di Cecilia Gentile
(Ediciclo 2006, pp.216, euro 14, il diario di un viaggio in bicicletta da Dakar a
Podor, con prefazione di Walter Veltroni.
Tra le guide segnaliamo la nuova “Senegal e Gambia” a cura di Valentina Cassinelli e Claudio
Meirone. (Polaris 2006, pp. 320, 27 euro, www.polaris-ed.com).
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Boom
TURISTICO
Oltre
6 miliardi di spostamenti l’anno, 600 milioni di voli internazionali, 135
milioni di lavoratori nel mondo, un fatturato pari al 7% del Pil del pianeta:
sono i numeri dell’industria turistica. Una realtà complessa e in pieno
sviluppo. L’Africa, l’anno scorso, è stata il continente con la maggior
crescita turistica. Secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per il
turismo mondiale (Unwto), nel 2006 il flusso turistico nel continente ha
registrato un boom di presenze: +8,1%, quasi il doppio rispetto alla media
mondiale, già di per sé indicata dagli esperti come una cifra record per il
settore. I principali paesi di destinazione sono il Sudafrica, il Kenya e il
Marocco. Ma crescono anche Namibia, Sudafrica, Senegal, Etiopia e Tanzania.
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Il
Turista selvaggio
Il
turista giudica: paga e quindi giudica. Raramente si accorge di essere a sua
volta giudicato, guardato come un animale strano, forse pericoloso, ma
prevedibile. Il turista vuole sempre scoprire tutto in un colpo solo. E' il
motivo per cui è facile riconoscerlo.
Alcuni cercano soprattutto di incontrare donne: le cercano nei nightclub, nei
bar, nei ristoranti. Sono disposti a qualunque sacrificio finanziario per
averle.
Il turista è facile da identificare: borsa, macchina fotografica, e ignoranza
totale di tutto quello che vede. Un giorno ho detto salamalek (il saluto
mussulmano) a un turista e lui mi ha tirato uno schiaffo, credendo che fosse una
parolaccia.
Il turista ha spesso un cappello e si sposta in taxi. E' una persona ricca, che
non si interessa della qualità delle cose. Se una cosa gli piace, la compra a
qualsiasi prezzo, perchè i soldi ce li ha...
Isidore
Dieng Mbaye e Jacques Bugnicourt
Touristes-rois en Afrique, Korthala 1982
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Un
Senegal diverso
Annotazioni
di un viaggiatore responsabile
Visitare i quartieri popolari di Dakar, le associazioni locali, le radio comunitarie, le scuole dei guaritori tradizionali. Senza dimenticare il mare e le bellezze paesaggistiche. È il programma di un viaggio originale alla scoperta del volto più sincero e bello del Senegal
testo
di Marco Ferri, foto di Marco Trovato
Imola. Insolita partenza per un gruppo di dodici giovani desiderosi di scoprire il Senegal. Eppure l’avventura comincia qui, un mese prima di salpare con l’aereo verso l’Africa. Perché quella organizzata dall’associazione Chiama l’Africa è molto più di una vacanza intrisa di esotismo. È un’esperienza che mira a trasformare il turista occidentale in un viaggiatore consapevole e responsabile. All’incontro facciamo conoscenza con Alex Sarr, la guida senegalese che ci accompagnerà tra i segreti del suo Paese natale, premuroso nel chiarirci le peculiarità del viaggio: «Esiste un modo di viaggiare la cui prima caratteristica è la consapevolezza: di sé e delle proprie azioni, della realtà che si intende visitare».
È importante, per esempio, sapere dove vanno a finire i soldi che si spendono: «Useremo strutture di
accoglienza e mezzi di trasporto gestiti da senegalesi, senza l’intermediazione di agenzie o tour operator occidentali», ci viene spiegato. «Così contribuiremo a sostenere lo sviluppo locale». In questa fase, inoltre, siamo tutti invitati a informarci sugli usi e i costumi delle popolazioni che incontreremo. «La preparazione del viaggio è fondamentale per rispettare le culture e non farsi trovare impreparati all’incontro », precisa Alex. «Le parole d’ordine del turista responsabile devono essere equità, sostenibilità, tolleranza».
Non solo cultura
Finalmente arriva il grande giorno. Dopo poche ore di volo aereo, ci troviamo catapultati nel caotico aeroporto di Dakar. Restiamo impressionati dal vorticoso mosaico di lingue, odori e colori diversi. «Benvenuti in Africa»: tra la folla sbuca il volto sorridente di Alex. Ora il viaggio può davvero iniziare. Alloggiamo in un grazioso alberghetto, il Tally Cauris.
A dire il vero, l’edificio assomiglia più a una tipica casa senegalese che a un hotel: le camere sono spartane ma accoglienti e la cucina è molto saporita: a base di pesce fresco, spezzatini di pollo e montagne di riso con verdure.
Con lo stomaco pieno, ci buttiamo nelle strade della capitale, brulicanti di persone sempre in movimento. Facciamo tappa al museo Ifan, una istituzione dell’Africa nera, dove abbiamo modo di percorrere velo cemente la storia del Senegal e cominciare a prendere confidenza con le usanze dei popoli che incontreremo. La visita culturale prosegue, il giorno seguente, sull’isola di Gorée, situata di fronte al porto di Dakar. Il nome
dell’isoletta è legato alle atrocità del periodo schiavista: da qui partivano infatti i bastimenti dei negrieri diretti verso le Americhe.
Visitiamo la celebre Maison des esclaves, la “Casa degli schiavi” dove uomini, donne e bambini venivano rinchiusi per poi essere condotti a lavorare nelle piantagioni del Nuovo Mondo. Un luogo che, ancora oggi, lascia senza respiro. C’è tempo, per fortuna, anche per visitare gli atelier degli artisti che vivono e lavorano a Gorée: sono pittori, scultori, decoratori - e rappresentano il volto nuovo e colorato dell’isola.
Il cuore segreto di Dakar
Dopo la cultura e l’arte, viene il momento dell’incontro con la gente. Entriamo nel quartiere popolare di Pikine e qui la nostra visita prende un’altra piega. L’accoglienza della popolazione ci sorprende. In mezzo a tanta povertà, i bambini sono sorridenti. Hanno voglia di giocare, divertirsi. E stringere nuove amicizie con gli ospiti stranieri.
Facciamo conoscenza dell’associazione locale Jant-Bi che organizza corsi di alfabetizzazione e progetti di assistenza medica per i più poveri, sostenuti anche coi viaggi responsabili (una parte della nostra quota di partecipazione finisce qui). È incredibile quanto sia viva e determinata la cosiddetta società civile di questo Paese. Nel pomeriggio, dopo un grande pranzo senegalese e un tè ristoratore, assistiamo alla distribuzione nel quartiere delle zanzariere antimalaria acquistate da Chiama l’Africa. E per finire l’intensa giornata, visitiamo gli studi e la redazione di una sorprendente emittente radiofonica locale, Radio Oxyjeunes, che da anni manda in onda programmi informativi per migliorare la vita del quartiere.
Incontri imprevedibili
Lasciamo Dakar e ci spingiamo verso nord a bordo di un tipico pulmino senegalese. Il programma prevede una tappa al suggestivo lago Retba, celebre per il colore rosastro delle sue acque ricche di sali minerali e particolari microrganismi (Africa 6/2006, ndr). Attorno alle sue rive si innalzano montagnole di sale estratto da una cooperativa di lavoratori e messo ad essiccare al sole. Questa notte dormiamo in tenda, tra la sabbia del deserto, cullati dal ritmo del djembé e della kora, gli strumenti più popolari della musica senegalese. Il giorno seguente facciamo rotta verso la città di Mbour e attraversiamo le terre dei Fulbe, pastori tradizionalmente nomadi che oggi sono costretti a fare i conti con la siccità e la scarsità di pascoli. Ci fermiamo in un villaggio abitato da una grande famiglia fulbe: un incontro prezioso e raro. Come quello che ci attende, nel pomeriggio, al Centro di ricerca sperimentale di medicina tradizionale di Mbour, dove alcuni ricercatori locali ci illustrano gli studi finalizzati alla creazione di nuovi farmaci a base di piante africane.
In mezzo alla natura
Raggiungiamo la costa più bella del Senegal: la Petite Côte. Alloggiamo al Blue Africa, un’accogliente schiera di bungalow dal tipico aspetto africano. Dietro le stanze si estende il villaggio dei pescatori e, di fronte, una meravigliosa spiaggia bianca e l’oceano Atlantico. Il sole, il mare e le palme creano la cornice perfetta per alcuni giorni di relax. Languide atmosfere pervadono il villaggio di Joal, dove la comunità cattolica convive pacificamente con quella musulmana, e la suggestiva isola di Faidiouth, interamente formata da conchiglie.
Ma, non lontano, in una zona cementata “in nome dello sviluppo”, vediamo l’impatto dei grandi hotel e villaggi turistici che hanno colonizzato e rovinato - con un boom edilizio senza regole - una parte del luogo. Anche questo serve ad aprirci gli occhi sugli effetti spesso distruttivi di un certo tipo di turismo. Per fortuna i danni ambientali e sociali qui sono ancora limitati e possiamo scoprire
luoghi di incontaminata bellezza. A partire dal Siné Saloum, una zona paludosa, alimentata da due fiumi pieni di vita, punteggiata da isolette e banchi di sabbia.
A
bordo di una piroga, visitiamo la foresta di mangrovie e i piccoli villaggi di pescatori. Attorno a noi volteggiano cicogne, aironi, cormorani e un’infinità di altre specie volatili che ci conducono alla scoperta di immensi baobab. Questo Senegal non finisce di stupirci. Purtroppo sono già trascorsi quindici giorni ed è arrivato il momento di fare ritorno a casa. Torniamo in Italia carichi di entusiasmo. Di ricordi e di emozioni forti. Non è stato un viaggio come altri. Torniamo cambiati e arricchiti. Non potevamo chiedere di meglio ad un Paese che ci ha accolti con calore e sincerità.
Grazie, Senegal.

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