gli
ultimi signori della savana
Rischiano
di sparire gli Hadzapi della Tanzania


È un piccolo popolo che vive, come migliaia di anni fa, raccogliendo bacche selvatiche e cacciando con archi e frecce. Ma ora le sue tradizioni secolari e i suoi territori ancestrali sono minacciati dalla civiltà moderna
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di Luca Spampinato, foto di Alida Vanni
Non sono famosi come i loro vicini pastori Masai perché non compaiono sui pieghevoli patinati dei tour operator. Eppure gli Hadzapi, gli ultimi cacciatori-raccoglitori della Tanzania, sono una popolazione eccezionale. Una vera e propria rarità antropologica che non finisce di stupire gli studiosi.
Specie i linguisti che da anni cercano, senza troppo successo, di decifrare il loro idioma fatto di innumerevoli click (suoni schioccati con la lingua), una parlata antica e complessa, del tutto simile a quella dei Boscimani del Kalahari (con cui hanno radici comuni).
Poche cose si conoscono, a dire il vero, della storia di questo popolo, le cui origini probabilmente devono
essere ricondotte ai territori centrali dell’Africa australe. Di certo oggi gli Hadzapi sono poche centinaia, forse un migliaio di individui, divisi in piccoli gruppi sempre in movimento.
Per la cultura hadzapi la solidarietà è un valore irrinunciabile: i frutti della caccia e della raccolta vengono distribuiti tra gli abitanti dell’accampamento. La comunità tradizionale non conosce il significato delle parole “capo”, “moneta” e “proprietà privata”
Diffusi attorno al lago Eyasi, nelle province di
Shinyanga e Singida, in una regione di struggente bellezza, vivono in semplici accampamenti mimetizzati nella boscaglia della savana, dove mantengono pressoché intatte usanze, che qualcuno definirebbe “primitive”, ma più correttamente bisogna considerare ataviche.
Dormono in capanne costruite con foglie e arbusti, e accendono il fuoco strofinando il legno. Sono un popolo nomade che si sposta in continuazione alla ricerca di bacche, radici commestibili, frutti selvatici. E di selvaggina, specie babbuini e antilopi, che cacciano con arco e frecce impregnate di veleno. Hanno finora rifiutato di convertirsi all’agricoltura e all’allevamento.
Ma le loro tradizioni sono minacciate dalla progressiva pressione demografica della società moderna che invade il loro habitat secolare e rischia di stravolgerne gli equilibri sociali. Le autorità locali hanno già imposto limitazioni severe alla caccia che peraltro questo popolo ha sempre condotto su piccolissima scala.
Alcune comunità di Hadzapi sono state sfrattate a forza dai territori ancestrali per far spazio a pascoli, piantagioni e riserve di caccia private. Da vent’anni a questa parte la confisca dei loro terreni da parte governativa è stata condotta senza sosta. Al punto che oggi gli studiosi e la stampa tanzaniana lanciano l’allarme: gli ultimi “bushmen”, gli uomini della savana, tra i più antichi popoli dell’Africa, custodi orgogliosi di un inestimabile patrimonio culturale, rischiano di
sparire… in nome del progresso.