 |
 |
|
| |
|
|
|
|
|
Le date di Mobutu
L’ascesa al potere di Mobutu fu fortemente appoggiata sul piano internazionale, in particolare dagli Usa e dai governi occidentali, sia in funzione anti- Urss, sia per garantirsi che la decolonizzazione politica non avesse conseguenze destabilizzanti sostanziali sullo sfruttamento delle risorse africane.
Ascesa e caduta di un tiranno
1930, 14 ottobre, nasce nel villaggio di Lisala, nel nord-ovest di quello che era allora il Congo belga.
1950, si arruola nell’esercito a 20 anni. 1958, diventa redattore capo del settimanale “Attualità africana”.
1960, 24 giugno, è nominato Segretario di Stato nel primo governo indipendente formato dal nuovo Primo ministro Patrice
Lumumba.
1965, 24 novembre, organizza un colpo di stato per rovesciare il regime di Joseph
Kasavubu.
1970, eletto alla presidenza della Repubblica nel 1970, rieletto nel 1977 e nel 1984 (il 99,99% dei voti). Lancia un programma di africanizzazione toccando tutti gli aspetti della vita sociale, dall’abbigliamento all’occidentale, proscritto, fino allo scelta dei nomi.
1990, in un contesto di crisi economica che dura dal 1986, è costretto a legalizzare i partiti politici.
1993, l’Alto Consiglio della Repubblica accusa Mobutu di alto tradimento e fa porre sotto sequestro internazionale la sua fortuna, valutata allora a 3,5 miliardi di dollari.
1997, 17 maggio, viene rovesciato da Laurent-Désiré Kabila. Parte per il Togo e va in esilio in Marocco, dove poi muore il 7 settembre 1997.
|
|
Da leggere e vedere
Su Mobutu esiste in italiano un libro del 1987,
Zaire. Necolonialismo con maresciallo
(Emi), raccolta ragionata di documenti a cura di Maria Rosina Girotti e Giacomo Matti.
Tra i volumi in francese segnaliamo
Mobutu et l’argent du Zaïre di Emmanuel Dungia (L’Harmattan 1992) e
Les derniers jours de Mobutu à Gbado-Lite di Valentin Nagifi (L’Harmattan 2003).
Di un’efficacia particolare è l’opera cinematografica di Thierry Michel, di cui è uscito in aprile, a Parigi,
Congo River, un documentario di 116’ frutto di sette mesi di riprese sul Congo, dalla foce alla sorgente. Il regista belga ha dedicato a Mobutu anche i documentari Zaïre,
le cycle du serpent (85’, 1992) e
Mobutu, Roi du Zaïre (135’, 1999) - quest’ultimo reperibile in dvd (per esempio su Amazon.fr). |
|
|
Un
principe sanguinario all'equatore Mobutu,
re dello Zaire
|
|

|
Abbiamo sinora presentato figure di uomini politici africani sostanzialmente positive. Ma la storia del continente è segnata anche da efferati dittatori. Come Mobutu Sese Seko, il più feroce e “grande” di tutti di
Pier Maria Mazzola
foto di M-AF-Namur |
«Siccome il Presidente voleva fare di Gbadolite la nuova capitale dello Zaire, ci ha fatto costruire un aeroporto, una cattedrale e un bellissimo palazzo per andarci a passare il week-end. Quando il Presidente va a mangiare nel suo palazzo di Gbadolite, si fa preparare la tavola con tutte le posate d’oro. Quando è morto suo fratello, il Presidente l’ha fatto seppellire nella cattedrale, che è stata costruita da un famoso architetto italiano».
Questa località, patetico scenario del romanzo- testimonianza di Annamaria Gallone Ho sposato un bianco (Baldini &Castoldi) sopra citato, oggi non è né una capitale né una metropoli. La foresta equatoriale che assedia la cittadina (dotata persino di un aeroporto con pista per il Concorde), emblematica del potere cleptocrate e dei gusti satrapeschi di Mobutu, ha cominciato a riprendersi i suoi diritti all’indomani dell’ingloriosa fine del più longevo dittatore d’Africa (dopo il togolese Gnassingbé Eyadéma).
Oggi le sontuose dimore da lui fatte erigere, un tempo rivestite di marmi, circondate da piscine e fontane, sono ridotte in rovina, come testimonia anche il recente film Congo River.L’arredamento del palazzo del tiranno era in stile Luigi XIV e i lampadari, ancora prodigiosamente appesi, di Murano. Nelle cantine «vennero stipate 15mila bottiglie di vini prestigiosi», ci assicura il reporter tedesco Bartholomaüs Grill (in Africa!, Fandango 2005). «Il despota preferiva bere soprattutto vino del 1930. Il suo anno di nascita».
Gli esordi da giornalista
Figlio del cuoco di una missione di Cappuccini, il futuro “Maresciallo dello Zaire” nacque il 14 ottobre 1930 a Lisala, nell’allora Congo Belga, nella provincia settentrionale dell’Equatore. Ben presto i suoi si trasferirono nella capitale Léopoldville. Morto il padre quando il bambino non aveva che otto anni, questi venne preso a carico dallo zio Mobutu. Il ragazzo cresce studiando in diverse missioni. All’età di vent’anni entra nella “Forza pubblica”, dove riceve una formazione da contabile, per essere poi il primo congolese a scrivere sul settimanale Actualités africaines, del quale sarà poi caporedattore. Nel gennaio 1960 vola a Bruxelles per studio.
Qui si tiene la “tavola rotonda” belgo-congolese che decide dell’indipendenza della colonia. Mobutu incontra
Lumumba
e si guadagna la sua fiducia. Quando, il 30 giugno dello stesso anno, viene innalzato il vessillo congolese, Lumumba lo ha già scelto come segretario di Stato alla Presidenza del Consiglio. Due mesi dopo, Abbiamo sinora presentato figure di uomini politici africani sostanzialmente positive. Ma la storia del continente è segnata anche da efferati dittatori.
Come Mobutu Sese Seko, il più feroce e “grande” di tutti lo nomina colonnello e Capo di stato maggiore, firmando, in questo modo, la propria condanna. Mobutu orchestra la cattura e l’assassinio di Patrice Lumumba, il Padre della Nazione, a pochi mesi dall’indipendenza. Gli autori del complotto belgoamericano per eliminare il Primo Ministro in odore di comunismo contavano su quell’alto ufficiale appena trentenne.
L’amico americano
L’assassinio di Lumumba non regalò di certo la tranquillità al Paese. Quel 1961 fu l’anno anche della morte del Segretario generale delle Nazioni Unite, Dag Hammarskjöld, in un “incidente” aereo mentre volava tra Zambia e Congo. E fu l’anno dell’eccidio, a Kindu, di tredici aviatori italiani sotto bandiera Onu. Intanto continuava la secessione del Katanga di Moïse Tshombé e, quando questa venne “riassorbita”, scoppiò la ribellione di Pierre Mulele, un epigono di Lumumba e ancor più radicale di lui, che arrivò a controllare due terzi del Paese. In altre parole, dalla sua posizione di comando militare a Mobutu non mancò il da fare.
Finché, nella notte tra il 24 e il 25 novembre 1965, decise che era maturo il tempo di assumere tutto il potere. Rovesciò Presidente e Primo Ministro. Vietò le attività dei partiti politici e sospese il diritto di sciopero. È vero che, sul momento, il suo atto di forza intervenuto in un momento di prolungata crisi fu visto con favore da molti, Chiesa compresa. La sua non era stata, comunque, una decisione maturata in solitudine. Mobutu beneficiava del sostegno di Washington. Nel contesto della guerra fredda non stupisce che gli Stati Uniti, pur di non lasciar contagiare un grande Paese africano dal marxismo imperante dei confinanti Congo- Brazzaville e Angola, abbiano chiuso un occhio, e pure l’altro, sul personaggio che avevano proiettato al potere: abile, ma anche antidemocratico, corrotto e corruttore, sanguinario.
Non a caso il debito dello Zaire e la fortuna di Mobutu esplosero simultaneamente. Il debito si gonfiò da 32 a 300 milioni di dollari tra il 1965 e il 1970; gli aiuti americani al tiranno crebbero parallelamente, fino a 13 miliardi di dollari l’anno: i finanziamenti servivano a sostenere un regime amico. Mobutu divenne uno degli uomini più ricchi al mondo, la sua fortuna personale sfiorava i 60 miliardi di dollari. Non per nulla si recava volentieri in Svizzera, dove era proprietario anche di una villa a Savigny. A Losanna tornerà per l’ultima volta nel 1996, per farsi curare da un cancro alla prostata. Ma conlo Stato zairese ormai in bancarotta, la clinica ospedaliera esigette il pagamento anticipato.
La rivoluzione dei nomi
Congo? Zaire? Parliamo dello stesso Paese. Léopoldville? Kinshasa? È la medesima capitale. Il cambiamento dei nomi fu uno degli aspetti della politica culturale dell’autenticità inaugurata dal “Grande Leopardo”. Non mutarono solo i nomi delle città, del grande fiume, della moneta e dello stesso Paese, ma anche i nomi di battesimo degli abitanti - che non dovevano più chiamarsi l’un l’altro monsieur, “signore”, ma citoyen: “cittadino”.
Il Presidente diede l’esempio dismettendo il suo nome cristiano per assumere quello dello zio: Mobutu Sese Seko Kuku Ngbendu wa za Banga, ovvero “Il gallo che non si lascia sfuggire nessuna gallina”. La questione dei nomi di battesimo fu un punto di scontro notevole con la Chiesa, anche se Roma consigliò ai vescovi di non esasperarla. Il cardinale Joseph Malula, arcivescovo di Kinshasa, uomo prudente, considerato dai più impazienti sin troppo blando con il regime, una sera di gennaio del 1972 si trovò ad essere buttato fuori casa da un gruppo di giovinastri del partito unico e costretto all’esilio. Il pretesto era un vibrante editoriale apparso sul settimanale diocesano che criticava la retorica di Mobutu.
Ma alla campagna contro la Chiesa (comprendente anche la soppressione delle feste religiose e la nazionalizzazione dell’università cattolica Lovanium nel 1971), succedette una fase più suadente. O, per meglio dire, bastone e carota si alternavano. Nel 1975 venne nazionalizzato - altra bastonata per la Chiesa - tutto l’insegnamento. «Durante una visita in Corea del Nord, Mobutu aveva trovato che occorreva imitare il modello coreano per diventare un capo adorato da tutto il popolo - ha rivelato di recente l’allora ministro dell’Istruzione zairese - e che bisognava cominciare dalla scuola».
La “carota” consisteva invece nel «far cadere doni in contanti e in natura come una pioggia torrenziale sulla gerarchia », spiega un ex diplomatico passato all’opposizione, in un libro dedicato ai soldi di Mobutu. Al nuovo vescovo della diocesi sotto cui ricade Gbadolite, la “Guida suprema della nazione zairese” regalò 60 Mercedes e due Limousine. Il vescovo Philippe Nkiere Kena è invece conosciuto per essere stato l’unico a rifiutare i cadeaux di Mobutu in occasione dell’ordinazione episcopale.
Un Leopardo ferito
L’autenticità ebbe anche aspetti folcloristici, quale l’abolizione di giacca e cravatta, sostituiti dall’abacost (cioè “Abbasso il costume”), una casacca leggera e grigia di ispirazione maoista. Ma la caduta del Muro di Berlino rischiò di travolgere anche lui. L’Uomo della Provvidenza (uno dei tanti!) si vide obbligato a subire una “Conferenza nazionale sovrana” in preparazione alla transizione democratica, di gran moda in Africa nei primi anni Novanta. Il Leopardo sfoderò le unghie e riuscì a mantenere il controllo della situazione.
Finché, nel 1996, all’altro estremo dell’immenso Paese non scoppiò una rivolta, guidata da un ex lumumbista di nome Laurent-Désiré Kabila. Una rivoluzione che probabilmente non avrebbe avuto più successo delle precedenti se la sua salute non fosse ormai minata e se l’amico americano non avesse deciso, finita la guerra fredda, di disfarsi di un alleato impresentabile. Il 16 maggio 1997, mentre le truppe di Kabila sono alle porte di Kinshasa, Mobutu guadagna l’aeroporto e fugge in Marocco. Dove morirà, a Rabat, il 7 settembre.

|