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Diamanti e violenza

I diamanti vengono setacciati a ridosso del fiume e con mezzi artigianali da giovani cercatori, ingaggiati per pochi soldi, che stanno dall’alba al tramonto con i piedi nell’acqua.

Sul luogo dell’estrazione avviene il primo passaggio a prezzi infimi: nella maggior parte dei casi si contratta sul prezzo dei diamanti trovati. 

Poi i “boss” che controllano il commercio clandestino realizzeranno i maggiori guadagni, esportando le pietre preziose attraverso l’Uganda

Le pietre vengono quindi immesse sul mercato clandestinamente e commercializzate da generali o gangster locali.

Gli autocarri che percorrono la strada tra Kinshasa e Kampala nella foresta, carichi di legname pregiato destinato all’esportazione,  trasportano spesso anche pietre preziose verso l'Uganda. 

Il lavoro dei camionisti è durissimo: guidano per ore su strade sconnesse e con mezzi fatiscenti.

Tutta l’organizzazione per lo sfruttamento di questa ricchezza è permeata di violenza. 

A cominciare dal fatto che il lavoro più faticoso, quello dell’estrazione, è svolto da bambini e adolescenti: sono questi l’ultima ruota del carro di una organizzazione criminale senza scrupoli.

 

Aids sconfitta?
Sì, no, forse 

L’Uganda è stato indicato come raro caso di successo nella lotta al virus dell’HIV del continente africano. Alla fine degli anni 80 oltre il 30% di cittadini ugandesi aveva contratto il virus dell’HIV.

Secondo le fonti governative la percentuale sarebbe scesa al 10% verso la fine degli anni 90 e avrebbe raggiunto un insperato 4,1% nel dicembre2003. 

Da circa vent’anni il presidente Yoweri Museveni promuove una campagna basata sull’educazione,sulla promozione della fedeltà sessuale,sull’incoraggiamento dell’uso del preservativo e sull’astinenza sessuale.

La Banca Mondiale ha concesso 47 milioni di dollari nel 2001 per proseguire quella che sembrava essere una campagna vittoriosa contro l’Aids. 

Alcuni studi recenti mettono però in guardia da un eccesso di ottimismo:secondo una ricerca pubblicata nel 2002 dal giornale medico The Lancet, le statistiche sarebbero state distorte da un’errata generalizzazione a tutta la popolazione di quanto sarebbe stato misurato in piccole cliniche di città.

Secondo la Ong National Guidance end Empowerment Network, il tasso di persone colpite oggi dall’HIV in Uganda si aggirerebbe sul 17%, cioè circa quattro volte il tasso ufficiale

La dura legge della giungla

Viaggio nel cuore ferito e violento dell’Africa

fiumana di gente a Kin

testo di Raffaele Masto - foto di Piero Pomponi

La strada che collega l’Uganda al Congo attraversa quattro guerre nella foresta. E’ una via di comunicazione strategica e pericolosa, dove operano trafficanti,guerriglieri e prostitute. Noi l’abbiamo percorsa seguendo l’itinerario clandestino dei diamanti e dell’Aids

Jimmy guida con il massimo della concentrazione:mani ferme sul volante e occhi fissi sulla pista alla ricerca del passaggio migliore in modo da evitare buche e cunette che punteggiano questa striscia di terra rossa che fende una delle foreste pluviali più grandi e più fitte del mondo. 

È una strada, questa, che non è segnata sulle carte geografiche eppure è l’unica che da Kampala, capitale dell’Uganda,porta alle foreste dell’Ituri, remota e ricchissima regione orientale del Congo. Jimmy la conosce come le sue tasche. Ci faceva il contrabbandiere quando non aveva ancora trovato lavoro come autista. Passava il confine tra Congo e Uganda in bicicletta. 

Ad Arua, ultima città ugandese, riempiva il portapacchi di sapone, ad Aru, prima città congolese,lo vendeva in cambio di diamanti che sistemava nei copertoni della bicicletta e tornava indietro.«Mi è sempre andata bene», dice soddisfatto senza staccare gli occhi dalla pista.

Vangelo e kalashnikov. 

cercatori di diamantiQuesta strada è un libro di geografia, di storia e di attualità insieme. Percorrerla tutta significa fare oltre mille chilometri e attraversare quattro, forse cinque guerre. 

A cominciare da quella nell’Uganda del nord, scatenata da un folle gruppo di guerriglieri che da vent’anni tiene in scacco l’esercito ugandese. 

Un gruppo guidato da Joseph Kony, un pazzo visionario che vuole rovesciare il governo e instaurare un regime fondato sui principi della Bibbia. In venti anni i morti si contano a centinaia di migliaia e migliaia sono anche i bambini rapiti nelle incursioni nei villaggi. I maschi sono stati trasformati in bambini soldato, le femmine in concubine. 

E il paradosso è che questo gruppo, l’Esercito di Resistenza del Signore, per anni è stato finanziato e caldeggiato dal regime fondamentalista islamico sudanese

 

Caos congolese. 

Superata questa guerra, e varcato il confine con il Congo, si finisce in un’altra guerra, o meglio in un complicato ginepraio di conflitti che, con una definizione calzante,l’ex segretario di stato americano Madleine Albright ha definito “la prima guerra mondiale africana”. 

Qui un groviglio di formazioni guerrigliere sostenute e caldeggiate anche dai Paesi africani confinanti si contrappongono per controllare le grandi ricchezze minerarie dell’Ituri e del vicino Kivu. 

In queste regioni sono attivi almeno diecimila ruandesi di etnia Hutu, molti dei quali hanno partecipato al genocidio del 1994, e alcuni gruppi burundesi e ugandesi (i Banyamulenge,i Lendu, gli Hema). 

Poi ci sono le milizie mai-mai, armate dall’esercito congolese per combattere i ribelli,che sono ormai sfuggite al controllo e hanno più volte attaccato i civili. L’esercito regolare offre poco aiuto alla popolazione, anche perché spesso i soldati non ricevono lo stipendio e finiscono per saccheggiare i villaggi.

Ogni giorno nell’est del Congo muoiono centinaia di persone,anche a causa delle malattie e della fame.

Gli accordi di pace firmati nel 2003 dalle milizie ribelli e dal governo di Kinshasa hanno contribuito a diminuire gli scontri armati, ma non sono bastati a portare la stabilità in questa martoriata regione congolese spartita, su base etnica, tra una miriade impressionante di bande paramilitari.

Business oscuri.

diamanti grezzi

 E proprio da questo groviglio che è nata la necessità, per tutte le forze che non sono allineate con il Congo di Kabila, di una strada che consenta di portare oro, diamanti e coltan, un metallo raro e pregiato, oltre frontiera in Uganda, appunto, fino al primo aeroporto internazionale utile dal quale poter commercializzare quelle ricchezze.

Così in questi anni si è creato un altro paradosso africano. Uganda e Ruanda, che non hanno importanti risorse minerarie, sono diventati tra i più grandi esportatori mondiali di pietre preziose che passano, appunto, da questa pista che non è nemmeno segnata sulle carte geografiche e che ufficialmente non esiste. 

Jimmy, l’autista, non è un politico e non si vuole occupare di politica ma riesce ad indovinare cosa trasportano i fuoristrada o i camion che incrociamo. «Ognuno porta la sua ricchezza», dice. 

Così se in quella malferma striscia di terra rossa sovrastata da una vegetazione dirompente che, in certi punti la trasforma quasi in una galleria, incrociamo un camion con il cassone carico di sacchi ditela grezza afferma sicuro che è sabbia di coltan, una lega dalla quale si estrae il tantalio, che le multinazionali mondiali dell’High Tech si contendono perchè consente di creare condensatori avanzati. 

Quando invece incrociamo un fuoristrada che sembra viaggiare senza alcun carico dice, con altret-tanta sicurezza, che a bordo ci sarà un sacchetto pieno di diamanti grezzi.

Su questa strada vale - è proprio il caso di dirlo - la legge della giungla. Si, perchè se ogni mezzo trasporta la sua ricchezza qui, dove gli abitanti dei poveri villaggi non hanno di che vivere, non è difficile che si formino bande di giovani armati che ogni tanto assaltano un camion o un Toyota. Il risultato e che chiunque su questa pista viaggia armato.

Sesso senza freni.

 Per percorrere tutta questa autostrada nella foresta ci vogliono giorni, inoltre i guasti sono frequenti. Così lungo il tragitto sono sorte delle stazioni di sosta, una sorta di autogrill. Ce ne sono parecchie soprattutto in prossimità dei villaggi. 

Vi si trova di tutto: carburante in taniche, sapone, acqua, polli,cotti e crudi, manioca, lamette,birra, vino di palma,pezzi di ricambio. 

E naturalmente prostitute che allietano il viaggio dei camionisti. Sono le donne dei villaggi che si offrono per pochi dollari perchè in Africa, quando c’è una domanda di prodotti o servizi si trova sempre chi è in grado di esaudirla, a maggior ragione su questa strada dove vige una economia selvaggia e senza alcun controllo. 

in un bar...Così questa strada è diventata un formidabile luogo di propagazione del virus HIV. Lo portano i camionisti o lo diffondono le prostitute? Impossibile saperlo, sta di fatto che queste foreste sono ormai l’epicentro mondiale dell’Aids. 

Sono le stesse foreste dove, secondo gli studiosi, il virus è nato e da dove, ancora oggi,trova la sua forza per espandersi nel mondo. Questa autostrada è la dimostrazione di come la guerra possa produrre un effetto moltiplicatore di flagelli come l’Aids. 

Se ne ha quasi la percezione fisica sostando in uno di questi autogrill nella foresta:odore pungente di olio di palma fritto, puzzo di bruciato delle frizioni dei camion in sosta, decine di corpi di uomini addormentati vicino al proprio mezzo e l’alito umido e caldo della foresta che, con il suo intreccio di alberi rigogliosi di rami, liane e rampicanti, quasi copre il cielo. 

Da qui, mentre si osservano le povere donne dei villaggi che si avvicinano ai pochi camionisti ancora svegli,si ha l’impressione che questo scenario sia lo stesso di quello che un ricercatore,dal suo laboratorio asettico,osserva al microscopio: un enorme terreno di coltura del virus che tra questa promiscuità e tra questa violenza trova la forza di fare il giro del mondo.