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“Mi sento sereno e tranquillo”

Continua l’indagine sul Padre Bianco accusato di genocidio

Presente a Friburgo all’incontro dei mass media dei Padri Bianchi c’era anche Guy Theunis in veste di moderatore. Padre Guy, lo ricordiamo, venne arrestato lo scorso settembre mentre transitava dall’aeroporto di Kigali, la capitale del Ruanda, con l’accusa di essere stato uno dei pianificatori del genocidio del 1994. Dopo settimane di trattative durante le quali rimase chiuso nel carcere di Kigali, Guy Theunis venne estradato nel suo paese d’origine, il Belgio, dove la giustizia belga segue il suo caso. Africa lo ha intervistato.

GUY, COME PROCEDE IL PROCESSO?

Sono stato interrogato più volte dalla polizia belga che ha raccolto le mie deposizioni come pure le testimonianze di altre persone. Prossimamente la polizia interrogherà altri testimoni in Francia e poi forse in Ruanda. Dopo questo lungo lavoro di indagini toccherà ai giudici esprimere il loro verdetto.

COME TI SENTI IN TUTTO QUESTO?

Molto tranquillo. Ho ripreso a lavorare regolarmente. Per ragioni di prudenza mi è stato detto di stare lontano dall’Africa per il momento e questo mi dispiace. Ho ricevuto e continuo a ricevere attestazioni di solidarietà, oltre che da parenti, amici e confratelli, anche da parte di persone di ogni estrazione e credo religioso e politico. Questo mi consola e mi aiuta molto.

TI SEI FATTO UNA RAGIONE DEL PERCHÉ TI HANNO ARRESTATOCON UN’ACCUSA COSÌ INFAMANTE?

Penso siano quattro le ragioni dietro il mio arresto: primo, perché sono belga. Poi perché sono cattolico, Padre Bianco e ex direttore della rivista Dialogue.

CHI HA COMANDATO IL TUO ARRESTO?

Difficile a dirsi. Sembra che il tutto sia stato organizzato a Goma, cittadina che si trova nella parte del Congo occupata dai ruandesi e da cui sono partito per andare a Kigali per imbarcarmi. Diciamo che mi sono fatto una mezza idea ma preferisco mantenere il più assoluto riserbo sui mandanti così come sulle indagini della polizia belga.

COM’È LA SITUAZIONE NEL RUANDA E ALL’INTERNO DELLA CHIESA RUANDESE?

Molto complicata, come tutto quello che riguarda la regione dei Grandi Laghi e questo vale sia per la società civile che per la Chiesa. Una cosa è chiara: il governo non vuole tra i piedi estranei che possano raccontare in giro quello che sta succedendo nel paese. Per questo i missionari, soprattutto noi Padri Bianchi, sono a malapena tollerati e devono stare attenti a come parlano, se non vogliono essere espulsi. Continua l’indagine sul Padre Bianco accusato di genocidio

DI SICURO È UNA SITUAZIONE CHE SEGUI MOLTO DA VICINO

Sì, e da quando sono tornato in Belgio ho avuto occasione di documentarmi ancora meglio. È sorprendente il numero di libri pubblicati sul Ruanda recentemente. Siccome poi sono stato classificato da un gacaca tra i pianificatori del genocidio, mi interessa notevolmente quel che si dice su questi “tribunali popolari”. Recentemente se n’è occupata la televisione belga ma ne hanno parlato anche i vescovi ruandesi nella loro ultima lettera, così come una nota del Vaticano, ripresa dall’agenzia Hirondelle. Questi ultimi due documenti sottolineano bene tutti i pericoli in cui possono cadere i gacaca.