TRADIZIONI

Uno degli aspetti più notevoli della tradizione artistica islamica è rappresentato dalla lavorazione della ceramica. Alcune belle opere del ceramista Gabriele Mandel sono state esposte in occasione della Biennale di Arte islamica di Torino. Un evento importante che ha offerto l’opportunità di scoprire un mondo di colori, immagini e simboli appartenenti a diversi continenti.

 

 

Uomini vietati?

non sempre

Nell’islam esistono precise prescrizioni che vietano la raffigurazione artistica dell’uomo. Benché vengano strettamente osservate nella realizzazione dei manufatti inerenti al culto (arredi per le moschee, tappeti da preghiera, decorazione del Corano), tali limitazioni non hanno sempre applicazione nelle arti decorative secolari. Ad esempio, le pareti del palazzo di Mshatta, sorto nel deserto siriano agli inizi dell’VIII secolo, presentano una netta distinzione tra la decorazione degli spazi religiosi e di quelli profani. I motivi che ornano la moschea sono astratti, mentre in altre parti del complesso sono raffigurati animali reali e fantastici. Tuttavia, anche nei rari casi in cui vengono rappresentati uomini e animali, la funzione di queste figure deve essere meramente decorativa; di conseguenza, a differenza dell’arte europea, quella islamica non ha mai avuto grande interesse per lo studio dell’anatomia e della prospettiva, conoscenze necessarie a una rappresentazione realistica ed espressiva. Nell’islam si è affermato quindi un linguaggio ornamentale ispirato alle forme geometriche, ai caratteri dell’alfabeto arabo e alle forme vegetali, dalla cui stilizzazione derivano i cosiddetti arabeschi.

 

 

Nel segno dell’Islam

La prima Biennale di arte islamica in Italia

opera di Patrizia Guarresi Maimouna

Per la prima volta in Italia il mondo dell’arte ha acceso i suoi riflettori sulle bellezze dell’islam. Decine di opere di pittori, ceramisti e scultori musulmani, tra i migliori del panorama contemporaneo, sono state esposte a Torino. 
Un evento artistico e di pace

di Angela Lano

L’arte come via di unità e comprensione tra i popoli. Musulmani, cattolici e ebrei torinesi hanno aderito al progetto della prima Biennale di arte islamica internazionale. Nei mesi di maggio e giugno, la città di Torino ha dato vita a un evento unico nel suo genere in Europa: Assalamaleikum (il tradizionale saluto musulmano: “la pace sia su di voi”), una mostra di arte islamica accolta in sinagoga, in moschea e in un centro di volontariato cattolico. Tre grandi religioni monoteistiche, figlie del patriarca Abramo, e cugine dall’antichità, hanno messo da parte diffidenze, timori e rancori reciproci per ospitare nelle sale dei propri luoghi di preghiera un’affascinante esposizione di opere di artisti musulmani provenienti da Africa, Vicino, Medio ed Estremo Oriente, ed Europa.

Oltre i pregiudizi

opera espostaL’arte islamica - dalla pittura alla scultura, dall’architettura al mosaico - ha lasciato grandi e visibili tracce in tutt’Italia, specialmente nel Sud, influenzando tanti ambiti della nostra cultura. Tuttavia, pochi ne sono consapevoli, percependo del mondo arabo e islamico ormai solo i difetti o le problematiche esaltate da uno “scontro di civiltà” costruito a tavolino dalle multinazionali del petrolio e della guerra e dai potenti della Terra. Il merito di questa mostra, dunque, è molteplice: far conoscere la ricchezza e la varietà dell’arte islamica, sfatare pregiudizi, avvicinare tradizioni e religioni, levare via il “velo dell’ignoranza”, causa ed effetto dell’epoca attuale, dominata dal potere abbrutente del “tubo catodico”. Infatti, “l’arte è bellezza. E Dio ama la bellezza”, ci ricordano i musulmani. «La nostra idea - spiega Elvio Arancio, presidente del Centro Studi Europeo Ibn Sina, protagonista e ispiratore di questa iniziativa - è stata quella di raccogliere in una mostra collettiva i migliori tra gli artisti italiani e stranieri di fede islamica. Specie quelli che hanno espresso con la loro arte la capacità di veicolare i valori della convivenza pacifica e della fratellanza».

La bellezza della pace

«L’alba del terzo millennio si è inaugurata all’insegna della violenza - prosegue a raccontare Elvio Arancio -; il clima generale di paura che minaccia la vita e la serenità d’ogni uomo, a qualunque cultura o fede religiosa appartenga, parrebbe dare ragione ai teorici dello scontro di civiltà, ma dobbiamo e vogliamo rifiutare questa logica: le civiltà, se autentiche non si scontrano, dialogano in nome del progresso e della pace. La cultura e le arti sono il piano più fertile per far germogliare questi semi, perché attraverso di essi i popoli trovino un terreno comune in cui progredire. La bellezza è sentimento che unisce. E l’arte, che della bellezza è il principale vessillo, si attesta come il mezzo più adatto a comunicare con immediatezza i valori più alti dello spirito».

Kunta, opera dell'artista Patrizia Guarresi Maimouna

Come una preghiera

Tra gli artisti che hanno esposto alla Biennale c’era il ceramista Gabriele Mandel, che tra l’altro è anche guida spirituale di una confraternita sufi. Ecco una sua riflessione sul rapporto tra religione e arte nel mondo musulmano. «Per l’islam, la cosa più importante è raggiungere Dio, e l’arte può essere di grande aiuto. La musica ne è l’espressione più raffinata. Essa ci avvicina a comprendere la voce di Dio. L’arte, in generale, eleva l’uomo dal suo stato di animalità alla goccia di Dio che è in lui. I più grandi artisti sono stati i mistici dell’islam ». L’arte della scrittura Nadia Valentini, italiana, calligrafa e pittrice convertita all’islam, vive tra l’Italia e il deserto del Sinai, con il marito egiziano, anche lui pittore. «Dipingo a contatto con i beduini, di cui assorbo la cultura trasferendola nell’arte », spiega. «La necessità di comunicare con le persone del posto mi ha incoraggiata a imparare a scrivere in arabo e da lì è nata l’ispirazione per le mie opere calligrafiche. Attraverso la grafia araba, bellissima, ho iniziato un percorso di riflessione sulla cultura e sulla religione islamica. La scrittura araba è già arte in sé e io non ho fatto altro che inserirvi le mie tendenze artistiche. È il mio jihad, il mio sforzo sulla via di Dio: attraverso la pittura avvicino le persone, viaggio e faccio da’wa, cioè porto avanti la mia missione».

Corpi mistici e sacri

Fatima, di P. Guerresi MaimounaPatrizia Guerresi, in arte Maimouna, nome di richiamo della Biennale di arte islamica internazionale, è anche autrice di molte opere pubblicate in queste pagine: «Dedico il mio lavoro fotografico e scultoreo alla ricerca del Corpo Mistico. Rappresento un corpo, ma solo il volto, le mani e i piedi sono scoperti. Un segno bianco accompagna spesso i corpi di queste persone: un segno che ricorda il colore bianco del latte, elemento nutritivo e simbolico utilizzato spesso nelle culture tradizionali religiose, specie nelle occasioni dei battesimi o nei matrimoni e soprattutto nei sacrifici di purificazione. Elaboro vestiti e oggetti comuni che perdono il loro significato iniziale nel momento in cui sono indossati, diventando mistici, sacri»

OPERA ESPOSTA

 

 

 

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