Le
viaggiatrici dell'amore
Indagine sul turismo sessuale femminile

L'Africa è la destinazione preferita dalle donne occidentali “over 40” in cerca di evasioni sentimentali e avventure erotiche. Qui è facile rimediare giovanotti ben disposti a scambiare tenere effusioni con ricchi doni e promesse di matrimonio
di Sandra Sain
Tre amiche americane, con qualche ruga e capello bianco, decidono di organizzare una vacanza “diversa” in un paradiso tropicale, per dare una scossa alla propria vita. Fuggono dalla noia del lavoro e dei loro matrimoni. E vanno in cerca di nuove emozioni. Prende il via così “Verso il Sud”, il nuovo film del regista francese Laurent Cantet che affronta senza pregiudizi il tema del turismo sessuale femminile.
Un argomento di scottante attualità, se è vero – come dicono gli analisti – che il numero delle “viaggiatrici dell’amore” è in forte aumento. Queste donne occidentali si recano nel sud del mondo (luogo-simbolo di eterno sfruttamento e perenne territorio di conquista) per poter vivere delle avventure erotiche che in patria sarebbero difficilmente possibili.
Difficile infatti che in Europa o negli Stati Uniti, aitanti ventenni siano attratti da “donne mature”, con due o tre decenni di esperienza in più. Non è così nei Paesi poveri, dove il potere economico di queste manager divorziate, di queste impiegate sole o insoddisfatte, le rende ancora prede ambite e ricercate.
Turismo romantico?
Il fenomeno del turismo sessuale al femminile è relativamente nuovo, o almeno è stato scoperto recentemente. Come quello maschile è sommerso, di difficile quantificazione, ma se ne distingue per diversi tratti. Innanzitutto è più raro che sfoci in casi di pedofilia e raramente è praticato da under 40.
Le nate negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso rappresentano la prima generazione di donne che abbiano avuto la possibilità di entrare in concorrenza con
gli uomini su molti piani e, in particolare, su quello lavorativo. Hanno
faticato per affermarsi ma, nonostante l’emancipazione, arrivate alla mezz’età sono considerate nonne o poco più.
Questo nuovo “turismo” al femminile, poi, è “più erotico che pornografico”, come lo definisce una recente ricerca svolta dall’Università di Parma insieme ad ECPAT (End Child Prostitution Pornography And Trafficking, una rete internazionale di organizzazioni che operano per eliminare ogni forma di sfruttamento sessuale dei minori) e che indaga il profilo di questi viaggiatori. Studiosi (Pruitt e Lafont già nel 1995) hanno infatti parlato di “romance tourism”: se è vero che per gli uomini il sesso è più spesso una risposta ad un bisogno individuale mentre per le donne ad un bisogno di relazione, queste partono alla ricerca di un’avventura che conservi, nonostante tutto, dei tratti romantici.
Oltre poi alle questioni economiche o di psicologia sociale, a questa migrazione contribuisce anche il mito della virilità nera.
Le nuove mete del sesso
Ma quali sono le mete verso le quali ci si dirige? Spesso non sono diverse da quelle del turismo più tradizionale. Secondo gli analisti di ECPAT soprattutto l’America Centrale e l’Africa occidentale.
Nel continente africano a richiamare il maggior numero di donne è il Senegal, con la sabbia bianca di Cap Skirring (dove ad ogni stagione spuntano nuovi villaggi vacanze) e le atmosfere più metropolitane di Dakar e dei suoi locali notturni. Segue nella graduatoria Capo Verde, “l’arcipelago dell’amore” come viene chiamato maliziosamente nei forum on-line delle viaggiatrici. Anche il Kenya, soprattutto con Malindi e le piccole località turistiche sull’Oceano Indiano, si confronta con questo fenomeno.
Secondo un’indagine di Rose Kisia
Omondi, dottoranda in marketing all’Università di Moi, in Kenya, il 5% delle donne europee che si recano nel Paese lo fa alla ricerca di un’avventura, percentuale che aumenta tra le tedesche e le svizzere. Ma ad attrarre le “viaggiatrici dell’amore” ci sono anche il Gambia, la Mauritania, la Tunisia e il Marocco. Le località scelte variano a seconda dei casi, rivestendo il ruolo della cornice nella quale vivere la propria evasione amorosa ( durante un safari in Kenya, lungo le spiagge senegalesi, tra le dune tunisine…), ma in generale queste viaggiatrici stanno dichiarando al mondo che non sono disposte a mettere a tacere un corpo che a casa non è più considerato un’arma di seduzione.
I soldi non sono tutto
In Africa, sulle spiagge o nei villaggi turistici ma anche nei bar delle città più grandi o nei locali notturni, le aspettano schiere intere di ragazzi disposti a corteggiarle, a contendersi una serata in loro compagnia, ragazzi che non vedono le rughe ma sentono il fascino di un mondo benestante e lontano.
A volte non c’è un vero e proprio pagamento a fronte di una prestazione sessuale: una cena in un ristorante esclusivo o una serata in un locale chic all’occidentale sono già un risarcimento sufficiente. Altre volte invece non solo c’è un passaggio di denaro, magari in valuta internazionale, ma sul piatto vengono anche messe promesse e speranze. Già, perché questi ragazzi, come quelli di ogni altro Paese, cercano di costruirsi un futuro, solo che diversamente da molti altri difficilmente possono scegliere o valutare opportunità lavorative interessanti o ben retribuite. E allora una bionda signora tedesca può essere la chiave per accedere a quell’Occidente tanto lontano, terra delle opportunità. Potrebbe mandare dei soldi anche dopo, tornare e magari poi spendersi per far ottenere un visto. Potrebbe persino arrivare al matrimonio.
Se tutto questo non succede, oltre ai soldi, traguardo di brevissimo termine, può restare il sentimento della rivalsa. Perché le donne per trovare questi ragazzi lasciano proprio quei Paesi europei nei quali non è loro consentito l’accesso, quelle città nelle quali non sono desiderati o sono considerati un problema.

Business in crescita
Quando, anche in Italia, si parla di turismo sessuale, non solo difficilmente si fa riferimento a quello femminile, ma difficilmente si pensa all’Africa. Invece molti stati del continente africano stanno cominciando a porsi il problema.
Dopo gli scandali legati alla pedofilia nell’estremo oriente, alcuni governi asiatici hanno varato norme e pene severe per chi commette questo tipo di reato come per chi sfrutta la prostituzione. Manovre che starebbero facendo cambiare rotta al turismo sessuale internazionale proprio in direzione dell’Africa dove i governi si pongono il problema ma non riescono ancora a risolverlo.
Tra gli ostacoli c’è anche il fatto che il turismo rappresenta una delle entrate principali di queste economie povere e compagnie alberghiere, ristoratori, agenzie di viaggio sono consapevoli che parte dei loro guadagni è legata alla facilità con la quale gli stranieri, e le straniere, possono vivere avventure erotiche o commettere abusi sessuali.
African-gigolò
Un problema sotto gli occhi di tutti tranne che, come spesso succede, dei nostri. Su internet sono diversi i forum africani nei quali si affronta e si discute di questa situazione.
La domanda che ricorre è: “La nostra città (che
si tratti di Dakar piuttosto che di Mombasa) sta diventando la Bangkok d’Africa?”. A preoccupare sono in particolar modo le sorti dei minori e delle donne. Ma in molti si sono accorti anche di come diversi giovani si diano alla vita da gigolò. Un partecipante alle discussioni sul forum senegalese Seneweb infatti sbotta: «la prostituzione maschile è sempre più diffusa nel nostro virtuoso e benedetto Paese! Le discoteche e i locali di Dakar (il Jet-Set, l’Africa Star, La Sirène…) ne sono pieni».
Insomma l’Occidente, con la sua ipocrisia e il suo perbenismo, sta delegando sempre più all’Africa la soddisfazione dei propri bisogni sessuali. E questo nonostante il flagello dell’Aids che miete vittime e si diffonde proprio attraverso i rapporti sessuali. E ad essere più facilmente vittime del contagio sono, statisticamente, proprio le donne.