Strane città 

L’enclave spagnola di Ceuta, 73mila abitanti per 20 kmq di superficie, è una città portuale situata di fronte a Gibilterra.
Sorge su un promontorio formato da sette colli, il più alto dei quali viene tradizionalmente considerato una delle Colonne d’Ercole.
Postazione militare strategica, Ceuta fu conquistata dai portoghesi nel 1415 e ceduta agli spagnoli nel 1668. Anche la città di Melilla è affacciata sul Mediterraneo ed è circondata dal territorio del Marocco. 
Fondata dai fenici col nome di Rusaddir, venne conquistata dagli spagnoli nel 1497. 
Le sue principali risorse economiche sono i cantieri navali e gli impianti per la lavorazione del pesce. 
Nel 1936, la rivolta degli ufficiali dell’esercito della guarnigione di Melilla fu il preludio alla guerra civile spagnola.

Abusi in divisa

 L’associazione Medici senza frontiere ha raccontato le deportazioni dei migranti nel deserto da parte delle autorità di Rabat e ha raccolto una serie impressionante di storie di abusi perpetrati dalla polizia di frontiera marocchina.

Ecco una testimonianza di violenza subita da un ragazzino minorenne della Guinea-Conakry. «Verso le 22 mi sono avvicinato verso la rete per cercare di entrare in territorio spagnolo con altri due compagni. Abbiamo controllato i movimenti delle guardie fino alle 3 della mattina, quindi abbiamo saltato la prima rete che separa i due Paesi. Siamo stati sorpresi da due agenti spagnoli che ci hanno rispedito in territorio marocchino. Io sono stato preso in consegna da due militari marocchini che mi hanno condotto dentro una caverna. Mi hanno perquisito per cercare del denaro. Poi mi hanno bendato e obbligato a spogliarmi. Sono stato picchiato, violentato e minacciato di essere espulso in Algeria».

Obiettivo Canarie

È al largo delle isole Canarie che si consuma la nuova strage delle rotte clandestine. Sono già oltre 2mila le vittime, annegate nel giro di tre mesi. I servizi segreti spagnoli lo avevano scritto in un documento riservato: fra 10 e 15mila persone erano pronte a partire dai territori subsahariani. La nuova rotta le portava fino alle coste della Mauritania, prima di tentare l’assalto a quel pezzo di Europa in pieno mare. A Las Palmas, il centro di detenzione temporanea raccoglie fino a 1500 persone, ma non basta più. La nuova rotta è gestita da alcune famiglie marocchine, con la collaborazione di agenti di frontiera corrotti, e può contare su una infrastruttura incredibile, di ex pescatori o commercianti che hanno approfittato per aprire punti di ristoro, di rifornimento combustibile e per mettere a disposizione di un traffico illegale la propria esperienza di navigazione in mare. Un affare, considerando che ogni migrante paga il corrispondente dai 1.000 ai 1.500 euro per il viaggio, con l’obbligo di distruggere i documenti di identità personale all’inizio della rotta. Il governo spagnolo ha inviato corvette e guardacoste per un pattugliamento. L’unico risultato, per ora, è stato quello di respingere in acque internazionali una imbarcazione con almeno 600 migranti a bordo. La stessa nave è stata respinta anche dalle autorità mauritane condannando così i migranti a morte.

 

  

 

 

 

 

 

L’ultimo muro d’Europa

I migranti africani premono sui fortini di Ceuta e Melilla

reti che separano le enclavi dal Marocco

Decine di migliaia di persone sono pronte a saltare la rete che divide le enclavi spagnole dal Marocco. 
Un assedio inarrestabile che le polizie di frontiera affrontano con le maniere forti. 
Con il complice silenzio dell’Unione Europea

di Angelo Miotto - foto Olycom

Le enclavi di Ceuta e Melilla, occupate dagli spagnoli rispettivamente nel 1668 e nel 1497, rappresentano gli ultimi avamposti di Madrid nel continente africano. 
Il governo del Marocco ne rivendica da tempo la restituzione, senza successo. Negli ultimi mesi le due città spagnole sono diventate obiettivo dei migranti subsahariani poiché sono gli ultimi talloni di Achille rimasti per entrare in Europa.

Assedio medievale

Nei primi giorni dello scorso ottobre, proprio alla vigilia del vertice fra Spagna e Marocco a Siviglia, tremila migranti tentarono di saltare il filo spinato che separa il territorio marocchino dall’enclave spagnola di Melilla. 

Le telecamere di sicurezza a infrarossi mostrarono un assalto dalle caratteristiche medievali con centinaia di persone che si precipitavano contro la rete, alta fino a sei metri, con delle scale costruite in maniera artigianale. 

Ci furono morti e molti feriti. Il governo spagnolo decise in un primo tempo di inviare l’esercito ma gli assalti proseguirono ancora per molti giorni. 
Era un flusso infinito
e costante di migranti diretti in Europa, di cui il mondo dell’informazione si è presto dimenticato.

Soprusi e silenzi

migranti in un centro per clandestini

A ridosso dei muri che separano le enclavi spagnole dal Marocco c’è un microcosmo sporco, buio, fatto di paure, di complicità fra guardie di frontiera. Una realtà scomoda da filmare e documentare, perché ha i segni di torture, cicatrici, gambe spaccate e di deportazioni disumane. Come quelle compiute dalle autorità marocchine che spedi-scono autobus nel deserto, con donne incinte, bambini, anziani, da perdere nel nulla. 

Ci sono resoconti e testimonianze agghiaccianti raccolti da numerose organizzazioni che lottano per i diritti umani, che indicano in maniera schiacciante le responsabilità delle polizie spagnola e marocchina. 

Ma il grande circuito mediatico non ne parla. Colpisce, soprattutto, la politica del governo spagnolo. Zapatero il progressista, il premier dei diritti civili, delle nozze gay, del braccio di ferro con il Vaticano, che cosa fa per una nuova politica sull’immigrazione?

E l’Europa sta a guardare

migrante feritoSulla pelle dei migranti che saltano la rete si giocano molteplici interessi nazionali. Spagna e Marocco hanno, oggi, ottime relazioni, fatte di incontri diplomatici sempre più frequenti, soprattutto dopo gli attentati dell’11 marzo 2004. Ma il regime di Rabat, già noto per la scarsa libertà di espressione e per le ripetute denunce di violazione dei diritti umani, parla ancora oggi di Ceuta e Melilla come di città occupate e chiede a Madrid di ottenere dei buoni uffici per avere degli stanziamenti da parte dell’Unione Europea.

Il ministro degli Esteri di Zapatero, Miguel Angel Moratinos, ha promesso di portare a Bruxelles la richiesta di aiuti destinati al Marocco. Ma le notizie che provengono dalle città spagnole in terra marocchina aumentano di intensità, grazie alla denuncia dell’associazione Medici senza frontiere, che da tempo segue sul territorio l’odissea di migliaia di migranti subsahariani: almeno un migliaio di persone vengono deportate dalla polizia marocchina e abbandonate nel deserto, al confine con l’Algeria. 

A queste denunce si aggiungono i dati allarmanti dell’Unione Europea: diecimila africani sarebbero pronti a saltare, altri ventimila che bivaccano in Algeria, pronti a scavalcare il confine con il Marocco. Il tutto mentre il Vecchio Continente appare incapace di adottare una politica davvero comune per affrontare il tema dell’immigrazione.

 

 

Per approfondire

IL FILM. 

scana film Il tema dell’immigrazione clandestina è stato affrontato dal regista Marco Tullio Giordana nel film “Quando sei nato non puoi più nasconderti”. Protagonista della pellicola è un ragazzo italiano di dodici anni, naufrago nel Mediterraneo, che viene ripescato da uno scafo su cui sono imbarcati dei clandestini diretti verso l’Italia. Un bel film. Chi non l’ha visto al cinema può rifarsi ora che è disponibile in DVD.

IL LIBRO. 

Da Leggere il saggio “Un cimitero chiamatocopertna libro Mediterraneo” (Derive Approdi 2004) di Marcella Delle Donne. Un’analisi critica della politica dell’asilo perseguita dall’Unione Europea, un pesante j’accuse all’attuale legislazione che “regola” i flussi migratori, ignorando i diritti di profughi e rifugiati.