L’ultimo muro d’Europa
I migranti africani premono sui fortini di Ceuta e Melilla

Decine di migliaia di persone sono pronte a saltare la rete che divide le enclavi spagnole dal Marocco.
Un assedio inarrestabile che le polizie di frontiera affrontano con le maniere forti.
Con il complice silenzio dell’Unione Europea
di
Angelo Miotto - foto Olycom
Le enclavi di Ceuta e Melilla, occupate dagli spagnoli rispettivamente nel 1668 e nel 1497, rappresentano gli ultimi avamposti di Madrid nel continente africano.
Il governo del Marocco ne rivendica da tempo la restituzione, senza successo. Negli ultimi mesi le due città spagnole sono diventate obiettivo dei migranti subsahariani poiché sono gli ultimi talloni di Achille rimasti per entrare in Europa.
Assedio medievale
Nei primi giorni dello scorso ottobre, proprio alla vigilia del vertice fra Spagna e Marocco a Siviglia, tremila migranti tentarono di saltare il filo spinato che separa il territorio marocchino dall’enclave spagnola di Melilla.
Le telecamere di sicurezza a infrarossi mostrarono un assalto dalle caratteristiche medievali con centinaia di persone che si precipitavano contro la rete, alta fino a sei metri, con delle
scale costruite in maniera artigianale.
Ci furono morti e molti feriti. Il governo spagnolo decise in un primo tempo di inviare l’esercito ma gli assalti proseguirono ancora per molti giorni.
Era un flusso infinito e costante di migranti diretti in Europa, di cui il mondo dell’informazione si è presto dimenticato.
Soprusi e silenzi

A ridosso dei muri che separano le enclavi spagnole dal Marocco c’è un microcosmo sporco, buio, fatto di paure, di complicità fra guardie di frontiera. Una realtà scomoda da filmare e documentare, perché ha i segni di torture, cicatrici, gambe spaccate e di deportazioni
disumane. Come quelle compiute dalle autorità marocchine che spedi-scono autobus nel deserto, con donne incinte, bambini, anziani, da perdere nel nulla.
Ci sono resoconti e testimonianze agghiaccianti raccolti da numerose organizzazioni che lottano per i diritti umani, che indicano in maniera schiacciante le responsabilità delle polizie spagnola e marocchina.
Ma il grande circuito mediatico non ne parla. Colpisce, soprattutto, la politica del governo spagnolo. Zapatero il progressista, il premier dei diritti civili, delle nozze gay, del braccio di ferro con il Vaticano, che cosa fa per una nuova politica sull’immigrazione?
E l’Europa sta a guardare
Sulla pelle dei migranti che saltano la rete si giocano molteplici interessi nazionali. Spagna e Marocco hanno, oggi, ottime relazioni, fatte di incontri diplomatici sempre più frequenti, soprattutto dopo gli attentati dell’11 marzo 2004. Ma il regime di Rabat, già noto per la scarsa libertà di espressione e per le ripetute denunce di violazione dei diritti umani, parla ancora oggi di Ceuta e Melilla come di città occupate e chiede a Madrid di ottenere dei buoni uffici per avere degli stanziamenti da parte dell’Unione Europea.
Il
ministro degli Esteri di Zapatero, Miguel Angel Moratinos, ha promesso di portare a Bruxelles la richiesta di aiuti destinati al Marocco. Ma le notizie che provengono dalle città spagnole in terra marocchina aumentano di intensità, grazie alla denuncia dell’associazione Medici senza frontiere, che da tempo segue sul territorio l’odissea di migliaia di migranti subsahariani: almeno un migliaio di persone vengono deportate dalla polizia marocchina e abbandonate nel deserto, al confine con l’Algeria.
A queste denunce si aggiungono i dati allarmanti dell’Unione Europea: diecimila africani sarebbero pronti a saltare, altri ventimila che bivaccano in Algeria, pronti a scavalcare il confine con il Marocco. Il tutto mentre il Vecchio Continente appare incapace di adottare una politica davvero comune per affrontare il tema dell’immigrazione.
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Per
approfondire
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IL FILM. Il tema dell’immigrazione clandestina è stato affrontato dal regista Marco Tullio Giordana nel film “Quando sei nato non puoi più nasconderti”. Protagonista della pellicola è un ragazzo italiano di dodici anni, naufrago nel Mediterraneo, che viene ripescato da uno scafo su cui sono imbarcati dei clandestini diretti verso l’Italia. Un bel film. Chi non l’ha visto al cinema può rifarsi ora che è disponibile in DVD.
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IL LIBRO. Da Leggere il saggio “Un cimitero chiamato Mediterraneo” (Derive Approdi 2004) di Marcella Delle Donne. Un’analisi critica della politica dell’asilo perseguita dall’Unione Europea, un pesante j’accuse all’attuale legislazione che “regola” i flussi migratori, ignorando i diritti di profughi e rifugiati. |