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Il regno degli ex schiavi 

La regione dei Nuba è una zona di confine nel mosaico etnico africano.
A nord comincia l’Africa islamizzata, appena più a sud si trovano le popolazioni nere e animiste. 
Sulle montagne Nuba si sono arroccati nel corso dei secoli gli schiavi fuggiti dalle carovane arabe. 
La parola «nuba» è stata usata per secoli in Egitto e nel Nord Sudan per definire le genti nere, considerate potenziali schiavi.

 Il libro 

copertina libro Le immagini pubblicate in questo servizio sono tratte dal libro fotografico Nuba di Giovanni Mereghetti (Bertelli Editori Trento, pagg.144, euro 80) che sarà presto in libreria. 
Il volume può essere richiesto all’associazione “Sorriso per il Sudan”, 
tel. 02 90296060.

 Per il Sudan  

In favore delle popolazioni nuba opera dal 1999 l’associazione italiana Sorriso per il Sudan onlus, impegnata in particolare nella contea di Abyei con progetti umanitari nel campo della sanità, dell’educazione, dell’agricoltura e per le donne. 
Da segnalare il recente avvio della costruzione del centro clinico a Gidel sui monti Nuba, che rappresenterà l’unico punto di riferimento sanitario di una regione vasta quanto la Lombardia. Informazioni allo 
02 90296060 o info@sorrisoperilsudan.it www.sorrisoperilsudan.it

REGALA UNA BICI

Chiunque abbia una mountain bike che non usa, può regalarla ad un bambino nuba. È la proposta della campagna “Una bici per Kallo”, ideata dalle associazioni Immagimondo e Sorriso per il Sudan, in collaborazione con la Fondazione Marco Pantani. Spiegano gli ideatori: «Per colpa della guerra gli abitanti di Gidel, sui monti Nuba, sono stati costretti a costruire le loro abitazioni sulle colline. In modo sparso per evitare che i bombardamenti colpissero interi nuclei di famiglie. 
Ora che la guerra è terminata, la vita è ripresa quasi normalmente e i bambini vanno a scuola. I più sfortunati però sono costretti a lunghe camminate per raggiungere le aule. Una bicicletta potrebbe aiutare questi bimbi». 
Gli interessati possono recarsi in uno dei numerosi centri di raccolta dislocati in tutta Italia. Informazioni: 
tel. 02 4904225 oppure 
0341 254528.

Diario Nuba

Racconto fotografico di uno degli ultimi miti dell’Africa

FERITO

Per vent’anni il popolo nuba ha lottato con orgoglio e tenacia per sopravvivere alla sanguinosa guerra civile che ha dilaniato il Sudan. Ora anche sulle montagne Nuba è tornata la pace

DI GIOVANNI MEREGHETTI

paesaggioùNon è facile raggiungere i Nuba. La zona abitata da questo popolo copre un’area montagnosa e isolata, nel cuore del Sudan, il Paese più grande dell’Africa. Per molti anni il governo sudanese ha vietato a qualsiasi giornalista di recarsi tra i Nuba: c’era la guerra civile che imperversava. Per raggiungere quelle remote montagne bisognava partire dal Kenya, con un volo clandestino. Ma erano visite fugaci e pericolose. Ora le armi tacciono e si può tornare a visitare i monti Nuba: un’opportunità che non s’è fatto sfuggire il fotografo italiano Giovanni Mereghetti: partito dalla capitale Khartoum con un fuoristrada, ha percorso migliaia di chilometri per incontrare uno dei più affascinanti miti dell’Africa: il popolo nuba. Da quel viaggio durato più di un mese è nato il libro fotografico Nuba, che presto approderà in libreria, di cui pubblichiamo una gustosa anticipazione.

Una nuova stagione

soldatielicottero onu

Le terre dei Nuba sono fertili: nei loro campi, anche nella stagione secca, crescono cipolle, tabacco, pomodori, arachidi e sesamo. Tra le piantagioni occhieggiano isolati villaggi, con case di pietra e di fango in cima a colline terrazzate. 

Fino a non molto tempo fa questa regione era dilaniata da una sanguinosa guerra civile che contrapponeva il regime arabo-fondamentalista di Khartoum ai guerriglieri neri, animisti e cristiani, dell’Esercito Popolare di Liberazione del Sudan. 

I Nuba, nemmeno 2milioni di persone, si trovavano in mezzo al fuoco incrociato dell’esercito e dei ribelli, finendo per essere coinvolti loro stessi nel conflitto. Il governo sudanese negava il consenso a soccorrere la popolazione nuba, usando la fame come un’arma di sterminio. Ora che la guerra è finita, sulle montagne Nuba c’è molto da ricostruire.

La vita riprende

Nei pressi di Gidel c’è un enorme edificio in costruzione, una cattedrale nella savana: è il nuovo ospedale che l’associazione Sorriso per il Sudan sta costruendo. Tra meno di un anno verrà ultimato e per l’intera comunità dei monti sarà un punto di riferimento importante, un luogo dove potersi sottoporre alle necessarie cure mediche. 

Sui monti Nuba oggi operano molte associazioni di solidarietà: c’è chi si occupa dello sminamento dei terreni, chi segue le donne disagiate, chi si prende cura dei bambini; un piccolo esercito di pace che vuole portare il popolo nuba alla normalità. Grazie a questi volontari, nei villaggi arrivano medicinali, sale, sapone e soprattutto attrezzi agricoli che permettono alla gente di non dipendere dagli aiuti esterni. 

a scuola

Conclusa la guerra civile, le scuole hanno riaperto e i bambini possono tornare a studiare sulle montagne del Sudan.

 

Al mattino si vedono lunghe file di bambini coi libri sottobraccio che vanno a scuola: alcuni si fanno anche un’ora di cammino per raggiungere le aule. Nei campi le donne lavorano nella raccolta delle arachidi: ore e ore piegate su se stesse stringendo tra le mani un piccolo arnese in ferro simile ad una falce. 

Anche da queste parti, come in tutta l’Africa, alla donna spetta il lavoro più oneroso della famiglia: accudire i figli, lavorare nei campi, attingere l’acqua dai pozzi e portarla fino alla propria casa.

Ritratti leggendari

Donna

Sui monti Nuba non è facile accorgersi quando si arriva effettivamente in un luogo: non esistono indicazioni e durante la guerra le capanne sono state disseminate sulle colline per evitare che i bombardamenti colpissero interi nuclei famigliari. 

Oggi i Nuba stanno cercando di riunirsi in piccoli villaggi, com’è accaduto per esempio nelle località di Kau, Fungor e Nyaro. Questi tre villaggi sono stati resi famosi negli anni Settanta dalla fotografa tedesca Leni Riefenstahl con la pubblicazione del celebre libro Gente di Kau. Oggi i guerrieri e i lottatori nuba non assomigliano ai ritratti in bianco e nero pubblicati in quello splendido volume. Nessuno si dipinge più il corpo con le figure geometriche tradizionali. 

donne al lavoro Alcune delle persone ritratte da Leni Riefenstahl sono andate a vivere altrove, altre sono decedute, altre ancora, incredibilmente, si trovano nelle loro abitazioni. È il caso del vecchio Sathir, un uomo dal fisico asciutto e imponente, con lo sguardo pieno di fierezza. È lui il vero simbolo del popolo Nuba: un mito che si rifiuta di morire.