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La rivoluzione in cinque punti
1) I diritti I coniugi hanno, davanti alla legge, gli stessi diritti e doveri nei confronti dell'educazione dei figli. Il marito non può più esercitare il diritto al ripudio.
2) I maltrattamenti In caso di maltrattamenti, la donna ha diritto di sporgere denuncia e chiedere il divorzio al tribunale.
3) Gli alimenti Una cassa statale è stata creata per pagare gli alimenti ad una donna divorziata da qualcuno che non provvede a tale dovere.
4) L’affidamento I figli, dall'età di 15 anni, possono scegliere con quale genitore vivere in caso di divorzio. Se minori di 15 anni il giudice affida i figli, in primis, alla madre, la quale può ottenere la custodia anche in caso di suo nuovo matrimonio.
5) Per chi vive in Italia Due coniugi marocchini immigrati possono separarsi in Italia o in Marocco indifferentemente: viene comunque applicato il nuovo diritto della famiglia.
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Letture
“Donne del Profeta. La condizione femminile nell’Islam”, Fatima Mernissi, Ecig editore, Genova 1992.
“La terrazza proibita. Vita nell’harem”, Fatima Mernissi, Giunti editore, Firenze 1996.
“Attraverso il velo. La donna nel Corano e nella società islamica”, Manuela Giolfo, edizioni Ananke, Torino 1999.
“Donne senza uomini”, Shahrnush Parsipur, Aiep editore, San Marino 2000.
“Al cuore dell’harem”, Elisa Chimenti, Edizioni E/O, Roma 2000 |
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Il
futuro rosa del Marocco
Il “codice della famiglia” introduce nuovi diritti per le donne arabe

Lo storico pacchetto di leggi voluto dal Re del
Marocco è destinato a cambiare le abitudini familiari e sociali dei cittadini marocchini.
Ma non degli immigrati presenti in Italia
di Angela Lano
In molti paesi asiatici e africani lo statuto della donna è ancora sottoposto alle norme dei tempi antichi o tribali: delitti d’onore, matrimoni in tenera età e imposti dalle famiglie, ripudi unilaterali, punizioni corporali, lapidazioni per le adultere, ecc. sono piuttosto diffusi. Ma qualcosa sta cambiando in tante legislazioni e prassi sociali.
Ci sono donne nei ruoli chiave della politica, dell’economia, della cultura, della medicina, dell’industria. E anche laddove sono presenti forti richiami alle tradizioni più conservatrici, le signore proseguono verso l’acquisizione di nuovi diritti. Tra questi paesi dobbiamo citare il Marocco, Stato da cui proviene la maggioranza dei nostri immigrati di fede e tradizioni islamiche: nel 2004 ha promulgato un codice di famiglia, la Moudawana, molto innovativo, che sta cambiando velocemente, e in certi casi radicalmente, le abitudini familiari e sociali.
E’ stato un passo avanti sulla strada dell’uguaglianza dei diritti fra maschio e femmina voluto dal giovane re, Mohammed VI. La condizione della donna, considerata come una sorta di “ragazzina”, non in grado di decidere da sola, ne risulta profondamente mutata.
Una rivoluzione
Ma vediamo quali sono i cambiamenti apportati dal nuovo codice di famiglia: una donna maggiorenne può contrarre matrimonio senza l'autorizzazione del padre o di un maschio della famiglia; potrà scegliere il marito liberamente; sarà responsabile con lui della famiglia; non sarà obbligata a sposarsi se non lo vorrà, e potrà farlo solo dopo i 18 anni.
La tradizione prevedeva che la donna potesse essere data in sposa già a 15 anni a un uomo scelto dalla famiglia. Per quanto riguarda la poligamia, subirà limitazioni consistenti: sarà diritto della sposa includere nel contratto matrimoniale una clausola che vieta al marito di avere altre mogli. In mancanza di accordo pre-matrimoniale e in caso il coniuge voglia una seconda consorte, un giudice stabilirà se l’uomo è ricco abbastanza da mantenere due spose e gli eventuali figli.
E’ abolito il ripudio della donna da parte dello sposo, ed è stato sostituito da un più moderno divorzio. La donna potrà separarsi dal marito se questi le usa violenza o la lascia, e a lei potrà spettare l’affidamento dei figli. Tutto ciò, fino al 2004 costituiva una metà irraggiungibile: all’uomo spettava ogni diritto.
Anomalia Italiana
Viaggiando nelle città marocchine e osservando il comportamento delle giovani coppie, nelle strade, nei ristoranti, sui treni, si può già notare un cambiamento di abitudini e tendenze e un’apparente maggiore parità tra uomo e donna. I costumi sociali si stanno modificando velocemente.
Grande importanza viene data all’istruzione e agli studi superiori e universitari, all’apprendimento delle lingue straniere e all’apertura verso l’esterno. La trasformazione che sta travolgendo il Marocco, tuttavia, non sembra giungere alle comunità marocchine presenti in Italia, per lo più fossilizzate su tradizioni e comportamenti che nelle città della madrepatria stanno scomparendo.
Anche la violenza domestica, il ripudio unilaterale, il rifiuto del marito a concedere il divorzio alla moglie, anziché scomparire a poco a poco per effetto delle nuove leggi, in terra straniera sembrano radicalizzarsi. La Moudawana innovata pare non essere ancora giunta tra le famiglie maghrebine di Torino, Milano, Roma, ecc.
La difesa delle tradizioni
Questo fenomeno, tuttavia, è spiegabile solo con una radicalizzazione difensiva dell’identità sociale e tradizionale, che viene percepita come “in pericolo”, minacciata dall’esterno, dalla condizione stessa dell’essere immigrati, stranieri. Un po’ come accadeva ai nostri migranti italiani o a chi si trasferiva dal Sud al Nord dell’Italia: mentre al paese le abitudini cambiavano e si modernizzavano, chi era lontano si radicava sempre di più nel passato, nei vecchi ricordi, nelle tradizioni familiari e sociali incise nella mente e nel cuore.
Un altro elemento da tenere in considerazione è il livello culturale: in Marocco, l’analfabetismo sta lasciando il posto alla scolarizzazione, ai diplomi e alle lauree, mentre in Italia troviamo una decisa preponderanza di cittadini maghrebini provenienti dalle aree più depresse e con un basso livello culturale. Per loro il cambiamento richiederà più tempo
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