Il Calendario delle partite

Quando l’Africa scende in campo 

       GRUPPO C       

Costa d’Avorio - Argentina sabato 10 giugno ore 21 Amburgo 

Costa d’Avorio - Olanda venerdì 16 giugno ore 18 Stoccarda 

Costa d’Avorio - Serbia Monten. 
mercoledì 21 ore 21 a Monaco 

       GRUPPO D       

Angola - Portogallo domenica 11 giugno ore 21 Colonia 

Angola - Messico 
venerdì 16 ore 21 
Hannover 

Angola - Iran 
mercoledì 21 ore 16 
Lipsia 

       GRUPPO E       

Ghana - Italia 
lunedì 12 giugno ore 21 Hannover 

Ghana - Rep. Ceca 
sabato 17 ore 18 
Colonia 

Ghana - Stati Uniti 
giovedì 22 ore 16 Norimberga 

       GRUPPO G       

Togo - Corea del Sud
martedì 13 giugno ore 15
Francoforte 

Togo - Svizzera 
lunedì 19 ore 15 
Dortmund 

Togo - Francia 
venerdì 23 ore 21 
Colonia 

       GRUPPO H       

Tunisia - Arabia Saudita
mercoledì 14 giugno ore 18 Monaco 

Tunisia - Spagna 
lunedì 19 ore 21 
Stoccarda 

Tunisia - Ucraina 
venerdì 23 ore 16 
Berlino

Non perdeteli di vista…Ecco i campioni africani ai Mondiali Didier Drogba. Attaccante della Costa d’Avorio, immigrato da piccolo in Francia, oggi gioca nel Chelsea, con cui si è laureto campione d’Inghilterra. È la stella africana più attesa. Akwa. Nome d’arte di Fabricio Alcibiade Maieco, ventottenne ‘artificiere’ della nazionale angolana, gioca in Qatar. I suoi gol contro Ciad sono stati fondamentali per portare la sua nazionale in Germania. Michael Essien. Oggi gioca nel Lione e 2005 è stato eletto miglior giocatore del campionato francese. Voci di mercato lo vedono già al Chelsea, accanto all’ivoriano Drogba. Kader Tourè. È la punta di diamante dell’attacco del Togo. È entrato in Europa tramite la porta italiana: ingaggiato dal Parma, ha potuto allenarsi con grandi difensori come Lilian Thuram e Fabio Cannavaro. Oggi gioca nel Sochaux. Santos. Nato in Brasile nel 1979, è finito in Tunisia dove è diventato una star nazionale. Nel 2004 ha cambiato il passaporto naturalizzandosi tunisino.

 

Febbre a 90

In Africa cresce l’attesa per i Mondiali di calcio

Sono cinque le squadre africane qualificate ai prossimi Campionati in Germania. A scendere in campo tra poco saranno Angola, Costa d’Avorio, Ghana, Togo e Tunisia. Nessuno pensa di poter vincere. Ma tutti proveranno a stupire il mondo

di Claudio Agostoni

samuel Kuffor

Samuel Kuffor, difensore ghaneano

I Palancas Negras (Angola), gli Elefanti d’Abidjan (Costa d’Avorio), i Brasiliani d’Africa (Ghana), gli Sparvieri (Togo) e le Aquile di Cartagine (Tunisia). ‘La banda dei cinque’ deputata a difendere i colori del calcio africano nei prossimi campionati del mondo tedeschi, è nota da tempo. Ma tutt’altro che sopito è lo scalpore destato dai nomi dei ‘cinque’.

Storiche qualificazioni

Per la prima volta non c’è traccia delle nazionali storiche che hanno fatto conoscere al mondo il calcio africano: Camerun, Nigeria, Marocco e Sudafrica resteranno a casa e la Germania la vedranno solo in televisione. È come se per l’Europa fossero assenti Inghilterra, Francia, Italia e Spagna. In effetti le partite per le qualificazioni alla fase finale dei mondiali sono state avvincenti come non mai e, in più di un caso, i risultati sono arrivati solo all’ultimo minuto. 

Stephen Appiah È quello che è successo nel gruppo 3 dove l’ha spuntata per un punto (22 a 21) la Costa d’Avorio sul Camerun. Si è deciso tutto nello scontro diretto dove, dopo 120 minuti di parità a decidere è stata la lotteria dei rigori. Pierre Wome, reo di avere sbagliato il suo (un penalty che è costato al Camerun l’eliminazione), è riuscito a salvarsi a stento dall’ira dei tifosi e della sua federazione.

I primi hanno bruciato la sua casa e quella dei suoi familiari, la seconda lo ha depennato dalla lista dei convocati per la Coppa d’Africa. E proprio la Coppa d’Africa, disputata a gennaio in Egitto e vinta dai padroni di casa, ha aperto alcuni interrogativi sulla qualità delle cinque equipe che andranno in Germania.

Sogni ivoriani

Ad eccezione della Costa d’Avorio, che si è arresa solo in finale ai Faraoni, le altre quattro squadre sono state eliminate con una facilità sconcertante. Gli ivoriani, che probabilmente si sono ben comportati per non finire in un campo punitivo (era già successo loro dopo il fallimento della prestazione nell’edizione di quattro anni fa), sono gli unici ad avere in rosa un giocatore degno di finire nel tempio delle celebrità assieme a Weah, Nkono, Milla, Abedì Pelè, Oman Biyik e Okocha. 

Didier Drogba, già campione d’Inghilterra col Chelsea: nato in Costa d’Avorio, ma cresciuto in Francia, è oggi l’uomo più famoso del Paese. Ma la squadra non è solo lui. 

Bisogna fare un po’ di storia e tornare indietro di dieci anni. Allora il Paese non assomigliava a quello di oggi, lacerato da gravi tensioni sociali sfociate anche in scontri armati. La Costa d’Avorio era una nazione tranquilla che non aveva mai conosciuto colpi di stato o guerre civili. 

Nella capitale Abidjan si allenavano i ragazzi dell’Asec, l’accademia di calcio più famosa del Paese. Ed è qui che verso la metà degli anni Novanta sbarcò un allenatore francese, Jean-Marc Guillou. A lui venne affidato un gruppo di quattordicenni che entrarono rapidamente nel giro delle Nazionali giovanili: Degny Zokora, Tiéné Siaka, il portiere Barry Boubacar, Abdoulaye Djire, il cannoniere Dindane Aruna. 

Una squadra vincente destinata però a sciogliersi: grazie ad alcune tournée europee i ragazzi trovarono contratti nel nord del mondo e firmarono per club francesi, belgi e olandesi. Oggi quei giocatori sono di nuovo insieme e vestono i colori della nazionale, come il giovane Drogba: sono maturati grazie all’esperienza accumulata nei “campionati che contano” e hanno voglia di lasciare il segno in Germania.

drogbaEssienSantos

Drogba                   Essien               Santos

La globalizzazione

Se l’alleanza tra le vecchie leggende e la nuova star fa ben sperare gli ivoriani, qualcun altro deve puntare tutto sui gol di Francileudo Dos Santos Silva, un brasiliano naturalizzato tunisino che per i tifosi è semplicemente Santos. 

coppa Per le Aquile di Cartagine la grande soddisfazione è quella di essersi guadagnati la qualificazione ai mondiali a spese del più acerrimo rivale: la squadra dei Leoni dell’Atlante (il Marocco). Un vero e proprio derby al cardiopalma disputato lo scorso ottobre nello stadio di Tunisi, gremito in ogni ordine di posti. In classifica la Tunisia era in vantaggio di due punti e le bastava un pareggio, ma dopo pochi minuti il Marocco aveva già segnato due gol. 

La rimonta è arrivata con le reti di Josè Clayton, un altro brasiliano naturalizzato tunisino, e Adel Chedli, ennesimo giocatore con doppio passaporto delle Aquile di Cartagine. Per la Tunisia i mondiali non sono una novità (questa è la terza consecutiva su quattro presenze), ma c’è chi è al debutto. È il caso del Togo che in Germania ci va dopo aver stravinto il suo girone eliminatorio.

Una performance ottenuta grazie al lavoro dell’allenatore Stephen Keshi, professionista nigeriano, ex giocatore di Anderlecht e Strasburgo. Se gli Sparvieri andranno in Germania dopo essersi permessi di eliminare il favoritissimo Senegal, l’Angola ci andrà a spese della Nigeria, ovvero una delle istituzioni del calcio africano. Le Palancas Negras sono la prima squadra dell’Africa lusitana a partecipare ai mondiali e la seconda dell’Africa australe (la prima fu il Sudafrica nel 1998).

L’incognita del Ghana

Freddy AduLa quinta équipe africana è il Ghana, avversario dell’Italia ai Mondiali il 12 giugno. Una squadra che ha perso sei delle ultime 7 partite disputate ma che può contare su ottimi giocatori già conosciuti in Europa: dal capitano Stephen Appiah all’udinese Sulley Muntari, a Michael Essien del Chelsea. 

Senza dimenticare Kuffour, da quest’anno sbarcato nella Roma per giocare al centro della difesa della squadra di Totti. Kuffour in Italia c’era già arrivato nel ’91, quando da ragazzino venne ‘importato’dal Torino: il presidente Borsano non lo poteva tesserare e lo assunse come fattorino nella sua ditta. 

Oggi a guidare i Brasiliani d’Africa c’è il serbo Ratomir Dujkovic, ex ct del Ruanda, criticato dai tifosi perché pratica un calcio troppo difensivo e rinunciatario (accuse simili furono lanciate anche contro il suo predecessore, Beppe Dossena, costretto poi a rassegnare le dimissioni). 

La scommessa di Dujkovic è trasformare le sue giovani promesse in calciatori degni del palcoscenico più importante: lo stadio di un mondiale. Non resta che stare a guardare.

Campioni in vendita

Il punto debole del movimento calcistico africano non è la ‘forza’ della sua delegazione a Germania 2006. I problemi vanno cercati altrove e una analisi seria non può non partire dalla diaspora che ad oggi ha portato più di tremila calciatori africani lontano dal loro continente. 

Pierre WomeL'interista camerunense Pierre Wome. 
L'Africa del pallone è una miniera saccheggiata.
Oggi sono già tremila i calciatori africani in giro per il mondo: venti giocano nella nostra 
serie A

Un fenomeno che parallelamente registra l’abbassamento dell’età con cui i giovani talenti neri vengono esportati nel nord del mondo. È la conferma che nemmeno il calcio africano è riuscito a sfuggire alla regola plurisecolare della vendita all’estero delle materie prime anziché della loro trasformazione in loco. 

Allo stesso tempo, però, questo è uno degli elementi di ancoraggio del continente al flusso della globalizzazione. Resta da capire perchè l’Africa non riesca a organizzarsi per potenziare un settore da cui potrebbe trarre enormi vantaggi.

Calcio malato

Secondo il camerunense Achille Mbembe, importante teorico degli studi postcoloniali, la risposta è semplice. «L’Africa non ha raggiunto il livello di competitività necessario per svolgere un ruolo di primo piano nel calcio mondiale. 

tifosi senegalesi Gli ostacoli decisivi a questo processo sono una cultura istituzionale e una pratica del potere che producono corruzione, avidità, disordine, improvvisazione e incuria». In molti paesi non esiste un campionato nazionale degno di questo nome. La gestione del calcio africano finisce spesso nelle mani di persone impreparate, se non addirittura di capibanda e dei loro scagnozzi che si arricchiscono grazie agli scambi di favori. 

La politicizzazione eccessiva delle squadre e la loro gestione troppo burocratica hanno portato a situazioni grottesche. I ministri dello sport e spesso anche i capi di stato, s’immischiano in tutto. Sono presenti a ogni allenamento delle squadre nazionali e si sentono tenuti a partecipare a tutti gli stage di preparazione. Spesso si sostituiscono in toto allo staff tecnico, di cui assumono la maggior parte delle funzioni, compresa la selezione dei giocatori. 

E se la formazione la stila il presidente della repubblica e non il commissario tecnico, nemmeno la devastante potenza di Drogba o l’intelligenza tattica di Essien potranno incidere su una sorte segnata: tutti a casa al primo turno. Se ne riparla tra quattro anni in Sudafrica…